VALORIZZARE DIFENDERE SALVAGUARDARE LA VAL DI SIEVE

L' Associazione Valdisieve persegue le finalità di tutelare l'ambiente, il paesaggio, la salute, i beni culturali, il corretto assetto urbanistico, la qualità della vita e la preservazione dei luoghi da ogni forma d'inquinamento, nell'ambito territoriale dei comuni della Valdisieve e limitrofi.

EVENTI 2

  • LABORATORIO RIUSO E RIPARAZIONE A LONDA 

Le attività e aperture del Laboratorio di Riparazione e Riuso di Londa 
sono il mercoledì e il sabato pomeriggio.

CALENDARIO

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lunedì 19 gennaio 2026

𝙁𝙐𝙉𝙕𝙄𝙊𝙉𝘼𝙍𝙄 𝘽𝙊𝙉𝙄 𝙑𝙄𝙍𝙄, 𝙎𝙊𝙋𝙍𝙄𝙉𝙏𝙀𝙉𝘿𝙀𝙉𝙕𝘼 𝘼𝙐𝙏𝙀𝙈 𝙈𝘼𝙇𝘼 𝘽𝙀𝙎𝙏𝙄𝘼

FONTE https://italianostrafirenze.wordpress.com/wp-content/uploads/2026/01/cementificiopelago_articoloperfq_claudiocantella.pdf

Palazzina Cementificio
Dopo le tante e sciagurate vicende che hanno martoriato e che stanno continuando a martoriare Firenze negli ultimi tempi - si pensi, solo per citarne alcune di un elenco lunghissimo: all’ex Panificio Militare in Via Mariti, distrutto per far posto a un supermercato che però è crollato in fase di costruzione (facendo peraltro cinque morti); alla ex Succursale FIAT in Viale Belfiore, distrutta per far ospitare al massiccio Social Hub; all’ex Teatro Comunale distrutto (in gran parte) per costruire l’ormai tristemente famoso “Cubo Nero”; alle tante parti interne degli isolati di matrice medievale dell’ex Ospedale Militare in Via San Gallo, distrutte per erigere due massicci “pacchettoni di sigarette” edilizi; allo Stadio Franchi di Pier Luigi Nervi (tutelato culturalmente), fatto oggetto di un'operazione dagli esiti di assai dubbio valore, per il calcio e per la città, - si profila all’orizzonte l’attuazione dell'ennesimo scempio, per responsabilità della pressoché sconosciuta CO.RE.PA.CU. (Commissione Regionale per il Patrimonio Culturale) che opera in Toscana per conto del MiC (Ministero della Cultura). 

È dunque la conferma che, ahimé, la storia e la memoria culturale, per la Soprintendenza di Firenze, non sono un bene da proteggere, conservare e trasmettere. Anzi se ne può fare a meno e pertanto via con decisioni dubbie, che implicano demolizioni e ricostruzioni indiscriminate (e l’UNESCO dove lo mettiamo?). 

È la storia, questa, di un opificio dove dal 1910 si produceva il cemento, a San Francesco di Pelago, accanto Pontassieve, a dodici chilometri da Firenze, contado produttivo della capitale toscana. 
Infatti, a quanto si apprende dagli atti ufficiali consegnati dalla Soprintendenza di Firenze a Italia Nostra (prot. SABAP-FI n. 36030 del 12/12/2025), la CO.RE.PA.CU. della Toscana - composta dall'arch. Antonella Ranaldi (Sop. ABAP Firenze), dall'arch. Valerio Tesi (Sop. ABAP Pisa), dall'arch. Gabriele Nannetti (Sop. ABAP Siena), dalla dott.ssa Angela Acordon (Sop. ABAP Lucca), dal dott. Stefano Casciu (Direzione Regionale Musei) - ha respinto la proposta avanzata dall'arch. Emanuele Masiello, funzionario decano della Soprintendenza di Firenze, di assoggettare a tutela culturale - ai sensi dell'art. 10, comma 3, lettera a) e lettera d) del vigente Codice dei Beni Culturali (D.Lgs. n. 42/2004) - il complesso industriale dismesso ex Monsavano poi ex Italcementi e infine Colacem, nel Comune di Pelago (FI), in quanto da egli ritenuto di interesse "particolarmente importante", sia per la storia della cultura industriale in Toscana e in Italia, sia per l'apporto fornito alla sua edificazione dal noto architetto Gherardo Bosio, autore di molti edifici e piani urbanistici in Albania e in altri Paesi legati all'Italia durante gli anni '30 del Novecento, nonché di tante altre opere in Firenze e dintorni, tra cui la pregevole Club House del Golf dell'Ugolino. 

La proposta dell’arch. Masiello, di per sé doverosa, appare peraltro giusta e motivata anche per l'assenza, sull'area dello stabilimento, di tutele paesaggistiche, la qual cosa espone di fatto il vetusto Cementificio dismesso, di cui sono evidenti i molteplici e documentati pregi, alla pressoché certa e totale demolizione, a meno che il Comune di Pelago non la impedisca con suoi atti. Pertanto, quella assunta dai componenti della CO.RE.PA.CU. è una decisione molto grave, che parrebbe evidenziare l'esistenza di una realtà allucinante, nella quale il massimo organo ministeriale che in Toscana dovrebbe provvedere alla tutela del patrimonio culturale, nei fatti si rende responsabile della sua distruzione. 
Uffici e Silos
Nel verbale della riunione tenutasi il 16/11/2025 (e che si rende pubblico insieme alla presente nota), si legge infatti che “la commissione, all’unanimità (sic!), non ravvede motivi tali da dichiarare di interesse particolarmente importante il bene (sic!) in oggetto, sia considerato lo stato conservativo attuale, sia verificato che il progetto originario del Bosio non risulta riconoscibile, se non in maniera del tutto frammentaria nella Palazzina dirigenziale, presentandosi l’intero complesso fortemente trasformato nello stato attuale”. 
Si tratta però di una motivazione di scarso valore, giacché lo “stato conservativo” non è un dato che solitamente, per dottrina e per prassi, condiziona le valutazioni di interesse culturale anche “particolarmente importante” (come dimostrano le tante altre opere in pessimo stato di conservazione che sono state assoggettate a tutela, tra cui, solo per fare un noto e vicino esempio, lo Stabilimento delle Ceramiche Brunelleschi nel Comune di Pontassieve). Si può peraltro aggiungere che la motivazione della CO.RE.PA.CU. pare avulsa dalla reale conoscenza dei fatti, giacché non è vero che l’apporto progettuale di Bosio sia irriconoscibile, ma è al contrario ben riconoscibile, specie nei silos cementizi che sono ancora oggi visibili, e che identificano anche da lontano l'immagine architettonica del complesso. Parrebbe quindi che i membri della CO.RE.PA.CU. abbiano visionato male (o non abbiano visionato affatto) la documentazione istruttoria, senza darsi nemmeno la briga di compiere i doverosi approfondimenti, prima di emettere il verdetto che condanna di fatto il Cementificio alla sicura demolizione.

Inoltre, si direbbe che sia stata del tutto ignorata la possibilità di recuperare ovvero di rigenerare l'ex Cementificio, destinandolo a nuovi usi mediante adeguati progetti, come è stato chiaramente prospettato nei documenti di supporto alla proposta di dichiarazione di interesse culturale, e come dimostrano le tante valide esperienze compiute in altri contesti italiani e stranieri. 
Insomma, pare che sia del tutto mancata la basilare presa d'atto del valore culturale che l'ex Cementificio indubbiamente possiede, in quanto bene patrimoniale di una comunità che anche intorno al grande stabilimento produttivo, ha costruito gran parte della sua identità storica, nel corso del Novecento. 

Interno cementificio
Risulta infatti evidente che Soprintendenza e CO.RE.PA.CU. non tengono minimamente conto del valore della memoria, anzi la disconoscono, la annullano rendendo possibile la cancellazione di ogni traccia fisica che possa richiamarla. Il che costituisce un fatto scandaloso e avvilente, che non può essere taciuto alla pubblica opinione, sia per auspicare la revoca della decisione assunta dalla CO.RE.PA.CU. sia per richiamare l'attenzione nazionale e mondiale sulla grave situazione d'emergenza che si sta vivendo a Firenze negli ultimi anni, anche a causa dell'operato della locale Soprintendenza che, nei suoi vertici, pare inconscia del danno che sta arrecando all'immagine e al prestigio di una istituzione considerata storicamente benemerita. 

Le istituzioni che avrebbero il compito di tutelare i nostri beni rinunciano a questo scopo primario (ma perché?), non contemplando evidentemente tra i propri compiti l’immateriale memoria a cui attinge la cultura. Eppure, i monumenti che costituiscono il nostro ricco patrimonio storico non sono solo quelli a cui si depongono le corone di fiori ma anche i luoghi che ricordano la vita di donne e uomini, luoghi che trasmettono orgoglio, testimonianze di cultura del lavoro e del sacrificio. 

Claudio Cantella, architetto e urbanista 
Pontassieve, 4 gennaio 2026  
FONTE ARTICOLO: BLOG ITALIA NOSTRA 

venerdì 26 febbraio 2021

Ex cementificio di San Francesco (Pelago). L’intervento di Italia Nostra

Ex cementificio di San Francesco (Pelago). Ascoltare le associazioni e i cittadini per una sua riconversione a centro di servizi culturali, sanitari e sociali, anziché a megastruttura commerciale

di Italia Nostra Onlus - Sezione di Firenze il 

Mentre il Comune di Pelago sta elaborando – insieme con le Amministrazioni Locali confinanti – il Piano Strutturale Intercomunale, Italia Nostra rivolge un caldo appello agli amministratori perché, in questa importante occasione di produzione di una nuova pianificazione territoriale, sia attivata una adeguata politica di partecipazione civica e siano adeguatamente valutate le proposte formulate il 7 agosto 2020, a firma Catia Pratesi, dalle associazioni Valdisieve in Transizione-Vivere in Valdisieve-Associazione Valdisieve. 

Come si legge nell’articolo di Leonardo Bartoletti, Centro Commerciale: il Comune lo vuole ma in duemila sono contro (“La Nazione” del 19 febbraio scorso) e nei commenti di Radiomugello, la popolazione della bassa Valdisieve e del vicino Valdarno si è chiaramente e massicciamente espressa, con oltre 2000 firme, contro nuovi interventi a vantaggio della speculazione, come la ventilata previsione dell’ennesimo grande centro commerciale da collocare nell’area industriale abbandonata: destinato ad aggravare le condizioni di inquinamento e di traffico e a determinare la crisi irreversibile del già gracile sistema dei negozi di vicinato.

Italia Nostra invita gli Amministratori a prendere atto della ragionevolezza delle richieste dei cittadini di considerare, nel nuovo strumento urbanistico, l’esigenza di riconvertire il grande stabilimento dismesso Italcementi – previa sua capillare bonifica – per costruirvi strutture di servizio per la popolazione, a partire da quelle sanitarie (pronto soccorso e ambulatorio), culturali (biblioteca e augurabilmente cinema-teatro) e didattiche e sociali (asilo, centro per anziani), e magari per collocarvi quel “centro per il riciclo” specificamente richiesto dalle associazioni, nella previsione dell’entrata “a pieno titolo nell’era dell’Economia Circolare”.

Firenze, 26 febbraio 2021

FONTE: https://italianostrafirenze.wordpress.com/2021/02/26/ex-cementificio-di-san-francesco-pelago-lintervento-di-italia-nostra/ 

PETIZIONE: https://www.change.org/p/comune-di-pelago-ex-italcementi-basta-con-i-centri-commerciali-salviamo-l-economia-del-territorio?utm_source=share_petition&utm_medium=custom_url&recruited_by_id=c02ce390-45d5-11eb-87c9-6bf91892428e

giovedì 28 gennaio 2021

Un'idea per l'Ex Cementificio e Area Miniera e Cave Monsavano, elaborata dall'Eco Museo della Montagna Fiorentina

Pubblichiamo l'idea dell'Ecomuseo, aggiungendo che oltre ad essere un'ottima idea, c'è da considerare che per la parte ambientale delle cave, della montagna Monsavano ecc, era già stato presentato a suo tempo (2016) un progetto di RECUPERO AMBIENTALE (documenti pesanti da scaricare)......che ben si presterebbe ad appoggiare questa idea.

Vi ricordiamo di condividere e firmare la PETIZIONE A RIGUARDO QUI. Grz

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Il biglietto da visita della Montagna Fiorentina verso Firenze si colloca proprio alla confluenza della Sieve con l’Arno in quella lingua di terra alla base della montagna dove sorge l'ex Cementificio e spicca il Monsavano con le sua cava di estrazione mineraria: un luogo che presenta anche una notevole importanza ecosistemica per la presenza dei due fiumi e la presenza di terrazzamenti olivati e varietà botaniche interessanti come l’abbondante ginestra. La nostra proposta pone una visione diversa sulla gestione dell’area che vada a considerare tutti gli aspetti già presenti, che coinvolga la cittadinanza e coloro che vi hanno lavorato in passato, e che tramite una riqualificazione, adeguamento, bonifica e messa in sicurezza dei vari ambienti e delle strutture esistenti porti alla realizzazione di un Parco Minerario delle Arti Estrattive.

Questo porterebbe un indotto lavorativo sul territorio con una ricaduta economica diretta sulla popolazione locale, oltre che rappresentare un antenna, un punto di riferimento per tutto il territorio dove non c’è niente di simile.

 

Gli scopi principali della nostra proposta si muovono su due livelli:

  • Scopo educativo culturale: tutti siamo più o meno consapevoli dell'importanza per la civiltà moderna del cemento ma poche persone sanno da dove viene, come si fa, i metodi di estrazione e lavorazione, l'impatto ambientale e sociale. La storia del cemento ha radici proprio in Italia con la civiltà Romana e si è evoluta fino ad oggi restando costantemente utilizzato dall’uomo per le sue opere.  Sarebbero coinvolte non solo le scuole dell’obbligo, con percorsi a tema adatti a diverse fasce di età ma anche professionisti, tecnici e studenti universitari allestendo spazi appositi con laboratori e test sui materiali e le sue diverse declinazioni. Un'area espositiva dedicata ai prodotti minerari dai quali si ricavano gli ingredienti per un conglomerato cementizio permetterà di espandere gli argomenti trattati alla particolare condizione geologica della Valdisieve e Valdarno, con tutte le implicazioni didattiche sui movimenti sismici e lo studio degli smottamenti, ma anche sull’importanza di un suolo sano, ricco e vivo in ambito agricolo.
  • Scopo economico e di sviluppo: la realizzazione di un Parco Minerario al posto della miniera significherebbe dotare l'area di una peculiarità, che se giustamente utilizzata, potrà sviluppare un indotto economico importante aumentando la fruizione turistica dell'intera zona, oltre che dare direttamente lavoro a un numero considerevole di operatori addetti alla fruizione, alle attività didattiche, alle visite, alla manutenzione, allo studio ed alla promozione dell’area, alla creazione di eventi su tematiche varie offrendo così lavoro a figure professionali di una ampia gamma di preparazione culturale e specialistica.

Di seguito come proponiamo di realizzare il complesso:

 

L'area dedicata alla lavorazione del materiale ed altri edifici, debitamente attrezzati e adattati in parte all'accoglienza turistica ed in parte alla fruizione e alle visite, potrebbero sia valorizzare la storia dell’estrazione in questi luoghi e di chi ci ha lavorato, sia affrontare le criticità ambientali ed i risvolti negativi per inquinamento, rischi sul lavoro, trasformazione del territorio. Un' Area così strutturata ed organizzata potrà caratterizzare da un punto di vista turistico, socio-culturale e scientifico il territorio divenendo un polo attrattivo importante avendo tutte le caratteristiche necessarie: argomento interessante, raggiungibilità, originalità, facilità di fruizione.

 

Le aree invece destinate alle opere di estrazione vera e propria dovrebbero essere messe in sicurezza e rese visitabili. La particolarità della cava del Monsavano sta sia nella vista mozzafiato delle aree esterne in vetta al promontorio, e già utilizzata da molte persone che utilizzano le viabilità per passeggiate, escursioni, attività sportive, sia la miniera sottostante con il dedalo di caverne e gallerie artificiali create nel ventre del monte che consentono visite dalla grande suggestione, oltre ad essere luoghi di osservazione e di studio per appassionati e scienziati.

Questa nostra idea-proposta si potrà inquadrare nel contesto della legge Legge regionale 25 febbraio 2010, n. 21 Testo unico delle disposizioni in materia di beni, istituti e attività culturali. che delinea le attività ecomuseali, ne definisce gli alti scopi e ne permette il finanziamento.

La parte di azione di ristrutturazione e adeguamento delle strutture esistenti potrebbero essere inseriti

nelle misure di imprenditoria giovanile partecipando a Bandi Contributi a Fondo perduto godendo di

agevolazioni e fideiussioni finalizzate allo sviluppo di imprese e di creazione posti di lavoro che la regione Toscana mette in campo.

Non ultimo parte delle attività di ripristino ambientale della cava e della miniera potrebbero essere

modificate nel senso di un ripristino conservativo finalizzato alla fruizione nell’ottica di un Parco Minerario e Geologico con importante risparmio di risorse economiche altrimenti dedicate a far scomparire la cava e la miniera sottostante.

 

PARCO MINERARIO E DELLE ARTI ESTRATTIVE - POLO INTERNAZIONALE

 

Un centro di questo tipo, che valorizzi le strutture esistenti reimpiegandole come sedi di accoglienza turistica e congressuale, spazi espositivi per le aziende del territorio, ufficio informazioni e prenotazioni turistiche e dei servizi della Montagna Fiorentina, spazi museali e che consentisse l’accesso in sicurezza alle gallerie presenti sotto Monsavano sia per turisti sia per speleologi, visitatori, scuole, ricercatori, diverrebbe un importante Polo Internazionale di attrazione turistica, culturale e sociale, nonché sede per distaccamenti universitari di Geologia, Architettura, Ingegneria, Scienze Forestali... con indotto socio- economico sul territorio notevole ed impiego di numerose categorie professionali anche nuove ed innovative. La vicina Stazione delle Ferrovie di Pontassieve inoltre potrebbe essere messa in collegamento con il sistema ciclopedonale già esistente lungo la Sieve dal lato di Pontassieve.

Dunque l'intera area diventerebbe un “portale di ingresso” a 360°nelle tipicità, bellezze, valenze agricole, forestali, storiche, paesaggistiche e salutari della Montagna Fiorentina e della Val di Sieve viste non più come zone anonime di transito verso il Valdarno, il Casentino il Mugello e verso Firenze e Arezzo ma come luoghi di interesse dove star bene, dove ritrovare eccellenze uniche e dove vivere e lavorare al meglio!


giovedì 24 dicembre 2020

PETIZIONE: Ex-Italcementi, basta con i centri commerciali, salviamo l’economia del territorio.

AIUTATECI A DIVULGARE LA PATIZIONE CHE TROVATE A QUESTO LINK

https://www.change.org/p/comune-di-pelago-ex-italcementi-basta-con-i-centri-commerciali-salviamo-l-economia-del-territorio?utm_source=share_petition&utm_medium=custom_url&recruited_by_id=c02ce390-45d5-11eb-87c9-6bf91892428e

La situazione attuale con la crisi sanitaria ed ecologica in atto ci spinge a ripensare ad un modello di sviluppo che favorisca gli esercizi locali, a minore impatto ambientale e resilienti per le comunità. È chiaro a tutti come la creazione di moltissimi centri commerciali in tutta Europa abbia progressivamente svuotato i centri cittadini, impedendo la sopravvivenza delle economie locali e favorendo invece lo sviluppo di un modello incentrato sul guadagno di pochi e lo sfruttamento di molti.

Ci sono però dei luoghi che ancora resistono, dove la variegata presenza di piccoli esercizi rende la vita migliore e dà lavoro a molte persone, distribuendo la ricchezza senza portare risorse preziose nelle mani di grandi aziende che il più delle volte risiedono dall’altra parte del mondo.

Nell’Unione dei Comuni della Valdisieve, in provincia di Firenze, è in corso di definizione il nuovo Piano Strutturale Intercomunale, uno strumento nuovo che si pone l’obiettivo di tutelare il territorio da uno sfruttamento selvaggio ed insensato salvando questi luoghi caratterizzati da una varietà paesaggistica unica. Ma il tentativo di fare delle operazioni meno sostenibili, prima che venga approvato e che entri in vigore, è visibilmente molto forte.

Nel comune di Pelago, sul territorio limitrofo al centro di Pontassieve, dopo la realizzazione di un centro logistico di 14.000 mq sul fianco di una collina, si stanno facendo delle operazioni che sembrano portare verso la futura costruzione di un nuovo quanto inutile centro commerciale nell’area dell’ex-cementificio Italcementi. La nascita di questa struttura, di dimensioni spropositate rispetto al bacino di utenza, spazzerebbe via l’economia locale dei due paesi, costringendo molti esercizi a chiudere i battenti, lasciando il deserto dove oggi resistono molte attività indipendenti e storiche, già pesantemente danneggiate dalla presenza degli attuali supermercati storici.

Non si tratta solo dei commercianti, ma di tutti i cittadini che vedrebbero il loro territorio svuotato di quei pochi segni di vita che ancora resistono. Le previste compensazioni atte a sanare il sacrificio del territorio non sono sufficienti né adeguate: non ci si deve dimenticare infatti che lo spazio dell’ex cementificio, ha segnato profondamente i nostri luoghi e la nostra storia negli ultimi cento anni, dando sì lavoro e occupazione, ma anche portandosi via vite, sfruttando e inquinando irreparabilmente il territorio.

Riteniamo quindi sia meglio destinarlo ad opere di utilità sociale, culturali, che possano rilanciare l’economia invece che distruggerla: biblioteche, cinema e teatro, spazi per gli artigiani, un centro di riuso e, perché no, un distaccamento di una facoltà universitaria che possa riportare i giovani a conoscere questa meravigliosa parte della Toscana. Questi sono, ovviamente, solo degli esempi; sarebbe necessario iniziare un percorso condiviso per capire, insieme a tutta la popolazione, come utilizzare questa che è una enorme ricchezza, in modo che divenga il centro di un vero, duraturo e sostenibile sviluppo per la Valdisieve.

È importante bloccare questi progetti dannosi, imposti dall'alto e contrari ai principi dello sviluppo sostenibile. Non è solo una lotta locale, ma riguarda tutti. Siamo chiamati a proteggere i territori nella loro diversità, una ricchezza che permea la vita stessa delle persone, salvandoci da un’omologazione economica e disastri ecologici che mettono a rischio la nostra vita ed il futuro dei nostri figli.

Lanciata da 

venerdì 2 ottobre 2020

Sinistra per Pelago: dopo l'interrogazione in consiglio, altre perplessità sul MOSTRO della Massolina

foto di utente fb

Nei giorni scorsi il gruppo di Sinistra per Pelago ha depositato, in vista del Consiglio comunale del 30/09, una interrogazione all’assessore all’urbanistica del Comune di Pelago sul capannone in costruzione alla Massolina.
L’interrogazione, motivata dalle numerose perplessità e contrarietà rispetto a quest’opera, manifestate dalla popolazione e da noi espresse già in sede di approvazione della variante, verteva su tre aspetti:
1. Qual è il reale utilizzo del capannone?
Come si sa, in occasione della riunione della commissione urbanistica, l’architetto che cura il progetto per conto dell’investitore, aveva esplicitamente detto che il capannone sarebbe stato utilizzato come base logistica per un grosso produttore di vini locale. Nessun produttore ha confermato questa notizia per cui viene meno l’utilità dichiarata in fase di presentazione.
2. Se sia possibile revocare l’autorizzazione alla edificazione del secondo lotto
3. Se sia possibile imporre al costruttore delle opere di mitigazione dell’impatto visivo del capannone che possano “ingentilirne” da subito l’aspetto, anticipando quindi il risultato che dovrà ottenere, fra svariati anni, il bosco la cui piantumazione è prevista intorno a questo edificio.
Nelle giornate di lunedì e martedì sono inoltre apparsi due articoli, sulla Nazione e sul Corriere Fiorentino, che trattavano del capannone oggetto della interrogazione.
Questi articoli riportavano alcune dichiarazioni, attribuite al Sindaco, che abbiamo ritenuto di dover chiarire durante la presentazione della nostra interrogazione, poiché alterano notevolmente gli elementi al contorno di questa vicenda.
  • La ditta De Georgio non è “una tra le principali a livello nazionale” come riportato dai giornali, essendo la 156ª nella classifica delle aziende di autotrasporto italiane (dato Confetra 2016). Oggi, bilanci depositati del 2019, l’intero gruppo fattura alcune decine di milioni di euro, mentre la Savino del Bene, azienda italiana prima per fatturato in Italia, fattura 1,480 miliardi di euro. Questo tanto per inquadrare correttamente le dimensioni dell’investitore.
  • Il permesso a costruire autorizza l’edificazione di due capannoni, in uno dei due articoli si parla di un solo capannone.
  • Nella documentazione fornita dal committente dell’opera per la valutazione di impatto (ndr. verifica di assoggettabilità alla VAS, conclusa con l'esclusione dalla VAS-Valutazione Ambientale Strategica), si dice con estrema chiarezza che gli occupati a regime saranno 25 e non 70 come riportato dall’articolo.
  • Un’altra considerazione è d’obbligo: un centro logistico di 14.000 metri quadrati, 12 metri di altezza utile quanto traffico può generare? Consideriamo che un autotreno caricato con materiale leggero (voluminoso) porta circa 70 metri cubi di materiale e in questo capannone c’è un volume disponibile di 168.000 metri cubi! Nonostante questo, si è accettata la dichiarazione del committente secondo la quale l’incremento di traffico sulle nostre strade sarà di 3/4 autotreni a settimana e 6/7 furgoni al giorno. Quindi i 25 dipendenti dovranno caricare e scaricare 7/8 furgoni al giorno e 3/4 autotreni a settimana? Si torna alla prima domanda della nostra interrogazione all’assessore: cosa faranno in questo centro logistico?
  • Funzionerà veramente come centro logistico, verrà sfruttata a pieno tutta la struttura che stanno edificando? In questo caso il numero riportato nei documenti non è corretto e avremo decine di autotreni e furgoni ogni giorno che percorreranno le strade del nostro territorio, attraversando le aree abitate come Carbonile e S. Ellero, Leccio e Incisa, Vallina e Bagno a Ripoli, le frazioni di Fiesole sulla sponda dell’Arno…. Negli articoli, citando il Sindaco, si dice che il problema del traffico sarà risolto con la costruzione di una rotonda all’immissione della strada d’accesso al capannone. Ma in che modo una rotonda può essere risolutiva per volumi di traffico di questo genere?
  • Sempre nell’articolo si riporta la notizia, sempre attribuita al Sindaco, che la costruzione della rotonda sarà a spese del committente. Purtroppo, non è così: il costo della rotatoria è scomputato dagli oneri che dovranno essere versati dalla società al Comune, quindi realizzata con i soldi che avrebbe dovuto incassare il comune, quindi con i soldi dei cittadini.
  • Ma c’è una domanda alla quale proprio non troviamo risposta: può un’impresa del settore costruire un centro logistico, investendo molti milioni, in mezzo al nulla (né produzioni da cui ritirare materiali ne consumatori a cui consegnare merci), sul fianco di una collina che frana in modo inarrestabile, distante circa 20 km dai caselli autostradali, 20 km di curve, strade strette e code
    ?
Comunque la si giri questa operazione è incomprensibile!
Probabilmente dovremo aspettare l’entrata in attività di questa struttura per capire cosa faranno e come lo faranno; certo è che è inquietante rendersi conto che un ente pubblico che amministra un territorio non ha ritenuto doveroso approfondire questi punti, non facendosi le elementari domande che ci siamo fatti noi. L’unica certezza che rimane è che questo intervento è stato mal valutato, mal gestito su cui nessuno, di chi era deputato a farlo (Regione, Città Metropolitana, Unione dei Comuni, Comune di Pelago), ha speso un po’ di attenzione per comprenderne a fondo il vero impatto.
Cercare di ridurre tutto questo ad una schermaglia paesana su un orribile capannone che deturperà per sempre una porzione importante di territorio è estremamente riduttivo e cercare di acquietare gli animi parlando di assunzioni e rotatorie è un’offesa all’intelligenza delle persone.


Pagina fb


martedì 11 agosto 2020

Il Mostro della Massolina - Pelago

In ritardo con VAS (essclusa!) e quant'altro.......non possiamo che prendere atto dello scempio e della bruttaggine che si sta costruendo anche alla Massolina, in quel di Pelago!

In proposito è nata una pagina fb intitolata Il Mostro della Massolina - Pelago. 

Vi invitiamo ad iscrivervi. https://www.facebook.com/Il-Mostro-della-Massolina-Pelago-119937809595914/

Si noti bene che di questi cosi ne sono previsti 2 (questo è il primo).

Chi volesse approfondire QUI  e QUI trovate delle cartelle su drive con un pò di documentazione.

Questo sotto invece ciò che era previsto prima della VARIANTE e ora (dai 5 lotti si è passati a 2).

L'uso degli immobili sarà per la LOGISTICA (la società richiedente è la L.M.R. s.r.l., del gruppo DE GEORGIO GROUP, leader nazionale nel settore della logistica, ha rilevato l’intera area al fine di realizzare un complesso produttivo destinato alla logistica).

Forse rappresenterà un bel problema anche l'aumento del traffico di Tir e camion giganti (che nei do....si minimizza), per le strade sia verso Incisa che verso Firenze, non proprio adatte a questo tipo di mezzi (per non pensare alle problematiche per gli utenti pendolari, in genere, che già sono su queste arterie per spostarsi per lavoro verso Firenze o il Valdarno!!). 

Le sorti dell'area EX Cementificio // lettera congiunta ai sindaci

Spett. Sindaci dei Comuni di Pontassieve, Pelago, Rignano sull’Arno e Rufina

Oggetto: Area ex cementificio di Pelago a San Francesco

Consultando il sito del comune di Pelago, alla pagina “Proposte di trasformazione urbanistica”, abbiamo notato che in questi ultimi tempi l’area in oggetto ha suscitato un certo interesse affinchè si facessero delle Varianti di destinazione d’uso. Una volta per costruirci abitazioni più centri commerciali, un’altra volta solo per centri commerciali, che però non fossero in contrapposizione con i negozi di vicinato già esistenti (lungimiranti, dopo le tante proteste avvenute anche durante la campagna elettorale delle ultime amministrative!).

Una volta senza tante compensazioni per il comune, l’altra con un bel parcheggio per le auto (vista la vicinanza della stazione ferroviaria di Pontassieve), un bel parco giochi inclusivo, per tutti i bambini, e questa particolare attenzione a non confliggere con i negozi di vicinato che già ci sono.

Tutte cose molto allettanti per un comune piccolo come Pelago, che si troverebbe ad avere l’area ristrutturata e bonificata. Dove per bonificata intendiamo una vera e propria bonifica (con caratterizzazione e progettazione) e non solo, eventualmente, tombare le opere attuali costruendoci sopra. Ciò per evitare che col tempo eventuali inquinanti finiscano comunque nelle falde acquifere e di conseguenza nel vicino fiume Arno.

Le varianti al RU e al PS, se non ci sono state proroghe alle tempistiche riportate con la LR 65/2014, dovrebbero essere state interrotte in quanto è in elaborazione il Piano Strutturale Intercomunale (PSI). Eventuali trasformazioni o destinazioni d’uso delle aree degradate è logico pensare che finiranno direttamente appunto nel PSI. Sarà quella la sede opportuna per far partecipare i cittadini a queste scelte (prima ancora della VAS e delle osservazioni, dove in genere tutto è, comunque, già deciso).  

Di recente l’Unione dei Comuni ha elaborato un questionario on line ai fini proprio del PSI. Nella domanda al settore B4, si legge:

“Per puntare ad una «Riqualificazione del sistema artigianale ed industriale esistente» quali sono per te gli obiettivi più importanti da raggiungere? (Indica i due obiettivi che reputi più rilevanti)*

1-Realizzazione di nuove aree produttive, in particolare nei fondovalle di Sieci, Pontassieve, Pelago e Rufina

2-Recupero e riconversione dei numerosi lotti produttivi già edificati ma totalmente o parzialmente dismessi

3-Riqualificazione ambientale delle aree industriali esistenti”

Se una delle tre risposte precompilate, da parte di chi ha elaborato il questionario, indica la possibilità di realizzare nuove aree produttive, si potrebbe pensare che l’amministrazione stia prendendo in considerazione anche questa opportunità? A tal proposito andrebbe ricordato che aree di questo tipo furono già definite più di 40 anni fa con i primi piani regolatori, e che oggi, su quelle aree che conosciamo bene, in tutti i comuni dell’Unione, ci sono diversi capannoni sfitti e/o in disuso. Secondo noi l’unica opzione possibile delle tre sopra, è quella della riqualificazione delle aree industriali esistenti, di cui fa parte anche l’ex-cementificio. Quindi per esempio perché non realizzare un centro del riciclo per entrare a pieno titolo nell’era dell’Economia Circolare? Ma non solo. Perché non immaginare un Polo Universitario (un distaccamento da Firenze) che porterebbe tanti giovani? Oppure perché non una casa della Salute, ancora molto lontana dall’essere costruita nell’ex area ferroviaria di Pontassieve?

Inoltre questa potrebbe essere un’occasione unica per dotarsi di spazi aggregativi per i cittadini dove poter sviluppare iniziative culturali (auditorium, ambienti a disposizione per associazioni no-profit ecc.). Per essere in sintonia con le Direttive dell'Unione Europea che finanzia progetti per la salvaguardia del territorio e per un consumo responsabile. Dove siano i cittadini a partecipare delle scelte collettive che li riguardano da vicino.

 

Abitazioni come sappiamo ce ne sono a sufficienza (compreso i lotti ancora da edificare, ma già autorizzati o previsti nei RU e PS attuali). I negozi e i commercianti o le attività di ristorazione ecc., soprattutto dopo il covid19, risentono delle minori entrate e alcuni o sono in procinto di chiudere l’attività o comunque sono in sofferenza.

Non sembrerebbe quindi una buona idea quella di inserire nuovi centri commerciali di qualsiasi natura essi siano (di vicinato o no) nell’area dell’ex cementificio di San Francesco. Sarebbe un bello smacco per tutti anche se si volesse puntare ad un commercio di prodotti di “nicchia”, magari di lusso, come già succede in parte a Leccio: Ma come Leccio ci insegna, ciò richiamerebbe sì forse un po’ di turisti, ma nessuno però si ferma sul territorio. Una volta fatto gli acquisti presso l’Outlet, tutti riprendono chi il treno chi i pullman e se ne tornano a Firenze e poi nelle loro nazioni.

E’ una cosa simile che vogliamo nel nostro territorio della Val di Sieve?

Secondo noi NO!

Ci uniamo quindi anche alle preoccupazioni dei commercianti dei comuni interessati che hanno più volte scritto alle amministrazioni ribadendo le loro motivazioni.

Pontassieve, 7 Agosto 2020

Catia Pratesi

A nome di:

Associazione “Vivere in Valdisieve”

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Comitato Valdisieve

Valdisieve in Transizione 

 

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Valdisieve in Transizione

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lunedì 13 maggio 2019

VALDISIEVE IN TRANSIZIONE: Comunicato Stampa su area ex cementificio San Francesco

La morte di Pontassieve (e di San Francesco) o una nuova speranza?
Il 7 maggio scorso si è tenuto l’incontro tra i candidati sindaci della Valdisieve, nel quale tre candidati di tre comuni diversi (Pelago, Pontassieve e Rufina) si sono espressi sui temi cari alla Transizione e le loro intenzioni principali nel caso venissero eletti come sindaci. Valdisieve in Transizione  è un progetto dove cerchiamo insieme di trovare soluzioni collettive alla crisi ecologica, promuovendo l’economia locale, l’agricoltura biologica a km 0, la riduzione di rifiuti e la mobilità sostenibile, misure per la riduzione delle emissioni e dell’inquinamento.
Durante il confronto, abbiamo parlato di questi temi, le posizioni espresse sono state tra le più varie e se ascoltiamo le intenzioni dei candidati sembra che tutti, nessuno escluso, siano favorevoli ad adottare misure di tutela ambientale e di sviluppo sostenibile. Analizzando le varie posizioni, siamo contenti di molti interventi e prese di posizione, che speriamo siano mantenute e ci batteremo affinché lo siano. Ma purtroppo ci sono state delle affermazioni che non ci hanno convinto e che ci hanno procurato grosse preoccupazioni sul futuro della Valdisieve. Soprattutto una, ed è per questo che abbiamo deciso di esprimere pubblicamente la nostra opinione a riguardo prima che sia troppo tardi. 
Nella fase finale della serata sono state fatte delle domande ai candidati da parte del pubblico ed è venuta fuori la questione di come possa essere utilizzata l’area dell’ex cementificio di San Francesco, ad oggi adibita solo per uso produttivo. Chi ha fatto la domanda ipotizzava che l’amministrazione di Pelago ed il candidato sindaco (e attuale vicesindaco) Nicola Povoleri, avessero l’intenzione di cambiare la destinazione d’uso dell’ex cementificio di Italcementi ad area commerciale dando così la possibilità ad un privato di costruirci un grande supermercato. Un’operazione di questo tipo, spazzerebbe via l’economia locale dei due paesi, costringendo quasi sicuramente molti esercizi a chiudere i battenti, e lasciando il deserto dove per il momento ancora resistono molte attività indipendenti e storiche, già pesantemente danneggiate dalla presenza di altri supermercati storici. Insomma, l’apertura di un nuovo, ulteriore, centro commerciale porterebbe probabilmente la nostra zona a diventare un paese dormitorio, ancora più di quanto già non lo sia.
La risposta del candidato non ha smentito completamente l’ipotesi (la si può riascoltare nella diretta video facebook dell’evento sulla pagina di “Valdisieve in Transizione”, intorno al minuto 02:20:00). Si capisce che le destinazioni d’uso da preferire (escludendo quella residenziale) sono appunto quella commerciale e/o quella produttiva. Dichiara che non è sua intenzione personale costruire un centro commerciale, al limite potrà essere di iniziativa privata. In entrambi i casi, comunque, ed è questo quello che ci preoccupa, al di là di ribadire che l’Amministrazione avrà potere di agevolazioni e di veto (anche in un ambito di piano strutturale intercomunale), qualunque tipo di intervento si faccia, è ovvio e chiaro che l’Amministrazione chiederà sempre e comunque un “ritorno” nel territorio. Il candidato dice che qualunque sia l’investitore, questo dovrà dare un ritorno a San Francesco, Pelago e Valdisieve, che dia una rilevanza pubblica di quel tipo di intervento. Che, a nostro avviso, si può interpretare: ci potete fare quello che volete purchè ci siano “compensazioni” per il comune o la Valdisieve.
Ci teniamo a chiarire che le informazioni su questo argomento sono per ora solo voci: non ci sono atti pubblici né dichiarazioni ufficiali. Riteniamo però che la risposta del candidato Povoleri sopra riportata ci autorizzi a nutrire qualche dubbio e sentiamo quindi il dovere di lanciare al dibattito pubblico la questione.
Il timore che tutto possa avvenire in fretta senza il consenso né la consultazione di chi il territorio lo vive e potrebbe essere danneggiato da questa decisione, c’è. Non si tratta solo dei commercianti, ma di tutti i cittadini che vedrebbero il loro territorio svuotato di quei pochi segni di vita che ancora resistono, segni ormai raramente presenti anche nel resto dell’Europa. Crediamo infatti che non sia giusto sacrificare il territorio sperando in possibili compensazioni, e siamo convinti che uno spazio come quello dell’ex cementificio, che ha significato tanto per Pontassieve in passato, sia meglio destinarlo ad opere culturali, che possano portare persone sul territorio e rilanciare l’economia invece che distruggerla: biblioteche, cinema e teatro, spazi per gli artigiani, un centro di riuso e, perché no, un polo universitario. Questi sono solo degli esempi, ma si dovrebbe iniziare un percorso condiviso per capire insieme a tutta la popolazione cosa ci potremmo fare.
Per fare chiarezza sulla questione, e speriamo sia fatta in tempo per dare la possibilità a tutte le parti di esprimersi, chiediamo con questa lettera:
   1-  A tutti i candidati sindaci di Pelago e della Valdisieve di schierarsi apertamente per la difesa del territorio contro la costruzione di un centro commerciale nell’ex cementificio di Italcementi e di mantenere questa posizione nel caso di vittoria alle elezioni.
    - - A tutte persone in possesso di informazioni ufficiali a riguardo, di portarle alla luce pubblicamente nelle prossime settimane, prima delle elezioni, in modo da poter permettere a tutti i cittadini di avere un quadro completo e reale sulla situazione e scegliere di conseguenza.
   3- A tutti i cittadini e le cittadine della zona che hanno a cuore il benessere del proprio futuro, di informarsi e fare pressione, affinché si possa trovare una soluzione e proposte migliori insieme.
Infine, ci teniamo a precisare che come  Valdisieve in Transizione  ci battiamo per la sostenibilità ecologica e sociale e che il nostro interesse si basa sulla difesa del territorio e di chi lo abita. La nostra non è un’associazione, ma un progetto che appartiene a tutti, aperto, per creare un nuovo modo di vedere il futuro, non lasciamocelo togliere dalle mani. E’ nella nostra partecipazione che risiedono le nuove speranze, non arriverà la cavalleria a salvarci, siamo noi la cavalleria. Fatevi sentire. Facciamoci sentire insieme.