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sabato 23 settembre 2017

Accordo Ceta: un regalo alle lobby industriali contro il Made in Italy

Dal 21 Settembre in tutta Europa è “Allarme CETA”: fermiamolo insieme! 
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Accordo Ceta: un regalo alle lobby industriali contro il Made in Italy

Accordo Ceta, ovvero, un regalo alle grandi lobby industriali dell’alimentare che colpisce il vero Made in Italy e favorisce la delocalizzazione, con riflessi pesantissimi sul tema della trasparenza e delle ricadute sanitarie e ambientali. E’ quanto si afferma in occasione dell’entrata in vigore provvisoria dell'accordo economico e commerciale globale (Ceta) tra l’Ue e il Canada. Per la prima volta nella storia l’Unione Europea legittima in un trattato internazionale la pirateria alimentare a danno dei prodotti Made in Italy più prestigiosi, accordando esplicitamente il via libera alle imitazioni che sfruttano i nomi delle tipicità nazionali, dall’Asiago alla Fontina dal Gorgonzola ai Prosciutti di Parma e San Daniele, ma sarà anche liberamente prodotto e commercializzato dal Canada il Parmigiano Reggiano con la traduzione di Parmesan.
La svendita dei marchi storici del Made in Italy agroalimentare non è solo un danno sul mercato canadese, ma è soprattutto un pericoloso precedente nei negoziati con altri Paesi anche emergenti che sono autorizzati cosi a chiedere le stesse concessioni. Su un totale di 291 denominazioni italiane riconosciute, ben 250 non godono di alcuna tutela come ha denunciato la maggioranza dei Consorzi di tutela. Accordo Ceta uccide il grano duro italiano con il crollo dei prezzi favorito dall’azzeramento strutturale i dazi per l’importazione dal Canada dove peraltro viene fatto un uso intensivo di glifosate nella fase di pre-raccolta, vietato in Italia. Peserebbe anche l’impatto di circa 50.000 tonnellate di carne di manzo e 75.000 tonnellate di carni suine a dazio zero. Coldiretti è impegnata in una mobilitazione permanente contro la ratifica del trattato con l’iniziativa #stopCETA condivisa con un’inedita ed importante alleanza con altre organizzazioni (Cgil, Arci, Adusbef, Movimento Consumatori, Legambiente, Greenpeace, Slow Food International, Federconsumatori, Acli Terra e Fair Watch) che chiedono di fermare un trattato sbagliato e pericoloso per l’Italia.

immagine: Mobilitazione Coldiretti contro accordo Ceta
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Coldiretti,Ceta riconosce 12 Dop-Igp E-R

Accordo regalo a grandi lobby. Timori per produttori di grano

(ANSA) - BOLOGNA, 21 SET - Nell'accordo Ceta tra l'Unione Europea e il Canada "dei 44 prodotti a denominazione di origine dell'Emilia-Romagna", ossia Dop e Igp, "solo 12 vengono riconosciuti mentre gli altri 32 non avranno nessuna tutela". E' quanto sostiene, in una nota, la Coldiretti emiliano-romagnola secondo cui anche i 30.000 produttori di grano regionali "non potranno dormire sonni tranquilli perché l'accordo uccide il grano duro italiano con il crollo dei prezzi favorito dall'azzeramento strutturale dei dazi per l'importazione dal Canada dove peraltro viene fatto un uso intensivo di glifosate nella fase di pre-raccolta, vietato in Italia". A giudizio dell'associazione "l'accordo Ceta è un regalo alle grandi lobby industriali dell'alimentare che penalizzerà l'agricoltura dell'Emilia-Romagna e il Made in Italy in generale". Inoltre, sostiene Coldiretti Emilia-Romagna, l'intesa "avrà riflessi pesanti in tema di trasparenza e ricadute sanitarie e ambientali che metteranno sotto scacco nella nostra regione produzioni di eccellenza e importanti colture estensive come i cereali. Per la prima volta nella storia - viene denunciato - l'Unione Europea legittima in un trattato internazionale la pirateria alimentare a danno dei prodotti Made in Italy più prestigiosi, accordando esplicitamente il via libera alle imitazioni che sfruttano i nomi delle tipicità nazionali, come il prosciutto di Parma e il Parmigiano Reggiano che si vedrà affiancato sui mercati dalla produzione canadese di 'Parmesan'".(ANSA). 
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CETA al via. Coldiretti: Regalo a lobby contro Made in Italy

Secondo la Coldiretti su un totale di 291 denominazioni italiane riconosciute, ben 250 non godono di alcuna tutela

Entra in vigore oggi, 21 settembre, l’accordo CETA (Comprehensive Economic and Trade Agreement), accordo economico e commerciale globale tra l'UE e il Canada. 

Delusa Coldiretti, che lo ritiene un regalo alle grandi lobby industriali dell’alimentare che colpisce il vero Made in Italy e favorisce la delocalizzazione, con riflessi pesantissimi sul tema della trasparenza e delle ricadute sanitarie e ambientali. 

Per la prima volta nella storia l’Unione Europea legittima in un trattato internazionale la pirateria alimentare a danno dei prodotti Made in Italy più prestigiosi, accordando esplicitamente il via libera alle imitazioni che sfruttano i nomi delle tipicità nazionali, dall'Asiago alla Fontina dal Gorgonzola ai Prosciutti di Parma e San Daniele, ma sarà anche liberamente prodotto e commercializzato dal Canada il Parmigiano Reggiano con la traduzione di Parmesan, denuncia la Confederazione Nazionale Coltivatori Diretti. La svendita dei marchi storici del Made in Italy agroalimentare non è solo un danno sul mercato canadese ma è soprattutto un pericoloso precedente nei negoziati con altri Paesi anche emergenti che sono autorizzati cosi a chiedere le stesse concessioni.

Secondo la Coldiretti su un totale di 291 denominazioni italiane riconosciute, ben 250 non godono di alcuna tutela come ha denunciato la maggioranza dei Consorzi di tutela. Il CETA - osserva Coldiretti - uccide il grano duro italiano con il crollo dei prezzi favorito dall'azzeramento strutturale i dazi per l’importazione dal Canada dove peraltro viene fatto un uso intensivo di glifosate nella fase di pre-raccolta, vietato in Italia. E peserebbe anche l’impatto di circa 50.000 tonnellate di carne di manzo e 75.000 tonnellate di carni suine a dazio zero. 

Il 26 settembre l'Aula voterà per la ratifica dell'accordo.

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Ceta, Coldiretti Siena: "Comincia la svendita. Colpo mortale al territorio senese"

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Il Ceta, accordo di libero scambio tra Ue e Canada, da oggi 21 settembre, entra in vigore in via “provvisoria” per una decisone assunta, a suo tempo, dal presidente della commissione europea Jean-Claude Juncker e dal premier del Canada Justin Trudeau, in attesa della piena validità cioè quando tutti i 28 parlamenti dei paesi Ue l'avranno approvato. Un accordo abbatte dazi a danno delle nostre produzioni ed istituisce il super-dazio pagato da tutti i cittadini europei a favore delle multinazionali dell’alimentare che colpisce il vero Made in Italy e favorisce la delocalizzazione. Gli effetti sono pesantissimi su trasparenza nell’informazione al consumatore e ricadute sanitarie e ambientali. “L’accordo CETA (accordo economico commerciale globale) è un regalo alle grandi lobby industriali dell’alimentare che colpisce il vero Made in Italy e i prodotti del nostro territorio, in particolare quelli dei settori cerealicolo e delle carni che sono fra quelli più importanti dell’agricoltura senese. L’accordo favorisce infatti la delocalizzazione, con riflessi pesantissimi sul tema della trasparenza e delle ricadute sanitarie e ambientali”. Lo aveva dichiarato Simone Solfanelli, direttore Coldiretti Siena in occasione del primo voto del Senato sull’accordo di libero scambio tra Unione e Canada. In particolare l’accordo di libero scambio con il Canada non solo legalizza la pirateria alimentare, accordando il via libera alle imitazioni canadesi dei nostri prodotti più tipici ma spalanca le porte all’invasione a dazio zero di grano duro trattato in preraccolta con il glifosato vietato in Italia e a ingenti quantitivi di carne, sempre a dazio zero: circa 50.000 tonnellate di carne di manzo e 75.000 tonnellate di carni suine. In sintesi, il CETA – aveva denunciato la Coldiretti – “uccide il grano duro italiano con il crollo dei prezzi favorito dall’azzeramento strutturale i dazi per l’importazione dal Canada dove, appunto, viene fatto un uso intensivo di glifosate nella fase di pre-raccolta, vietato in Italia perché accusato di essere cancerogeno. Oltre la metà del grano importato dall’Italia arriva proprio dal Canada dove le lobby in vista dell’accordo Ceta sono già al lavoro contro l’introduzione in Italia dell’obbligo di indicazione della materia prima per la pasta previsto per decreto e trasmesso all’Unione Europea, trovando purtroppo terreno fertile anche in Italia. A rischio è lo stesso principio di precauzione, visto che la legislazione canadese ammette l’utilizzo di prodotti chimici vietati in Europa”. E da qui, per tutta l’estate, Coldiretti Siena insieme alle altre associazioni territoriali di tutta Italia, si era mossa arrivando fino alla grande manifestazione di Roma e aveva chiesto il sostegno delle amministrazioni comunali della provincia senese. E diversi Comuni avevano approvato specifici ordini del giorno contro il Ceta. “Noi, come sempre, non ci fermiamo” ha concluso Coldiretti Siena. Fonte: Coldiretti Siena - Ufficio Stampa

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mercoledì 30 agosto 2017

MAILBOMBING: Il Brasile svende l’Amazzonia, via libera alle trivelle. Scriviamo al presidente

Frecce (58) AGGIORNAMENTO: Brasile, stop (ndr. sospensione) al decreto a favore delle miniere: l'Amazzonia è salva (ndr. per ora!) .
LEGGI TUTTO QUI: http://www.repubblica.it/ambiente/2017/08/30/news/brasile_stop_al_decreto_che_aboliva_la_riserva_in_amazzonia-174243090/?ref=fbpa


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“Le foreste possono vivere senza l’uomo, ma è l’uomo che non può vivere senza le foreste”.
Non c’è verso. I governi del Brasile davvero non sembrano voler fare propria questa frase sacrosanta. Il Brasile è “proprietario” del 65% di quella riserva della biosfera che è l’Amazzonia, uno dei polmoni del pianeta, e chi lo guida, anziché preservarla per il bene di noi tutti, approva norme che ne consentono la distruzione. L’ultimo atto è un vero e proprio crimine contro l’umanità, se è vero come è vero l’aforisma con cui inauguro questo post. Il presidente brasiliano Michel Temer (anch’egli in odore di corruzioneil 23 agosto ha abolito con decreto la National reserve of Copper and associates (Renca), aprendo la strada alle trivellazioni in un’area ricca di minerali e metalli preziosi che si estende per oltre 46.000 chilometri quadrati, un’area più estesa della Danimarca per intenderci, spiega La Vanguardia, a cavallo degli Stati settentrionali di Amapa e Para.
Probabilmente, l’atto è la conseguenza da una parte delle pressioni che il governo subisce dalle compagnie minerarie, dall’altra della recessione che ha colpito in questi ultimi anni l’economia del paese, proprio il Brasile che andava fiero dell’inserimento nei Brics, le nazioni “emergenti”. Fatto sta che l’atto non è che l’ultimo di una catena ininterrotta di depredazioni del bacino amazzonico.
Tutto iniziò alla metà dello scorso secolo quando il Brasile avviò/consentì una politica di intenso sfruttamento delle risorse naturali dell’Amazzonia, con opere devastanti come la Transamazonica o la Grande perimetrale norte, con impianti idroelettrici, concessioni minerarie, traffico di legname, allevamenti di bestiame. Cui si aggiunsero incendi boschivi per acquisire aree coltivabili, inquinamento dei corsi d’acqua con i garimpeiros, ecc, ecc.
Tutti crimini contro l’ambiente, ma anche crimini contro gli uomini delle foreste. L’Amazzonia è la dimora di circa un milione di indios, quei popoli primitivi (“che arrivarono per primi”) che l’uomo bianco considera inferiori, ma che invece sono oggi gli unici ad avere e mantenere un rapporto empatico con la natura.
E l’abolizione delle Riserva comporterà seri problemi anche per le popolazioni che ci vivono, alcune delle quali non ancora corrotte dagli usi della vita occidentale.
“Questo decreto è il più forte attacco all’Amazzonia degli ultimi 50 anni. Nemmeno la Transamazzonica è stata così offensiva, nessuno immaginava che il governo Temer potesse osare tanto”, ha commentato il senatore Randolfe Rodrigues, eletto nella regione.
Leggendo la notizia ho pensato a questa frase frutto della sapienza di altri indiani: “Quando l’ultimo albero sarà abbattuto, l’ultimo pesce mangiato e l’ultimo flusso d’acqua contaminato, vi renderete conto che non potete mangiare il denaro”. Ed ho altresì pensato di inviarla a quell’uomo bianco che guida il Brasile e che si sta rendendo responsabile di questo crimine contro l’umanità.
Invito tutti a fare lo stesso.
La mail del Presidente del Brasile è questa: micheltemer@micheltemer.com.brL’oggetto della mail: “National Reserve of Copper and Associates”
Il testo in brasiliano: “Quando a última árvore serà cortada, o último peixe serà comido e o último fluxo de água serà contaminado vocês irao entender que o dinheiro não se pode comer”.
Non servirà a nulla, ma almeno non saremo stati zitti.