VALORIZZARE DIFENDERE SALVAGUARDARE LA VAL DI SIEVE

L' Associazione Valdisieve persegue le finalità di tutelare l'ambiente, il paesaggio, la salute, i beni culturali, il corretto assetto urbanistico, la qualità della vita e la preservazione dei luoghi da ogni forma d'inquinamento, nell'ambito territoriale dei comuni della Valdisieve e limitrofi.

EVENTI 2

  • LABORATORIO RIUSO E RIPARAZIONE A LONDA 

Le attività e aperture del Laboratorio di Riparazione e Riuso di Londa 
sono il mercoledì e il sabato pomeriggio.

CALENDARIO

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venerdì 2 ottobre 2020

Sinistra per Pelago: dopo l'interrogazione in consiglio, altre perplessità sul MOSTRO della Massolina

foto di utente fb

Nei giorni scorsi il gruppo di Sinistra per Pelago ha depositato, in vista del Consiglio comunale del 30/09, una interrogazione all’assessore all’urbanistica del Comune di Pelago sul capannone in costruzione alla Massolina.
L’interrogazione, motivata dalle numerose perplessità e contrarietà rispetto a quest’opera, manifestate dalla popolazione e da noi espresse già in sede di approvazione della variante, verteva su tre aspetti:
1. Qual è il reale utilizzo del capannone?
Come si sa, in occasione della riunione della commissione urbanistica, l’architetto che cura il progetto per conto dell’investitore, aveva esplicitamente detto che il capannone sarebbe stato utilizzato come base logistica per un grosso produttore di vini locale. Nessun produttore ha confermato questa notizia per cui viene meno l’utilità dichiarata in fase di presentazione.
2. Se sia possibile revocare l’autorizzazione alla edificazione del secondo lotto
3. Se sia possibile imporre al costruttore delle opere di mitigazione dell’impatto visivo del capannone che possano “ingentilirne” da subito l’aspetto, anticipando quindi il risultato che dovrà ottenere, fra svariati anni, il bosco la cui piantumazione è prevista intorno a questo edificio.
Nelle giornate di lunedì e martedì sono inoltre apparsi due articoli, sulla Nazione e sul Corriere Fiorentino, che trattavano del capannone oggetto della interrogazione.
Questi articoli riportavano alcune dichiarazioni, attribuite al Sindaco, che abbiamo ritenuto di dover chiarire durante la presentazione della nostra interrogazione, poiché alterano notevolmente gli elementi al contorno di questa vicenda.
  • La ditta De Georgio non è “una tra le principali a livello nazionale” come riportato dai giornali, essendo la 156ª nella classifica delle aziende di autotrasporto italiane (dato Confetra 2016). Oggi, bilanci depositati del 2019, l’intero gruppo fattura alcune decine di milioni di euro, mentre la Savino del Bene, azienda italiana prima per fatturato in Italia, fattura 1,480 miliardi di euro. Questo tanto per inquadrare correttamente le dimensioni dell’investitore.
  • Il permesso a costruire autorizza l’edificazione di due capannoni, in uno dei due articoli si parla di un solo capannone.
  • Nella documentazione fornita dal committente dell’opera per la valutazione di impatto (ndr. verifica di assoggettabilità alla VAS, conclusa con l'esclusione dalla VAS-Valutazione Ambientale Strategica), si dice con estrema chiarezza che gli occupati a regime saranno 25 e non 70 come riportato dall’articolo.
  • Un’altra considerazione è d’obbligo: un centro logistico di 14.000 metri quadrati, 12 metri di altezza utile quanto traffico può generare? Consideriamo che un autotreno caricato con materiale leggero (voluminoso) porta circa 70 metri cubi di materiale e in questo capannone c’è un volume disponibile di 168.000 metri cubi! Nonostante questo, si è accettata la dichiarazione del committente secondo la quale l’incremento di traffico sulle nostre strade sarà di 3/4 autotreni a settimana e 6/7 furgoni al giorno. Quindi i 25 dipendenti dovranno caricare e scaricare 7/8 furgoni al giorno e 3/4 autotreni a settimana? Si torna alla prima domanda della nostra interrogazione all’assessore: cosa faranno in questo centro logistico?
  • Funzionerà veramente come centro logistico, verrà sfruttata a pieno tutta la struttura che stanno edificando? In questo caso il numero riportato nei documenti non è corretto e avremo decine di autotreni e furgoni ogni giorno che percorreranno le strade del nostro territorio, attraversando le aree abitate come Carbonile e S. Ellero, Leccio e Incisa, Vallina e Bagno a Ripoli, le frazioni di Fiesole sulla sponda dell’Arno…. Negli articoli, citando il Sindaco, si dice che il problema del traffico sarà risolto con la costruzione di una rotonda all’immissione della strada d’accesso al capannone. Ma in che modo una rotonda può essere risolutiva per volumi di traffico di questo genere?
  • Sempre nell’articolo si riporta la notizia, sempre attribuita al Sindaco, che la costruzione della rotonda sarà a spese del committente. Purtroppo, non è così: il costo della rotatoria è scomputato dagli oneri che dovranno essere versati dalla società al Comune, quindi realizzata con i soldi che avrebbe dovuto incassare il comune, quindi con i soldi dei cittadini.
  • Ma c’è una domanda alla quale proprio non troviamo risposta: può un’impresa del settore costruire un centro logistico, investendo molti milioni, in mezzo al nulla (né produzioni da cui ritirare materiali ne consumatori a cui consegnare merci), sul fianco di una collina che frana in modo inarrestabile, distante circa 20 km dai caselli autostradali, 20 km di curve, strade strette e code
    ?
Comunque la si giri questa operazione è incomprensibile!
Probabilmente dovremo aspettare l’entrata in attività di questa struttura per capire cosa faranno e come lo faranno; certo è che è inquietante rendersi conto che un ente pubblico che amministra un territorio non ha ritenuto doveroso approfondire questi punti, non facendosi le elementari domande che ci siamo fatti noi. L’unica certezza che rimane è che questo intervento è stato mal valutato, mal gestito su cui nessuno, di chi era deputato a farlo (Regione, Città Metropolitana, Unione dei Comuni, Comune di Pelago), ha speso un po’ di attenzione per comprenderne a fondo il vero impatto.
Cercare di ridurre tutto questo ad una schermaglia paesana su un orribile capannone che deturperà per sempre una porzione importante di territorio è estremamente riduttivo e cercare di acquietare gli animi parlando di assunzioni e rotatorie è un’offesa all’intelligenza delle persone.


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mercoledì 11 aprile 2018

TAV DI FIRENZE, INTERROGAZIONE DI Sì-TOSCANA A SINISTRA SULLO SCAVALCO DI CAMPO DI MARTE E I COLLEGAMENTI SMN-BELFIORE. "LA REGIONE NE SA QUALCOSA O ATTENDE PASSIVA NUOVI ANNUNCI DI FERROVIE?"

sarti_fattoriSì-Toscana a Sinistra ha presentato un’interrogazione per conoscere i dettagli del progetto del cosiddetto scavalco per l’Alta Velocità a Firenze Campo di Marte, e per sapere quali siano le soluzioni ad oggi ipotizzate di collegamento tra Firenze Santa Maria Novella e la nuova stazione di Firenze Belfiore, “ammesso che la Regione sappia fino in fondo di cosa si stia parlando”, commentano i consiglieri Tommaso Fattori e Paolo Sarti. “Per l’ennesima volta -aggiungono Fattori e Sarti- l’idea di una infrastruttura ardita e dagli elevati costi è stata comunicata all’improvviso, alla stampa, a margine di un incontro in cui possiamo immaginare che siano state Ferrovie a far cadere dall’alto la loro decisione su di un’amministrazione regionale sempre più prona e passiva”.

Ad ogni modo -continuano i consiglieri- nel consiglio di domani sapremo da Ceccarelli cosa sa la Regione di questi progetti e a quanto ammontano i costi previsti per il nodo Alta Velocità di Firenze. E vogliamo sapere inoltre: la Giunta regionale è in grado, ad oggi, di affermare, nero su bianco, che l’opera non comporterebbe rilevante rischio di danni per il patrimonio edilizio e monumentale della città di Firenze, e che, qualora questi danni occorressero, si è alla presenza di solide e certificate coperture finanziarie e assicurative?" [ho tolto: o deve aspettare a capo chino...]

Tav a Firenze evoca una tragedia ormai ventennale. Gli ultimi capitoli se li intesta Condotte, con la sua controllata Nodavia: dopo aver portato i libri in tribunale per il concordato preventivo, e l’arresto del presidente Duccio Astaldi, non sta pagando gli stipendi degli operai della Tav, e non si capisce con quale faccia tosta e senso dell’irrealtà adesso si pensi di aggiungere ulteriori infrastrutture ad un insieme di opere che, tra Campo di Marte, Rifredi, Belfiore e Castello, non hanno più né capo né di coda. Ed è anche evidente che Condotte, indebitata per quasi due miliardi a fronte di un patrimonio di 214 milioni di euro, non sarebbe in grado di far fronte a eventuali danni ai palazzi e al tessuto urbano. Del resto, già la Relazione di Gestione, allegata al bilancio 2016 di Nodavia, ammette che le coperture assicurative sarebbero insufficienti per i danni ai palazzi e al tessuto urbano". 

"Per tutti questi motivi, vogliamo sapere -concludono Fattori e Sarti- se finalmente si è intenzionati a prendere in considerazione la sostanziale revisione della gestione nel nodo fiorentino Alta Velocità, valutando soluzioni alternative e una diversa strategia d’investimento per le ferrovie toscane”. 



giovedì 25 luglio 2013

Il mistero dei taroccamenti sugli inquinanti di Lucca, appresi presso AISA di Arezzo

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In una conferenza stampa quasi drammatica, i consiglieri comunali Roberto Barone, Lucio Bianchi, Gianni Mori e Marco Tulli (insieme a Daniele Farsetti nella interrogazione), hanno reso noto di aver ricevuto, da fonte non dichiarata, i verbali e gli atti del processo(procedimento n.4061/08 della Procura presso il Tribunale di Lucca)conclusosi con la condanna dei tecnici dell’inceneritore di Falascaia.
Ciò che ha lasciato esterrefatti, sia i consiglieri che i presenti, è la lettura dei verbali e delle testimonianze rese durante il processo. Uno stralcio di quanto dichiarato dal capo laboratorio e Responsabile Ambiente, sia nel novembre del 2005 che nell’ottobre del 2008, così come risulta dagli atti del processo, lascia senza parole. Appena preso servizio nel gennaio 2002, presso lo stabilimento di Falascaia, il responsabile dello stabilimento gli aveva chiaramente detto che esisteva una MODIFICA al sistema di monitoraggio Emissioni, portata con sé come esperienza da un analogo impianto, il termovalorizzatore dell’AISA di Arezzo e messo in atto da XXXXXX, mediante i quali potevano essere modificati  (riducendoli del 90% circa) i dati delle emissioni misurate al camino, attivabile dai capiturno, mediante una maschera software e tramite la password BOSS. Tutto il sistema di taroccamento era stato preparato ed elaborato ad Arezzo.    
Non si tratta di voci, di parole, di supposizioni, ma degli atti di un processo che si è concluso con le condanne di tutti gli imputati con sentenza passata in giudicato.
Ad Arezzo cosa veramente strana, nessuno era al corrente di quanto stava accadendo a Lucca, come nessuna sapeva delle dichiarazioni rilasciate di fronte al giudice. Ciò che lascia stupiti, ma potremmo non essere al corrente di quanto nel frattempo intervenuto, è perché il tribunale di Lucca non abbia trasmesso alla procura competente le dichiarazione dei testi e degli indagati, e se lo ha fatto, c’è da chiedersi cosa sia accaduto al fascicolo.
Non è difficile immaginare che il software relativo al taroccamento delle rilevazioni, sia stato fatto sparire opportunamente dal sistema di monitoraggio, escludendo così ogni possibile prova della manomissione dei dati degli inquinanti all’inceneritore di San Zeno.  I consiglieri che hanno presentato la documentazione, hanno al contempo predisposto e presentato un esposto alla Procura della Repubblica, così come il sindaco, che intervenuto in Consiglio Comunale, ha dichiarato che avrebbe fatto altrettanto. Ma ormai sarà stato tutto cancellato.
Restano le parole, scritte come sulla pietra sui verbali di un processo…  a farci meditare!
Interrogazione urgente di Sinistra per Arezzo, IdV, Sel e M5S in merito al processo d’incenerimento di rifiuti solidi urbani ed assimilati agli urbani.
L’interrogazione presentata ieri in aula  nasce da un atto giudiziario ricevuto per posta e in forma anonima. Si tratta della sentenza del Tribunale di Lucca del 12/04/2011 con la quale – come ricordano i Consiglieri nell’interrogazione (riproposta integralmente nella nota allegata) – sono state comminate diverse condanne per dolosa alterazione di dati delle emissioni inquinanti in uscita dall’impianto d’incenerimento di Falascaia (Lucca).
La sentenza di condanna definitiva, del 12/4/2011, di funzionari operanti nell’impianto d’incenerimento di Falascaia (Lucca), per grave alterazione dei dati di emissione, pone delle riflessioni nei confronti dell’impianto di San Zeno. Infatti, alcune dichiarazioni (riportate integralmente nell’interrogazione) riferiscono di modifiche del SME (Sistema Monitoraggio Emissioni) attuato a Falascaia, “portato con sé dall’impianto di termovalorizzazione dell’AISA di Arezzo”.
Dopo aver ricostruito la vicenda giudiziaria e dopo aver ribadito che il procedimento penale è stato consegnato alla Procura della Repubblica, i Consiglieri affermano: “non vogliamo fare allarmismi né, tantomeno, creare un parallelismo tra l’inceneritore di Arezzo e quello di Falascaia; abbiamo bisogno di ricevere risposte puntuali alle domande poste nell’interrogazione.  Tra queste, abbiamo anche chiesto al Sindaco se presso l’impianto di San Zeno è installato un rivelatore di radioattività, se esistono campionatori automatici delle diossine e dei furani e se avviene  la misurazione in continuo della concentrazione di mercurio. Purtroppo, la reazione del sindaco in aula non è stata di quelle che ci saremmo dovuto attendere. Pur essendo il primo responsabile della tutela della salute dei cittadini, non è stato in grado di fornire alcun chiarimento, né rassicurazione, andandosi a preoccupare invece della mancata citazione da parte nostra dei nomi inseriti nel verbale della procura! Ma, quello che è più grave, ci ha contestato il fatto che non avremmo dovuto parlarne in aula, ma che avremmo dovuto parlarne con lui in privato. Riteniamo inoltre che sia molto importante che l’Amministrazione intervenga presso il soggetto capofila del progetto Europeo LIFE + al fine di un pieno, effettivo e sostanziale coinvolgimento tecnico/scientifico del dr. Saverio Caini ( epidemiologo scelto dai Cittadini come esperto di parte) comprensivo anche di un minimo riconoscimento economico”.

La conclusione è tutta politica: i Consiglieri rimarcano che la “vicenda Falascaia” contribuisce a smontare la teoria che queste strutture, gli inceneritori appunto, possano essere effettivamente “facilmente sotto controllo”, garantendo i Cittadini in ogni circostanza.
Interrogazione
  1. L'Amministrazione è a conoscenza del Procedimento Penale di cui trattasi, all'interno del quale - in via del tutto incidentale - viene effettuato un “collegamento”  con l'impianto d'incenerimento AISA di Arezzo?
  2. L'amministrazione è a conoscenza o può verificare se tecnici (ingegneri o altri)  nel passato sono transitati prima da AISA e poi occupati a Falascaia?
  3. Quali sono le apparecchiature utilizzate – attualmente, nonché in passato e fino a quale data – da AISA per il sistema S.M.E.?
  4. L'Amministrazione è in possesso o può reperire – esibendoli ai consiglieri – i fogli excel validati da ARPAT relativi ai dati semiorari monitorati dal Sistema di Monitoraggio in continuo alle Emissioni inerenti la linea d'incenerimento di San Zeno, a far data dal 2002?
  5. L'Amministrazione è a conoscenza della mancata installazione e per quale motivo, da parte di AISA, di un rilevatore della radioattività eventualmente presente tra i rifiuti in ingresso all'impianto (prescritto dalla Delibera della GRT n. 272 del 2008)?
  6. L'Amministrazione è a conoscenza del mancato utilizzo e per quale motivo, da parte di AISA, dei campionatori automatici delle diossine e dei furani (prescritti dalla Delibera della GRT n. 272 del 2008 )?
  7. L'Amministrazione è a conoscenza della mancata adozione e per quale motivo, da parte di AISA, di uno strumento per la misurazione in continuo della concentrazione di mercurio nei gas di combustione al camino?
  8. L'Amministrazione non ritiene opportuno – vista la sua adesione al LIFE + - intervenire presso il soggetto capofila del progetto europeo, al fine di un pieno, effettivo e sostanziale coinvolgimento tecnico/scientifico del Dr. Saverio Caini, comprensivo anche di un minimo riconoscimento economico?
 Fanfani: “passerò le carte alla Procura”
“Gli accertamenti sono necessari ma sarebbe stato più opportuno farli prima di lanciare l’allarme”
Se quanto affermato nell’interrogazione si rivelasse corrispondente al vero, saremmo di fronte ad un fatto estremamente grave. E oggi stesso informerò la Procura della Repubblica delle notizie rese note nel corso della seduta del Consiglio comunale. La gravità delle ipotesi è tale che, forse, sarebbe stata necessaria una verifica preliminare a San Zeno. Sulla base di quanto è stato esposto in aula, nessun aretino è tra gli imputati nel processo di Lucca e il collegamento sarebbe rappresentato da alcuni tecnici che avrebbe operato in entrambi gli impianti. Forse non è molto per stabilire un’equazione nei  metodi di gestione dei due impianti. Sarà fatta, comunque, ogni verifica nell’interesse prioritario ed assoluto della salute dei cittadini”.

FONTE: http://www.informarezzo.com/permalink/17163.html



lunedì 3 giugno 2013

Inceneritore Selvapiana: Interrogazione del Gruppo Consiliare INSIEME PER RUFINA

Pubblichiamo l'interrogazione fatta dal gruppo consiliare INSIEME PER RUFINA al Sindaco di Rufina, sulla triste storia di quello che viene definito ampliamento dell'attuale inceneritore (attuale chiuso da quasi 3 anni ........ per "manutenzione straordinaria": E' PROPRIO IL CASO DI CHIAMARLA  STRAORDINARIA, PIU' LUNGA  DI COSì  E  QUANTOMAI  INUTILE, visto che non ci sono manutenzioni funzionali in corso!).


Al Sindaco del Comune di Rufina
Sig. Mauro Pinzani

Al Presidente del Consiglio Comunale
di Rufina Sig.ra Tiziana Baglioni
                                                     
INTERROGAZIONE

CONSIDERANDO CHE

Nello scorso Dicembre l’ATO Toscana Centro ha approvato il nuovo piano economico finanziario per la realizzazione dell’impianto di incenerimento  “I Cipressi” situato in località Selvapiana Rufina (FI). Tale piano ha raddoppiato i costi dell’opera passando dai previsti € 42.000.000,00 a quota € 88.143.586,04 (di cui € 9.487.020,00 di IVA) . Il Comune di Rufina ha preso parte a tale assemblea rappresentato dalla figura del Sindaco o suo delegato che assieme ai rappresentanti degli altri comuni coinvolti ha approvato il suddetto piano economico finanziario.

RILEVANDO CHE

Il sistema di raccolta rifiuti, in questo Comune come in gran parte degli altri Comuni facenti parte di AER, negli ultimi anni è mutato profondamente con l’avvento del porta a porta e della raccolta differenziata.
 Nei nostri territori la raccolta differenziata registra valori medi superiori 60%. In particolare, secondo dati AER dei primi mesi del 2013, Londa differenzia il 70,59% – Rufina 67,43% - Pontassieve 70,28% - San Godenzo 56,23% - Pelago 45,59%. Secondo i dati AER riferiti al III° trimestre 2012 Reggello differenzia il 47,90% - Figline V.no 48,96% – Rignano S.no 48,94% - Incisa V.no 84,09% – Dicomano 48,03%.

CONSIDERANDO CHE

L’impianto “I Cipressi” è attualmente dimensionato per lo smaltimento di 68.000 tonnellate di rifiuto trattato meccanicamente codici CER autorizzati della famiglia 19 . Cifra di rifiuto  che, alla luce della raccolta differenziata virtuosamente svolta dai cittadini, non viene prodotta nei Comuni facenti parte di AER ma si ferma a circa 8.000,00 tonnellate annue di rifiuto indifferenziato , che non può essere inserito nell’impianto i Cipressi, in quanto facente parte dei codici CER 20 .
Pertanto, allo stato attuale, l’impianto di Selvapiana risulta totalmente inutilizzabile per il conferimento dei rifiuti indifferenziati dei comuni facenti parte di AER, almeno che non sia fatto un ulteriore investimento per trattare meccanicamente tali rifiuti , stabilizzarli , e farli diventare rifiuto pretrattato codice 19 .
Occorre sottolineare che l’impianto come oggi dimensionato fa riferimento a stime di rifiuti prodotti prima dell’entrata a regime del sistema di raccolta differenziata.
 Un impianto di incenerimento sovradimensionato rispetto al rifiuto effettivamente smaltito non riesce tecnicamente a raggiungere i benefici della “valorizzazione” lasciando il territorio unicamente vittima dei danni provocati dalla combustione dei materiali.
Vogliamo precisare che in questa interrogazione viene usata volutamente la parola inceneritore in quanto l’impianto come da delibera provinciale verrà autorizzato come D10, pertanto come inceneritore a terra e non come impianto di recupero sia di materia che di energia con codice R1 .

RITENENDO INOLTRE CHE

- la mole dell’impianto “I Cipressi” abbia un notevole impatto visivo nonché un alto impianto ambientale che preoccupa le attività economiche locali, agricole e agrituristiche.
- Inoltre l’impianto, che sarà dimensionato per bruciare 68.000 tonnellate annue quando il territorio non produce rifiuto per l’impianto di incenerimento di Selvapiana , almeno che non vengano fatti ulteriori investimenti per pretrattare il rifiuto indifferenziato , si inserisce in un contesto ambientale di notevole strategicità, andando a interferire con politiche di valorizzazione dell’ambiente come il progetto “Foreste Modello” e la presenza del “Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi”.
-  Inoltre Il contesto territoriale è di grande pregio ambientale e conosciuto nel mondo per la produzione di vini; in particolare dai vigneti dell’area si produce il “Chianti Rufina” e molti sono i nomi eccellenti tra cui la tenuta di Nipozzano dei Marchesi Frescobaldi, la fattoria di Selvapiana in sponda sinistra della Sieve, la Fattoria di Grignano, Spalletti, F.lli Grati; Basciano, Travignoli, Cerreto Libri, numerose le case vinicole e le cantine.
-  Il consorzio del Chianti Rufina comprende circa 850 ettari, con 20 produttori e immette sul mercato circa dai 2,5 milioni ai 3 milioni di bottiglie l’anno.
- Il   paesaggio è dominato dalle colline coperte di olivi, vigneti e boschi.
- Le campagne sono intensamente abitate da secoli e ricche di testimonianze storiche: chiese, castelli, ville signorili, case contadine.
- L'agricoltura produce vino e olio di oliva di alta qualità, e altre specialità della tradizione toscana: formaggi, salumi, frutta, miele, legumi, ecc.
- Tali produzioni potranno risentire in maniera significativa ed in senso negativo delle attività di incenerimento e con esse tutte le attività connesse.
- E’doveroso, infine, ricordare come l’attività terziaria sia una parte molto importante nel contesto economico della valle: numerosissimi sono gli agriturismi e bed&breakfast  che risentirebbero negativamente della realizzazione dell’impianto.

RILEVANDO INOLTRE

Che il tutto è gestito con il meccanismo delle società partecipate, entrando in conflitto con l’art 13 Decreto Legge 223/2006, come convertito in legge 248 del 4 agosto 2006, che recita:
 “ Norme per la riduzione dei costi degli apparati pubblici regionali e locali e a tutela della concorrenza.”
1. Al fine di evitare alterazioni o distorsioni della concorrenza e del mercato e di assicurare la parità degli operatori nel territorio nazionale, le società, a capitale interamente pubblico o misto, costituite o partecipate dalle amministrazioni pubbliche regionali e locali per la produzione di beni e servizi strumentali all'attività di tali enti in funzione della loro attività, con esclusione dei servizi pubblici locali e dei servizi di committenza o delle centrali di committenza apprestati a livello regionale a supporto di enti senza scopo di lucro e di amministrazioni aggiudicatrici di cui all'articolo 3, comma 25, del codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture, di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, nonchè, nei casi consentiti dalla legge, per lo svolgimento esternalizzato di funzioni amministrative di loro competenza, devono operare con gli enti costituenti o partecipanti o affidanti, non possono svolgere prestazioni a favore di altri soggetti pubblici o privati, nè in affidamento diretto nè con gara, e non possono partecipare ad altre società o enti aventi sede nel territorio nazionale. Le società che svolgono l'attività di intermediazione finanziaria prevista dal testo unico di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, sono escluse dal divieto di partecipazione ad altre società o enti.


2. Le società di cui al comma 1 sono ad oggetto sociale esclusivo e non possono agire in violazione delle regole di cui al comma 1.

3. Al fine di assicurare l'effettività delle precedenti disposizioni, le società di cui al comma 1 cessano entro quarantadue mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto le attività non consentite. A tale fine possono cedere, nel rispetto delle procedure ad evidenza pubblica, le attività non consentite a terzi ovvero scorporarle, anche costituendo una separata società. I contratti relativi alle attività non cedute o scorporate ai sensi del periodo precedente perdono efficacia alla scadenza del termine indicato nel primo periodo del presente comma .

4. I contratti conclusi, dopo la data di entrata in vigore del presente decreto, in violazione delle prescrizioni dei commi 1 e 2 sono nulli. Restano validi, fatte salve le prescrizioni di cui al comma 3, i contratti conclusi dopo la data di entrata in vigore del presente decreto, ma in esito a procedure di aggiudicazione bandite prima della predetta data.

Tale norma:
a)      fissa il divieto alle società partecipate dal pubblico di svolgere attività di mercato
b)      prevede che   possono svolgere attività solo ed esclusivamente per i soci pubblici;
c)       stabilisce anche che queste società non possono avere partecipazioni in altre società.

Inoltre, il decreto legge 78 del 31/05/2010 come convertito  in Legge 122/2010, all’ art. 14 comma recita:
32.  …… i comuni con popolazione inferiore a 30.000 abitanti non possono costituire società. Entro il 31 dicembre 2012 i comuni mettono in liquidazione le società già costituite alla data di entrata in vigore del presente decreto, ovvero ne cedono le partecipazioni. Le disposizioni di cui al secondo periodo non si applicano ai comuni con popolazione fino a 30.000 abitanti nel caso in cui le società già costituite: 

a)  abbiano, al 31 dicembre 2012, il bilancio in utile negli ultimi tre esercizi; 
b)  non abbiano subìto, nei precedenti esercizi, riduzioni di capitale conseguenti a perdite di bilancio;
c)  non abbiano subìto, nei precedenti esercizi, perdite di bilancio in conseguenza delle quali il comune sia stato gravato dell’obbligo di procedere al ripiano delle perdite medesime.

Come si vede, è previsto il divieto per i comuni sotto i 30.000 abitanti di avere partecipazioni in società, a meno che non siano “comuni  virtuosi”, col bilancio in utile  negli ultimi tre esercizi, imponendo la liquidazione entro il 31 dic. 2012 per le partecipate esistenti.

INTERROGA IL SINDACO

Per conoscere i motivi per i quali il Comune ha espresso il proprio parere favorevole al suddetto piano,  esplicitando  su quali aspetti il medesimo risulta essere sostenibile economicamente, ambientalmente  e in termini sanitari.

Chiediamo inoltre che vengano esplicitate le valutazioni positive espresse dal Comune di Rufina sulla sostenibilità economica delle tariffe di accesso all’impianto.

Inoltre si chiede quanto questa amministrazione ritiene compatibile l’attività di AER S.p.a. e AER impianti s.r.l. con la L. 233/2006 e la L. 122/2010.


Si richiede di riferire sui presenti quesiti nel prossimo Consiglio Comunale  sia in forma orale che scritta


 RingraziandoVi per la Vs disponibilità


Cordiali saluti 


Rufina, 3 giugno 2013


                                I Consiglieri di INSIEME PER RUFINA
f.to Carlo Fossi
Antonio Polverini
Roberto Boninsegni


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 Link Versione originale: https://docs.google.com/file/d/1BQ0ybEXr2L9q19Kalu4KJS_DBPHDii-Cv_nrMR4sR8TWx3tMW44vJhpTFopn/edit?usp=sharing

Un altro comunicato stampa: 

COMUNICATO STAMPA liste civiche d'opposizione del Valdarno - valdisieve dei comuni di Londa-San Godenzo-Rufina-Pelago-Reggello-Incisa