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martedì 1 giugno 2021

Biossido di titanio, Ikea Francia ritira la tenda che purifica l’aria (ma in Italia c’è ancora)

1 Giugno 2021
Di
Valentina Corvino per "Il Salvagente"

Fonte: https://ilsalvagente.it/2021/06/01/biossido-di-titanio-ikea-francia-ritira-la-tenda-che-purifica-laria-ma-in-italia-ce-ancora/

Ikea Francia ha ritirato dal mercato le tende Gurnid dopo che le analisi dell’associazione Avicenn ne avevano evidenziato tracce di nanoparticelle di biossido di titanio. Ce ne eravamo già occupati in questo articolo: le tende, sponsorizzate come capaci di purificare l’aria erano risultate contaminate da nanoparticelle di biossido di titanio. Il biossido di titanio è un additivo molto utilizzato in cosmesi e dall’industria alimentare e non solo, come dimostra l’uso nel tessile da parte di Ikea: è uno sbiancante molto apprezzato soprattutto per fini estetici. Se sappiamo con certezza che è un probabile cancerogeno se inalato (ed è il rischio più preoccupante in questo caso), adesso non ci sono più certezze neanche per quanto riguarda l’ingestione. L’Efsa, infatti, da poco ha ritenuto che non è un additivo sicuro.

Al di là di questo, Ikea ha deciso di richiamare dal mercato queste tende: a questa decisione ha contribuito certamente il fatto che nell’ottobre 2020, il laboratorio nazionale di metrologia e prove (LNE) ha confermato che le tende erano effettivamente ricoperte di nanoparticelle di TiO₂.

E in Italia? La domanda sorge spontanea visto chele tende Gurnid sono vendute anche nel nostro paese e, sebbene non ci siano analisi a supporto della presenza di nanoparticelle di biossido di titanio, è lecito pensare che siano ottenute tramite lo stesso trattamento.

Fonte: https://ilsalvagente.it/2021/06/01/biossido-di-titanio-ikea-francia-ritira-la-tenda-che-purifica-laria-ma-in-italia-ce-ancora/

venerdì 5 gennaio 2018

Zerowasteitaly: COMUNICATO stampa sui sacchetti ultraleggeri

Leggete, diffondete, i giochi non sono ancora fatti. No alla plastica ma anche ai "pasticci" innescati dalla lettera del Ministero dell'Ambiente...
VOGLIAMO L'ALTERNATIVA!
Rossano Ercolini, presidente di Zero Waste Italy
_______________________
Sacchetti ultraleggeri: scelte giuste, modalità sbagliate. Il Ministro dell’Ambiente può superare le polemiche di questi giorni in poche ore
Sacchetti ultraleggeri: scelte giuste, modalità sbagliate. Il Ministro dell'Ambiente può superare le polemiche di questi giorni in poche ore

5 gennaio 2018
COMUNICATO STAMPA
Rileviamo anzitutto con soddisfazione come il tema abbia scalato le classifiche degli interessi dell'opinione pubblica. Anche se il dibattito ha sofferto di alcune distorsioni sul merito della Legge e sui suoi effetti, l'attenzione generatasi ha consentito, per una volta, di mettere il tema ambientale e quelli collegati in cima all'agenda politica, stimolando riflessioni da parte dell'opinione pubblica sul problema della plastica, dei danni da essa provocati, della sua prevenzione e delle alternative. Riconosciamo che la Legge intendesse costituire una estensione ai sacchetti ultraleggeri delle previsioni già a suo tempo adottate, e con successo, per gli shopper, allo scopo di:
• estendere i principi di riduzione del ricorso alla plastica tradizionale ad altri ambiti, contigui, di intervento;
• evitare fenomeni di elusione delle precedenti disposizioni, quali l'uso come shopper dei sacchetti in plastica tradizionale, codificati come "per uso interno", allo scopo di aggirare il divieto sugli shopper od eluderne il costo;
• conseguire uniformità di approccio su tutti i sacchetti, ed evitare la contaminazione dei flussi avviati a compostaggio, fenomeno determinato proprio dalla confusione spesso ingenerata nell'utente, tra shopper e sacchetti ultraleggeri.
Come tale, l'intenzione di partenza della Legge, ossia superare l'uso della plastica tradizionale nei sacchetti ultraleggeri per asporto dei generi alimentari, è condivisa e va nella direzione di mettere anche in questo caso (come nel caso degli shopper, in cui l'iniziativa italiana ha poi stimolato l'adozione di disposizioni analoghe da altri Paesi e della Direttiva europea in merito) l'Italia alla testa di un fronte di eliminazione progressiva delle buste in plastica. Ricordiamo che gli shopper di plastica costituiscono uno degli elementi più soggetti a dispersione nell'ambiente con conseguenti danni agli ecosistemi e alle catene alimentari.
Nell'ambito di questa strategia, siamo a favore del rendere evidente il prezzo dell'ultraleggero, cosi come già nel caso degli shopper, proprio per disincentivarne il prelievo, ma è altrettanto evidente, e per noi fondamentale, che una strategia di disincentivazione deve mettere a disposizione l'alternativa, che sia ambientalmente preferibile e dunque economicamente incentivata: anche in questo caso, l'alternativa è la borsa ("sporta") riutilizzabile. Una alternativa pratica, conveniente, ambientalmente sostenibile, che rispetta la gerarchia del riuso come opzione preferibile ed immediatamente adottabile, almeno nel caso di generi alimentari (come è il caso in genere per l'ortofrutta) che non creano, a differenza di carni, pesci, e prodotti caseari molli, problemi di imbrattamento e sgocciolamento.
È qui che è intervenuto l'errore (fondamentale, a nostro avviso) commesso dal Ministero, ossia la lettera alla Grande Distribuzione (GDO) in cui si dichiara che le borse riutilizzabili non possono essere impiegate; rileviamo per inciso che nella Legge, di questo divieto non vi è traccia.
Purtroppo, ed inevitabilmente, questo errore, oltre a determinare un allontanamento dalle finalità stesse della Legge, ha fatto avvertire l'uso del sacchetto biodegradabile come imposizione e balzello, distorcendo il dibattito e deviandolo dal merito ambientale della strategia (superamento della plastica tradizionale) a quello economico: l'imposizione del prezzo esplicito del sacchetto, che doveva funzionare da incentivo all'adozione della alternativa ambientalmente preferibile, nel momento in cui viene impedita tale alternativa, è stato percepito come una vessazione.
Sono a nostro avviso irricevibili le motivazioni di carattere sanitario addotte nella comunicazione del Ministero alla GDO, e nella più recente nota del Ministero della Sanità, di cui abbiamo avuto notizia dai media, se solo si pensa a tutta la filiera di produzione, raccolta, trasporto, distribuzione della ortofrutta: una filiera in cui non è certo il prelievo finale dallo scaffale il momento più delicato. Né possono essere additati come irresponsabili tutti gli altri Paesi dell'Unione Europea (Paesi certo non meno attenti del nostro ai temi della sicurezza alimentare) in cui le borse riutilizzabili sono consentite, ed addirittura promosse, senza incorrere in procedure di infrazione.
Chiediamo dunque al Ministro di tornare, in forma coordinata con gli altri Ministeri, alle previsioni della Legge, revocando la lettera alla GDO.
Se, si procederà in questo modo sarà possibile garantire un vantaggio ambientale, economico e sociale per tutti, consumatori ed esercenti.
Chiediamo contestualmente al Ministero e agli altri soggetti interessati di sviluppare una campagna di informazione sul destino preferenziale dei sacchetti ultraleggeri, laddove acquistati dal consumatore al posto della borsa riutilizzabile. Tale campagna dovrebbe superare molta della confusione che avvertiamo nel dibattito in corso ed andrebbe focalizzata sui comportamenti virtuosi (es. apposizione delle etichette adesive sui manici, onde poterle asportare senza danno al resto del sacchetto) finalizzati a fare reimpiegare successivamente i sacchetti per la raccolta differenziata dell'organico.
Zero Waste Italy


giovedì 16 giugno 2016

Calenda ribadisce no a ratifica parlamentare del CETA. Stop TTIP: “Inaccettabile”

Calenda ribadisce no a ratifica parlamentare del CETA
Durante l'audizione alla Camera dei Deputati, il ministro allo Sviluppo economico ha nuovamente sostenuto la necessità che il CETA, l'accordo con il Canada gemello del TTIP, rimanga un affare tutto europeo. Per la Campagna Stop TTIP è una posizione inaccettabile
COMUNICATO STAMPA - Migliaia di email e di tweet hanno accompagnato l'audizione parlamentare del Ministro per lo Sviluppo Economico Carlo Calenda, andata in scena oggi pomeriggio alla Camera, sulla posizione del Governo italiano su CETA e TTIP, i due trattati commerciali negoziati dalla Commissione Europea rispettivamente con Canada e Stati Uniti.
Il CETA, considerato un precedente del TTIP sia come obiettivi che come profilo, è stato concluso nel settembre 2014 ed è ormai sulla via della ratifica parlamentare. Con una netta inversione di rotta, l'Italia ha scelto di sostenere la posizione della Commissione Europea che vorrebbe escludere i Parlamenti dalla ratifica finale, limitando il processo di approvazione al solo Parlamento Europeo.
Secondo il Ministro Calenda, “per i vantaggi che porterà, il CETA dovrebbe essere concluso nel più breve tempo possibile”, senza che gli Stati membri possano intervenire con un voto a livello nazionale. Posizione non condivisa dalla Campagna Stop TTIP Italia, che ha denunciato le potenziali ricadute negative di una simile deriva. La stessa presidente della Camera, Laura Boldrini, ha accolto e rilanciato la nostra richiesta di ratifica nazionale aprendo una vertenza con il Governo a seguito delle email di appello ricevute dai cittadini.
"Abbiamo scelto di mobilitarci" sottolinea Monica Di Sisto, portavoce della Campagna Stop TTIP Italia, "perché è inaccettabile che venga impedita una discussione aperta e democratica su trattati commerciali come il  CETA che avranno impatti non indifferenti sulla vita di tutti i cittadini. La posizione del Governo italiano forza addirittura gli articoli del Trattato di Lisbona, un deroga che non possiamo ignorare perché potrebbe trasformarsi in un pericoloso precedente in vista di altri negoziati, vedi TTIP".
"Persino il Governo tedesco spinge per una ratifica del Parlamento" chiarisce Elena Mazzoni, del coordinamento nazionale di Stop TTIP Italia, "così come richiesto da altre assemblee legislative, come quella austriaca e ungherese. Al solito il Governo Renzi per bocca del suo Ministro allo Sviluppo Economico si mostra dipendente dalle decisioni della Commissione Europea, rompendo con le posizioni più ragionevoli di altri Paesi membri".
"Due anni di campagna nazionale, collegata con le reti europee e statunitensi, hanno dimostrato come la società civile possa fare la differenza nel rafforzamento dei diritti democratici dei cittadini e delle cittadine" sottolinea Marco Bersani, del coordinamento nazionale di Stop TTIP Italia "pur rimanendo fermamente contrari ai trattati TTIP e CETA, che crediamo vadano bocciati proprio per il loro contenuto e per gli impatti che avranno sul nostro tessuto economico e sociale, riteniamo ineludibile un coinvolgimento del nostro Parlamento su questi temi. Ogni forzatura è un ulteriore strappo della legittimità democratica del nostro Paese".
Campagna Stop TTIP Italia
Twitter – @StopTTIP_Italia

Per interviste
Monica Di Sisto – 335-842.67.52
Elena Mazzoni – 328-131.25.95
Marco Bersani – 329-474.06.20

mercoledì 4 maggio 2016

François Hollande «chiude» al Ttip

di Marco Moussanet04 maggio 2016 

http://www.sokratis.it/
L’ombra del fallimento si allunga sempre più sul Ttip, il Trattato transatlantico di abbattimento delle frontiere commerciali, di liberalizzazione degli scambi e di apertura dei rispettivi mercati che Europa e Stati Uniti stanno negoziando dalla metà del 2013. E che secondo uno studio del Centre for economic policy research di Londra potrebbe consentire un incremento di ricavi annui pari a 120 miliardi di dollari per le imprese europee e di 95 miliardi per quelle americane.

In un contesto di crescente diffidenza da parte delle opinioni pubbliche (secondo un sondaggio della fondazione tedesca Bertelsmann il consenso sul Ttip è passato dal 55% al 17% in Germania e dal 53% al 15% negli States), a mettersi di traverso – ufficialmente e nettamente – è soprattutto la Francia. In un crescendo di prese di posizione.

Già a metà aprile il presidente François Hollande aveva espresso tutte le sue perplessità: «Parigi ha fissato le proprie condizioni. Se non ci sarà una totale reciprocità, se non ci sarà sufficiente trasparenza, se ci sarà un pericolo per gli agricoltori, se gli europei non avranno libero accesso alle gare pubbliche mentre gli Stati Uniti potranno avere accesso a tutto in Europa, allora non lo accetterò».

Una settimana dopo era stato il premier Manuel Valls a esprimere «inquietudine per l’andamento del negoziato» e ribadire che la Francia era pronta a dire «no» all’accordo.

Lunedì scorso è sceso in campo il ministro al Commercio estero Matthias Fekl, figura emergente del partito socialista e responsabile del dossier: «L’Europa propone molto e riceve molto poco in cambio. Questo non è accettabile. Alla luce dell’atteggiamento attuale degli Stati Uniti, mi sembra che lo stop alle trattative sia l’opzione più probabile». E ieri Hollande ha chiuso in bellezza: «Allo stato attuale del confronto, la Francia dice di no all’intesa. Perché non siamo per un sistema di libero scambio senza regole. Non accetteremo mai che vengano messi in discussione i principi essenziali della nostra agricoltura, della nostra cultura.

E ieri Hollande ha chiuso in bellezza: «Allo stato attuale del confronto, la Francia dice di no all’intesa. Perché non siamo per un sistema di libero scambio senza regole. Non accetteremo mai che vengano messi in discussione i principi essenziali della nostra agricoltura, della nostra cultura. E che non ci sia una totale reciprocità nell’accesso agli appalti pubblici».
Hollande ha scelto con cura la tribuna dalla quale pronunciare quello che assomiglia molto a un “de profundis” per il Trattato: un convegno sulla “sinistra al potere” in occasione degli 80 anni del Fronte popolare. L’opportunità per lanciare, di fatto, la campagna delle presidenziali di maggio 2017.

Al di là degli aspetti di contenuto (sull’apertura delle gare, appunto, sull’inclusione dei servizi finanziari che gli americani non vogliono, sulla tutela delle produzioni alimentari e sulla loro origine, sulla sopravvivenza di alcune barriere doganali, sulla creazione di una Corte sovranazionale per i contenziosi), il negoziato ha ormai assunto una dimensione politica che sembra renderne impossibile una conclusione entro la fine dell’anno (e quindi del mandato del presidente americano, come vorrebbe Barack Obama).

Il 2017 sarà un anno elettorale delicato in Francia e in Germania. E l’impressione è che in nessuno dei due Paesi (le trattative sono condotte dalla Commissione Ue, ma è evidente che senza il via libera di Parigi e Berlino non si andrà da nessuna parte) le classi dirigenti vogliano presentarsi all’appuntamento con un accordo sul quale, a torto o a ragione, aumenta l’ostilità delle opinioni pubbliche. Le quali guardano con sospetto a un negoziato avvolto in un certo alone di mistero sul quale si è fatta poca pedagogia e vedono in un salto di qualità e di dimensione del libero scambio più rischi che opportunità.

Questo è certamente vero in Francia (proprio Fekl avrebbe convinto Hollande che il “no” al Trattato può essere un buon cavallo di battaglia, in nome della protezione degli interessi del Paese, cioè del mai sopito protezionismo). Ma anche in Germania, per quanto ufficialmente Angela Merkel sia favorevole, il leader socialdemocratico Sigmar Gabriel (numero due del Governo e ministro dell’Economia) ha detto che «se gli Stati Uniti non vogliono aprire davvero il loro mercato, noi non abbiamo alcun bisogno di questo accordo commerciale». E persino negli Usa, dove Donald Trump ha già dichiarato tutta la sua ostilità e persino Hillary Clinton non sembra così convinta.

di Marco Moussanet - Il Sole 24 Ore - leggi su http://24o.it/JwLFwY

FONTE: http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2016-05-04/francois-hollande-chiude-ttip-063653.shtml?uuid=ADuckD
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BREAKING! TTIP leaks: Greenpeace Olanda rivela i testi segreti del TTIP

News - 2 maggio, 2016
Avevamo ragione: confermati rischi per clima, ambiente e sicurezza dei consumatori
I cittadini hanno diritto di sapere: Greenpeace Olanda pubblica oggi su www.ttip-leaks.org parte dei testi negoziali del TTIP per garantire la necessaria trasparenza e promuovere un dibattito informato su un trattato che interessa quasi un miliardo di persone, nell’Unione Europea e negli USA. È la prima volta che i cittadini europei possono confrontare le posizioni negoziali dell’UE e degli USA.
Questi documenti svelano che noi e la società civile avevamo ragione a essere preoccupati: con questi negoziati segreti rischiamo di perdere i progressi acquisiti con grandi sacrifici nella tutela ambientale e nella salute pubblica!...................leggi il resto QUI
Bruxelles - Dopo gli scandali sugli innumerevoli casi di elusione e frode fiscale emersi con le rivelazioni di Luxleaks e dei Panama papers, questa volta è il negoziato in corso fra Ue e Usa per il Ttip (Partenariato transatlantico sulla liberalizzazione del commercio e la protezione degli investimenti) che è oggetto di una fuga di notizie e documenti segreti, che saranno pubblicati oggi alla 11 su un sito web della sezione olandese di Greenpeace, con l’hashtag #TTIPleaks..................leggi il resto QUI