VALORIZZARE DIFENDERE SALVAGUARDARE LA VAL DI SIEVE

L' Associazione Valdisieve persegue le finalità di tutelare l'ambiente, il paesaggio, la salute, i beni culturali, il corretto assetto urbanistico, la qualità della vita e la preservazione dei luoghi da ogni forma d'inquinamento, nell'ambito territoriale dei comuni della Valdisieve e limitrofi.

EVENTI 2

  • LABORATORIO RIUSO E RIPARAZIONE A LONDA 

Le attività e aperture del Laboratorio di Riparazione e Riuso di Londa 
sono il mercoledì e il sabato pomeriggio.

CALENDARIO

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martedì 15 giugno 2021

ACQUA, 710€ LA SPESA MEDIA IN TOSCANA NEL 2020, +3,2% RISPETTO AL 2019. SI CONFERMA COME REGIONE PIU’ CARA PER IL SERVIZIO IDRICO.

Sotto, i dati emersi dall'Osservatorio prezzi e tariffe di Cittadinanzattiva. In alcuni articoli (quello di ieri di Repubblica QUI), Publiacqua dichiara che il prezzo toscano sia molto inferiore da quello indicato in quanto stabilito per un consumo medio annuo presunto di 192 mc o 150 mc, rispetto ai 96 mc dichiarati da Publiacqua. 

Però leggiamo in altri articoli che il consumo medio pare effettivamente più alto dei 96 mc indicati da Publiacqua:

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I nuovi dati dell’Osservatorio Prezzi e Tariffe di Cittadinanzattiva 

710€: questa la cifra spesa nel 2020 da una famiglia toscana per la bolletta idrica (448€ la media nazionale), con un aumento del 3,2% rispetto al 2019. A livello nazionale Frosinone balza in testa alla classifica dei capoluoghi di provincia più cari con una spesa media a famiglia di 845€, mentre Milano conquista la palma di capoluogo più economico con 156€. Gli incrementi più elevati si registrano a Isernia (+27,5%), che nel 2019 era la città più economica, e a Vibo Valentia (+21,5%). 

Le regioni centrali si contraddistinguono in media per le tariffe idriche più elevate e una spesa media annua a famiglia di 614 euro (+3,2% rispetto al 2019). La regione in cui si rileva la spesa media più bassa è il Molise (€181) ma con un aumento dell'11% rispetto all'anno precedente. Al contrario, la regione con la spesa più elevata è la Toscana (€ 710, +3,2%.). Grosseto e Siena detengono il primato regionale per la tariffa idrica più alta, 813€; la meno cara è Lucca con 468€. Un esempio di quanto le tariffe risultino spesso assai differenziate non solo fra le regioni, ma anche fra i capoluoghi della singola regione. 

La fotografia emerge dall’Osservatorio prezzi e tariffe di Cittadinanzattiva, realizzato nell'ambito delle "Iniziative a vantaggio dei consumatori", finanziate dal Ministero dello sviluppo economico (Legge 388/2000 – ANNO 2020). Le tariffe sono indicate rispetto ad una famiglia tipo di tre componenti ed un consumo annuo di 192 metri cubi. Con un uso più consapevole e razionale di acqua, che abbiamo quantizzato in 150mc invece di 192mc l’anno, una famiglia media avrebbe un risparmio medio di 120€ circa a livello nazionale e di 222 euro in Toscana. 

I DATI SULLA DISPERSIONE IDRICA: IN TOSCANA SI ATTESTA A QUASI IL 43% In riferimento ai soli capoluoghi di provincia italiani, dagli ultimi dati Istat disponibili (2018) emerge che a livello nazionale va dispersa il 42% dell'acqua immessa, con evidenti differenze fra le aree geografiche e le singole regioni: si va da oltre il 48% sia al Sud e isole che al Centro, a circa il 35% al Nord. In testa per livelli di dispersione l’Abruzzo con il 55,6%, segue l’Umbria con il 54,6% e il Lazio con il 53,1%, la più virtuosa la Valle d’Aosta con il 22,1%.




Il Dossier e le infografiche, con i dati nazionali e regionali, sono disponibili su www.cittadinanzattiva.it.

Tali informazioni sono disponibili anche su INFORMAP, www.cittadinanzattiva.it/informap, la cartina navigabile che rende fruibili, per ogni capoluogo di provincia, informazioni e approfondimenti su tariffe e agevolazioni, qualità, tutele e altri riferimenti utili. È inoltre attivo il numero telefonico 06/36718040 (lunedì dalle 14,30 alle 17,30 - mercoledì e venerdì dalle 10 alle 13) per informazioni ai cittadini sui servizi pubblici locali (acqua, rifiuti, trasporto pubblico locale, asili nido comunali) e su telecomunicazioni. 

FONTE COMUNICATO: https://www.cittadinanzattiva.it/files/primo_piano/consumatori/dossier-acqua-2021/toscana.pdf

giovedì 15 ottobre 2020

Comunicato stampa - Il trasporto pubblico locale vittima della pandemia e soprattutto di politiche sbagliate che propongono solo megaopere e privatizzazioni

COMUNICATO STAMPA

Gruppo di ricerca “Mobilità sostenibile nell’Area Metropolitana Fiorentina”   
Fonte immagine QUI


Firenze, 15 ottobre 2020

In questi primi giorni di forte ripresa della pandemia emergono in tutta la loro gravità, oltre che i problemi sanitari, la situazione dei trasporti pubblici.
Il Gruppo di ricerca “Mobilità sostenibile nell’Area Metropolitana Fiorentina” in considerazione dell’emergenza della pandemia ha delle proposte che vanno nella direzione di rimediare ai tanti errori fatti fin’ora:
  • si rinunci ai tanti progetti faraonici, impattanti, costosi e spesso non realizzabili; si dirottino le ingenti risorse per un efficace servizio pubblico in tutta la provincia
  • occorre un potenziamento immediato dei servizi esistenti, magari facendo ricorso ai bus turistici che in questo periodo sono fortemente sottoutilizzati
  • si cominci da subito la creazione di un efficiente, capillare ed ecologico sistema di trasporto pubblico che sarebbe realizzabile in poco tempo e con spese enormemente inferiori a quelle previste per il rigido sistema delle tranvie e i devastanti progetti ferroviari.
  • Si potenzi il servizio ferroviario esistente per dare risposte concrete alla mole di pendolari che giornalmente si spostano verso il capoluogo, si faccia una seria politica della casa che riporti gli abitanti in città.
  • Si ripubblicizzi il trasporto pubblico perché mai come ora, con una nuova emergenza pandemica in arrivo, appare evidente che un servizio come questo è di impossibile gestione con un sistema completamente privatizzato, dove le imprese devono principalmente obbedire a ragioni di bilancio aziendale; al contrario l’emergenza richiede interventi onerosi che non possono essere trovati nelle risorse disponibili della bigliettazione; si profila ancora il rischio di sprecare generose sovvenzioni pubbliche per imprese che non sono in grado di stare su nessun mercato, perché i servizi, come il TPL, garantiscono necessità e diritti al di fuori della ideologia di un mercato unico autoregolante. Si intravede ancora una volta come il nostro paese si confermi un gigantesco “sussidistan” per una élite parassitaria, in particolare per la lobby delle grandi opere inutili.
Solo dando risposte concrete si possono immaginare una soluzione all'emergenza in corso e una drastica riduzione dell’uso del mezzo privato e la possibile realizzazione di zone vivibili dalle persone e attraversate da mobilità dolce.
Al Gruppo non piace nemmeno lo scaricabarile tra Comune che chiede soldi alla Regione, questa che li chiede al Governo e questo che li chiede alla mitica Europa, tutto per trovare risorse che poi si vorrebbero dirottate in progetti sbagliati; in questa maniera si cercano di allontanare responsabilità che invece sono di chi ha gestito e continua a gestire la politica delle infrastrutture.
Di fronte all’emergenza, sia sanitaria che dei trasporti, il sindaco di Firenze, quelli di altri Comuni come Sesto Fiorentino, nonché il neo-presidente della Regione, paiono ipnotizzati dalla promessa dei 209 miliardi del Next Generation EU (recovery fund) e finora non hanno fatto altro che fantasticare di megaprogetti infrastrutturali: Passante TAV, aeroporti, tranvie fantasiose accanto a binari esistenti e sottoutilizzati, per non parlare delle tante altre opere sparse per tutta la provincia e regione; tutti pacchi di cemento produttori di CO2 che non risolveranno alcun problema di mobilità.
Se queste sono le politiche “green” di cui tutti si stanno riempiendo la bocca c’è da avere molti timori per il futuro.

Gruppo di ricerca “Mobilità sostenibile nell’Area Metropolitana Fiorentina”
338 3092948

#TAV Scavare sotto una città come #firenze è pericoloso

🖊 COMUNICATO STAMPA 🖊
Firenze, 12 ottobre 2020
Scavare sotto una città come Firenze è pericoloso
A Milano rese inagibili cantine di edifici e centinaia di persone sono evacuate per la realizzazione di una metropolitana. A Firenze la retorica delle grandi opere dimentica ogni prudenza e non vuol vedere che ci sono soluzioni economiche, semplici e dagli impatti ridottissimi
L’odore dei soldi che dovrebbero arrivare dall’Europa col Next Generation EU (il recovery fund) ha euforizzato la politica toscana e fiorentina in particolare; ormai si immaginano pacchi di cemento ovunque possibile con l’alibi della sostenibilità ambientale. Ha ripreso vigore anche lobby delle trivelle e si invoca l’inizio dello scavo dei tunnel del Passante AV.
C’è però sempre da ricordare che andare nel sottosuolo, soprattutto di una città costruita su terreni alluvionali, è sempre rischioso; a Milano, è notizia di pochi giorni fa, (https://bit.ly/30YhanT) alcuni edifici sono stati evacuati da centinaia di abitanti dopo i gravi danni presenti in alcune cantine e per il pericolo di crolli degli interi edifici. Pare che i danni siano causati dalla realizzazione dei tunnel di una metropolitana.
La decisione di scavare sotto edifici abitati deve essere giustificata da forti vantaggi e dall’impossibilità di soluzioni alternative. Non è certamente questo il caso del sottoattraversamento TAV di Firenze visto che gli stessi binari previsti dal progetto potrebbero essere posti in superficie. La caparbietà di continuare a pretendere di proseguire con un progetto dai mille problemi non depone a favore delle istituzioni toscane che paiono ormai andare avanti più per partito preso che non per serie ragioni trasportistiche.
Nessuno vuol ricordare le criticità che il progetto ha in sé, tante volte ricordate dal Comitato No Tunnel TAV: una è senz’altro la sciagurata decisione di scavare le due gallerie parallele con una sola fresa, scelta autorizzata da un Osservatorio Ambientale dalla poca trasparenza e dalla mancanza di terzietà; agli esperti del settore è noto che procedere con una sola fresa provocherà, allo scavo della seconda galleria, cedimenti superficiali del 50% superiori a quelli previsti se lo scavo fosse realizzato con due frese parallele (cosa regolarmente fatta nel caso di doppie gallerie in terreni alluvionali)
Un altro elemento volutamente ignorato è la sottovalutazione dei cedimenti che lo scavo di gallerie provocherebbe, soprattutto nei tratti in curva, attorno a via delle Ghiacciaie e nella zona Masaccio-Don Minzoni dove i tunnel TAV rasenterebbero gli scavi del sottopasso tranviario; sono stati presi i dati più ottimistici che la letteratura scientifica prevede e che la realtà smentisce costantemente.
Nessuno vuol ricordare i problemi che questi scavi hanno prodotto anche recentemente: ci si dimentica del crollo dell’archivio di stato a Colonia del 2009 (https://bit.ly/33Q0zo5) per lo scavo di una metro e di cui si sta concludendo il processo adesso che le prescrizioni stanno scagionando molti responsabili.
Nessuno ricorda il crollo di un intero edificio a Riva di Chiaia a Napoli nel 2013 (https://bit.ly/36V8GBW) durante la costruzione della fermata di una metro.
Il Comitato vorrebbe ricordare come un “fornello” inghiottì alcuni olivi nei pressi di Giogoli (https://bit.ly/3iS3S2z) durante lo scavo della terza corsia dell’autostrada. Per fortuna nell’area del crollo c’erano solo olivi.
A Bologna il sottoattraversamento TAV, (https://bit.ly/2ImOtL8) oltre a provocare enormi danni attorno alla stazione sotterranea, fu interessato dal crollo di una galleria con una voragine di 15 metri, per fortuna in area di cantiere.
A Palermo i lavori per il passante ferroviario sono fermi da anni (https://bit.ly/2STWicZ)
e si potrà terminare la realizzazione del tunnel solo demolendo alcuni edifici; l’opera è di dimensione molto più modeste del passante fiorentino.
Gli esempio di progetti sotterranei con gravi rischi sono molti; resterebbe da spiegare, da parte di Regione Toscana e Comune di Firenze perché si insiste con un progetto dai problemi enormi quando una soluzione di superficie sarebbe molto meno costosa, meno impattante e di più rapida realizzazione.
ℹ️
Per informazioni dirette sul sottoattraversamento TAV e sul progetto alternativo di superficie: https://goo.gl/IwkiKr
✘ Continuate ad informarvi e seguire attraverso i canali web:
- facebook : Comitato No Tunnel Tav Firenze https://goo.gl/8hCLBH
- twitter @NoTavFirenze

venerdì 9 ottobre 2020

IDRA: “Sviluppo sostenibile” e “patto intergenerazionale”? Idra replica a Conte: non siano solo parole!

COMUNICATO STAMPA, 8.10.’20

 

E allega una diagnosi impietosa della Corte dei Conti sulla TAV: “In questione c’è proprio l’equità intergenerazionale!”

 

"Tutti i decisori devono capire che è il momento delle scelte, non si può più tergiversare. I giovani ci chiedono un patto intergenerazionale. Possiamo rispondere con una visione egoistica o predisporci a questo, per dare una svolta verso una transizione ecologica della nostra società". Così il premier oggi all'evento conclusivo del Festival dello Sviluppo Sostenibile 2020 alla Farnesina, promosso dall'ASviS.

“Noi abbracciamo queste sue parole, purché non restino parole”, scrive l’associazione fiorentina Idra a Giuseppe Conte. Ricordandogli di avergli trasmesso proprio in questa direzione un contributo di riflessione per gli Stati Generali dell’Economia di giugno, rimasto senza riscontri. “Al contrario, si aggiunge nella nota, leggiamo ripetutamente di un Suo entusiasmo per l’agenda delle vecchie Grandi Opere infrastrutturali (sistema TAV in primis), che ampia e triste prova hanno dato nel nostro Paese di insostenibilità economica, depauperamento ambientale, nocività sociale, inquinamento criminale”.

E dato che il premier richiama oggi l’urgenza di un patto intergenerazionale, Idra segnala che già 12 anni fa la Corte dei Conti evidenziava, in una sua articolata relazione (qui allegata) sulle anomalie riscontrate nella realizzazione del sistema “Alta velocità”: “Quel che è più grave, queste operazioni pregiudicano l’equità intergenerazionale, caricando in modo sproporzionato su generazioni future (si arriva in alcuni casi al 2060) ipotetici vantaggi goduti da quelle attuali. Sotto questo profilo la vicenda in esame è considerata dalla Corte paradigmatica delle patologiche tendenze – della finanza pubblica – a scaricare sulle generazioni future oneri relativi ad investimenti, la cui eventuale utilità è beneficiata soltanto da chi li pone in essere, accrescendo il debito pubblico, in contrasto con i canoni comunitari”.

“E’ ancora questo modello che vogliamo continuare a perseguire, signor Presidente?”, chiede l’associazione ecologista toscana. E cita Paolo Pileri, ordinario di Pianificazione territoriale e ambientale al Politecnico di Milano, che prendendo spunto dagli ultimi ennesimi accadimenti di rovina idrogeologica del Bel Paese, ha ammonito in questi giorni: “Nonostante l’evidenza dei cambiamenti climatici andiamo dritti per la nostra strada d’asfalto e cemento a imbrattare valli, pianure, montagne e colline. Poi ci accontentiamo delle condoglianze e diamo la colpa al meteo. Il malato spesso non è quel che abbiamo davanti, ma l’ambiente intorno che non manuteniamo più. È questo spostamento di attenzione, dal malato al suo ambiente, che dobbiamo fare e fare presto. È urgente essere richiamati al dovere della prevenzione e della manutenzione delle aree più fragili del Paese”.

Ecco dunque cosa suggerisce Idra al premier: “E’ questo tipo di investimenti che ha bisogno di promuovere l’azione di governo, se vuole dirsi davvero coerente con gli obiettivi del Next Generation EU. Investimenti capital saving e labour intensive, a resa immediata: esattamente l’opposto delle mitologiche Grandi Opere da coniugare a un lontano e improbabile futuro”.

Per concludere: “Batta un colpo chiaro, nei fatti, signor Presidente! E ascolti, solleciti e apprezzi le espressioni della società civile, della cittadinanza attiva, che inutilmente hanno bussato alla Sua porta da quando Ella ha assunto il delicato incarico di guidare gli ultimi governi”.

 Associazione di volontariato Idra

Tel. 055.22.39.92, 320.053.52.58

idrafir@gmail.com, idraonlus@pec.it; http://www.idraonlus.it, https://www.facebook.com/idra.firenze

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NDR: 

Facciamo notare che il documento della Corte dei Conti risale al 2008 (QUI una sintesi). 

Nel frattempo, più recente - 2020, anche la Corte dei Conti Europea (ECA) emette una denuncia ancora più forte concludendo che per il  progetto Torino-Lione è dimostrata la palese manipolazione dei dati presentati dai promotori del progetto. Continuare a perseguire i soliti progetti, con le medesime "problematiche", non corrisponderebbe a quella "equità intergenerazionale", così come  enunciata dal Premier Conte,  scaricando invece proprio sulle generazioni future debiti economici e ambientali pesantissimi.

 

COMUNICATO STAMPA 5 OTTOBRE 2020 : IL LATO OSCURO DELLA TORINO-LIONE SVELATO – NOVITA’ ECLATANTI CHE RIVELANO LA MANIPOLAZIONE DEI DATI


mercoledì 17 giugno 2020

La Corte dei conti europea critica la Tav: troppi ritardi, costi insostenibili

Per Bruxelles slitta il 2030 come data di entrata in funzione: "benefici solo dal 2055"
La Corte dei conti europea critica la Tav: troppi ritardi, costi insostenibiliLa Tav è in ritardo e non sarà pronta entro il 2030. La fine lavori fissata al 2029 lascia infatti solo un piccolo margine e secondo la Corte dei Conti europea, nel suo rapporto sui mega-progetti di trasporti europei, è improbabile che l'alta velocità tra Torino e Lione sia pronta per la scadenza fissata. Quindici anni di ritardi, costi cresciuti e soprattutto un quadro di sostenibilità incrinato dalle previsioni di traffico dei prossimo anni. Sono queste le principali obiezioni che arrivano dall'organo deputato a vigilare sulla spese dei fondi europei e sull'avanzamento dei grandi progetti finanziati da Bruxelles.
“Dopo sette precedenti analisi costi-benefici congiunte con esiti positivi”, il ministero delle Infrastrutture italiano ha proceduto a valutarne nuovamente i meriti nel 2018, ma “tale nuova valutazione non è mai stata convalidata dalla Francia e la Commissione non e' stata consultata”. Sulla base di una nuova analisi socio-economica, proseguono i giudici contabili di Bruxelles, il valore attuale netto dell'investimento vale tra i -6,1 miliardi di euro e i -6,9 miliardi di euro; in altre parole, «ancora una volta, i costi per la società sarebbero molto più alti dei benefici derivanti dalla costruzione».
Anche sul fronte dei benefici, si legge nel rapporto, c'è il rischio che quelli ambientali siano stati sovrastimati: “Il trasferimento modale è stato molto limitato in Europa negli ultimi 20 anni, vi è un forte rischio che gli effetti positivi multimodali di molti progetti-faro siano sovrastimati», sostiene la Corte Ue. Ad esempio, nel 2012 il gestore dell'infrastruttura francese ha stimato che la costruzione del collegamento transfrontaliero Torino-Lione, insieme alle relative linee di accesso, avrebbe generato 10 milioni di tonnellate di emissioni di Co2, con un beneficio netto in termini di emissioni a 25 anni dall'inizio dei lavori. Una stima contestata dagli esperti consultati dalla Corte secondo i quali le emissioni di Co2 verranno compensate solo 25 anni dopo l'entrata in servizio dell'infrastruttura, ovvero nel 2055, compatibilmente con i livelli di traffico: “Se raggiungono solo la metà del livello previsto, occorreranno 50 anni dall'entrata in servizio dell'infrastruttura prima che le emissioni di Co2 prodotte dalla sua costruzione siano compensate”. Sotto la lente dei giudici europei sono finiti anche i costi della linea: dai 5,2 miliardi iniziali la spesa prevista per la Torino-Lione è salita a 9,6. Quasi il doppio rispetto alla cifra iniziale, e anche rispetto all'incremento medio dei costi registrati nelle altre opere esaminate. 


FONTE: https://torino.repubblica.it/cronaca/2020/06/17/news/la_corte_dei_conti_europea_boccia_critica_la_tav_troppi_ritardi_costi_insostenibili-259426884/?fbclid=IwAR2xxlepZtvQIOAlO43sxCR6jfN8NAwncUjatw8UE6N6dwsIDBcVvB9IDBA

venerdì 13 dicembre 2019

Un fiasco danese: l'impianto di incenerimento di Copenaghen

Riportiamo da FB una riflessione del gruppo Greve Rifiuti Zero sul fantomatico inceneritore di Copenhagen che per renderlo "digeribile" gli hanno fatto sopra una pista da sci (perchè fare sport e respirare a pieni polmoni sotto al camino, deve essere ciò a cui aspirano tutti gli sportivi!!).

👷🏼‍♂️ Doveva essere un’opera colossale
⛷ un inceneritore con una pista da sci
💵 costato 540 milioni di €
📉 già perde soldi
🚚 deve importare rifiuti da bruciare perché non ce ne sono in giro in Danimarca
⚫️ emette CO2 quante 28.000 🚘🚘🚘

Puntando sull’incenerimento si perde, si inquina molto, si sprecano tantissime risorse.

#stopincenerimento

Qui l'articolo originale:
https://zerowasteeurope.eu/2019/11/copenhagen-incineration-plant/

venerdì 6 dicembre 2019

COMUNICATO STAMPA TRAMVIA 3.2: I dati economici del progetto di tranvia sono segreti?

COMUNICATO STAMPA

Firenze, 5 dicembre 2019

I dati economici del progetto di tranvia sono segreti?

Il “Gruppo di Ricerca sulla Mobilità Sostenibile nell’Area Metropolitana Fiorentina del LAPEI (Università di Firenze)”, che sta coordinando la stesura delle osservazioni per assoggettare a VIA (valutazione di impatto ambientale) il progetto di tranvia 3.2 da Piazza Libertà a Bagno a Ripoli, si è reso conto che tutta la documentazione riguardante il quadro economico ed i costi di quest’opera non è a disposizione dei cittadini.
È una cosa ben strana che una parte importante di un progetto come quella economica sia ritenuta superflua per eventuali osservazioni.
Una VIA dovrebbe valutare di un’opera non solo la compatibilità del progetto da un punto di vista degli impatti ambientali, ma anche la possibilità di alternative valide e convenienti da un punto di vista economico. I soldi spesi male sono tolti a manutenzione e ad eventuali ulteriori infrastrutture utili.
Il Comune, tenuto a mettere a disposizione il progetto da esaminare, risponde che quei dati “non fanno parte della verifica di assoggettabilità che in questa fase stiamo trattando”, rinviando il tutto ad una richiesta di accesso agli atti; un procedimento questo che, per esperienza, ha tempi non brevi.
Questa omissione risulta invece una grave carenza e priva i cittadini della possibilità di giudicare efficacemente un progetto.

Gruppo di Ricerca per Osservazioni sulla Tranvia 3.2
338 3092948

Fonte: http://contropiano.org/regionali/toscana/2019/12/06/firenze-i-dati-economici-del-progetto-di-tranvia-sono-segreti-0121613

lunedì 14 gennaio 2019

La Tav, il Governo e la ‘via del popolo’. Idra scrive a Salvini, e cita il Mugello

Scrive l’associazione di volontariato Idra in una lettera aperta al ministro dell’Interno, Matteo Salvini: Programmi divergenti fra Lega e Movimento 5 Stelle? “Se su qualche punto non si trovasse l’accordo, la via del popolo è la via maestra, è la via sovrana”, ha dichiarato Lei ieri, signor ministro, presso la Scuola di formazione politica della Lega. E ha aggiunto: “Io son convinto che l’Italia abbia bisogno di muoversi di più, di viaggiare più velocemente, più in sicurezza, quindi c’è bisogno di più energia, più strade, più autostrade, più ferrovie, più vicinanza, più collegamenti, più possibilità di essere vicini”.
Ma la “via del popolo”, gentile ministro, si doveva praticarla sin dall’inizio con la TAV e con le cosiddette “grandi opere”. Dovrebbe essere anzi la strada maestra proprio in tutte le scelte.
Si dà il caso invece che, per fare un esempio, i Comuni e le popolazioni del Mugello contrarie, condannate a trangugiare una cantierizzazione TAV che ha fatto scempio delle risorse idriche, del paesaggio, del rispetto dei diritti dei lavoratori e degli abitanti, dei coltivatori e degli allevatori impattati, infinita e costosissima (col denaro di tutti noi), siano stati tranquillamente scavalcati.
La stessa noncuranza si è dimostrata da decenni nei confronti delle popolazioni e dei Comuni motivatamente contrari in Val di Susa, che desiderano evitare di fare la fine del ‘giardino di Firenze’. Forse converrebbe rileggersi la requisitoria pronunciata dai pubblici ministeri in occasione del processo ai costruttori del tunnel TAV fra Firenze e Bologna, o la sentenza della Corte dei Conti a carico degli amministratori pubblici regionali e centrali che la TAV hanno fortissimamente voluto: si scoprirebbe di quanta legalità, democraticità e saggezza è costellata quell’impresa.
Senza contare che il “più in sicurezza” che Lei giustamente invoca è proprio quel che manca al tunnel TAV fra Firenze e Bologna, dove per 60 chilometri sottoterra i treni ad Alta Velocità si incrociano in un unico tubo senza galleria di soccorso, e con sette ‘vie di esodo’ su quattordici che distano una dall’altra fin oltre il massimo di quattro chilometri richiesto dal decreto-sicurezza sulle gallerie ferroviarie (come leggiamo anche nel Parere della competente Commissione Sicurezza del Ministero Infrastrutture e Trasporti!). Noi Le abbiamo scritto al riguardo, gentile ministro, ma ancora non abbiamo ricevuto risposte. Neppure sul progetto di sottoattraversamento TAV di Firenze: Lei pensi che – al netto di tutte le altre criticità – persino la scintillante stazione-simbolo targata Norman Foster è stata approvata senza una presentazione alla città, senza una raccolta di osservazioni, senza una valutazione di impatto ambientale!
Quanto ad alcuni dei “più” che Ella invoca (“più strade, più autostrade, più collegamenti”), non è detto che un +ismo indiscriminato aiuti davvero, di questi tempi. Il degrado idrogeologico del nostro Paese, e i disastri cosiddetti ‘naturali’ che con sempre maggiore frequenza si registrano, derivano proprio da decenni di cementificazione fuori controllo, scatenata in nome del ‘progresso’ e della ‘modernità’. In realtà, gentile ministro, è quanto meno dai primi anni Settanta del secolo scorso che si considera progressivo e moderno un atteggiamento che metta in conto i limiti della crescita: commissionato al Massachussets Institute of Technology, lo studio del Club di Roma intitolato “I limiti dello sviluppo” ammoniva già dal 1972 sulla direzione corretta da adottare a fronte dello stato del pianeta e delle risorse, della popolazione umana e dei sistemi naturali. E molti dei guai che tuttora lamentiamo derivano probabilmente anche dal persistente delirio sviluppista di cui non siamo riusciti a liberarci. Un delirio che la TAV fin qui sperimentata in Italia nei progetti e nell’esecuzione appare per l’appunto continuare ad incarnare.

venerdì 16 novembre 2018

TAV - C'era una volta in Mugello

Mugello, Toscana: 
negli ultimi dieci anni la grande opera dei Treni ad Alta Velocità per la tratta Firenze Bologna è riuscita a devastare l'ambiente e la vita di migliaia di cittadini in un territorio come quello del Mugello, dove è stata scavata la galleria più lunga d'Italia.
Falde svuotate e acquedotti seccati, cave che mangiano gli appennini, tombe etrusche in pericolo, pianure cementificate, orari di lavoro impossibili per gli operai, danni irreversibili all'ecosistema.

Un'antemprima del documentario che l'associazione IDRA sta girando in questi giorni, intervistando abitanti e vittime dell'alta voracità.
A cura di Jason Nardi.

martedì 6 novembre 2018

Mamme No Inceneritore: GABANELLI, ci dispiace dirlo, E’ UNA FAKE NEWS !!!

Il 28 ottobre su Il Corriere della Sera Data Room e il 29 ottobre nello spazio all’interno del TG La7 di Mentana, la giornalista Milena Gabanelli ha presentato l’inchiesta condotta con i colleghi Antonio Castaldo e Paolo Foschi, dal titolo:
TARI, nei Comuni virtuosi si paga di più. Perché?
Viene denunciato un problema da parte di amministratori locali di Comuni virtuosi nella raccolta differenziata dei rifiuti urbani come quello del Comune brianzolo di Lesmo: gli inceneritori lombardi privilegiano il secco non riciclabile (il cosiddetto CSS, Combustibile Solido Secondario), ossia il rifiuto proveniente dal trattamento dell'indifferenziato di Comuni non virtuosi, “del sud” aggiunge Gabanelli, perché ha un elevato contenuto di plastiche e quindi elevato potere calorifico. Quindi, deduciamo noi poiché nel servizio è detto in maniera confusa e contraddittoria, i gestori degli inceneritori hanno rincarato la tonnellata di CSS ai comuni virtuosi “del nord”, in quanto CSS con minor potere calorifico, povero in plastiche. Ne conseguirebbe, secondo la Gabanelli, un maggior costo di smaltimento sulla Tari dei Comuni virtuosi (del nord). Ma la giornalista intanto non dice che questa è una distorsione assurda di un mercato particolare come è quello dei rifiuti, dovuta a logiche di massimizzazione del profitto da parte dei gestori degli impianti di incenerimento su cui potrebbero e dovrebbero intervenire lo Stato e le Regioni in piu' modi: ad esempio eliminando i contributi alle fonti rinnovabili ad oggi percepiti dagli inceneritori e introducendo una ecotassa allo smaltimento in inceneritori che sia maggiore per il CSS “sporco” a causa del suo maggiore impatto ambientale.
Con tale informazione, parziale,quindi Gabanelli afferma che servono gli inceneritori (al sud); ecco testualmente cosa ha detto:
" IL CICLO COMPLETO DEI RIFIUTI PREVEDE COMUNQUE … ci dispiace dirlo ... MA NON SI PUÒ FARE A MENO DEL TERMOVALORIZZATORE "
Purtroppo in questo servizio la giornalista Gabanelli è stata molto, troppo, superficiale nell’analisi dati.
Se voleva fare una analisi approfondita, non poteva che fare un confronto sui seguenti dati Ispra (da lei rammentati ma non utilizzati):
1) CTSab = Costi di Trattamento e Smaltimento dei rifiuti urbani indifferenziati (Euro/abitante*anno),
2) CTOTab = Costi TOTali di gestione del servizio di igiene urbana (Euro/abitante*anno)
Nel 2016 nel citato Comune di Lesmo in Brianza la raccolta differenziata è pari al 92,34% con un costo di trattamento e smaltimento del’indifferenziato pari a CTSab= 3,42 Euro/abitante*anno e un costo totale del servizio pari a CTOTab = 95,35 Euro/abitante*anno
Nello stesso anno 2016 nel Comune di Desio, altro Comune della Brianza (“casualmente” preso come confronto visto che oltre ad essere il Comune dove ha vissuto fino a 19 anni la giornalista, vi è presente un inceneritore), la raccolta differenziata è ferma al 50,23% e si hanno costi di trattamento e smaltimento dell’indifferenziato pari a CTSab = 25,39 Euro e un costo totale di gestione del servizio pari a CTOTab 124,08 Euro/abitante*anno
Quindi il Comune non virtuoso di Desio ha costi più elevati di gestione del servizio del Comune virtuoso di Lesmo; ne segue che la Tari pagata dai cittadini di Desio è più alta di quella pagata dai cittadini di Lesmo.
Seppure siamo d’accordo con l'inchiesta di Data Room sulla denuncia (confusa) del costo maggiore attribuito al rifiuto CSS povero in plastiche (proveniente da buona raccolta differenziata) rispetto al CSS “sporco” o ricco in plastiche (proveniente da cattiva raccolta differenziata), quello che mirava invece di dimostrare e’ semplicemente sbagliato: TARI, nei Comuni più virtuosi si PAGA mediamente MENO. Perché questa di Gabanelli/DataRoom è una FAKE NEWS!!!
Analogo confronto può essere fatto infatti tra altri Comuni virtuosi e non virtuosi della provincia di Monza e Brianza, o se si preferisce tra Comuni con gestione della raccolta a cassonetto e Comuni con raccolta Porta a Porta, senza andare a scomodare categorie Nord/Sud e senza lanciarsi in avventurose dimostrazioni sulla necessità dei “termovalorizzatori”.
Quello che risulta a noi dall’analisi dati Ispra è che laddove si hanno inceneritori, si trova sempre la gestione a cassonetto, con la raccolta differenziata che non decolla mai e con i costi per i cittadini nella bolletta Tari più elevati a causa proprio dell’enorme peso della gestione dell’indifferenziato e degli scarsi ricavi dalla vendita dei materiali raccolti con i cassonetti delle frazioni differenziata, per la bassa qualità legata al tipo di raccolta.
Per maggiore dettaglio sul confronto dei costi tra sistemi a cassonetto e Porta a Porta si rimanda allo studio commissionato proprio dalla Regione Lombardia sui 1.346 Comuni della Regione
Se poi si volesse affiancare ad un' analisi dei dati economici anche quella relativa ai
dati ambientali e sanitari si scoprirebbe anche altro.
Due osservazioni risultano indispensabili:
sono proprio gli impianti di incenerimento ad ostacolare la soluzione dell’emergenza rifiuti” in quanto non permettono di incentivare riduzione, riciclo e riuso dei materiali (emerge anche dalla presente inchiesta), continuando a rappresentare un ottimo investimento ma solo per i gestori ;
questi impianti inquinano, anche se di ultima generazione.
Inquinano le enormi portate di fumi rilasciate nell'ambiente sotto forma di polveri sottili e ultrafini ricche di metalli pesanti,diossine etc; inquinano le scorie di combustione, inquinano le fly ashes catturate dai filtri al camino, considerato rifiuti pericolosi e che quindi necessitano di essere smaltite in speciali discariche, con i relativi costi.
Giustificare ancora la necessità di questi impianti, in tempi in cui è indispensabile puntare su altre strategie note e diffuse, non considerare il rischio di ricadute sanitarie sugli abitanti, si connota come una visione non esaustiva della questione e ne risulta un servizio di informazione mancata. Da ultimo, e non per importanza, continuare a ragionare in termini di smaltimento e non di prevenzione, ponendo ad esempio al bando i manufatti di plastica usa e getta, o "costringendo" i gestori e i Comuni a orientarsi su gestioni virtuose dei rifiuti e i produttori di imballaggi a riprogettare con materiali riciclabili, non ci consentirà di uscire dal corto circuito delineato dal servizio.