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L' Associazione Valdisieve persegue le finalità di tutelare l'ambiente, il paesaggio, la salute, i beni culturali, il corretto assetto urbanistico, la qualità della vita e la preservazione dei luoghi da ogni forma d'inquinamento, nell'ambito territoriale dei comuni della Valdisieve e limitrofi.
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giovedì 3 novembre 2016
martedì 1 dicembre 2015
Aboca lascia la Toscana: troppi pesticidi
DI MAURIZIO FRATTA · 28 NOVEMBRE 2015
«Non si vogliono eliminare i pesticidi in agricoltura? Va bene, vorrà dire che qui in Alta Valle del Tevere manterremo soltanto la parte relativa alla trasformazione dei prodotti, perché in queste condizioni ci troviamo costretti a spostare altrove le coltivazioni. Purtroppo, i sindaci e l’economia locale non ci ascoltano». Parola di Valentino Mercati, presidente di Aboca spa – azienda leader nei prodotti a base di complessi molecolari naturali, prodotti fitoterapici, dimagranti, sostanze naturali e piante medicinali – rilasciata al convegno «Tabacco e territori biologici tra sviluppo rurale e diritti. La conversione si può… e conviene a tutti» promosso da Cittadinanzattiva e Tribunale per i diritti del malato a Sansepolcro. L‘analisi per La Città invisibile di Maurizio Fratta dell’Associazione Borgoglione.
«Abbiamo diffidato legalmente 40 agricoltori proprietari di terreni confinanti con quelli della nostra azienda tra Valtiberina toscana e umbra. Già lo scorso anno avevamo registrato un aumento di queste sostanze, nel 2015 la situazione non è migliorata. Dobbiamo difendere la nostra azienda da inquinamenti che non sono più accettabili». Sono le parole del patron dell’Aboca Valentino Mercati, riportate dalla stampa locale a fine agosto (e ribadite nel convegno di Sansepolcro), a sollevare il velo dell’ipocrisia che continua ad avvolgere la grave condizione ambientaleche caratterizza l’Alta Valle del Tevere proprio a causa delle coltivazioni di tabacco.
Il non rispetto delle prescrizioni di legge che impongono il mantenimento di precise distanze di sicurezza dalle abitazioni civili e dai corsi d’acqua e l’uso massiccio di pesticidi (dai 40 ai 60 kg per ogni ettaro coltivato a tabacco) compromettono ormai tutte le altre coltivazioni circostanti, comprese le erbe officinali trasformate dall’Aboca.
Ma cosa assai più grave le molecole non biodegradabili del cocktail di pesticidi avvelenano l’acqua delle falde e dei corsi delle acque (dati ultimo rapporto Ispra) producendo danni irreversibili all’ambiente ed alla salute di uomini e animali.
Se gli effetti sulla salute derivanti da esposizioni a dosi massicce di veleni sono evidenti (si ricorda ancora l’esplosione della Farmoplant a Massa nel 1988) è tutto da scrivere il capitolo degli effetti derivanti dalla esposizione a basse dosi.
Ma sono proprio i recenti studi compiuti negli Stati Uniti e in paesi come la Francia, a mettere in luce il meccanismo di azione di queste sostanze che provocanomodificazioni ed alterazioni al sistema nervoso, riproduttivo, endocrino, immunitario, cardiovascolare e respiratorio. E a farne le spese sono gli agricoltori e i loro familiari così come le popolazioni che vivono in prossimità di aree dove si sviluppano pratiche agroindustriali che prevedono l’uso massivo di pesticidi. Categorie per le quali i rischi di ammalarsi di Parkinson, Alzheimer, Sla sono in costante aumento (fonte:Agricultural Health Study).
Per non parlare di incidenza e mortalità per tumori ed altre malattie cronico-degenerative.
Un quadro così allarmante quello legato alla coltivazione e all’uso del tabacco, da indurre, per la prima volta, la Commissione Europea ad escludere dal Fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr) «la fabbricazione,la trasformazione e la commercializzazione del tabacco», settore che ha potuto contare negli anni trascorsi di consistenti aiuti comunitari che oggi non possono essere più concessi perché «non compatibili con le disposizioni dei trattati, gli atti adottati in virtù di questi e le politiche comunitarie, soprattutto quelle riguardanti la protezione dell’ambiente».
Ma se per una volta l’Europa ci chiede qualcosa di ragionevole, il Presidente del Consiglio Renzi, i suoi ministri dell’Agricoltura e dell’Ambiente, e i presidenti di Toscana ed Umbria sembra non vogliano sentir ragioni.
Nello scorso mese di luglio a Palazzo Chigi la Philip Morris ha sottoscritto con il Governo italiano un accordo nel quale si impegna ad acquistare tabacco italiano per 80 milioni di euro all’anno. Da qui alla decisione di seminarne piante in tutta la Valtiberina il passo è stato breve come ha potuto constatare chiunque abbia percorso questa estate la E45, dalla immediata periferia a nord di Perugia fino a Sansepolcro ed Anghiari.
Porte aperte dunque alle multinazionali, generose non soltanto nei confronti del presidente del consiglio (centomila gli euro versati dalla Philip Morris nelle casse della Open, la fondazione di Matteo Renzi, come si è letto sul “Fatto Quotidiano” del 23 luglio scorso) ma anche disponibili ad investire in Italia con il nuovo stabilimento per la produzione di sigarette a Crespellano nei pressi di Bologna.
«Chi fuma è scemo» recita Nino Frassica nello spot video per la campagna indetta dal Ministero della Salute sui rischi del fumo. Ma è scemo anche chi si trova costretto a subire rischi e danni derivanti dalle esposizioni ai pesticidi impiegati in Valtiberina, che le associazioni dei cittadini attive in quel territorio continuano a denunciare da anni?
*Maurizio Fratta, Associazione Borgoglione
Maurizio Fratta
Maurizio Fratta,
metalmeccanico per quasi metà della vita, ha scritto e scrive per
“Micropolis” (inserto umbro de “il manifesto”), “Primapagina” di Chiusi e
“l’altrapagina” di Città di Castello. Referente umbro per la ReTe dei
comitati per la difesa del territorio è tra i fondatori
dell’Associazione Borgoglione.
FONTE ARTICOLO: http://www.perunaltracitta.org/2015/11/28/in-val-tiberina-chi-vende-fumo-non-e-scemo/#comment-12342
mercoledì 16 settembre 2015
Altroconsumo contro il BIO: la risposta di ISDE
Pubblichiamo la risposta di ISDE predisposta ed inviata dalla Dr.ssa Renata Alleva, Presidente ISDE Ascoli Piceno ad un articolo della rivista Altroconsumo in cui si attacca il "biologico".
Gentilissimo Direttore,
ho letto il vostro articolo (“Non crediamo in BIO”, Altroconsumo 295, Settembre 2015), e devo ammettere che la lettura non solo mi ha stupito, ma anche un po’ irritato, soprattutto per la carenza di importanti informazioni scientifiche riguardanti l’argomento trattato. Tali informazioni sono viceversa “doverose” perché, seppur semplificate per renderle fruibili, hanno come unico scopo quello di informare in modo etico e corretto, senza alcuna intenzione di fare un semplice “scoop” in controtendenza.
“Non crediamo in BIO”, è un titolo assai forte, ma la prima domanda che mi viene spontanea è se invece Voi di Altroconsumo, credete nell’agricoltura convenzionale e pensate che si debba seguitare a produrre cosi. Perché, se la crescente passione per il BIO è più una illusione, che un dato reale-come voi dite- è invece purtroppo un fatto concreto e reale, il “carico” complessivo di patologie correlabili con l’esposizione (anche non professionale) a pesticidi. Tutto questo è supportato da un copioso numero di lavori scientifici pubblicati (22284 in data 110915) e presenti nella banca dati che tutti noi ricercatori consultiamo giornalmente (PubMed).
Le principali patologie associate ad una esposizione “cronica “ e a “piccole dosi” di queste sostanze sono di tipo tumorale (in particolare leucemie, linfomi, tumori cerebrali), alterazioni del sistema endocrino e metabolico ( ipotiroidismo, infertilità, ipertensione, diabete, obesità), malformazioni specie a livello dell’apparato urogenitale maschile (ipospadia), problemi del neuro-sviluppo (deficit del quoziente intellettivo, sindromi da iperattività e autismo) e patologie neurogenerative, come SLA, Alzheimer, Parkinson e proprio quest’ultima è stata riconosciuta nel 2012 in Francia come patologia professionale. Dire, quindi, che tra il prodotto BIO e quello convenzionale non c’è differenza non è corretto, specie se si tiene conto che sono proprio gli agricoltori “convenzionali” e le loro famiglie a correre i rischi maggiori: in particolare i figli e le donne in gravidanza che per ovvi motivi risultano i soggetti più vulnerabili. Tutto questo è emerso da centinaia di studi condotti per decenni sugli agricoltori americani e sulle loro famiglie ed è poi stato confermato da indagini condotte in molti altri paesi.
E’ inoltre ormai assodato che anche l’esposizione a pesticidi per motivi residenziali (vivere in prossimità di aree coltivate in modo convenzionale ed intensivo ad esempio) aumenta la possibilità di ammalarsi delle suddette patologie perché anche minime dosi di queste sostanze, specie in fasi cruciali dello sviluppo quali l’infanzia ed ancor più la vita intrauterina, possono essere estremamente pericolose. Non va dimenticato che è proprio l’esposizione costante ( tossicità cronica) a dosi piccole e prolungate per tutta la vita, che avviene attraverso il cibo, l’acqua, l’inalazione o attraverso la pelle, quella più pericolosa e in cui si ha un effetto cumulativo niente affatto trascurabile in termini di rischio per la salute.
Ad esempio si è dimostrato che le donne in gravidanza esposte a pesticidi organoclorurati e organofosfati - agenti che preferenzialmente si accumulano nel tessuto adiposo (grasso) - possono rilasciarli al feto attraverso la placenta o, successivamente, attraverso l’allattamento con effetti sullo sviluppo neurocognitivo e comportamentale del neonato che possono manifestarsi immediatamente o anche a lungo termine.
Sicuramente non si può non essere al corrente ad esempio che il Glifosate, il più diffuso erbicida al mondo, è stato trovato nelle urine umane, nel latte vaccino e in quello materno, e proprio quest’anno l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) lo ha classificato come probabile cancerogeno di classe 2A.
Nell’articolo si parla di “tracce” di pesticidi - in modo molto superficiale - ma è fondamentale specificare quale sostanza è stata trovata dal momento che la tossicità varia enormemente fra le varie classi di molecole, e soprattutto essere consapevoli che per alcuni fitofarmaci di sintesi “tracce” non è affatto sinonimo di “trascurabile” perché, ad esempio, quelli che agiscono come “interferenti endocrini” esplicano la loro tossicità proprio a dosi estremamente piccole.
Il fatto che i pesticidi trovati nella frutta convenzionale fossero “abbondantemente al di sotto” i limiti consentiti significa che il livello massimo residuale LMR, non rappresenta affatto una condizione di sicurezza, soprattutto per un organismo come quello di un bambino: non va dimenticato che i limiti sono calcolati per un individuo adulto di circa 70 kg e per singola sostanza presente, che il bambino non ha sistemi di detossificazione sviluppati come l’adulto, infine perché la capacità di detossificare non è geneticamente uguale per tutti. E’ ovvio che qualche bambino sia quindi più suscettibile di altri e che può essere protetto solo con un principio di precauzione, ossia evitando l’esposizione.
Inoltre, anche se da Voi non è stata riscontrata la presenza di multiresiduo, esistono dati che indicano un aumento di più di un pesticida nello stesso alimento (fino a 12 diversi residui) e comunque, alimentandoci di una varietà di prodotti, siamo tutti esposti a cocktail di queste molecole sui cui effetti purtroppo ben poco - per non dire nulla - è noto. Questo problema è emerso anche nell’ultimo Rapporto ISPRA che dimostra come ben 175 pesticidi siano stati complessivamente ritrovati nelle acque italiane e 36 in un unico campione e a questo proposito qui si legge: "la valutazione di rischio, infatti, nello schema tradizionale considera gli effetti delle singole sostanze, e non tiene conto dei possibili effetti delle miscele che possono essere presenti nell’ambiente. C’è la consapevolezza, sia a livello scientifico, sia nei consessi regolatori, che il rischio derivante dalle sostanze chimiche sia attualmente sottostimato.”
Che la popolazione generale sia esposta ai pesticidi e che la dieta con prodotti biologici riduca questa esposizione, sia negli adulti che nei bambini, lo dimostrano vari studi scientifici, in cui i metaboliti urinari di organoclorurati o organofosati o piretroidi diminuiscono o scompaiono del tutto solo dopo solo 5 giorni, quando si passa da una dieta convenzionale ad dieta con prodotti biologici. Ma si possono anche ricordare 2 recenti studi epidemiologici che hanno evidenziato una significativa riduzione del rischio di ipertensione/preeclampsia ed ipospadia nelle donne che in gravidanza avevano seguito una alimentazione biologica.
Ma proprio perché l’esposizione avviene in vari modi, non si può non menzionare il report di Greenpeace, sullo stato dei terreni e delle acque in cui si pratica coltivazione intensiva di mele in modo convenzionale.
Su 36 campioni di acqua e 49 di suolo, raccolti durante i mesi di marzo e aprile 2015 sono stati rilevati 53 pesticidi differenti ed il 70% di questi ha livelli di tossicità molto elevati per gli esseri umani e per l’ambiente. Il 78 % dei campioni di suolo e il 72% dei campioni di acqua contenevano residui di almeno un pesticida e 7 dei pesticidi trovati non sono attualmente approvati nell’Ue, ma possono essere utilizzati solo in via eccezionale con deroghe temporanee. La presenza di questi residui potrebbe essere il risultato di applicazioni pregresse che evidenziano un’altra pericolosa caratteristica di queste sostanze: la persistenza nell’ambiente e nelle acque anche dopo anni dalla messa al bando, come accade per il DDT. Da notare che in un singolo campione di suolo raccolto in Italia sono state rilevate fino a tredici sostanze chimiche diverse, e dieci in un campione di acqua, un vero e proprio cocktail di pesticidi diffuso nell’ambiente e nel suolo: dove i residenti camminano, i bambini giocano e respirano, cadono per terra, si mettono le mani in bocca, e sono i bambini della Val di Non in Trentino.
E quanto detto fin qui, sarebbe sufficiente per dire, contrariamente a quanto affermato nel vostro articolo, che col BIO SI GUADAGNA IN SALUTE. Come è evidente sia per me, che per molti altri consumatori che fanno questa scelta, il prodotto biologico è migliore e più sano in primis per gli agricoltori, poi per noi stessi ed infine per l’ambiente in cui viviamo.
Tuttavia, da nutrizionista, quale io sono, voglio spendere le ultime parole sulla nutraceuticità di questi alimenti che è legata alla maggiore presenza di polifenoli o altri composti antiossidanti: la meta-analisi effettuata su 343 lavori scientifici e pubblicata da dell’Università di Newcastle (UK) parla di contenuti significativamente più elevati di polifenoli (flavoni, antociani, acidi fenolici, flavonoli stilbeni) nei prodotti biologici rispetto ai convenzionali e molte di questi composti sono associati ad un rischio ridotto di incidenza di patologie cardiovascolari , tumori, e malattie cronico-degenerative. In questa meta-analisi si evidenzia come il prodotto biologico, contenga anche livelli di cadmio 4 volte inferiori al convenzionale (voi parlate solo di rame) ed il cadmio è un agente cancerogeno spesso trovato nei prodotti di largo consumo per i bambini.
E’ evidente che il cibo oggi svolga un ruolo centrale nella prevenzione e la nutrigenomica, scienza che studia l’influenza dei bio-composti presenti negli alimenti e nel nostro DNA, ha chiarito come sia importante la QUALITA’ dell’alimento nella prevenzione delle patologie, ma la qualità dell’alimento non può prescindere dal metodo di coltivazione e dal rispetto della terra in cui il prodotto viene coltivato: un’agricoltura che diffonde veleni altamente tossici per tante forme di vita essenziali nel mantenimento della biodiversità, (basti pensare alle api!) non PUO’ e non DEVE essere incoraggiata, e non lo sarebbe se tutti riflettessimo sullo stato dell’intero ecosistema. Fiduciosa che vogliate approfondire, allego una nutrita bibliografia di lavori citati.
Renata Alleva
pHD in Biochimica
Specialista in Scienza dell’Alimentazione (IRRCS RIZZOLI, BOLOGNA)
Presidente ISDE Ascoli Piceno
INTERNATIONAL SOCIETY OF DOCTORS FOR THE ENVIRONMENT
ASSOCIAZIONE MEDICI PER L’AMBIENTE - ISDE ITALIA
Rapporto consultivo con l'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità)
Via della fioraia, 17/19 - 52100 Arezzo - Tel. +39 0575 22256 - Fax +39 0575 28676 – C.F. 92006460510
Isde@ats.it - www.isde.it
x vedere la Bibliografia a corredo della risposta aprire il pdf originale cliccando QUI
Gentilissimo Direttore,
ho letto il vostro articolo (“Non crediamo in BIO”, Altroconsumo 295, Settembre 2015), e devo ammettere che la lettura non solo mi ha stupito, ma anche un po’ irritato, soprattutto per la carenza di importanti informazioni scientifiche riguardanti l’argomento trattato. Tali informazioni sono viceversa “doverose” perché, seppur semplificate per renderle fruibili, hanno come unico scopo quello di informare in modo etico e corretto, senza alcuna intenzione di fare un semplice “scoop” in controtendenza.
“Non crediamo in BIO”, è un titolo assai forte, ma la prima domanda che mi viene spontanea è se invece Voi di Altroconsumo, credete nell’agricoltura convenzionale e pensate che si debba seguitare a produrre cosi. Perché, se la crescente passione per il BIO è più una illusione, che un dato reale-come voi dite- è invece purtroppo un fatto concreto e reale, il “carico” complessivo di patologie correlabili con l’esposizione (anche non professionale) a pesticidi. Tutto questo è supportato da un copioso numero di lavori scientifici pubblicati (22284 in data 110915) e presenti nella banca dati che tutti noi ricercatori consultiamo giornalmente (PubMed).
Le principali patologie associate ad una esposizione “cronica “ e a “piccole dosi” di queste sostanze sono di tipo tumorale (in particolare leucemie, linfomi, tumori cerebrali), alterazioni del sistema endocrino e metabolico ( ipotiroidismo, infertilità, ipertensione, diabete, obesità), malformazioni specie a livello dell’apparato urogenitale maschile (ipospadia), problemi del neuro-sviluppo (deficit del quoziente intellettivo, sindromi da iperattività e autismo) e patologie neurogenerative, come SLA, Alzheimer, Parkinson e proprio quest’ultima è stata riconosciuta nel 2012 in Francia come patologia professionale. Dire, quindi, che tra il prodotto BIO e quello convenzionale non c’è differenza non è corretto, specie se si tiene conto che sono proprio gli agricoltori “convenzionali” e le loro famiglie a correre i rischi maggiori: in particolare i figli e le donne in gravidanza che per ovvi motivi risultano i soggetti più vulnerabili. Tutto questo è emerso da centinaia di studi condotti per decenni sugli agricoltori americani e sulle loro famiglie ed è poi stato confermato da indagini condotte in molti altri paesi.
E’ inoltre ormai assodato che anche l’esposizione a pesticidi per motivi residenziali (vivere in prossimità di aree coltivate in modo convenzionale ed intensivo ad esempio) aumenta la possibilità di ammalarsi delle suddette patologie perché anche minime dosi di queste sostanze, specie in fasi cruciali dello sviluppo quali l’infanzia ed ancor più la vita intrauterina, possono essere estremamente pericolose. Non va dimenticato che è proprio l’esposizione costante ( tossicità cronica) a dosi piccole e prolungate per tutta la vita, che avviene attraverso il cibo, l’acqua, l’inalazione o attraverso la pelle, quella più pericolosa e in cui si ha un effetto cumulativo niente affatto trascurabile in termini di rischio per la salute.
Ad esempio si è dimostrato che le donne in gravidanza esposte a pesticidi organoclorurati e organofosfati - agenti che preferenzialmente si accumulano nel tessuto adiposo (grasso) - possono rilasciarli al feto attraverso la placenta o, successivamente, attraverso l’allattamento con effetti sullo sviluppo neurocognitivo e comportamentale del neonato che possono manifestarsi immediatamente o anche a lungo termine.
Sicuramente non si può non essere al corrente ad esempio che il Glifosate, il più diffuso erbicida al mondo, è stato trovato nelle urine umane, nel latte vaccino e in quello materno, e proprio quest’anno l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) lo ha classificato come probabile cancerogeno di classe 2A.
Nell’articolo si parla di “tracce” di pesticidi - in modo molto superficiale - ma è fondamentale specificare quale sostanza è stata trovata dal momento che la tossicità varia enormemente fra le varie classi di molecole, e soprattutto essere consapevoli che per alcuni fitofarmaci di sintesi “tracce” non è affatto sinonimo di “trascurabile” perché, ad esempio, quelli che agiscono come “interferenti endocrini” esplicano la loro tossicità proprio a dosi estremamente piccole.
Il fatto che i pesticidi trovati nella frutta convenzionale fossero “abbondantemente al di sotto” i limiti consentiti significa che il livello massimo residuale LMR, non rappresenta affatto una condizione di sicurezza, soprattutto per un organismo come quello di un bambino: non va dimenticato che i limiti sono calcolati per un individuo adulto di circa 70 kg e per singola sostanza presente, che il bambino non ha sistemi di detossificazione sviluppati come l’adulto, infine perché la capacità di detossificare non è geneticamente uguale per tutti. E’ ovvio che qualche bambino sia quindi più suscettibile di altri e che può essere protetto solo con un principio di precauzione, ossia evitando l’esposizione.
Inoltre, anche se da Voi non è stata riscontrata la presenza di multiresiduo, esistono dati che indicano un aumento di più di un pesticida nello stesso alimento (fino a 12 diversi residui) e comunque, alimentandoci di una varietà di prodotti, siamo tutti esposti a cocktail di queste molecole sui cui effetti purtroppo ben poco - per non dire nulla - è noto. Questo problema è emerso anche nell’ultimo Rapporto ISPRA che dimostra come ben 175 pesticidi siano stati complessivamente ritrovati nelle acque italiane e 36 in un unico campione e a questo proposito qui si legge: "la valutazione di rischio, infatti, nello schema tradizionale considera gli effetti delle singole sostanze, e non tiene conto dei possibili effetti delle miscele che possono essere presenti nell’ambiente. C’è la consapevolezza, sia a livello scientifico, sia nei consessi regolatori, che il rischio derivante dalle sostanze chimiche sia attualmente sottostimato.”
Che la popolazione generale sia esposta ai pesticidi e che la dieta con prodotti biologici riduca questa esposizione, sia negli adulti che nei bambini, lo dimostrano vari studi scientifici, in cui i metaboliti urinari di organoclorurati o organofosati o piretroidi diminuiscono o scompaiono del tutto solo dopo solo 5 giorni, quando si passa da una dieta convenzionale ad dieta con prodotti biologici. Ma si possono anche ricordare 2 recenti studi epidemiologici che hanno evidenziato una significativa riduzione del rischio di ipertensione/preeclampsia ed ipospadia nelle donne che in gravidanza avevano seguito una alimentazione biologica.
Ma proprio perché l’esposizione avviene in vari modi, non si può non menzionare il report di Greenpeace, sullo stato dei terreni e delle acque in cui si pratica coltivazione intensiva di mele in modo convenzionale.
Su 36 campioni di acqua e 49 di suolo, raccolti durante i mesi di marzo e aprile 2015 sono stati rilevati 53 pesticidi differenti ed il 70% di questi ha livelli di tossicità molto elevati per gli esseri umani e per l’ambiente. Il 78 % dei campioni di suolo e il 72% dei campioni di acqua contenevano residui di almeno un pesticida e 7 dei pesticidi trovati non sono attualmente approvati nell’Ue, ma possono essere utilizzati solo in via eccezionale con deroghe temporanee. La presenza di questi residui potrebbe essere il risultato di applicazioni pregresse che evidenziano un’altra pericolosa caratteristica di queste sostanze: la persistenza nell’ambiente e nelle acque anche dopo anni dalla messa al bando, come accade per il DDT. Da notare che in un singolo campione di suolo raccolto in Italia sono state rilevate fino a tredici sostanze chimiche diverse, e dieci in un campione di acqua, un vero e proprio cocktail di pesticidi diffuso nell’ambiente e nel suolo: dove i residenti camminano, i bambini giocano e respirano, cadono per terra, si mettono le mani in bocca, e sono i bambini della Val di Non in Trentino.
E quanto detto fin qui, sarebbe sufficiente per dire, contrariamente a quanto affermato nel vostro articolo, che col BIO SI GUADAGNA IN SALUTE. Come è evidente sia per me, che per molti altri consumatori che fanno questa scelta, il prodotto biologico è migliore e più sano in primis per gli agricoltori, poi per noi stessi ed infine per l’ambiente in cui viviamo.
Tuttavia, da nutrizionista, quale io sono, voglio spendere le ultime parole sulla nutraceuticità di questi alimenti che è legata alla maggiore presenza di polifenoli o altri composti antiossidanti: la meta-analisi effettuata su 343 lavori scientifici e pubblicata da dell’Università di Newcastle (UK) parla di contenuti significativamente più elevati di polifenoli (flavoni, antociani, acidi fenolici, flavonoli stilbeni) nei prodotti biologici rispetto ai convenzionali e molte di questi composti sono associati ad un rischio ridotto di incidenza di patologie cardiovascolari , tumori, e malattie cronico-degenerative. In questa meta-analisi si evidenzia come il prodotto biologico, contenga anche livelli di cadmio 4 volte inferiori al convenzionale (voi parlate solo di rame) ed il cadmio è un agente cancerogeno spesso trovato nei prodotti di largo consumo per i bambini.
E’ evidente che il cibo oggi svolga un ruolo centrale nella prevenzione e la nutrigenomica, scienza che studia l’influenza dei bio-composti presenti negli alimenti e nel nostro DNA, ha chiarito come sia importante la QUALITA’ dell’alimento nella prevenzione delle patologie, ma la qualità dell’alimento non può prescindere dal metodo di coltivazione e dal rispetto della terra in cui il prodotto viene coltivato: un’agricoltura che diffonde veleni altamente tossici per tante forme di vita essenziali nel mantenimento della biodiversità, (basti pensare alle api!) non PUO’ e non DEVE essere incoraggiata, e non lo sarebbe se tutti riflettessimo sullo stato dell’intero ecosistema. Fiduciosa che vogliate approfondire, allego una nutrita bibliografia di lavori citati.
Renata Alleva
pHD in Biochimica
Specialista in Scienza dell’Alimentazione (IRRCS RIZZOLI, BOLOGNA)
Presidente ISDE Ascoli Piceno
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venerdì 18 aprile 2014
28/29 aprile: Festival dei Semi, del Cibo e della Democrazia della Terra
Vi invita
Festival dei Semi, del Cibo e della
Democrazia della Terra
il 28 e 29 aprile a Firenze in Piazza SS Annunziata
con Vandana
Shiva
Il Festival costituisce
una tappa della "Carovana dei semi", una manifestazione
itinerante pensata da Vandana Shiva che porterà in Europa la voce di chi
vuole un agricoltura libera da veleni e da OGM e a favore dei semi locali
e delle biodiversità.
Perché
la libertà dei semi?
Navdanya
International è impegnata da anni nella "Campagna Globale per i semi della libertà" per sensibilizzare l'opinione
pubblica e i governi sull'importanza di difendere le sementi locali, un
bene collettivo quindi libero da brevetti e monopoli.
Promosso
da Seed Freedom, Navdanya International e La Fierucola, con il Patrocinio della Regione
Toscana e di Banca Popolare Etica, è un evento aperto a tutte le
associazioni e istituzioni che lavorano sui semi, sul cibo e per la democrazia
della terra. Un programma pensato per tutti, dai bambini ai
produttori e organizzato in collaborazione con: Rete Semi Rurali; Donne in
Campo; Museo di Storia Naturale, sezione Orto Botanico di Firenze;
Community Garden con Orti Dipinti; Peliti; Associazione Italiana per
l'Agricoltura Biodinamica; Coordinamento Toscano Produttori Biologici;
Associazione Italiana per l'Agricoltura Biologica;
Rete dei mercati contadini; Associazione Permacoltura Firenze; AAM Terra Nuova;
Biblioteca delle Oblate; Sportello Eco Equo con Orti Volanti e altre in v
ia di adesione. Saranno inoltre presenti esponenti di altre associazioni
europee tra cui Demeter, Red de Semillas, Arche Noah, Open House e altre
in via di adesione.
La
Carovana
Il
26 Aprile la comunità "Peliti" celebra in Grecia una giornata di
Scambio delle varietà locali di Semi.
Il 27 Aprile la Carovana parte dalla Grecia e sarà a Firenze il 28 e 29
aprile; il 30 farà tappa a Genova per l'incontro con Terra! Onlus e la
visita agli orti comunitari della città per poi ripartire in
direzione della Francia, dove dal 1° al 4 maggio si terranno le Giornate
Internazionali dei Semi a cura di Kokopelli. La carovana è organizzata
grazie alla collaborazione delle associazioni Peliti (Grecia), Seed
Freedom Global Movement, Navdanya International e Kokopelli
(Francia).
La
Promessa dei bambini
Il
Festival si apre all'Orto Botanico con la firma della "Promessa" tra
i bambini e ragazzi e Vandana Shiva,
insieme agli agricoltori custodi. La consegna alle giovani generazioni dei
semi da parte degli agricoltori è un gesto simbolico che richiama le più
antiche tradizioni di condivisione dei saperi.
Piazza
SS. Annunziata, nel cuore di Firenze, è la
sede del Festival con incontri, dibattiti,
il mercato della Fierucola e della rete dei mercati contadini con vendita
e scambio di semi autoprodotti, laboratori e musica.
ufficio stampa: Sicrea,
Maurizio Izzo 3483517722
Per maggiori informazioni potete consultare il sito Navdanya International e
Associazione per l'Agricoltura Biodinamica
Associazione per l'Agricoltura Biodinamica
venerdì 21 marzo 2014
lunedì 17 febbraio 2014
Intervento di Alberto Bencistà Delegato all’Assemblea regionale del PD Toscana Prato 16 febbraio 2014
![]() |
| Alberto Bencistà a Rufina il 22-11-2013 |
Per la Toscana una occasione straordinaria perché il sistema agroalimentare toscano, fondato su una agricoltura di qualità, spesso d’eccellenza, praticata in un territorio di grande pregio è uno dei brand mondiali più affermati, con ricadute economiche significative per il PIL regionale.
Anche in questo comparto strategico però sono molte le innovazioni da introdurre per non essere tentati dal vivere di rendita: si tratta di decidere qui ed ora quale strada imboccare con decisione tra le diverse opzioni possibili.
Io penso che la strada maestra per la Toscana sia quella dell’agricoltura biologica.
Ho partecipato di recente alla Settimana Verde di Berlino, la più grande fiera agricola d’Europa e non solo, insieme a Claudio Serafini, presidente internazionale delle “città bio“ e a Piero Fassino, che ha proposto di organizzare a Torino, in contemporanea con l’Expo, un meeting mondiale sull’agricoltura biologica: proposta prontamente accettata.
Il seguito dell’incontro di Berlino sarà a Greve in Chianti, domenica 30 marzo con la partecipazione di sindaci ed agricoltori provenienti da molte nazioni europee ad iniziare dall’assessore all’ambiente della città di Norimberga.
In questa occasione, d’intesa con l’assessore all’agricoltura della Regione Toscana Gianni Salvatori, potrebbe essere presentato il progetto del “distretto biologico della Toscana“.
Ho partecipato di recente alla Settimana Verde di Berlino, la più grande fiera agricola d’Europa e non solo, insieme a Claudio Serafini, presidente internazionale delle “città bio“ e a Piero Fassino, che ha proposto di organizzare a Torino, in contemporanea con l’Expo, un meeting mondiale sull’agricoltura biologica: proposta prontamente accettata.
Il seguito dell’incontro di Berlino sarà a Greve in Chianti, domenica 30 marzo con la partecipazione di sindaci ed agricoltori provenienti da molte nazioni europee ad iniziare dall’assessore all’ambiente della città di Norimberga.
In questa occasione, d’intesa con l’assessore all’agricoltura della Regione Toscana Gianni Salvatori, potrebbe essere presentato il progetto del “distretto biologico della Toscana“.
Motivare la scelta strategica del biologico porterebbe via troppo tempo e sintetizzo dunque le due ragioni più elementari :
Imboccare questa strada richiede però una coerenza rispetto al modello di sviluppo socio-economico e rispetto alla scelta strategica a favore della “green economy“ e per chiarire meglio questo concetto, per me fondamentale, faccio due esempi :
- La crescente richiesta del mercato. Solo per fare un esempio, nella città di Norimberga la domanda supera del 50% l’offerta.
- Perché fa bene alla salute e contribuisce in maniera significativa alla diminuzione dell’inquinamento.
Imboccare questa strada richiede però una coerenza rispetto al modello di sviluppo socio-economico e rispetto alla scelta strategica a favore della “green economy“ e per chiarire meglio questo concetto, per me fondamentale, faccio due esempi :
- La questione degli OGM ( organismi geneticamente modificati ).
La Commissione europea si dimostra sensibile alle richieste delle multinazionali, tanto da avanzare una proposta di autorizzazione per la coltivazione del mais 1507, vero e proprio “ cavallo di troia “ per successive autorizzazioni. L’EFSA ( autorità per la sicurezza alimentare) ha riconosciuto però la tossicità di questo OGM bloccando l’autorizzazione, come la Corte di Giustizia europea ha negato l’autorizzazione per la patata della Basf. 19 Paesi ( compresa l’Italia ) hanno poi votato una mozione contraria agli OGM ( ma la Germania si è astenuta).
E’ questo un tema sul quale non possiamo abbassare la guardia per :
>> Mantenere la biodivesità
>> Tutelare la sicurezza e l’indipendenza alimentare
- La questione dei rifiuti
La strategia “rifiuti zero“ è la risposta più corretta dal punto di vista ambientale e rispetto alle direttive comunitarie in materia.
Intendo per “ rifiuti zero “ una strategia che come ha detto Paul Connet e Rossano Ercolini tende, entro il 2020, a ridurre drasticamente la quantità di rifuti da conferire in discarica o ad altre soluzioni che non siano comunque gli inceneritori.
Dobbiamo dire un no netto a nuovi inceneritori e valorizzare le poche esperienze positive in Toscana come Capannoni o il circondario di Empoli, con Comuni come Montespertoli dove la raccolta differenziata ha raggiunto l’80%.
Ritengo che a livello mondiale il miglior modello sia quello di San Franscisco, rispetto al quale invito il PD Toscano a documentarsi perché: “sognando la California, si possa fare, nel settore dei rifuti urbani e non solo, come a San Francisco.“
Infine vorrei essere rassicurato dal segretario che semplificare, razionalizzare, velocizzare, insomma la politica del fare, non comporterà una diminuzione delle tutele ambientali e paesaggistiche, perché, come dimostrano le recenti alluvioni e la drammatica cronaca delle ricorrenti calamità naturali che hanno colpito anche la Toscana, il nostro territorio è bello ma fragilissimo e spesso l’azione dell’uomo ha contribuito in senso negativo.
Intendo per “ rifiuti zero “ una strategia che come ha detto Paul Connet e Rossano Ercolini tende, entro il 2020, a ridurre drasticamente la quantità di rifuti da conferire in discarica o ad altre soluzioni che non siano comunque gli inceneritori.
Dobbiamo dire un no netto a nuovi inceneritori e valorizzare le poche esperienze positive in Toscana come Capannoni o il circondario di Empoli, con Comuni come Montespertoli dove la raccolta differenziata ha raggiunto l’80%.
Ritengo che a livello mondiale il miglior modello sia quello di San Franscisco, rispetto al quale invito il PD Toscano a documentarsi perché: “sognando la California, si possa fare, nel settore dei rifuti urbani e non solo, come a San Francisco.“
Infine vorrei essere rassicurato dal segretario che semplificare, razionalizzare, velocizzare, insomma la politica del fare, non comporterà una diminuzione delle tutele ambientali e paesaggistiche, perché, come dimostrano le recenti alluvioni e la drammatica cronaca delle ricorrenti calamità naturali che hanno colpito anche la Toscana, il nostro territorio è bello ma fragilissimo e spesso l’azione dell’uomo ha contribuito in senso negativo.
Alberto Bencistà
Sindaco del Comune di Greve in Chianti
Scarica intervento: https://drive.google.com/file/d/0B5uPVnFGS9xwTUFJaHdwNmd1Y2pNekIzWjNRNmxQbjloU2FB/edit?usp=sharing
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