Riportiamo un articolo sulla Discarica di PODERE ROTA pubblicato sul blog di VALDISIEVE IN TRANSIZIONE a questo link: https://valdisieveintransizione.org/notizia/podere-rota/
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un articolo di Catia Pratesi, illustrazione di Anna delle Rose
La
gestione dei Rifiuti non deve iniziare dall’ampliamento di una discarica
arrivata dopo 30 anni di attività, a fine vita!
La Discarica Podere Rota di Terranuova Bracciolini (di
CSAI), attiva ormai da 30 anni, ha subito nel tempo vari ampliamenti. È stata
di supporto sia alla provincia di Firenze (Valdisieve compresa) sia alla
Campania durante l’emergenza-rifiuti. I volumi attuali sono in esaurimento e se
ne prevede la chiusura a fine 2021. La discarica fa parte di una più ampia area
tecnologica in cui sono insediati anche un impianto di trattamento di rifiuti
Urbani Indifferenziati (TMB) ed un impianto di compostaggio (impianti non di
proprietà di CSAI).
Chiunque sia mai passato dall’Autostrada A1, in zona
San Giovanni, avrà potuto notarla dato il cattivo odore che quasi ogni giorno
permea la zona. Gli abitanti sono esausti e ora c’è il rischio che venga di
nuovo ampliata andando ad occupare una nuova zona ancora verde (una parte
agricola e forse anche una boschiva come si intuisce dal contributo della
Direzione Agricoltura e Sviluppo della Regione Toscana), con la richiesta
inoltre di sopraelevare i cumuli attuali (chi è della zona aprendo le finestre
già vede i cumuli coperti da teli bianchi che ora potrebbero essere
ulteriormente alzati!).
Leggiamo in un articolo di ARPAT del 2013 che
le fonti odorigene, di cui si parla nell’articolo, sembravano provenire proprio
dai cumuli in quota non dotati di barriere. E che anche una volta “sbassati” i
problemi permanevano vista la persistenza delle segnalazioni.
Nel 2013 si chiese di sbassarli, ora, nella richiesta
di autorizzazione corrente, si chiede di alzarli. A quanto pare l’esperienza
non insegna proprio niente. Il rischio è quello di peggiorare ulteriormente la
situazione attuale, assai compromessa (e le dichiarazioni di Arpat ne sono la
prova).
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Nell’immagine sopra, l’area della discarica vista da Google Maps. Nel cerchio rosso la zona a rischio ampliamento.
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L’iter per richiedere le autorizzazioni del caso alla
Regione Toscana, è partito ad Ottobre 2020 (la documentazione a riguardo la trovate sul
sito della Regione QUI).
Nel frattempo è stata attivata anche l’Inchiesta
pubblica che si è conclusa il
16 maggio con l’ultima audizione generale. Ne emergerà un REPORT che riporterà
le sintesi degli interventi e che dovrebbe servire alla Regione Toscana quale
ulteriore contributo per decidere se approvare o meno il procedimento di
ampliamento (alcuni interventi dell’ultima audizione generale li trovate
pubblicati a questo link).
Molti i comuni del Valdarno che hanno espresso parere
contrario insieme a gruppi politici associazioni, comitati e movimenti.
Bisogna però che anche i cittadini si facciano sentire per impedire che la
discarica sia ampliata per poi essere utilizzata, tra l’altro (cosa di non poco
conto!) quasi esclusivamente per i RIFIUTI SPECIALI - NON
PERICOLOSI (RS-NP). Infatti fino ad ora i rifiuti conferiti erano per
due terzi circa di derivazione Urbana (o assimilati), l’altro terzo, Rifiuti
Speciali-non pericolosi (RS-NP).
Occorrerà porre attenzione anche alla questione della presunta non
pericolosità di questi rifiuti (visti i tanti “codici a specchio” di cui si
richiede l’autorizzazione). Perchè per stabilire se siano o no pericolosi,
serve determinare di volta in volta la loro composizione e ricercare
se il rifiuto in questione contenga una o più sostanze pericolose onde
stabilire in modo certo e inequivocabile se tale rifiuto presenti
caratteristiche di pericolo o meno e quindi essere classificato correttamente.
Un lavoro enorme insomma (i cui costi gravano o sul produttore o sul
destinatario - in questo caso il gestore della discarica).
C’è un’altra considerazione da tener presente: i
Rifiuti Speciali, a differenza degli Urbani, per legge possono andare anche
fuori Regione e, per gestirli, recuperarli e smaltirli, ci si può rivolgere al LIBERO
MERCATO ovvero alle aziende che si occupano specificamente di questo (molte
rintracciabili anche sul sito regionale SIRA). Inoltre, non si capisce bene perché si dovrebbe
preferire lo “smaltimento” invece dell’ulteriore recupero dei vari
materiali che compongono i rifiuti di cui si richiede l’autorizzazione.
Precisiamo che, secondo la gerarchia europea dei
rifiuti, si veda la piramide rovesciata nell’immagine, lo
smaltimento è ritenuto l’ULTIMO anello a cui fare riferimento, preferendo
prioritariamente tutti gli altri metodi (prevenzione, preparazione,
riciclaggio, recupero di altro tipo) per garantire appunto il riciclo ottimale
dei materiali recuperabili.
Ma non è tutto, dal “Rapporto Rifiuti Speciali Edizione
2020” di ISPRA, si evince che in Toscana vi siano già ben 15 discariche
per RS-NP.
Perché
quindi insistere nell’ampliamento di Podere Rota che era ad un passo dalla sua
chiusura e dalla sua bonifica?
Se la Regione Toscana autorizzerà questo progetto, i
cittadini, che tanto hanno sopportato negli anni, non vedranno MAI uno
spiraglio di luce perché ogni volta che si arriverà vicini alla chiusura, con
qualche espediente, si potrà chiedere un’ulteriore proroga per aumentare i
volumi sia sugli attuali cumuli che su nuovo suolo (proprio come potrebbe
accadere in questo caso).
Di rilievo le recenti dichiarazioni dell’Assessore
all’Ambiente della Regione Toscana, Monia Monni, sulla revisione del
Piano Regionale dei Rifiuti che pare sarà strutturato per favorire la
sostenibilità ambientale e l’economia circolare, anche per quanto riguarda
la futura gestione degli scarti industriali (soprattutto dopo il blitz contro la ‘ndrangheta toscana che ha portato a 23
arresti per rifiuti tossici, delle concerie di Santa Croce sull’Arno,
“smaltiti” sembra per fare fondi stradali; nello stesso filone di inchiesta si
aggiunge il recente coinvolgimento di ALIA per illeciti ambientali con 33 indagati tra ex e
attuali dirigenti e avvisi di garanzia).
Secondo Monni infatti: <<La strategia "è chiara": RIDURRE la
produzione dei rifiuti, incentivare il RIUSO, centrare gli obiettivi
comunitari di RICICLO di materia (55% nel 2025 e 60% nel 2030) e
"colmare il gap impiantistico assicurando il sempre minor ricorso alle
discariche". La Toscana dice definitivamente addio agli impianti di
termovalorizzazione […]>>.
Anche in base a queste dichiarazioni ci si chiede come
si potrà autorizzare l’ampliamento proprio della discarica di Podere Rota,
visto che sia nel “vecchio” Piano Regionale che nel nuovo (stando alle
dichiarazioni sopra), non si ritiene necessaria la realizzazione di nuove
discariche né la realizzazione di ampliamenti rispetto alle
disponibilità esistenti, e che le discariche in esaurimento non sarebbero
state oggetto di ulteriori ampliamenti (cfr pag. 93 del PRB punto 2.5
“Sintesi degli obiettivi di recupero e gestione dei
rifiuti urbani per ATO al 2020”)?
Per
questi motivi, invitiamo tutti quanti a sottoscrivere la presente PETIZIONE
per chiedere ai Comuni del Valdarno Aretino e Fiorentino di avviare con gli
Enti preposti gli atti per la chiusura definitiva della Discarica ad
esaurimento dei suoi volumi (ipotizzato alla fine del 2021) e attivare
un percorso di adesione alla rete italiana di Comuni Rifiuti Zero.
http://chng.it/FdDGVyB8