VALORIZZARE DIFENDERE SALVAGUARDARE LA VAL DI SIEVE

L' Associazione Valdisieve persegue le finalità di tutelare l'ambiente, il paesaggio, la salute, i beni culturali, il corretto assetto urbanistico, la qualità della vita e la preservazione dei luoghi da ogni forma d'inquinamento, nell'ambito territoriale dei comuni della Valdisieve e limitrofi.

EVENTI 2

  • LABORATORIO RIUSO E RIPARAZIONE A LONDA 

Le attività e aperture del Laboratorio di Riparazione e Riuso di Londa 
sono il mercoledì e il sabato pomeriggio.

CALENDARIO

Visualizzazione post con etichetta Pericolosità idrogeologica. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Pericolosità idrogeologica. Mostra tutti i post

mercoledì 21 ottobre 2015

alluvioni. MANETTI: «NESSUNO DEVE CASCARE DALLE NUVOLE»

lunedì 5 ottobre 2015

Nuovo progetto coop a San Miniato: Aggiornamento petizione - Rischi ambientali - incontro a S.Donato

Aggiornamento petizione -Rischi ambientali -incontro a S.Donato

Nuovo supermercato Coop il Comune svela il progetto Ringraziando per la partecipazione e per le vostre firme, già inviate alle autorità toscane competenti, vi informiamo che il progetto di costruzione del mega coppone in cemento a S.Miniato basso (scempio per economia locale e ambiente, rispondente solo alla logica affaristica delle Coop della grande distribuzione e della cementificazione) è stato ritirato, in quanto, il Comune di S.Miniato aveva ignorato la pericolosità idraulica dell’area (come evidenziato dal Genio Civile)!
Il Genio Civile ha poi stimato a forte rischio idraulico anche l’area di S.Donato-S.Miniato, ma il partito di maggioranza, durante la seduta consiliare del 7 agosto ha voluto approvare ugualmente le pericolose previsioni di cementificazione (un nuovo ed ulteriore mega magazzino in cemento grande come 3 campi da calcio davanti al Liceo Marconi -un Ecomostro-) ignorando quasi del tutto il parere negativo del Genio Civile, oltre al rischio bombe d’acqua, a causa dei cambiamenti climatici, ignorando le firme e la volontà di quasi 600 cittadini, le Vostre!
Il PD giustifica la cementificazione delle ultime campagne di S.Donato, NECESSARIE per assorbire l’acqua in difesa delle abitazioni, adducendo (beffando l’intelligenza nostra e dei tecnici del Genio Civile):
  1. le garanzie un domani “forse” ci saranno (grazie al bacino di Roffia”) (sic! E le bombe d’acqua dall’alto?);
  2. la carta di pericolosità idraulica “forse” a dicembre verrà modificata dal Pai. Follie politiche mosse dall’economia, in totale contrasto con la recente L. 65/2014 a salvaguardia dell’ambiente, in contrasto con la difesa del suolo, degli abitanti, e del buon senso comune, di fronte ai recenti disastri idrogeologici (vedi Liguria – Sicilia, Pisa, ecc.).
Diciamo basta all’economia distruttrice del nostro territorio! Partecipiamo giovedì 1/10/2015 alle ore 21.30 c/o la scuola elementare di S.Donato-S.Miniato V. del Pratuccio, all’incontro con le autorità locali, provinciali, Genio Civile e Consorzio di Bonifica per discutere dei problemi dell’Arno e … (si auspica) della tutela del nostro ambiente!
Alessandro Niccoli
PER APPROFONDIRE:

mercoledì 19 novembre 2014

DA SBLOCCA ITALIA DEVE DIVENTARE "SALVA ITALIA"

Belpaese?
Dopo decenni di incuria e di attacco alla qualità del paesaggio, il Governo Renzi ha perpetuato e alimentato le cause del disastro. Prima con il Ddl Lupi e ora con lo «Sblocca Italia»
Catanzaro, novembre 2013
Le cifre che stanno venendo fuori a pro­po­sito dei disa­stri ter­ri­to­riali di que­sti giorni – con eventi meteo esa­spe­rati dai cam­bia­menti cli­ma­tici che si abbat­tono su un ter­ri­to­rio inde­bo­lito dalla iper­ce­men­ti­fi­ca­zione – sono da auten­tica guerra.
Un Rap­porto Cresme/Ance ricorda che nel periodo 1985–2011 si sono regi­strati quasi mille morti da dis­se­sto idro­geo­lo­gico, per oltre 15 mila eventi cala­mi­tosi e un danno eco­no­mico da circa 3,5 miliardi di euro all’anno. Se si com­puta dagli anni ses­santa, a par­tire dal disa­stro del Vajont e dalle allu­vioni di Vene­zia e Firenze
i morti diven­tano più di 4 mila.

L’Italia paga le con­se­guenze di decenni di incu­ria e di sostan­ziale attacco alle sue stesse carat­te­ri­sti­che eco-paesaggistiche. Esse, fino a qual­che decen­nio addie­tro, ave­vano cor­re­lato vir­tuo­sa­mente ambiente e inse­dia­menti; di più, ave­vano sem­pre con­no­tato que­sti ultimi secondo le carat­te­ri­sti­che eco­lo­gi­che e cul­tu­rali dei con­te­sti. Da cui il sopran­nome di Bel­paese.

Negli ultimi decenni, la grande tra­sfor­ma­zione ha signi­fi­cato grande cemen­ti­fi­ca­zione: il Bel­paese si è tra­sfor­mato in «città dif­fusa»; con salti di senso comune, e anche seman­tici e les­si­cali. Le grandi com­po­nenti eco-paesaggistiche del ter­ri­to­rio ita­liano sono state via via rino­mi­nate nelle logica dell’urbanizzazione: la Val Padana è diven­tata «mega­lo­poli padana»; la «grande conur­ba­zione costiera» ha occu­pato l’intera cimosa lito­ra­nea adria­tica; e ana­lo­ga­mente sono nel tempo emerse «la città estesa dell’Emilia», «la media città toscana», «la cam­pa­gna urba­niz­zata romana» e «Gomorra», l’infernale mar­mel­lata inse­dia­tiva del napo­le­tano, inqui­nata, con­ge­stio­nata, ad alto tasso di illegalità.
E ancora la città costiera con­ti­nua cala­bra, a fronte dello svuo­ta­mento dell’interno; gli orridi abu­sivi sici­liani – che offen­dono un pae­sag­gio altri­menti note­vole; le «grandi mac­chie urbane» delle città sarde.

Gli entu­sia­smi per la moder­niz­za­zione antro­piz­zata del Paese si sono da tempo tra­sfor­mati in pre­oc­cu­pa­zioni per le con­se­guenze di un inse­dia­mento abnorme e quanto dan­noso e para­dos­sale: oggi in Ita­lia abbiamo, oltre a qual­che miliardo di volumi indu­striali e com­mer­ciali e tante incom­piute infra­strut­tu­rali spesso inu­tili, un edi­fi­cio ogni 4 per­sone, ma un allog­gio su 4 e oltre 20 milioni stanze risul­tano vuote; tut­ta­via fanno noti­zia i disa­giati, tut­tora senza casa, e tra di essi, il migliaio di occu­panti, pro­ba­bil­mente legit­ti­mati da tale situa­zione). Con costi ambien­tali e sociali che infatti sono cre­sciuti sem­pre più.

Oggi, la cri­ti­cità di que­sta con­di­zione irrompe in tutta la sua dram­ma­tica evi­denza. Da Genova a Milano, dal Pie­monte al Veneto, da Roma alla Sici­lia, i tem­po­rali cau­sano disa­stri: rilievi e ver­santi abban­do­nati fra­nano sugli inse­dia­menti sot­to­stanti; la piog­gia rigon­fia fiumi, tor­renti e ruscelli, che diven­tano con­dotte for­zate, tro­vano le aree di pro­pria per­ti­nenza tra­sfor­mate in brani di città e rom­pono alla fine gli argini, anche per­ché le costru­zioni hanno bloc­cato le vie di fuga dell’acqua. Si regi­strano così i feno­meni dei «vasconi urbani», den­tro cui anne­gano oggi quar­tieri di Genova e Milano, come di Roma e, qual­che mese fa, di città e paesi emi­liani, veneti o sardi.

Il Governo tenta adesso di sca­ri­care ogni colpa sui pre­de­ces­sori o sulle Regioni; ma – fino alla dram­ma­tica emer­genza di que­sti giorni – ha per­pe­tuato e addi­rit­tura ali­men­tato le cause del disa­stro. Lo dimo­strano il Ddl Lupi –che pre­ten­de­rebbe di accen­tuare ulte­rior­mente la dere­gu­la­tion e svuo­tare la pia­ni­fi­ca­zione di potere nor­ma­tivo e descrit­tivo – e lo «Sblocca Ita­lia». Quest’ultimo prov­ve­di­mento è teso a pro­muo­vere altre atti­vità ad alto impatto ambien­tale: dalle tri­vel­la­zioni, a nuovi impianti a rischio, alle auto­strade, a nuova Alta Velo­cità. Al suo interno, prima degli eventi tra­gici degli ultimi giorni, la lotta al dis­se­sto idro­geo­lo­gico era appena una cita­zione di oppor­tu­nità: 3 miliardi dichia­rati per 200 milioni real­mente disponibili.

E a fronte dei quasi 5 miliardi stan­ziati per le ope­ra­zioni ad alto impatto; tra cui si resu­sci­tano pro­getti di auto­strade da tempo supe­rati, come la biz­zarra Mestre-Orte o la Pi-Ru-Bi cara alla mas­so­ne­ria filo­de­mo­cri­stiana. Nelle ultime ore – sull’onda emo­tiva degli eventi — l’esecutivo annun­cia lo sblocco di 2,2 miliardi anti­dis­se­sto, e quindi un piano di 9 miliardi in 7 anni.

Serve che gli impe­gni si tra­du­cano in risorse reali e per un pro­gramma molto più ampio: è neces­sa­rio un piano di risa­na­mento del ter­ri­to­rio da 50 miliardi di euro nei pros­simi dieci anni; di cui almeno il 10% da impie­gare subito. Se si pensa di ricor­rere per que­sto ai «300 miliardi di euro di inve­sti­menti euro­pei pro­messi da Jun­ker» si rischia di restare agli annunci o di dila­zio­nare troppo le ope­ra­zioni.

Lo «Sblocca Ita­lia» – come hanno già pro­po­sto gli ambien­ta­li­sti – deve diven­tare «Salva Ita­lia», fina­liz­zando le risorse PER INTERO E SOLTANTO al risa­na­mento del ter­ri­to­rio, e can­cel­lando tutte le altre opere inu­tili e dan­nose con­te­nute nel provvedimento.

Deve essere ripri­sti­nata una stra­te­gia invisa al nostro attuale pre­mier: le poli­ti­che devono basarsi sulla pia­ni­fi­ca­zione di ter­ri­to­rio e paesaggio.

fonte articolo IL MANIFESTO: http://ilmanifesto.info/la-guerra-del-dissesto-idrogeologico/

Per approfondire:

martedì 11 novembre 2014

PONTASSIEVE: Fiume Arno a Sieci, Il Sindaco scrive alla Provincia





Marini: “Intervenite subito”


Nella lettera si dice che i lavori di sicurezza sono una priorità.

Il Sindaco di Pontassieve Monica Marini ha scritto alla Provincia di Firenze perché intervenga in maniera urgente per mettere in sicurezza il tratto dell’Arno a Sieci, poco dopo la confluenza dello stesso fiume con il torrente Sieci. Lo fa con una lettera ufficiale che segue alle numerose segnalazioni già avanzate dall’amministrazione chiedendo alla Provincia - che è titolare per legge della manutenzione e messa in sicurezza dell’Arno – di intervenire perché non si può più aspettare la pulizia dell’alveo dalla crescente vegetazione oltre che delle sponde che hanno ridotto la larghezza di quel tratto dell’Arno.

“E’ necessario adesso avere risposte certe – spiega Marini – perché la sicurezza e l’incolumità delle persone e delle abitazioni non possono non essere una priorità”.

Nella lettera del Sindaco viene evidenziata la preoccupazione dell’Amministrazione comunale di Pontassieve per le condizioni di pulizia idraulica del fiume Arno in quel tratto. L’alveo del fiume - come hanno evidenziato anche i tecnici comunali – presenta aree di deposizione sia nella parte centrale che sui lati destro e sinistro che riducono sensibilmente la sezione idraulica; inoltre è altrettanto evidente la diffusa e rigogliosa vegetazione ad alto fusto che limita e ostacola il normale deflusso delle acque di piena.

La lettera poi torna a sottolineare che le abitazioni di Sieci che in quel tratto si affacciano direttamente sul fiume sono state interessate da esondazioni anche durante episodi di piene non necessariamente eccezionali. Motivo per cui si invita in maniera accorata ad un intervento celere in previsione della stagione autunnale ed invernale – conclude Marini nel testo – dal quale auspichiamo che scaturisca una risposta certa sui tempi e le modalità di intervento.
 
Newsletter a curadell'Ufficio Comunicazione del Comune di Pontassieve (FI)

foto dal sito comune di Pontassieve

giovedì 6 febbraio 2014

PERCHÉ AFFOGA LA CITTÀ DIFFUSA


di Alberto Ziparo

1.      Affoga la “città diffusa”. Ormai basta un temporale un po’ più consistente,neppure alluvionale,e pezzi interi di quartieri vanno sott’acqua, i fiumi esondano, i sottopassi diventano cisterne di acqua sporca e melmosa, pronta a riversarsi nell’intorno. Il clima impazzito, perché sovrabbondante di entropia ed energia da attività antropiche, scarica le proprie bizzarrie su un territorio indebolito; paradossalmente dall’elemento che più doveva consolidarlo, oltre che modernizzarlo, il cemento delle città.
2.      In questi giorni –che sarebbero quelli della”Merla”, ovvero i più freddi dell’anno –registriamo temperature e precipitazioni da inizio autunno. I trend ci dicono che il riscaldamento globale provoca frequenti alternanze di siccità e forme alluvionali, che provocano sempre più spesso, con precipitazioni concentrate (le così dette bombe d’acqua), autentici disastri. Che si eviterebbero se le piogge ricadessero su un territorio ecologicamente solido. Al contrario un ciclo dell’acqua alterato ricade su contesti ambientali e insediativi fortemente indeboliti proprio dalla diffusione urbana, con consumo di suolo e cementificazione che hanno dissestato, degradato, scassato gli ecosistemi, oltre ogni possibile capacità di tenuta.
3.      Fino ad ieri, specie in un ambiente tendenzialmente chiuso come quello mediterraneo in cui si estende la nostra penisola, cicloni ed uragani costituivano eventi eccezionali. Oggi invece precipitazioni alluvionali diventano la norma e trovano un territorio stravolto da un’urbanizzazione che ormai ingombra circa il 20% della superficie nazionale.Con il paradosso di aver sconvolto gli ecosistemi ed i paesaggi del Belpaese per realizzare un enorme patrimonio di volumi edificati, abitativi, commerciali, industriali, infrastrutturali, che in gran parte oggi restano vuoti; a testimoniare il doppio danno, da spreco e da disastri ambientali conseguenti alle loro realizzazioni. Decine di milioni di stanze vuote, miliardi di metri cubi di capannoni abbandonati sono un monumento al trionfo della rendita, ma soprattutto allo sfascio e all’idiozia nazionale. E contribuiscono costantemente a innalzare i livelli di rischio idrogeologico- come appare evidente ogni giorno di più- ma anche sismico, ci ricordano L’Aquila e gli altri centri colpiti da eventi recenti.
4.      Ieri la pioggia (o la neve) ricadendo trovava un territorio ancora integro, ovvero organizzato secondo razionalità ecologica. I bacini montani erano i primi ad intercettare le precipitazioni, ma ne traevano giovamento nell’alimentazione delle fonti e del patrimonio boschivo. Il deflusso verso valle dell’acqua riscontrava versanti saldi e vie di fuga libere, pronte ad essere fruite in caso eventi alluvionali. A valle colture e insediamenti rispettavano gli alvei fluviali: in prossimità di questi rimanevano ambienti tendenzialmente naturali o colture umide.
5.      Oggi la città diffusa, non solo italiana, ha stravolto tale paesaggio: dalla Megalopoli Padana, alla blobbizzazione del Nord Est, alla mega conurbazione lineare adriatica, alle città allargate dell’Emilia, della Toscana, della campagna romana, alla sporca marmellata insediativa napoletana, alle coste iperurbanizzate e spesso abusive di Calabria e Sicilia, fino alla cementificazione dei contesti urbani sardi (che pure Cappellacci vorrebbe ancora ampliare). Così le colture montane abbandonate favoriscono il dissesto e le frane, anche per l’abbandono della cura del bosco protettivo. Ancora l’urbanizzazione si è spinta spesso verso i versanti sub collinari, negando le vie di fuga di fiumare e torrenti, spesso intubati o cementificati. In regime alluvionale, i corsi d’acqua trovano argini sempre più alti –che devono “proteggere” la città estesa fino al limite o dentro gli alvei- e diventano condotte forzate. La rottura delle reti ecologiche e della continuità dei collettori per la diffusione urbana non permette più esondazioni “tranquille”, in caso o fuoriuscita o rottura degli argini, o di innalzamenti repentini delle falde. Si tendono a formare così le “macrovasche urbane” che abbiamo visto l’anno scorso in Veneto e poi in Sardegna e oggi a Roma: muri e costruzioni hanno chiuso corridoi di deflusso e vie di fuga; l’intorno si riempie di acqua e fango e il liquido melmoso sale repentinamente.Urge una svolta drastica nelle politiche territoriali e ambientali.
-------------------
articolo di Alberto Ziparo pubblicato sul "Manifesto" di sabato 1 febbraio sul probelma del dissesto idrogeologico dell'Italia. 
Chi è Alberto Ziparo: 
professore associato in tecnica e pianificazione urbanistica (ICAR/20)

Alberto Ziparo, Ingegnere ed Urbanista, Master of Science in Economic Policy and Planning (Boston, 1986), Dottore di Ricerca in Pianificazione Territoriale (Reggio Calabria, 1988).
È Professore associato di Pianificazione Urbanistica presso la Facoltà di Architettura di Firenze dal 1993 (confermato dal 1996). È titolare del corso di Analisi e Valutazione Ambientale e tiene il corso di Pianificazione Ambientale presso il corso di laurea di Architettura; insegna Pianificazione Ambientale nel corso di Pianificazione Ambientale e Progettazione del Paesaggio, nel corso di laurea specialistica , e Pianificazione del Territorio e delle infrastrutture, nel corso di laurea triennale di Pianificazione e Progettazione della Città e del Territorio (sede di Empoli). Dal 2004 tiene a supplenza il corso di Questioni Urbanistiche presso il corso di laurea in Discipline Economiche e Sociali della Facoltà di Economia dell’Università della Calabria (sede di Arcavacata di Rende / Cosenza). È stato borsista e visiting researcher presso il Center for European Economic Studies della Northeastern University di Boston (1985-1990). Dopo di allora continuato a mantenere relazioni e progetti di studio con la stessa Università. Ha partecipato a tre edizioni della New England Envirnmental Conference, e quindi delle conferenze sull’ Ambiente del Mediterraneo.Collabora anche con la Facoltà di Ingegneria e di Architettura dell’Università di Sofia, con l’ Università di Notthingam, Dipartimento di Urbanistica, con l’ Università Ben-Gurion,Negev-Sde Boqer Campus (Israele). È componente e partecipa alle attività dell’AESOP. I suoi programmi di ricerca riguardano : l’impatto ambientale di progetti e programmi di opere rispetto alle variabili territoriali e paessaggistiche; teorie e metodi di pianificazione ambientale,territoriale e paesaggistica.
In tali ambiti ha coordinato e condotto ricerche di interesse ampio, nazionale e internazionale, sui temi dell’impatto ambientale e territoriale: del progetto di megacentrale termoelettrica a carbone di Gioia Tauro (1985- 1991); del Progetto di Ponte sullo Stretto di Messina (1998- 2002; aggiornamenti in corso) del Sottoattraversameno TAV della città di Firenze (dal 2007); e ancora le indagini dell’ Osservatorio Nazionale della Legge Obiettivo (MOVITALIA, dal 2005). Ha fatto parte di Ricerche Nazionali quali ITATEN (1994- 1998), RetUrb (1998- 2000), i progetti di cui al Programma di Studi Territorialisti (dal 1996). Per gli studi sulla Pianificazione Paesaggistica e Territoriale svolge anche attività di studi applicati e consulenza scientifica: in questo quadro ha fatto parte del coordinamento per la Redazione e l’ Aggiornamento delle Linee Guida del Piano Territoriale Paesaggistico della Regione Sicilia (1998- 2000); del Coordinamento tecnico- scientifico per la redazione delle Norme del Piano Paesaggistico delle Isole Eolie (1999-2000); del Coordinamento e Direzione tecnico- scientifica per la Redazione del Piano Territoriale Paesaggistico dell’ Ambito dei Rilievi del Trapanese (2000- 2002);del Coordinamento e Direzione tecnico- scientifica per la Redazione del Piano Territoriale Paesaggistico dell’Ambito del Palermitano (2003- 2005); della Direzione Scientifica per la Redazione delle Linee Guida della Pianificazione della Regione Calabria (2005- 2006); della Direzione scientifica per la Redazione del Quadro Territoriale Regionale Paesaggistico della Calabria (2007-2010).Su tali temi ha pubblicato numerosi saggi,articoli e libri.
Svolge attività di consulenza e divulgazione scientifica per le associazioni ambientaliste Italia Nostra, WWF, Legambiente, oltre che per molti comitati locali. http://www.urba.unifi.it/CMpro-v-p-178.html

mercoledì 27 novembre 2013

COMUNICATO STAMPA Associazione di volontariato Idra


Firenze, 25.11.'13

Grandi opere, inversione di rotta: la propone in Toscana  il sindaco di Massa.
Idra raccoglie e rilancia: a Firenze, città preziosa e idrogeologicamente fragilissima, Matteo Renzi segua l’esempio della Versilia!

Nella Firenze patrimonio mondiale dell’Unesco, alluvionata due volte negli ultimi 50 anni, neppure la più imponente inchiesta della magistratura in casa TAV è riuscita a scalfire la determinazione caparbia del centro-sinistra, in Comune e in Regione, a bucare per due volte la città perpendicolarmente alla falda per un servizio di lusso che, se mai verrà realizzato, gioverà a pochissimi.
Un segnale di prudenza e ragionevolezza arriva invece da un sindaco della Versilia: “I luttuosi eventi accaduti in Sardegna sono l’ultima conferma dell’ormai quotidiana drammaticità di situazioni che fino a pochi anno fa venivano qualificate come straordinarie”, scrive Alessandro Volpi, sindaco di Massa. Che aggiunge: “La fragilità dei territori, il dissesto idrogeologico, legato a una antropizzazione spesso selvaggia, uniti a una avvertibile modificazione climatica, creano una serie infinita di tragedie ambientali e umane. Occorre prendere atto dell'inderogabile esigenza di modificare la gerarchia delle priorità della spesa pubblica e delle regole di comportamento collettivo individuando nella prevenzione l'apriori logico dal quale far discendere qualsiasi altra scelta”.

Idra raccoglie questo significativo messaggio proveniente da un territorio per tanti versi simile, quanto a delicatezza e vulnerabilità idrogeologica, all’area fiorentina, e lo propone all’attenzione del sindaco Matteo Renzi. È saggio condividere col sindaco Volpi, ritiene Idra, la convinzione che ”per trovare le risorse vanno rapidamente abbandonate le grandi opere, molte non più strategiche, per indirizzarle al risanamento della più grande infrastruttura nazionale cioè il territorio; manutenzioni straordinarie importanti, pulizie degli alvei fluviali, misure di tutela e di "correzione" del patrimonio edilizio caoticamente sedimentato nel tempo, rimozione del pericolo frane e altri progetti di natura strategica - questi sì - a cui abbinare sul versante della spesa corrente una costante manutenzione ordinaria”.

“Ci fa piacere trasmetterLe questa riflessione”, ha scritto stamani il portavoce di Idra a Matteo Renzi. “Frutto di un'analisi particolarmente acuta e completa, che meriterebbe forse un'attenta considerazione anche sulla scena dell'amministrazione della città di Firenze e della gestione del progetto TAV, peraltro abbondantemente compromessa - ma pur sempre incombente - dai risultati dell'inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura”.
“In proposito”, conclude l’associazione ecologista fiorentina, “ci pare che siano davvero maturate invece le condizioni perché si restringa finalmente la forbice fra il Suo dire di qualche anno fa (“Faccio notare al governo nazionale che in tempi di crisi l’idea di investire un miliardo e rotti in questa opera, fra tunnel e stazione, che non serve a nulla non è una buona idea”, giugno 2010) e il Suo fare (a partire dall'estate 2011, con l'ennesimo accordo per la realizzazione di un'opera che ne ha visti siglare davvero tanti, dal 1995 a questa parte...) in merito alla vicenda fiorentina della TAV. Non crediamo infatti che sia conveniente sconfessare fuori dalle mura della città patrimonio mondiale dell'UNESCO un'intera filosofia di investimenti pubblici sbagliati, e al tempo stesso autorizzarli (anzi: promuoverli!) proprio dentro quelle mura. In una Firenze, per giunta, delicatissima e oltremodo vulnerabile proprio sul piano idrogeologico, dove l’ultima volta l’Arno è esondato rovinosamente 47 anni fa, e i torrenti Mugnone e Terzolle (i cui bacini interferiscono con la stazione AV Foster) solo 21 anni or sono!”.

Associazione di volontariato Idra
Tel. e fax  055.233.76.65, Tel. 055.48.03.22, Tel. 320.161.81.05, e-mail  idrafir@tin.it; web www.idraonlus.it

articolo Il Tirreno:


lunedì 27 maggio 2013

«Restituire più spazio ai fiumi»: ora lo dice anche il ministro dell'Ambiente

Piena soddisfazione espressa dal Centro italiano per la riqualificazione fluviale 

[ndr. peccato, diciamo noi, che un impianto come quello che vorrebbero fare a Selvapiana,  oltre ad aver beneficiato di MODIFICHE DI LEGGE AD HOC, non risponda per niente a questo tipo di tutela dei corsi d'acqua - si veda foto che cozza con quella dell'articolo integrale sotto!! ]
Simulazione














[ 27 maggio 2013 ]
Il Centro italiano per la riqualificazione fluviale (Cirf) ha voluto sottolineare alcuni passaggi presenti nelle dichiarazioni programmatiche rilasciate qualche giorno fa dal ministro dell'Ambiente Andrea Orlando, che aprono uno spiraglio per la gestione degli ecosistemi fluviali e del territorio tutto, e che rappresentano una novità nel panorama politico nazionale.
Il ministro ha dichiarato che per «tutelare e salvaguardare ecosistemi e biodiversità, in grado di produrre straordinarie difese naturali agli eventi idrogeologici intensi» le misure prioritarie da prendere in considerazione partono proprio dalla necessità di «restituire più spazio ai fiumi».  E ancora il ministro ha sottolineato come l'eccessiva urbanizzazione e il consumo di suolo siano tra le principali cause dell'attuale rischio idrogeologico, processi che è «urgente arrestare e possibilmente invertire» attraverso, tra le altre misure indicate da Orlando, «una iniziativa legislativa che ponga dei limiti al consumo di suolo in tutto il Paese».  
Se le parole si traducessero in fatti potremmo dire che saremmo di fronte ad un vero cambio di paradigma, come sottolinea il Cirf. «Ci auguriamo che queste dichiarazioni possano presto acquisire la forza di atti normativi e tradursi in azioni che invertano la tendenza rispetto a quanto accaduto finora». Bando alle facili illusioni, anche perché alcune competenze (specialmente sui temi urbanistici) sono di livello locale, ma il segnale è comunque importante per le politiche di tutela ambientale in Italia e fa anche da contraltare alle proposte di alcuni esponenti della maggioranza che sostiene l'esecutivo (sponda Pdl) che negli stessi giorni proponevano l'ennesimo condono edilizio.
«Con soddisfazione cogliamo l'interesse verso le tematiche che il Cirf porta avanti fin dalla sua fondazione. Continueremo ad impegnarci, con rinnovata motivazione, per far sì che la riqualificazione fluviale possa diventare uno degli strumenti utili ad implementare le proposte avanzate dal ministro dell'Ambiente», hanno concluso dal Cirf.

venerdì 22 marzo 2013

Legge sul rischio idraulico: altra modifica ad hoc?

Sul blog di Andrea Balli- Notizie su "Quarrata e dintorni", leggiamo un articolo su una nuova modifica apportata alla LR 21/2012 (quella che ha permesso all'iter di AIA, per l'inceneritore di Selvapiana, di concludersi nel migliore dei modi senza far ircadere i costi delle opere di messa in sicurezza - ammesso che di sicurezza in circostanze tali si possa chiamare - sul comune di Rufina ma su tutti noi). Ne abbiamo parlato anche QUI.

In poche parole un impianto della Repower, per la produzione di energia,  era rimasto tagliato fuori, e per farcelo rientrare hanno aggiunto 3 parole:
--> A Maggio l'art. 2, comma, lettera b, recitava: " ....la produzione ed il
trasporto di energia da fonti rinnovabili...
"

--> Solo a Novembre invece si aggingono 2 paroline e diventa:  "....la produzione ed il trasporto di energia da fonti rinnovabili e gas naturali ....".

Noi ci chiediamo: MA tutte queste attente, scrupolose, puntuali modifiche ad una legge regionale che doveva TUTELARE le aree a rischio idraulico molto elevato,  sono così legittime?

Perchè il dubbio ci sfiora: come mai se un area, in futuro, non sarà più costruibile perchè il rischio è tale da VIETARE edificazioni, OGGI si autorizzano questi impianti specifici (NON ANCORA FATTI, pianificati o meno)?
Ma se ricadono in aree NON IDONEE, cosa si aspetta a dire che lì non si possono fare?


Ma vi lasciamo all'articolo:

"Sulla legge 21 e sulla Repower a Pistoia il consigliere regionale Venturi si prende il merito di una modifica che invece aveva avversato". SeL Pistoia: "Diffidiamo delle decisioni della politica che usa le mezze verità per giustificare le proprie scelte".

PISTOIA_ Come ricevuto volentieri pubblichiamo:
SEL Pistoia, per trasparenza e rispetto dei cittadini e degli elettori, ritiene necessario offrire alcuni elementi di chiarezza in relazione a quanto affermato dal consigliere regionale Venturi, nell’articolo apparso sulla stampa sabato 22 dicembre, che recitava: “Noi ci siamo trovati una proposta che prevedeva in queste zone impianti che producevano qualsiasi tipo di energia - spiega il consigliere regionale Gianfranco Venturi, che fa parte della commissione che si è occupata della modifica - Abbiamo limitato la proposta al gas naturale perché ci sembrava più attinente alle energie rinnovabili, condizione preesistente nella legge. Non è assolutamente stata una modifica dettata dalle esigenze dell’azienda».”
La proposta di emendamento, la prima a cui allude la frase, che consentiva la realizzazione impianti per la produzione di energia da qualsiasi fonte, è stata proposta e firmata dallo stesso consigliere Venturi e dalla consigliera Caterina Bini.

Nella commissione di cui parla Venturi, ovvero la Commissione Controllo, è stato il consigliere Mauro Romanelli (di SEL) che ha sollevato il problema che questa modifica avrebbe aperto a tutti gli impianti di energia indiscriminatamente; non è stato Venturi, anzi lo stesso Venturi ha contrastato le argomentazioni di Romanelli sostenendo che ai fini dell'impatto idraulico poco importa se la fonte di energia sia rinnovabile o meno. Sorprende quindi che adesso Venturi si prenda il merito di una modifica che invece aveva avversato.
In Commissione, Sel, unica forza della maggioranza, non ha quindi votato il provvedimento contenente la prima versione dell'emendamento, allarmata per le conseguenze che questo avrebbe avuto sull’ambiente.

Esattamente abbiamo non partecipato al voto, il che politicamente equivale ad un'astensione, e non abbiamo invece votato contro, solo perchè Marco Manneschi, il Presidente della Prima Commissione (che avrebbe dovuto tenere l'esame definitivo della Legge prima di inviarla in Consiglio), si è impegnato a far modificare quel punto che, nella versione originale, (quella appunto firmata Bini e Venturi), avrebbe eliminato ogni vincolo anche per le centrali a carbone, che potevano così essere localizzate anche nelle zone a massima pericolosità idraulica.
La legge, in Prima Commissione (come promesso da Manneschi), è stato modificata, ma non riportata alla dicitura iniziale che prevedeva solo le rinnovabili, ma aggiungendo comunque la specifica a “gas naturale”, per cui la deroga prevista dalla legge 21 (esclusivamente per gli impianti energetici da fonti rinnovabili) dà ora il via libera anche alle centrali a metano.
Senza questo emendamento, infatti, la normativa regionale avrebbe impedito la realizzazione dell’impianto nell’area ex Radicifil per i vincoli posti dalla legge 21, fatta a tutela dei nostri territori e della nostra incolumità dopo le alluvioni che hanno devastato la provincia di Massa.
Diffidiamo delle decisioni della politica che usa le mezze verità per giustificare le proprie scelte, siamo preoccupati quando i nostri rappresentanti non possono usare parole di verità per motivare le ragioni del loro agire.
Riflettiamo sulla necessità di rimettere al centro della politica i valori di verità e giustizia, che sembrano dimenticati dai nostri rappresentanti ma che sono i fondamenti imprescindibili di democrazia e partecipazione. Dove c’è opacità e menzogna nessuna garanzia di tutela democratica può trovare luogo.
Stiamo attraversando una crisi profonda che riguarda la politica, le Istituzioni, il nostro sistema economico, la nostra storia; possiamo uscirne solo anteponendo ciò che è giusto a ciò che conviene, reinterpretando la politica come luogo di verità e servizio e non come luogo di conquista per ambizioni personali; “si rimetta in onore il culto della verità e della giustizia, si formi un blocco di volenterosi disposti ad operare nell’esclusivo interesse della collettività, ed allora si vedrà che la nostra diletta Pistoia tornerà a risorgere piena di vita e pulsante di energia” così recitava Emilio Nanni, primo sindaco di Pistoia nella prima giunta comunale nominata dal Comitato di Liberazioni il 23 settembre 1944.

Sinistra Ecologia Libertà - Federazione di Pistoia
Mauro Romanelli, Consigliere regionale di Sel in Toscana
Simone Morosi, Eugenio Baronti, Marisa Nicchi, Candidati nelle Primarie di SEL in Toscana per le prossime elezioni politiche.
Fonte: Comunicato Stampa Sel Pistoia
Pubblicato da

Read more: http://andreaballi.blogspot.com/2012/12/sulla-legge-21-e-sulla-repower-pistoia.html#ixzz2OHK2EAbY

REPOWER PISTOIA, “L' ESONDAZIONE Dell'OMBRONE PISTOIESE DIMOSTRA LA PERICOLOSITÀ DELL’IMPIANTO”

UN PROBLEMA CHE SI POTREBBE VERIFICARE ANCHE A SELVAPIANA:
---------------------------------------------------------------------------------
COMUNICATO STAMPA Congiunto Italia Nostra e Gruppo Misto regionale
REPOWER PISTOIA, “L' ESONDAZIONE Dell'OMBRONE PISTOIESE DIMOSTRA  LA PERICOLOSITÀ DELL’IMPIANTO”
Staccioli, “Il fiume è tracimato proprio nell’area dove dovrebbe nascere la centrale”
Italia Nostra: si fermi il progetto devastante della mega centrale a gas
FIRENZE, 20 MARZO 2013
“L’esondazione dell’Ombrone è la prova provata della pericolosità dell’impianto Repower in progetto alle porte di Pistoia”. A dichiararlo è la consigliera regionale Marina Staccioli (Gruppo Misto), che ha sottoscritto, tra l’altro, l’esposto presentato in Procura da Italia Nostra, in merito alla centrale a gas naturale da 245 MW.
“Il terreno è ad alto rischio idraulico – afferma Marina Staccioli insieme a Mariarita Signorini, consigliere nazionale di Italia Nostra – come è stato dimostrato proprio in questi giorni. Diversi vivai della zona sono finiti sott’acqua, con ingenti danni per gli agricoltori. Non possiamo permetterci di insistere in una zona così delicata, costruendo un impianto invasivo e per di più di forte impatto sull’ambiente circostante”. “La centrale – aggiungono - emetterebbe infatti ingenti quantitativi di sostanze tossiche in una zona già ad alto tasso di inquinamento atmosferico”.
“Il Presidente Rossi faccia marcia indietro – conclude la consigliera Staccioli – prima di ritrovarsi a una nuova inevitabile conta dei danni”.
------------------------------------------------------------------------------------------------------------
PS. Repower è la stessa ditta che vuole costruire l'impianto eolico a Pontremoli: aerogeneratori di 165 m sui nostri crinali appenninici a rischio idrogeologico!

 

lunedì 14 gennaio 2013

LADY RADIO: Inceneritore (ndr: di SELVAPIANA), costi record.

88 milioni per Selvapiana, la tariffa schizzerà alle stelle.

Costerà 88,1 milioni costruire il termovalorizzatore di Selvapiana: la cifra è nel piano economico e finanziario redatto da Aer Impianti, la società che dovrà costruire l'impianto già autorizzato. Dalle pagine emerge che il costo è, in proporzione, superiore a tutti gli altri inceneritori programmati o in costruzione presi in esame: Torino, Parma, Case Passerini, Testi. 
Il prezzo per bruciare una tonnellata di rifiuti a Selvapiana oscillerà inizialmente tra i 200 e i 247 euro (a seconda della durata della concessione) e finirà col raggiungere una cifra tra i 317 e i 323 euro. 
Per fare un paragone, la media pagata dai fiorentini per smaltire una tonnellata di immondizia in discarica si aggira intorno ai 170 euro, compreso il costo di trasporto: molto meno. 
La conseguenza sarà dunque un aumento della tariffa dei rifiuti negli anni a venire. 
Non solo per i cittadini della Valdisieve, perché a Selvapiana si bruceranno soprattutto rifiuti provenienti dalle altre zone dell'area Firenze-Prato-Pistoia. 
Per contenere i costi, il piano di Aer Impianti propone una riduzione degli oneri di mitigazioen ambientale e una modifica all'autorizzazione, in modo da poter bruciare anche rifiuti indifferenziati non pretrattati.

ASCOLTA CLIP AUDIO:  http://www.ladyradio.it/?sh=6378

presenti in studio:
Il giornalista Francesco PINI
il sindaco di Rufina Mauro Pinzani
e Mauro Romanelli - consigliere regionale SEL

venerdì 4 gennaio 2013

Legge Rischio Idraulico: ad hoc, ad aziendam, ad personam, scegliete Voi!

Dopo le modifiche di maggio 2012 per SALVARE l'inceneritore di Selvapiana (vari articoli qui  http://assovaldisieve.blogspot.it/search/label/LR%2066%2F2011), un'ulteriore MODIFICA apportata con l.r. 26 novembre 2012, n. 64 , art. 9 , di fatto garantisce la costruzione dell'impianto a gas naturale nel Pistoiese!


Questa la modifica che senza ombra di dubbio è fatta appositamente (per ora!) per questo impianto:
--> A Maggio l'art. 2, comma, lettera b, recitava: " ....la produzione ed il
trasporto di energia da fonti rinnovabili...
"
--> Solo a Novembre invece si aggingono 2 paroline e diventa:  "....la produzione ed il trasporto di energia da fonti rinnovabili e gas naturali ....".

SCEGLIETE UN PO' VOI COME CHIAMARE QUESTE MODIFICHE, SE AD HOC, AD AZIENDAM O AD PERSONAM, A  NOI CI SEMBREREBBE IL CASO CHE QUALCUNO POTESSE INDAGARE PER VERIFICARE SE QUESTE MODIFICHE SONO STATE FATTE PER IL BENE DELLA REGIONE TOSCANA O SOLO PER RISOLVERE LE PROBLEMATICHE DI QUESTA O QUELL' AZIENDA, DI QUESTO O DI QUEL COMUNE!

Questi i link che rimandano alla questione dell'impianto del pistoiese della Repower:

giovedì 13 dicembre 2012

Selvapiana: noi che rimarremo col cerino in mano!

L'inceneritore in VALDISIEVE rischia di rimanere l'unico impianto di incenerimento dell'Ato Toscana Centro:
  • sappiamo che il PIANO (PIR) ha fermato in parte TESTI fino al 2015 quando si dovrà stabilire se la produzione dei rifiuti è tale da dover ricorrere anche a questo impianto.
  • E' notizia di questi giorni che il Sindaco di Sesto Fiorentino, Gianassi, ha deliberato per sospendere le procedure connesse alla realizzazione dell'inceneritore di Case Passerini (leggi qui la DECISIONE di GIUNTA).
QUINDI 
al di là dell'ampliamento di Montale (ancora tutto da vedere visto che ci sono anche dei processi in corso) 
L'UNICO CHE POTREBBE AVERE LE CARTE IN REGOLA PER PARTIRE  E' PROPRIO SELVAPIANA!! 
(ovviamente grazie alle peripezie di nuovi iter di VIA e di AIA mentre è ancora in sospeso il Consiglio di Stato sulle prime autorizzazioni, grazie alle modifiche di leggi ad hoc sul rischio idraulico, grazie al nuovo parere positivo con riserva (quindi ancora ambiguo!!), della Soprintendenza, grazie all'Autorità di Bacino che non ci trova niente di strano a farglielo fare in quel posto nonostante il rischio idraulico, l'area esondabile, l'area di pertinenza fluviale e golenale, grazie anche ad ARPAT che nonostante la Valdisieve sia una zona caratteristica per inversione termica (e che non sia molto adatta a far disperdere gli inquinanti in modo normale lo si vede anche dalle foto http://assovaldisieve.blogspot.it/2012/12/quasi-tutto-lanno-eccetto-i-mesi-estivi.html )....
  GRAZIE VERAMENTE DI CUORE!

giovedì 6 dicembre 2012

La Bozza che COZZA con la LR 21/2012!

Come fa ad asserire Rossi che VIETA "con la legge n. 21/2012 ogni forma di intervento edificatorio in oltre 1000 km quadrati di territorio, pari al 7% della superficie pianeggiante della regione. Insieme al divieto di edificazione negli alvei, nelle golene, sugli argini e nelle fasce laterali per una larghezza di 10 metri dall’esterno dell’argine," quando poi in Valdisieve si autorizza l'inceneritore  sulla Sieve ,7 volte più grande e in aree a rischio idraulico MOLTO elevato ed elevato, a Sarzana (sul Magra a cavallo del confine Tosco-Ligure) si autorizza tutta una serie di costruzioni, a Casale si autorizza un digestore anaerobico e in Maremma (anche  nelle aree che sono state allagate qualche settimana fa) si continua a costruire (tanto che la spinta maggiore per modificare gli articoli sembra sia partita proprio dagli amministratori di quelle zone)????????????????????????????

E come la mettiamo con la bozza (sotto)  del ministro che dice che in attesa della revisione del PAI sono vietati anche insediamenti produttivi o per servizi o infrastrutture????????
Si farà una modifica ad hoc anche alla bozza, visto che è solo una bozza??


Il  Ministro dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare


BOZZA DI DELIBERA DEL CIPE

“LINEE STRATEGICHE
PER L’ADATTAMENTO AI CAMBIAMENTI CLIMATICI,
LA GESTIONE SOSTENIBILE E LA MESSA IN SICUREZZA DEL TERRITORIO ”

IL CIPE
VISTA la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, ratificata con legge nazionale n. 65 del 15 gennaio 1994;

VISTE le decisioni 1/CP.15 e 1/CP.16 della Conferenza delle Parti delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici che hanno riconosciuto l’importanza di conferire alle misure di adattamento la stessa priorità conferita alle misure per la riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra;

VISTI gli articoli 63  e 64 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.152, che dispongono la ripartizione del territorio nazionale in otto distretti idrografici e l’istituzione di un’ Autorità di Bacino Distrettuale per ogni distretto idrografico;

VISTO il decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 che prevede che i piani di gestione dei bacini idrografici tengano conto degli impatti dei cambiamenti climatici in  recepimento della direttiva quadro sulle acque 2000/60/CE;

VISTO il decreto legislativo 23 febbraio 2010, n. 49 di attuazione della direttiva 2007/60/CE in materia di  valutazione e  gestione dei rischi di alluvioni, che evidenzia la necessità di integrare l’adattamento ai cambiamenti climatici nelle strategie per ridurre il rischio di alluvioni;

VISTA la Strategia Nazionale per la Biodiversità, adottata d’intesa con la  Conferenza Stato-Regioni del 7 ottobre 2010, che include tra gli obiettivi strategici l’adozione  di  misure  per l’adattamento il  rafforzamento della  resilienza degli ecosistemi naturali e seminaturali ai cambiamenti climatici

VISTO il decreto legislativo 13 ottobre 2010, n. 190,  di recepimento  della direttiva 2008/56/CE che prevede come misura prioritaria delle politiche per l’ambiente marino l’adattamento ai cambiamenti climatici;

VISTO il Libro Bianco della Commissione Europea (CE) "Adattarsi ai cambiamenti climatici: verso un quadro d'azione europeo", che  esorta i Paesi Membri  a  dotarsi entro la fine del 2012 di una Strategia di Adattamento Nazionale;

CONSIDERATO che, come risulta dalla serie storica degli eventi climatici estremi, a partire dagli anni ottanta l’Italia subisce danni sempre più rilevanti, che costano mediamente 3,5 miliardi/anno  con effetti significativi per l’economia nazionale;

PRESO ATTO che sulla base dei Piani di Assetto Idrogeologico (PAI),  previsti dalle leggi 267/1998 e 365/2000,  le aree ad elevata vulnerabilità per i rischi di frane ed alluvioni rappresentano circa il 10% della superficie italiana (29.500 kmq) e riguardano l'89% dei comuni (6.631).

CONSIDERATO che le evidenze delle modificazioni del clima richiedono  prioritariamente l’aggiornamento dei PAI, nell’ambito di una più estesa valutazione della vulnerabilità del territorio nazionale ai cambiamenti climatici;

VISTO il Rapporto preliminare sullo stato delle conoscenze scientifiche su impatti, vulnerabilità ed adattamento ai cambiamenti climatici elaborato dal Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare;

CONSIDERATO inoltre che, l’amplificarsi in intensità e frequenza degli eventi estremi richiede  azioni immediate per  mettere in sicurezza il territorio;

CONSIDERATO che l’attuazione di azioni/misure di adattamento  coinvolge  settori socio-economici particolarmente dipendenti dalle condizioni meteo-climatiche, e che pertanto è necessario  avviare un dialogo strutturato con le parti interessate;

CONSIDERATO che il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare in data 24 settembre ha avviato la prima consultazione pubblica sugli elementi di base per l’elaborazione della strategia nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici e che tale consultazione si è conclusa il 15 novembre;
DELIBERA
Articolo 1
(Strategia nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici,
 la gestione sostenibile e la messa in sicurezza del territorio )

Entro il 1 marzo 2013  il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, d’intesa con i Ministri delle politiche agricole e forestali, delle infrastrutture e dell’economia e finanze, sentita la Conferenza unificata, presenta al CIPE  la Strategia Nazionale per l’Adattamento ai Cambiamenti Climatici sulla base dei seguenti indirizzi :
1.       Il Rapporto sullo stato delle conoscenze scientifiche su impatti, vulnerabilità ed adattamento ai cambiamenti climatici predisposto dal Ministero dell’ambiente, della tutela del territorio e del mare è la premessa alla strategia, e viene aggiornato ogni 4 anni;
2.       Sulla base del Rapporto, ed in attuazione della direttiva  “alluvioni” 2007/60/CE,   sono aggiornati entro il 31.12.2013 dalle Autorità di Bacino dei distretti idrografici  i Piani di Assetto Idrogeologico (PAI);
3.       La Strategia tiene conto delle seguenti priorità di intervento :
a)                   limitazione degli usi a fini urbani e produttivi delle zone individuate ad alta vulnerabilità dai PAI;
b)                   contenimento del consumo del suolo, anche in  coerenza con  il  disegno di legge quadro in materia di valorizzazione delle aree agricole e di contenimento dei suoli;
c)                   manutenzione dei corsi d’acqua attraverso interventi di regimazione idraulica, di ricalibratura e di pulizia degli alvei;
d)                   gestione delle acque reflue al fine di accrescere la resilienza dei centri urbani;
e)                     recupero di terreni degradati e dismessi, privilegiando la promozione  di attività agricole di qualità, misure di riforestazione con specie autoctone e di valorizzazione degli  ecosistemi,
f)                     ripristino  della gestione dei suoli nelle aree più esposte al rischio di frane (terrazzamenti e coltivazioni dedicate);
g)                   estensione delle disposizioni relative alla manutenzione dei boschi di cui all’articolo 3 della Legge 353/2000, anche per finalità connesse alla sicurezza idrogeologica;
h)                   miglioramento della gestione dei boschi demaniali, considerati quali primarie infrastrutture verdi, attraverso
Ø     conversione dei cedui in fustaie ed utilizzo della biomassa a fini energetici senza intaccare le funzionalità di assorbimento di carbonio,
Ø     conversioni dei rimboschimenti con conifere alloctone a latifoglie autoctone;
Ø     tutela dagli incendi boschivi con diradamenti e ripuliture e conseguente  impiego delle biomasse di risulta per produzione di energia e/o chimica verde;
Ø     protezione della biodiversità e aumento della resilienza dei boschi all’impatto dei cambiamenti climatici;
i)                           identificazione delle misure più appropriate per ridurre la vulnerabilità delle coste, aumentare la resilienza delle aree costiere ai cambiamenti climatici e proteggere le infrastrutture e gli ambienti costieri;
j)                       Impiego delle informazioni climatiche nella programmazione territoriale e delle infrastrutture strategiche per il Paese.

4.  Ai fini dell’attuazione della strategia sono individuate le seguenti azioni prioritarie :

a)              l’approvazione da parte del CIPE, entro il 1 marzo di ogni anno  a partire dal 2014, di un piano annuale di interventi per l’adattamento ai cambiamenti climatici e la messa in sicurezza del territorio predisposto dal Ministero dell’ambiente, della tutela del territorio e del mare, d’intesa con i Ministeri delle  politiche agricole e forestali, delle infrastrutture e dell’economia e finanze, sentita la Conferenza unificata, sulla base dei PAI di cui al precedente punto 2  ;
b)           ai fini del finanziamento del piano di cui al comma precedente, la  costituzione – per il periodo 2013- 2020- di un fondo nazionale  alimentato con
Ø     il 40% dei proventi derivanti dalle aste dei permessi di emissione di cui alla direttiva europea 2009/29/CE;
Ø     un prelievo, determinato annualmente, su ogni litro di carburante consumato fino al raggiungimento di 2000 milioni € all’anno;
c)              l’approvazione da parte del Governo, entro il 31 marzo 2013, di un disegno di legge per l’introduzione  di un’assicurazione obbligatoria per la copertura dei rischi connessi agli eventi climatici estremi a carico di beni e strutture di proprietà pubblica e privata.
 Art.2
(Misure urgenti di salvaguardia)


1.                 Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell’ambiente, della tutela del territorio e del mare, di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze e con il Ministro della Funzione Pubblica, sentita la Conferenza permanente Stato-regioni si provvede alla costituzione delle Autorità di Bacino Distrettuali ai sensi dell’art.63 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152.
2.                In attesa della revisione dei PAI, di cui al precedente art.1, è vietato  l’uso ai fini residenziali, produttivi o per servizi e infrastrutture, delle zone già classificate  “R4- Aree a rischio idrogeologico molto elevato”, fino alla adozione da parte delle amministrazioni competenti delle misure di prevenzione.


novembre 2012