VALORIZZARE DIFENDERE SALVAGUARDARE LA VAL DI SIEVE

L' Associazione Valdisieve persegue le finalità di tutelare l'ambiente, il paesaggio, la salute, i beni culturali, il corretto assetto urbanistico, la qualità della vita e la preservazione dei luoghi da ogni forma d'inquinamento, nell'ambito territoriale dei comuni della Valdisieve e limitrofi.

EVENTI 2

  • LABORATORIO RIUSO E RIPARAZIONE A LONDA 

Le attività e aperture del Laboratorio di Riparazione e Riuso di Londa 
sono il mercoledì e il sabato pomeriggio.

CALENDARIO

Visualizzazione post con etichetta lobby. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta lobby. Mostra tutti i post

mercoledì 22 giugno 2022

Dal Governo avviso a GIANI per le modifiche alla legge Marson

AGGIORNAMENTO: Il Governo rinuncia a ricorrere alla Corte Costituzionale, purchè si torni in aula per trovare possibili soluzioni.



---------------------------------------

Arriva una bella doccia fredda direttamente dal Governo, al presidente della Regione Toscana e al PD che hanno voluto SEMPLIFICARE gli iter di approvazione dei progetti, piani, varianti in tema di urbanistica e Pnrr e Pnc. In pratica è stata tolta la Pocedura di VAS (valutazione ambientale strategica) e per le conferenze di co-opianificazione, ridotto a 30 giorni eventuali pareri, altrimenti ci sarà il silenzio assenso. E ancora: i progetti eventualmente approvati diventano automaticamente variante agli strumenti urbanistici. 

Non è ancora chiaro su che cosa sarà fatto ricorso.  Sicuramente le care e amate semplificazioni, potrebbero avere le ore contate. La Legge cosidetta Marson (dell'allora Assessore della Regione Toscana con delega all'Urbanistica, Pianificazione del territorio e Paesaggio, Anna Marson), la n. 65/2014, era un fiore all'occhiello per la Toscana e spunto per le altre regioni. Semplificazioni avvenute grazie alla proposta di Legge 92/2021 , contrari CGIL e M5S. 

Articolo integrale su "Il Corriere Fiorentino"


Seguiremo gli sviluppi.

 

giovedì 16 giugno 2022

2 articoli su FB di FABIO ZITA (ex dirigente settore VIA della Regione Toscana)

S.S.S. - 17 Maggio 2022

S.S.S. è l'acronimo di Soldi, Semplificazione e Servilismo, le tre condizioni che reggono il teorema su cui si fonda - oggi - tutta la forza propositiva della Politica (quella con la P maiuscola, e non quella estemporanea e naif di cui parla una moltitudine di sconosciuti obbligati ad occupare la maggior parte del proprio tempo per mantenere vivo questo paese).
Le tre condizioni uniscono in un indissolubile e perverso vincolo di potere rispettivamente la Finanza, l'Amministrazione e la Stampa (tutte sempre con la maiuscola).
Ammesso che si trovino i soldi (spesso togliendoli a bisogni primari), vista lo scarsa professionalità, una quasi nulla autonomia e una pericolosa sudditanza espressa dai tecnici oggi (per cui molti progetti saltano e con essi le aspirazioni di carriera anche di qualche burocrate), non resta che appellarsi alla SEMPLIFICAZIONE come ultima spiaggia per ottenere un' approvazione che altrimenti sarebbe fortemente a rischio.
Perché è bene essere chiari: la SEMPLIFICAZIONE altro non è che la contrazione dei tempi istruttori al fine di mettere in difficoltà le strutture tecniche costrette a valutazioni necessariamente frettolose e superficiali.
Ciò è dimostrato dal fatto che non è la prima volta che le semplificazioni vengono evocate e proposte; oltre i "migliori" di oggi, in precedenza anche Renzi è intervenuto su questo argomento, ma a quanto pare i risultati non sono stati all'altezza delle aspettative, e quindi a qualcuno è venuto in mente che per stroncare il ciuco bisogna aggiungergli ancora peso sul groppone.
Quando le competenti strutture tecniche avranno 24ore di tempo per dire sì o no ad un progetto si sarà definitivamente compiuta l'opera di smantellamento degli apparati di valutazione che tanta noia hanno fino ad oggi dato ai decisori politici.
L'informazione ha poi il compito di divulgare le scelte della politica magnificandone i ventilati risultati, e per questo è sempre sull'attenti in attesa di comandi.
Vedo in tutto ciò una pericolosa involuzione, un'impoverimento culturale ed una banalizzazione dei problemi che rischia di condurci verso un pericoloso declino in grado di allontanarci ancor più dai nostri partners storici, per i quali i temi dell'ambiente, dello sviluppo e delle nuove tecnologie sono di primaria importanza e non vengono banalizzati come si pensa di fare in patria.
Tutto comunque era già previsto. Scrive Orwell nella Fattoria degli animali: "l'ipocrisia di una classe dirigente che arriva a giustificare politiche scellerate e l'arricchimento personale con il fine del "benessere generale".

Fabio Zita
------------------------------
PRESTO E BENE - 5 Maggio 2022

Se ci fate caso in politica - spesso - viene usata questa locuzione per dimostrare la volontà a realizzare un obiettivo su cui si è fortemente puntato.
A riguardo mi permetto però di ricordare che, a differenza del "distorto" uso coniugato dei due avverbi con cui si pensa di poter dimostrare capacità e forza decisionali, il loro abbinamento sta ad indicare l'esatto contrario.
Il proverbio di cui fanno parte dice infatti: "presto e bene raro avviene".
Le vicende che vedono affannosamente impegnata tutta la nostra classe politica (nazionale, regionale e locale) a garantire il raggiungimento degli obiettivi del Pnrr ci dimostrano proprio come la variabile "tempo" sia l'argomento e lo spauracchio su cui si è concentrata tutta l'attenzione dei decisori. Ogni altra questione è oramai ritenuta (purtroppo) secondaria.
E' assolutamente comprensibile e giustificabile che i timori per un eventuale fallimento del Piano possano essere in massima parte legati ai tempi delle procedure, ma questo non giustifica il fatto che la soluzione la si vada sempre a cercare dove è più conveniente (per alcuni), e ciò è confermato dal lento ma inesorabile smantellamento, pezzo dopo pezzo, dei meccanismi di valutazione strategica e ambientale, abbinato alla limitazione della partecipazione pubblica ai processi decisionali ed alla perversa volontà di limitare l'espressione del giudizio tecnico di parti imprescindibili dei nostri organismi pubblici.
È oramai da tempo in atto, ad esempio, la revisione puntuale delle procedure di VIA, e non per migliorarne l'applicabilità, ma per renderle sempre più inefficaci, a partire dalla riduzione di tutti i tempi procedurali, il cui effetto è limitare l'approfondimento sui contenuti progettuali ed obbligare le strutture tecniche ad esprimersi sommariamente (cosa assai apprezzata da chi propone l'opera).
Mi permetto di sottolineare che tale scelta, abbinata alla "sporca e scorretta" delegittimazione delle strutture della Soprintendenza ed alla volontà di precludere ai cittadini la possibilità di partecipare ai processi decisionali (favorendo così solo una parte e, nell'immediato, la politica che potrà vantarsi del risultato rapidamente ottenuto), graverà poi sulla collettività, come ogni cosa fatta male, in modo superficiale e poco democratico.
Bisogna avere la memoria di un pesce rosso per non ricordare quali gravi e gravissime vicende su questi temi hanno coinvolto la Toscana felix ultimamente.
Dico ciò perché il Ministro della Transizione ecologica ha dichiarato - in pompa magna - che la sua soluzione per velocizzare la realizzazione dei progetti del Pnrr è (ancora) nella SEMPLIFICAZIONE delle procedure di VIA.
Ho purtroppo avuto rapporti di lavoro con tanti "Cingolani" durante la mia carriera, e non sono stati incontri piacevoli!

Fabio Zita

giovedì 14 aprile 2022

Di Italia Nostra: Deregulation urbanistica in Toscana, ovvero come si snatura la Legge Marson

Italia Nostra condanna totalmente il preoccupante emendamento approvato dalla competente Commissione e che il Consiglio Regionale si accinge a licenziare con l’obiettivo di “semplificare” le nuove procedure urbanistiche e ambientali, in deroga alla legge 65/2014.( Leggi Tutto - sotto)

Profondo dissenso ed allarme per le gravi conseguenze, in termini di consumo di suolo e di stravolgimento del territorio, si levano anche da altre parti: “Diciamo no alla deregolamentazione delle norme urbanistiche e della tutela del paesaggio. Questo emendamento dà il via ad un aumento delle cubature. Fermatevi!” tuona il segretario della CGIL Toscana M. Brotini. Anche l’Istituto nazionale di Urbanistica ( INA) ha scritto al Consiglio Regionale: “La legge comprime la partecipazione e la stessa base di militare di Coltano, dentro il Parco di San Rossore, se finanziata con il PNRR, non verrebbe sottoposta ad alcuna valutazione paesaggistica…”.                                                                            Fonte: https://italianostrafirenze.wordpress.com/2022/04/14/deregulation-urbanistica-in-toscana-ovvero-come-si-snatura-la-legge-marson/
--> Italia Nostra condanna totalmente il preoccupante emendamento approvato dalla competente Commissione e che il Consiglio Regionale si accinge a licenziare con l’obiettivo di “semplificare” (questo l’apparentemente rassicurante termine utilizzato) le nuove procedure urbanistiche e ambientali, in deroga alla legge 65/2014 (nota come Legge Marson dal nome dell’assessore che fortemente la volle e fece approvare nel 2014). 

In realtà, l’emendamento di cui si sta parlando vuole garantire mani libere e rapidità, in forma di corsia preferenziale, con eliminazione della Valutazione di Impatto Ambientale/VAS e riducendo i tempi per l’approvazione in co-pianificazione a trenta giorni (con il silenzio-assenso che scatterebbe automaticamente alla scadenza) alle amministrazioni comunali, almeno riguardo all’approvazione dei progetti PNRR, quelli finanziati dall’Europa. 

In tempi di disastrosi interventi attuati all’insegna di una palmare deregulation urbanistica, in Toscana e in Italia, che contraddicono con chiara evidenza gli impegni per la transizione ecologica sottoscritti alla scala internazionale, non tranquillizzano le rassicurazioni del Consigliere Capogruppo dei Democratici Vincenzo Ceccarelli, riguardo al carattere “eccezionale e transitorio” della norma che ora si vuole introdurre per realizzare il più velocemente possibile i progetti pubblici del Recovery Fund. 

In realtà, la nuova norma consentirebbe altresì di approvare varianti in deroga alla Legge Marson anche per “opere diverse da quelle pubbliche o di pubblica utilità”: ciò che porterebbe inevitabilmente a licenziare interventi anche speculativi, con ulteriore consumo di suolo ad esclusivo vantaggio dei privati.

Ulteriori preoccupazioni scaturiscono dal messaggio del Consigliere Capogruppo di Italia Viva Stefano Scaramelli, quando preannuncia “la disponibilità della giunta [e] un tavolo per la modifica generale della legge 65”. 

Italia Nostra Onlus – Sezione di Firenze Il Presidente Leonardo Rombai Firenze, 14 aprile 2022

giovedì 9 dicembre 2021

Pnrr, la Soprintendenza unica è una scatola vuota

Articolo scritto su Emergenza Cultura (a questo LINK)

di Leonardo Bison

Il ministero della Cultura con i suoi uffici territoriali è decisivo per una buona attuazione del Pnrr. Non tanto per la spesa dei circa 6,6 miliardi di euro dedicati al settore – peraltro solo il 3% del totale – ma soprattutto per quanto riguarda le autorizzazioni: valutazioni di impatto ambientale e paesaggistico, che coinvolgono ogni opera pubblica e infrastruttura del Piano, a cui sono destinati oltre 80 miliardi.

Il ministero manca, da decenni, di funzionari sia tecnici sia amministrativi (siamo ormai a meno della metà dell’organico previsto) e la situazione peggiora di anno in anno a causa dei pensionamenti. Ma nonostante i 6 mila posti autorizzati da mettere a concorso, l’unico bando che ha visto il via dal 2019 – quello per 1.052 “assistenti alla fruizione, accoglienza e vigilanza – è iniziato nel gennaio 2020 e ancora non conosce una fine”.

La neonata Soprintendenza Unica Nazionale per il Pnrr, che dovrebbe vagliare ogni provvedimento connesso col Piano in tutta fretta, è a oggi una scatola vuota: un ufficio dirigenziale privo di personale, i cui compiti vengono svolti da funzionari incardinati (con altri ruoli) all’interno di altri uffici della Dg Archeologia e Belle Arti. Per questo Cgil, Cisl e Uil hanno inviato una lettera a Dario Franceschini e ai giornali chiedendosi, “prima che sia troppo tardi, con quali risorse umane il ministero intende affrontare una sfida così complessa. La risposta che abbiamo avuto sinora è una attribuzione di questi carichi lavorativi ai pochi lavoratori rimasti nella struttura centrale ed in quelle periferiche”.

I sindacati aggiungono che si sta trattando la materia della tutela del paesaggio e del patrimonio “come se fosse un adempimento burocratico e non come una sfida che mette in discussione, nel caso gli obiettivi del Piano non fossero raggiunti, l’immagine internazionale del Paese”. La paura, in sostanza, è che la transizione energetica faccia premio su ogni altra materia con uffici oberati di lavoro e incapaci di valutare ogni istruttoria nella maniera corretta. Anche il direttore del Museo Archeologico Nazionale di Napoli da Paestum ha lanciato un simile “grido di allarme”: “Per spendere i fondi del Pnrr servono squadre di lavoro competenti”.

Peraltro, l’emergenza ha già portato a soluzioni eccezionali, come l’assunzione in deroga di 28 dirigenti senza concorso, la stabilizzazione a tempo indeterminato di 57 funzionari che hanno lavorato con contratti a tempo nella P.A., l’autorizzazione di procedure concorsuali semplificate, a non dire dei diversi bandi con cui, dal dicembre 2020 in poi, si sono assunti con partita Iva oltre 500 “esperti” esterni con compiti di funzionario. Una serie di deroghe e novità che non hanno speranza di risolvere il problema, tanto che ieri anche il capo di gabinetto di Franceschini, Lorenzo Casini, ha detto che “un tema enorme che va affrontato con urgenza in vista del Pnrr è quello del personale”.

I sindacati spiegano di aver cercato da tempo un incontro urgente al ministro, il quale da parte sua fa replica al suo staff che dopo la lettera del 24 novembre ha riconosciuto il carattere straordinario (aumenti stipendiali) delle attività svolte dai funzionari che si occuperanno del Pnrr: pare però più una toppa sul buco che una vera soluzione.

Leggi su EMERGENZA CULTURA: https://emergenzacultura.org/2021/12/04/pnrr-la-soprintendenza-unica-e-una-scatola-vuota/
ARTICOLI PUBBLICATI SU “IL FATTO QUOTIDIANO” IL 30 NOVEMBRE 2021. FOTOGRAFIA DI KAGA TAU DA WIKIMEDIA COMMONS.

venerdì 12 novembre 2021

Occorre unire le forze dell’ecologismo politico italiano per contrastare la crisi ambientale globale – Incontro nazionale il 27 novembre a Firenze.

Comunicato Stampa dell’11 novembre 2021

Attendiamo con ansia le decisioni della COP26 ancora in corso di svolgimento a Glasgow e non nascondiamo un fondato scetticismo circa gli impegni che ne deriveranno per contrastare la galoppante crisi climatica ed ambientale. 

Purtroppo in assenza di un Governo Mondiale ogni Paese sotto la pressione delle lobby internazionali – l’unica vera internazionale in grado di unificare nel segno dei saccheggi ambientali e dei profitti i propri progetti – persegue i propri corporativismi ed interessi nel gioco al massacro di anteporli agli interessi più generali. 

In questo modo il rischio è quello, oltre di avvitare la catastrofe ambientale, di frustrare la spinta di milioni di giovanissimi che sotto la spinta di Greta rivendicano giustamente il loro futuro sempre più minacciato. 

Occorre invece, senza indugi invertire la rotta uscendo dall’abbaglio autodistruttivo del modo di produzione lineare per passare ad un modello circolare copiando il funzionamento dei cicli naturali. 

Oggi questa esigenza non può più essere ridotta a generiche richieste dal basso. Bisogna agire per un’uscita dalla spirale dello spreco e dell’usa e getta; è necessario costruire un percorso politico che abbia al centro quale priorità coerente la rinaturalizzazione dei cicli economici e dei modelli di inclusione sociale basati su criteri e valori di giustizia ecologica e sociale. 

Non abbiamo molto tempo. Per questo il Movimento Rifiuti Zero anche fidando sul sostegno dei 330 comuni italiani (che rappresentano circa 7.500.000 abitanti) intende chiamare all’unità i diversi percorsi che piccoli e grandi, locali e nazionali hanno posto al centro del loro agire territoriale l’obiettivo della rigenerazione e della conversione ecologica. 

Occorre una nuova governance di fronte alla crisi ambientale che gli schieramenti tradizionali (ma anche quelli più recenti) sembrano eludere parlando mai direttamente dell’ambiente quale “padre e madre di tutte le questioni” attardandosi su corporativismi o sull’inerzia di sempre. 

È questo il senso che riveste l‘incontro nazionale di Firenze del 27 novembre. Fornire una foce comune ai diversi rivoli, torrenti, fiumi dell’ecologismo locale e nazionale dando vita ad una costituente in grado di attrarre oltre i propri confini e oltre le sterili posizioni di rendita. 

Attivisti di tutti i Paesi unitevi! Siamo ad un BIVIO: questa volta non possiamo permetterci di sbagliare strada. 

Rossano Ercolini

PER PARTECIPARE
registrarsi online – entro il 20 novembre –
https://forms.gle/XS7z2BoreK31jPueA




venerdì 5 novembre 2021

FQ-Clima, Cop26: solito “blablabla”. Zero piani realistici e verità scomode

Ancora una volta assistiamo a vertici politici dove il cambiamento climatico appare problema urgente, cruciale, inderogabile. Ancora una volta ne escono promesse vaghe, obiettivi confusi, non verificabili. 

Dichiarazioni d’intenti come tante, fin dal Summit della Terra del 1992 a Rio: dobbiamo fare dieta per curare il male climatico. Ok, da domani cominciamo. E son passati […]............

ovviamente l'articolo per intero lo si può leggere solo se abbonati al Fatto......ma ce lo possiamo anche immaginare....son passati tanti anni e molte sempre sono le parole e pochi i fatti (aggirabili con deroghe, modifiche di legge, proroghe, leggi nuove ecc.......così è!).


FONTE: https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2021/11/01/solito-blabla-zero-piani-realistici-e-verita-scomode/6375394/?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=fatto-for-future&utm_term=2021-11-02


venerdì 22 ottobre 2021

Rinnovabili alimentate a biomasse: il Parlamento pronto a votare il rinnovo dei sussidi, ma il testo del Senato è copiato dai documenti delle lobby (e ignora gli ambientalisti)

Quella prodotta dalla combustione di legname è considerata un'energia rinnovabile e per questo riceve finanziamenti dell’Europa per la biodiversità e la lotta contro i cambiamenti climatici. Ma secondo il parere della Corte dei Conti Ue, la valutazione non tiene conto della deforestazione conseguente al taglio intensivo di alberi da bruciare. E sui fondi destinati al settore ha messo le mani anche la 'Ndrangheta.

Attenzione a tagliare alberi per produrre energia “verde” perché potrebbe rivelarsi un boomerang: l’avvertimento arriva dalla Corte dei Conti dell’Unione europea in un rapporto che analizza i finanziamenti dell’Ue per la biodiversità e la lotta contro i cambiamenti climatici nelle foreste dei 27 Paesi membri. Il dossier evidenzia come negli ultimi anni in Europa ci sia stato un calo di valori dell’assorbimento del carbonio – precisamente del 28% tra il 2013 e il 2018 – dovuto, secondo la Convenzione quadro dell’Onu sui cambiamenti climatici, all’aumento dei tassi di raccolta di legname. “L’obiettivo dell’Ue di raggiungere il 20% di energia rinnovabile entro il 2020 – scrive la Corte – si è tradotto in un aumento del consumo di biomassa solida per scopi energetici”. La relazione della corte dei conti giunge proprio mentre i parlamentari italiani si accingono a votare il parere al governo sul decreto di recepimento della direttiva Red II che definirà futuri incentivi alle energie rinnovabili, compresi gli impianti a biomasse forestali. Ma il testo uscito dalle commissioni congiunte Industria e Ambiente del Senato è un copia e incolla dai documenti delle lobby del settore.

Il copia e incolla del Senato dai documenti delle lobby: ignorate associazioni ambientaliste come Greenpeace
Nel parere sottoposto a voto le commissioni congiunte Industria e Ambielobbnte al Senato chiedono che il governo “valuti positivamente” il rinnovo dei sussidi agli impianti a biomasse forestali esistenti che – come la centrale del Mercure – senza il sostegno di fondi pubblici chiuderebbero. Nel parere parlamentare le commissioni hanno fatto copia e incolla dal documento presentato nei giorni scorsi in audizione dall’associazione Ebs (Energia da Biomasse Solide) che rappresenta 22 centrali elettriche alimentate a materiale legnoso, tra cui il Mercure. Si chiede di attuare la norma (“decreto legislativo 3 marzo 2011, n. 28, 24, comma 8”) che definisce “i prezzi minimi garantiti, ovvero integrazioni dei ricavi conseguenti alla partecipazione al mercato elettrico, per la produzione da impianti a fonti rinnovabili per i quali la salvaguardia della produzione non è assicurata dalla partecipazione al mercato elettrico” per “assicurare l’esercizio economicamente conveniente degli impianti con particolare riguardo, tra altri, agli impianti alimentati da biomasse”. In sostanza si auspica che il pubblico continui a farsi carico di una fonte di energia che altrimenti non sarebbe economicamente vantaggioso produrre.

Leggi il resto qui: https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/10/22/rinnovabili-alimentate-a-biomasse-il-parlamento-pronto-a-votare-il-rinnovo-dei-sussidi-ma-il-testo-del-senato-e-copiato-dai-documenti-delle-lobby-e-ignora-gli-ambientalisti/6353144/

Questo articolo fa parte dell’inchiesta transnazionale “Subsidizing Deforestation” finanziata dal programma Investigative journalism for Europe (IJ4EU)

giovedì 3 giugno 2021

COMUNICATO STAMPA: FIRENZE DIRIGE I GIOCHI DELLA FALSA RIPUBBLICIZZAZIONE DELL’ACQUA SPERIAMO CHE I SINDACI DEL VALDARNO NON VI PARTECIPINO

In questi giorni il Comune di Firenze ha inviato ai comuni soci di Publiacqua una delibera ed uno statuto (precompilato dal suddetto comune) al fine di partecipare ad un’operazione di aggregazione dei soci pubblici di Publiacqua Spa da effettuare mediante la costituzione di una nuova società a totale controllo e partecipazione pubblica, spacciandola per la ripubblicizzazione del servizio idrico.

Ma se si leggono attentamente gli atti proposti vediamo che questa operazione non ha niente a che fare con quanto espresso dai cittadini toscani con il referendum del 2011, che chiedeva una vera gestione pubblica del servizio senza che nessuno potesse fare profitti su questo bene comune.

In questo caso si tratta di un’operazione puramente economico-finanziaria rivestita solo apparentemente di principi e valori, mentre l’approccio culturale e politico è di tipo privatistico nella gestione dei servizi pubblici locali. Infatti la Newco sarà una società di diritto privato, le Spa hanno come fine principale il profitto.

Addirittura si parla espressamente di dividendi futuri e l’art 24 “Bilancio” specifica persino la modalità di ripartizione degli utili.

La delibera richiama in modo chiaro la Multiutility toscana che dovrebbe aggregare le partecipazioni azionarie dei Comuni nelle aziende che gestiscono servizi pubblici locali e di interesse generale, quindi una Holding che gestirà, come più volte affermato pubblicamente dal presidente Giani, dall’assessore Monni e dai sindaci di Firenze e Prato, acqua, rifiuti, luce e gas, Holding da quotare poi in borsa, come se questi servizi fossero un bene di consumo qualsiasi e non beni e servizi essenziali per la vita dei cittadini.

Quindi un enorme carrozzone sulle spalle dei cittadini toscani.

Con l’operazione prospettata i piccoli comuni non avranno alcuna possibilità di programmazione e controllo e, come allo stato attuale, potranno solo partecipare all’approvazione del bilancio, mentre i comuni che detengono le maggiori quote (chiaramente Firenze e Prato) nomineranno l’Amministratore e il Consiglio di Amministrazione addirittura anche tra i non soci, quindi saranno proprio questi a prendere tutte le decisioni. Il sistema di gestione dei servizi pubblici ha già mostrato in questi anni tutte le debolezze, allontanando le decisioni dai territori e espropriando addirittura Sindaci e Consigli Comunali della programmazione e del controllo dei servizi stessi.

Non solo ma i piccoli comuni si tireranno la zappa sui piedi in quanto i Comuni soci, che oggi beneficiano di eventuali dividendi distribuiti da Publiacqua, perderanno il diritto alla percezione degli stessi in quanto sarà la Newco ad usufruirne.

Ripubblicizzare veramente il servizio sarebbe possibile tramite un’azienda speciale o consortile di diritto pubblico, già quasi 70 milioni di euro sono i dividendi di parte pubblica non distribuiti, quindi i comuni potranno utilizzare queste riserve accantonate, e forse altrettanti ve ne saranno a fine concessione nel 2024, per liquidare il socio privato.

L’adesione a questa Holding rappresenta un ennesimo tradimento alla volontà popolare e della possibilità degli amministratori locali di programmare e controllare i servizi, si chiede ai Comuni di approvare l’ennesima scatola cinese.

Ci auguriamo che questa inaccettabile proposta sia uno stimolo affinché i Sindaci, i Consigli comunali e la politica riprenda il proprio ruolo

Comitato Acqua Bene Comune - Valdarno

Pagina FB https://www.facebook.com/acquabenecomune.valdarno/

Bando alla plastica monouso: l'Ue fa un primo importante passo (𝘮𝘢 𝘪𝘯 𝘐𝘵𝘢𝘭𝘪𝘢 𝘨𝘭𝘪 𝘪𝘯𝘥𝘶𝘴𝘵𝘳𝘪𝘢𝘭𝘪 𝘥𝘦𝘭 𝘴𝘦𝘵𝘵𝘰𝘳𝘦 𝘯𝘰𝘯 𝘤𝘪 𝘴𝘵𝘢𝘯𝘯𝘰!!)

Per difendere l’ambiente e in particolare gli oceani l’uso della plastica va ridotto e va eliminato l’utilizzo dei prodotti usa e getta.

Il voto del Parlamento europeo per la messa al bando della plastica monouso è un primo e importantissimo passo per cercare di arginare gli effetti di un materiale che è diventato il killer dei mari: l’usa e getta di plastica rappresenta oltre il 50% del marine litter (si arriva al 70% se si includono anche gli attrezzi da pesca). Il voto del Parlamento europeo a stragrande maggioranza invita a perfezionare al più presto il percorso che porterà all'entrata in vigore della Direttiva e quindi il WWF chiede al Consiglio dei ministri dell'Ambiente europei e alla Commissione di concludere i passaggi necessari a breve e sicuramente entro l’anno.
Il testo che ha avuto il parere favorevole del Parlamento europeo prevede il divieto di utilizzo dal 2021 di prodotti usa e getta come posate, piatti, bastoncini cotonati, mescolatori per bevande e aste dei palloncini. La direttiva che ora dovrà passare al vaglio del Consiglio introduce inoltre un contenuto minimo di materiale riciclato nelle bottiglie di plastica, almeno il 35% entro il 2025: una norma, questa che favorisce la raccolta differenziata. Inoltre il Parlamento europeo ha esteso il divieto anche ai prodotti di plastica oxodegradabile, ai contenitori per cibo da asporto in polistirene espanso e ai sacchetti di plastica in materiale ultraleggero, ad eccezione di quelli che svolgono una funzione igienica.
Si propongono, inoltre, obiettivi nazionali del 50% entro il 2025 e dell’80% entro il 2030 per la riduzione del contenuto di plastica dei  filtri delle sigarette (rifiuto più comune e abbondante sulle spiagge europee).
Inoltre entro il 2030 una raccolta di almeno il 50% degli attrezzi da pesca abbandonati in mare e riciclarne almeno il 15% entro il 2025.
Ci auguriamo, infine, che la “stretta dell’Europa” non si limiti solo alla plastica ma anche alla cultura dell’usa e getta, visto che viviamo in un Pianeta con risorse limitate. Per questo appare come una occasione persa la mancata indicazione nell’etichetta della qualità di “prodotto uso e getta” in modo da consentire una scelta responsabile del consumatore.
Ad oggi sono più di 550.000 i cittadini italiani che hanno firmato la petizione del WWF  dove si  chiede al governo di combattere l’inquinamento da plastica e di fare pressione sull’Europa per il bando della plastica monouso. Il loro sostegno è stato premiato, ma ci sono ancora molti passi da compiere per contrastare l’highlander dei mari, la plastica, cominciando, ad esempio, con la messa al bando delle microplastiche in tutti i prodotti. Le ultime evidenze scientifiche hanno, infatti, riscontrato livelli di inquinamento da plastica anche nel corpo umano, un dato che deve spingerci ad accelerare la lotta all’inquinamento da plastica.
Dal punto di vista normativo l’Italia vantare una indiscussa leadership, essendo stato il primo a mettere al bando gli shopper di plastica, i cotton fioc e le microplastiche nei cosmetici, misure riprese nella proposta di direttiva europea. Speriamo ora che l’Italia non solo mantenga questa leadership e il suo impegno nel contrastare la plastica “inutile” e dannosa ma che anticipi i tempi dell’Europa con provvedimenti sempre più coraggiosi.



DAL FQ: Dal 3 luglio al bando la plastica monouso. L’Italia protesta contro le linee guida Ue. Cingolani: “Va bene solo riciclabile? Assurdo” Tra un mese entra in vigore la direttiva europea recepita dall'Italia ad aprile ad amplissima maggioranza in Senato. Ma tra Roma e Bruxelles è iniziato un braccio di ferro sull'inserimento nel bando anche della carta rafforzata da veli di plastica e delle plastiche cosiddette oxodegradabili (cioè non pienamente biodegradabili". Giorgetti: "La transizione ecologica? Serve una riflessione più approfondita, stop ad approccio ideologico che fanno morti e feriti". Stesso concetto espresso, nello stesso giorno, da Bonomi (Confindustria)......https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/06/01/dal-3-luglio-al-bando-la-plastica-monouso-litalia-protesta-contro-le-linee-guida-ue-cingolani-va-bene-solo-riciclabile-assurdo/6217023/?fbclid=IwAR3JXe7k7pF31XYNcVfimYIJxoqh_qbjezhtDCqfOlJIBLPL4VoE_nGEttc

mercoledì 23 dicembre 2020

“A chi fa gola Firenze” di Antonio Fiorentino, è uscito il nuovo ebook perUnaltracittà

Questo articolo è stato pubblicato per la prima volta su La Città invisibile, rivista del laboratorio politico perUnaltracittà – Firenze, a questo indirizzo [https://www.perunaltracitta.org/2020/12/22/a-chi-fa-gola-firenze-di-antonio-fiorentino-e-uscito-il-nuovo-ebook-perunaltracitta/] con licenza BY-NC-SA 3.0.

DI  · 22 DICEMBRE 2020

“A chi fa gola Firenze” è un’inchiesta (prefazione di Lucia Tozzi) che indaga e rende trasparente quel mondo costituito da società multinazionali, holding finanziarie e immobiliari, fondi pensione, banche e assicurazioni, società di intermediazione, nelle cui mani sono state consegnate le chiavi della comunità urbana, in assenza di una qualsivoglia forma di politica pubblica delle trasformazioni urbane capace di difendere gli interessi collettivi.

L’inchiesta è stata curata da Antonio Fiorentino, architetto che vive e lavora tra Pistoia e Firenze dove rischia la pelle girando in bici tra bus, auto e cantieri. Attivo in perUnaltracittà, dove è impegnato nel Gruppo urbanistica, è tra i fondatori de La Città Invisibile. Il libro è scaricabile gratuitamente in formato pdf, mobi, epub nella Biblioteca di perUnaltracittà.

Le logiche degli investimenti di cui si dà conto in “A chi fa gola Firenze” sono quelle dello sfruttamento neocoloniale: accaparramento e banalizzazione delle ricchezze storiche collettive, dell’anima sociale dei luoghi e dell’ambiente di vita degli abitanti, in cambio di una illusoria partecipazione al banchetto dello sviluppo e della modernità. Ad essere colpiti i diritti di chi abita, vive e lavora a Firenze, tramite la trasformazione e lo svilimento di alcuni dei pezzi più pregiati della città tra cui l’Ospedale militare, la Manifattura Tabacchi, il Teatro Comunale, il Monte dei Pegni, la sede della Cassa di Risparmio.

FONTE: https://www.perunaltracitta.org/2020/12/22/a-chi-fa-gola-firenze-di-antonio-fiorentino-e-uscito-il-nuovo-ebook-perunaltracitta/

martedì 22 dicembre 2020

Recovery Fund: una ricca torta per Firenze e la Toscana?

Questo articolo è stato pubblicato per la prima volta su La Città invisibile, rivista del laboratorio politico perUnaltracittà – Firenze, a questo indirizzo [https://www.perunaltracitta.org/2020/12/18/recovery-fund-una-ricca-torta-per-firenze-e-la-toscana/] con licenza BY-NC-SA 3.0.

Di Maurizio Da RE:

Se a Roma partiti e ministri litigano per gestire e spartirsi la torta dei 209 miliardi del Recovery Fund, a Firenze e in Toscana è ancora agli inizi la disputa sui 12-15 miliardi della possibile “quota parte” regionale.

In Toscana non c’è stato ancora un dibattito pubblico né fra i vari livelli istituzionali (Regione, Province, Città Metropolitana e Comuni) sulla presentazione e scelta di progetti, che sarebbero strategici per un’occasione che in tanti definiscono unica e storica per la sua rilevanza economica e politica.

Eppure i “lavori” sono in corso da mesi su progetti soprattutto legati a infrastrutture varie, con identità di vedute e di interessi fra la parte politica e quella imprenditoriale, come dimostrano alcune recenti interviste rilasciate dal presidente della Regione Giani e dal presidente di Confindustria Toscana Bigazzi (Repubblica del 7 e 8 dicembre) e altre meno recenti dal sindaco Nardella. “È una sfida gigantesca…ci lavoro notte e giorno, abbiamo progetti già definitivi, altri su cui siamo avanti” dice Giani, mentre Bigazzi aggiunge che con la Regione “il confronto c’è, è in corso, ci sono tanti tavoli aperti perché c’è la sfida del Recovery Fund… perché siamo di fronte ad una mole di fondi pubblici mai vista da gestire”.

Nardella, già a settembre (Sole 24ore 3.9.2020) lasciava trapelare che “Firenze già da settimane ha messo in fila i progetti da inserire nel Recovery plan, in tutto 120, grandi e piccoli, a diversi stadi di avanzamento, che valgono complessivamente 2,5 miliardi”.

Le priorità toscane sono “infrastrutture, svolta green, dissesto idrogeologico, formazione, imprese, digitale” secondo Giani, che precisa per le infrastrutture di mobilità “ci sono nodi nazionali, va capito se per sottoattraversamento Tav e stazione Foster saranno impiegate risorse del Recovery, che potrebbero entrare in quota parte sulla Toscana”; e aggiunge: “intendiamo proporre decine di interventi ferroviari e stradali… e per cura del ferro e tramvie, penso a tre grandi opere per la Piana fiorentina: le linee per Sesto e Campi e la Peretola-Pecci a Prato, complessivamente 800 milioni”. E le priorità del confindustriale Bigazzi? “Infrastrutture materiali e immateriali, come dice lo stesso Giani … l’elenco del presidente è il nostro”.

Nardella ragiona anche come sindaco della Città Metropolitana, come possibile altro tavolo istituzionale per ulteriori finanziamenti, tanto che “abbiamo immaginato il massimo possibile”, con in primo piano le nuove linee del tram, anche senza pianificazione della mobilità, ma condivise pure da Giani e Bigazzi, e un ‘tubone”, un’autostrada dell’acqua, per collegare Prato col lago di Bilancino, in Mugello.

I progetti e i desiderata di Giani e Nardella (e di Bigazzi) dovranno comunque rientrare nella spartizione e gestione politica nazionale delle priorità del Governo. Certo è che, se i fondi del Recovery Fund, come ha scritto Marco Bersani di Attac Italia (Gli avvoltoi del Recovery Fund ), “dovrebbero servire ad un radicale cambio di rotta, provando a costruire, con tutti gli attori sociali, un grande piano di conversione ecologica, sociale e culturale, che metta al centro l’abbandono del modello liberista e la costruzione di una società della cura, di sé, dell’altr*, del pianeta e delle future generazioni”, si è già persa la direzione giusta.

*Maurizio Da Re

FONTE: https://www.perunaltracitta.org/2020/12/18/recovery-fund-una-ricca-torta-per-firenze-e-la-toscana/ 

Maurizio Da Re

Maurizio Da Re

Maurizio Da Re, attivista ambientalista critico e resistente, portavoce del Comitato pendolari Valdarno Direttissima. Ha ripreso ad occuparsi da volontario di trasporti, mobilità e territorio. Ha curato il libro "Cambiamenti climatici e il movimento di Greta Thunberg".

 

giovedì 10 dicembre 2020

di Maurizio Da Re: Le sorprese del project financing della tramvia Firenze-Bagno a Ripoli: ecco chi paga

Questo articolo è stato pubblicato per la prima volta su La Città invisibile, rivista del laboratorio politico perUnaltracittà – Firenze, a questo indirizzo [https://www.perunaltracitta.org/2020/12/06/le-sorprese-del-project-financing-della-tramvia-firenze-bagno-a-ripoli-ecco-chi-paga/] con licenza BY-NC-SA 3.0.

I sorprendenti costi pubblici del project financing delle tramvie di Firenze sono emersi dal webinar sulla mobilità del Gruppo Mobilità Sostenibile del 28 novembre scorso. Si tratta di costi e dati, sconosciuti ai più nei particolari, che si rilevano da delibere approvate recentemente dal Consiglio Comunale fiorentino e che lasciano perplessi sui grandi investimenti pubblici rispetto a quelli privati per un project financing o finanza di progetto.

Il caso sollevato è quello della tramvia piazza Libertà-Bagno a Ripoli, di cui sarebbe prevista la conclusione della progettazione esecutiva entro la prossima estate con inizio dei lavori entro il 2021.

Senza entrare nel merito del progetto stesso sorprende che, dell’investimento complessivo previsto, circa 298 milioni di euro, solo una minima parte, circa 15 milioni, sia a carico dei privati, mentre tutto il resto è a carico del pubblico.

Dai documenti allegati a due recenti delibere di bilancio del Comune (n.39 del 12.10.2020 e n.47 del 30.11.2020) si legge infatti che le fonti di finanziamento dallo Stato sono passate da 154,7 a 200,6 milioni di euro, dalla UE arrivano 80 milioni e 2,5 milioni dalla Regione, mentre la quota parte del concessionario Tram spa è passata da 61,9 a 16 e infine a 15,3 milioni di euro. Ovviamente gli stanziamenti sono slittati dal 2020 al 2021.

Da ricordare anche i finanziamenti al 2021 per la linea 4 della tramvia Leopolda-Piagge per 145,7 milioni di euro pubblici, tramvia che, paradossalmente, sostituirebbe i binari dell’attuale linea ferroviaria.

Riguardo ai finanziamenti dello Stato (Ministero dei Trasporti) per la tramvia Libertà-Bagno a Ripoli, val la pena ricordare che i finanziamenti, 200 milioni, erano legati all’adozione del PUMS (Piano Urbano della Mobilità Sostenibile) entro il termine del 4 agosto 2019, dettato dall’Addendum del MIT del 9/10/2018: Il Comune di Firenze ha approvato solo il “Primo Rapporto PUMS – Quadro conoscitivo, strategie e obiettivi”, con delibera di giunta n. 811 del 28/12/2018, prevedendo (e poi mancando) la redazione e approvazione del PUMS entro luglio 2019, mentre la Città Metropolitana ha adottato la proposta di PUMS, con atto del Sindaco N.33 del 01/08/2019 (appena in tempo per la scadenza del 4 agosto), ma senza ancora l’approvazione con le controdeduzioni alle osservazioni dei cittadini, che sono scadute come tempi di presentazione oltre un anno fa, il 20/11/2019.

Viene perciò da sorridere alle parole del sindaco Nardella che, intervistato da Repubblica il 9 aprile 2020 in piena pandemia, affermava riguardo alle tramvie, che “Ora cambia il mondo e dovremo ridiscutere tutto”. Invece l’amministrazione comunale sta andando a diritto con i finanziamenti e i progetti delle tramvie previste, senza effettuare una pianificazione della mobilità anche con una valutazione dell’impatto della pandemia, facendo solo slittare i tempi previsti per la loro progettazione e realizzazione.

Lasciano perplessi altre dichiarazioni del sindaco Nardella che, per vantare una presunta “Firenze green”, insieme al presidente Giani (vedi intervista su Repubblica del 7 dicembre 2020), avrebbe già proposto al Governo di ricorrere al Recovery Fund per finanziare altre linee tram, in particolare per Sesto, Campi e Prato, estendendo il “vecchio” project financing di Tram di Firenze SpA e azzerando la quota di finanza privata, con la completa copertura dell’investimento con soldi pubblici.

I soldi del Recovery Plan, per la eventuale parte riguardante Firenze e la Piana, potrebbero quindi essere utilizzati da Nardella e Giani per finanziare nuove tranvie. Ma sia la scelta delle linee tramviarie, che i consistenti finanziamenti avvengono senza alcun dibattito pubblico e pianificazione della mobilità.

*Maurizio Da Re

FONTE https://www.perunaltracitta.org/2020/12/06/le-sorprese-del-project-financing-della-tramvia-firenze-bagno-a-ripoli-ecco-chi-paga/ 

Maurizio Da Re

Maurizio Da Re

Maurizio Da Re, attivista ambientalista critico e resistente, portavoce del Comitato pendolari Valdarno Direttissima. Ha ripreso ad occuparsi da volontario di trasporti, mobilità e territorio. Ha curato il libro "Cambiamenti climatici e il movimento di Greta Thunberg".