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| Alpi Apuane, marmettola cementata in un corso d’acqua |
L’intervento del Ministero dell’Ambiente.
Il
Ministero dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare – Direzione generale per la Protezione della Natura e del Mare ha chiesto (nota prot. n. 16603 del 27 agosto 2015) alla
Regione Toscana (D.G. Politiche Ambientali, Energia e Cambiamenti Climatici), alle
Province di Lucca e
di Massa-Carrara, al
Parco naturale regionale delle Alpi Apuane, all’
A.R.P.A.T. di intervenire – per gli ambiti di rispettiva competenza – contro “
la situazione di inquinamento dei Fiumi Frigido e Carrione, generato dalla presenza di ‘marmettola’, quale prodotto residuo delle attività estrattive delle diverse cave site nelle Alpi Apuane”, ricordando che
“eventuali
interferenze sullo stato di conservazione dei … siti Natura 2000
risulterebbero … consequenziali ai fenomeni di inquinamento … descritti” in quanto
“è
stato verificato … che i bacini idrografici che convogliano le acque
rispettivamente nel Frigido e nel Carrione sono interessati dalla
presenza di diversi siti della rete Natura 2000”.
Il
Ministero dell’Ambiente chiede anche l’adozione dei necessari
provvedimenti di bonifica ambientale,
“stante che la questione interessa la verifica degli obiettivi qualitativi previsti dalla Direttiva ‘Acque’ 2000/60/CE”.
Il
Ministero dell’Ambiente chiarisce alle
amministrazioni regionali e locali coinvolte che quanto richiesto risulta
“importante anche al fine di evitare un nuovo pre-contenzioso comunitario,
ovvero la chiusura negativa del CHAP(2012)2233 – Cave di marmo attive
nel Parco regionale delle Alpi Apuane (Toscana), già avviato nell’ambito
dell’EU Pilot 6730/14/ENVI”.
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| il Fiume Frigido reso bianco dalla marmettola |
Sono, infatti, già aperte
procedure di indagine da parte della
Commissione europea per la
cattiva attuazione della
normativa comunitaria sulla salvaguardia degli habitat (direttiva n. 92/43/CEE), anche a causa delle
attività estrattive sulle
Alpi Apuane.
Il Ministero dell’Ambiente, infine, segnala al “collega”
Ministero per i Beni e Attività Culturali
l’inquinamento da marmettola per ogni opportuna valutazione in ordine
alla pianificazione paesaggistica e le attività estrattive.
L’azione legale ecologista.
Il
Ministero dell’Ambiente ha risposto rapidamente alla
richiesta di informazioni ambientali e adozione degli opportuni provvedimenti inoltrata (
20 agosto 2015) dall’associazione ecologista
Gruppo d’Intervento Giuridico onlus riguardo i continui eventi di
inquinamento ambientale altamente pregiudizievoli per la salvaguardia dei
Fiumi Carrione e
Frigido e gli habitat naturali connessi derivanti dalla
marmettola (marmo finemente tritato scaricato negli impluvi e corsi d’acqua) causata dall’
attività estrattiva sulle
Alpi Apuane.
Interessati il
Ministero dell’ambiente, la
Regione Toscana, il
Parco naturale regionale delle Alpi Apuane, i nuclei investigativi di Massa e di Lucca del
Corpo forestale dello Stato, i
Carabinieri del N.O.E. di Firenze, nonché le
Procure della Repubblica presso i Tribunali di Massa e di Lucca e le Istituzioni comunitarie (
Commissione europea e
Commissione “petizioni” del Parlamento europeo).
Al centro dell’azione legale ecologista sono i pesanti effetti
dell’inquinamento da marmettola sui corsi d’acqua (i Fiumi Frigido e
Carrione) interessati dagli scarichi derivanti dall’attività cavatoria.
Il report dell’A.R.P.A.T. sull’inquinamento da marmettola.
Ne riferisce ampiamente e approfonditamente la
newsletter dell’
Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale della Toscana (A.R.P.A.T.) n. 168 del 13 agosto 2015 con il
report sulle
“Alpi Apuane e marmettola”. L’A.R.P.A.T. descrive puntualmente quanto accaduto negli ultimi decenni: nella parte alta dei
bacini imbriferi dei
Fiumi Carrione e
Frigido sussistono perlomeno
178 cave, di cui più di
118 attive.
A partire dagli anni ’70 del secolo scorso i
ravaneti,
accumulo di sassi sui pendii costituiti dagli scarti derivanti dal
taglio del marmo a fini commerciali, adibiti a sede stradale, sono stati
irrorati dalla
marmettola, marmo finemente tritato scaricato negli impluvi e corsi d’acqua. La
marmettola, secondo quanto asserito dall’A.R.P.A.T., è
“fortemente inquinante”, contaminata
“da oli e grassi … e da metalli”.
“La
marmettola, per l’ecosistema, è inquinante per l’azione meccanica:
riempie gli interstizi, ed impermealizza le superfici perciò elimina gli
habitat di molte specie animali e vegetali, modifica i naturali
processi di alimentazione della falda, rende più rapido lo scorrimento
superficiale delle acque (in pratica è come se il fondo del fiume fosse
cementato), infiltrata nel reticolo carsico , modifica i percorsi delle
acque sotterranee e può esser causa del disseccamento di alcune sorgenti
e/o del loro intorbidamento”.
Non meno gravi le conseguenze sul litorale: se è vero che
“il
tratto di mare prospiciente la foce del torrente Carrione è da
considerarsi non balneabile perché il torrente sfocia in zona portuale”, le
“Foci del Torrente Frigido e del Fosso Brugiano sono soggette a divieto permanente di balneazione … per motivi igienico-sanitari” perché
“l’ambiente risulta ‘molto inquinato o comunque molto alterato’”.
Le conseguenze in sede europea.
Nel 2014 la
Commissione europea – Direzione generale “Ambiente” ha reso noto di aver aperto la
procedura di indagine EU Pilot 6730/14/ENVI “diretta ad accertare se esista in Italia una prassi di sistematica violazione dell’articolo 6 della direttiva Habitat” a causa di svariate
attività e
progetti realizzati
in assenza di adeguata
procedura di valutazione di incidenza ambientale (V.INC.A.) in aree rientranti in
siti di importanza comunitaria (S.I.C.) e
zone di protezione speciale (Z.P.S.) componenti la
Rete Natura 2000, individuati rispettivamente in base alla
direttiva n. 92/43/CEE sulla salvaguardia degli Habitat naturali e semi-naturali, la fauna, la flora e la
direttiva n. 09/147/CE sulla tutela dell’avifauna selvatica.
Recentemente la
Commissione europea – Direzione generale “Ambiente” ha chiesto alla
Presidenza
del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le Politiche Europee –
Struttura di Missione per le Procedure di Infrazione nuove
informazioni complementari, segnalando ulteriori contestazioni e
indicazioni di attuazione (nota Pres. Cons. Ministri prot.
n. DPE3253 del 27 marzo 2015).
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| Fiume Frigido (dicembre 2013) |
Il
rischio è sempre più l’apertura di una
procedura giudiziaria per
violazione della normativa comunitaria sulla salvaguardia degli Habitat
naturali e semi-naturali, la fauna, la flora (direttiva n. 92/43/CEE)
e, in conseguenza di eventuale
sentenza di condanna da parte della
Corte di Giustizia europea, di una pesante
sanzione pecuniaria a carico dell’
Italia (e per essa alle amministrazioni pubbliche che hanno causato le violazioni), grazie soprattutto a
omissioni o
pressapochismo in materia di
tutela ambientale, nonostante le tante
istanze ecologiste.
La
procedura di infrazione prosegue e si è
arricchita di ulteriori violazioni.
Che cosa accade in questi casi?
Se non viene rispettata la normativa comunitaria, la
Commissione europea – su ricorso o d’ufficio – avvia una
procedura di infrazione (art. 258 Trattato U.E. versione unificata): se lo
Stato membro non si adegua ai
“pareri motivati” comunitari, la
Commissione può inoltrare
ricorso alla
Corte di Giustizia europea, che, in caso di
violazioni del diritto comunitario, dispone
sentenza di
condanna con una
sanzione pecuniaria (oltre alle spese del procedimento) commisurata alla gravità della violazione e al periodo di durata.
Attualmente sono ben
92 le
procedure di infrazione aperte contro l’
Italia dalla
Commissione europea. Di queste addirittura
18 (circa un quinto) riguardano
materie ambientali.
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| Seravezza, la cava delle Cervaiolei da Passo Croce. Il Picco Falcovaia non esiste più |
Si ricorda che le
sanzioni pecuniarie conseguenti a una
condanna al termine di una
procedura di infrazione sono state fissate recentemente dalla
Commissione europea con la
Comunicazione Commissione SEC 2005 (1658): la
sanzione minima per l’
Italia è stata determinata in
9.920.000 euro, mentre la
penalità di mora può oscillare
tra 22.000 e 700.000 euro per ogni giorno di ritardo nel pagamento, in base alla gravità dell’infrazione. Fino a qualche anno fa le
sentenze della
Corte di Giustizia europea
avevano solo valore dichiarativo, cioè contenevano l’affermazione
dell’avvenuta violazione della normativa comunitaria da parte dello
Stato membro, senza ulteriori conseguenze. Ora non più. L’
esecuzione delle
sentenze della
Corte di Giustizia per gli
aspetti pecuniari avviene molto rapidamente: la
Commissione europea decurta direttamente i
trasferimenti finanziari dovuti allo
Stato membro condannato: in
Italia gli
effetti della
sanzione pecuniaria vengono
scaricati sull’
Ente pubblico territoriale o
altra amministrazione pubblica responsabile dell’
illecito comunitario (art. 16
bis della legge n. 11/2005 e s.m.i.).
Ovviamente gli
amministratori e/o
funzionari pubblici che hanno compiuto gli atti che hanno sostanziato l’
illecito comunitario ne possono rispondere in sede di
danno erariale.
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| Alpi Apuane, marmettola in un corso d’acqua |
I procedimenti penali già aperti.
Nel maggio 2015 la
Procura della Repubblica presso il Tribunale di Massa ha aperto un
procedimento penale relativo all’
inquinamento ambientale determinato proprio dagli
scarti delle lavorazioni estrattive. Fra le ipotesi di indagine ci sarebbe anche l’eventuale sussistenza di un nesso di causalità con l’
alluvione che ha colpito la zona di Carrara nell’
autunno 2014.
[1]
L’associazione ecologista
Gruppo d’Intervento Giuridico onlus ritiene che si debba fare la massima chiarezza su tali
fenomeni di inquinamento ambientale e si debbano porre in essere
politiche più determinate ed efficaci per la
salvaguardia dei rilevanti
valori ecologici, naturalistici e paesaggistici delle
Apuane.
Inoltre, Bruxelles è molto più vicina di quanto possiamo pensare.
Il
Governo Renzi, le
Giunte regionali, gli
Enti locali lo capiranno in tempo?
Gruppo d’Intervento Giuridico onlus
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[1] Nel febbraio 2015 la Direzione distrettuale antimafia di Genova
ha chiesto il rinvio a giudizio
di numerose persone accusate dello smaltimento illecito di ben 70 mila
tonnellate di marmettola nelle province di La Spezia e Pisa.
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| Carrara, bacino estrattivo Torano |
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| nota
Ministero dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare – D.G.
Protezione Natura prot. n. 16603 del 27 agosto 2015 (pagina 2) |
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| nota
Ministero dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare – D.G.
Protezione Natura prot. n. 16603 del 27 agosto 2015 (pagina 1) |
(foto F.L., S.D., archivio GrIG)
FONTE ARTICOLO:
http://gruppodinterventogiuridicoweb.com/2015/08/30/il-ministero-dellambiente-interviene-contro-linquinamento-dei-corsi-dacqua-delle-apuane/