VALORIZZARE DIFENDERE SALVAGUARDARE LA VAL DI SIEVE

L' Associazione Valdisieve persegue le finalità di tutelare l'ambiente, il paesaggio, la salute, i beni culturali, il corretto assetto urbanistico, la qualità della vita e la preservazione dei luoghi da ogni forma d'inquinamento, nell'ambito territoriale dei comuni della Valdisieve e limitrofi.

EVENTI 2

  • LABORATORIO RIUSO E RIPARAZIONE A LONDA 

Le attività e aperture del Laboratorio di Riparazione e Riuso di Londa 
sono il mercoledì e il sabato pomeriggio.

CALENDARIO

Visualizzazione post con etichetta privatizzazioni. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta privatizzazioni. Mostra tutti i post

sabato 9 ottobre 2021

Firenze, l’inchiesta Gest (?) e il “presunto” scandalo tramvia. Novaradio intervista Dimitri Palagi: “Da rivedere un sistema che garantisce profitti perenni ai privati”

dal BLOG di Italia Nostra Firenze:

In attesa del prossima riunione del Consiglio Comunale e nel lamentare l’impossibilità (ma deve trattarsi di problema temporaneo o dettato da nostra incompetenza ) di accedere a tutti i contenuti della pagina web dedicata dall’Amministrazione Comunale alla tramvia (si veda in fondo a questo link/ pagina la “sezione 2005 – Convenzione di concessione”), veicoliamo l’intervista concessa a Novaradio, oggi 8 ottobre 2021, dal Consigliere Comunale Dimitri Palagi.




Altri articoli sull'argomento: 

lunedì 31 maggio 2021

𝐎𝐒𝐒𝐄𝐑𝐕𝐀𝐙𝐈𝐎𝐍𝐈: CONSULTAZIONE PUBBLICA EX ART. 5 COMMA 2 DEL TUSP PER LA COSTITUZIONE DI UNA NEWCO PUBBLICA NELLA QUALE CONFERIRE LE AZIONI DI PUBLIACQUA SPA

CONTRIBUTO ALLA CONSULTAZIONE PUBBLICA - COMMENTI, IDEE, PROPOSTE:

Per conto anche di Associazione Valdisieve:

Nei prossimi giorni verrà sottoposta all’approvazione dei Consigli Comunali dei Comuni aderenti a Publiacqua un atto volto a far confluire le quote di Publiacqua, detenute dai Comuni, in una nuova società definita *_Newco_* . Quest’operazione non sarà neutra e solo apparentemente porterà alla ripubblicizzazione del servizio idrico, come reso obbligatorio dal referendum del 2011: infatti l’effetto ottenuto sarà quello di limitare al minimo la "partecipazione" dei piccoli Comuni, quindi dei cittadini di questi Comuni, alla gestione di Publiacqua, delegando di fatto tutte le decisioni strategiche ai comuni più grandi, Firenze in primis.

L'obiettivo ultimo *dichiarato* è quello di costruire un unico grande soggetto –

Multiutility Toscana SpA-  in grado di gestire Acqua, Rifiuti ed Energia, una SpA che, per la natura stessa di questa forma societaria, inserirà questi servizi all’interno della logica del profitto e allontanerà ancora di più i nostri Comuni, quindi i cittadini, dalla gestione dei servizi pubblici, ottenendo un effetto esattamente contrario di quanto sancito dall'esito referendario e sostenuto dagli amministratori regionali e comunali nelle campagne elettorali.

Prima hanno trasformato i cittadini in clienti di una società (Publiacqua) amministrata da Privato e dai Comuni, con tariffe altissime e dividendi di decine di milioni, ora stanno trasformando in clienti anche i Comuni stessi.

Cosa possiamo fare noi cittadini?

In questi giorni le nostre Amministrazioni Comunali hanno avviato, nel silenzio più totale, una consultazione popolare con sei giorni di tempo per fare osservazioni; attraverso questa consultazione possiamo esprimere il nostro parere nel merito di questa operazione inviando la mail, riportata sotto, a quest’indirizzo: info@comune.pelago.fi.it,  direzione.generale@comune.pontassieve.fi.it,  urp@comune.rufina.fi.it, urp@comune.dicomano.fi.it 

_Chiediamo che il servizio idrico torni ad essere totalmente pubblico e che la gestione del servizio non sia sottoposta a logiche aziendali di profitto, ma orientata ad offrire il miglior servizio ed al minor costo per i cittadini_


Pontassieve, 30 Maggio 2021
Fernando Romussi
Presidente Associazione Valdisieve

giovedì 2 luglio 2020

Petriolo, Italia Nostra per l’annullamento della vendita, proroga dell’avviso


Siena  – Una richiesta formale di annullamento circa l’avviso pubblico di interesse alla procedura di cessione delle Terme di Petriolo giunge dall’associazione ambientalista Italia Nostra, che scrive una lettera aperta indirizzata al direttore generale delle Terme Alessandro Fabbrini, Direttore Generale, Ivo Coppola, Presidente CdA, Sara Putorti, Vice presidente CdA, Luciano Bonvicini, Consigliere, Patrizia Marchi, Consigliere,   Andrea Moscadelli, Consigliere, Maurizio Colozza, Sindaco di Monticiano.  Fra i motivi, anche la breve durata di pubblicazione, che è stata comunque prolungata di altri 15 giorni, giungendo così, per quanto riguarda la scadenza, a metà luglio.
“Con  la  presente  – si legge nella lettera – si  richiede  formalmente  di  annullare,  per  i  motivi  in  seguito  esposti,  l’Avviso  Pubblico  di  Interesse  alla  Procedura  di  cessione  di  ramo  di  Azienda  “Terme  di  Petriolo ” emesso il 15 giugno 2020 ed in scadenza il 30 giugno 2020″.
Fra i motivi per cui è richiesto l’annullamento, oltre alla breve durata di pubblicazione che dall’associazione era ritenuta “estremamente limitativa per coloro che volessero presentare il proprio interesse”, anche l’art.10 dell’avviso pubblico, laddove il “miglior prezzo” è individuato come unico criterio di aggiudicazione. “Si ritiene che lo stabilimento – scrivono da Italia Nostra –  realizzato con denaro pubblico per  fornire trattamenti  sanitari termali non possa essere ceduto in assenza di precise garanzie  e professionalità necessarie per  assicurare la continuità dei trattamenti termali”.
Inoltre, secondo quanto pubblicato, viene ceduta anche la concessione dell’acqua termale. sul punto scrive Italia Nostra, ” si  ritiene  che  questa  cessione  possa  spingere  ad  aggiudicarsi  il  bene  per  finalità  che  esulino  dalla  specifica  attività  termale dello  stabilimento” .
Ultimo nodo, voci “sempre  più  insistenti di  un  accordo  in  essere  con  il  gruppo  imprenditoriale che già gestisce un albergo sul lato grossetano della valle del Farma: tali voci,  se  confermate,  avvalorano  tutti  i  nostri  timori  di  una  effettiva  prossima  definitiva  chiusura dello storico stabilimento un tempo denominato “Terme di Petriolo”. “.
Alla luce di quanto riportato, Italia Nostra chiede “un incontro urgente con il Consiglio di Amministrazione per discutere  quanto  sopra  esposto,  in  particolare  perché,  nella  rinnovata  stesura  dell’avviso  e  nella  successiva  procedura  di  assegnazione,  vengano  incluse,  tra  i  criteri  di  aggiudicazione,  precise garanzie che assicurino la continuità dell’attività termale”.
La lettera è firmata  dall’Associazione Amici dei Bagni di Petriolo,   Italia Nostra regionale,   Italia Nostra  Maremma, Presidio Italia Nostra Civitella Paganico.


sabato 18 agosto 2018

La ribellione del territorio-ambiente

gennaio 2017: un intervento di Massimo Quaini

Genova. Anche se nessuno ne parla, il problema urbanistico oggi più grande riguarda il territorio della Città metropolitana e in particolare l’esigenza di riconnettere, non attraverso nuove infrastrutture ma culturalmente, Genova al suo territorio. Questa riconsiderazione territorialista deve partire dalle condizioni di un paese fragile, esposto a una serie senza fine di calamità sulle quali tutti, amministratori e cittadini, devono riflettere di più per riconvertire il loro sguardo.
Ciò che abbiamo avuto, e continueremo purtroppo ad avere sotto i nostri occhi è un insieme di fenomeni che per essere valutati sensatamente dovremmo definire la ribellione del territorio-ambiente. Che cosa sta infatti accadendo? L’ambiente nella sua stessa elementarità fisica – tutti ci ricordiamo i famosi elementi di Talete: acqua, aria, terra, fuoco – si sta rivoltando contro di noi. Il territorio, le abitazioni prima ancora dei campi, delle fabbriche e delle strade, sono sempre di più in preda al fuoco, all’acqua trasformata in alluvioni (altrove in muri di neve e valanghe), alle frane e terremoti, alla cattiva qualità dell’aria e a dinamiche meteorologiche sempre più disastrose.
Questa elementarità naturale produce l’idea che stiamo andando incontro a una serie sempre più numerosa di eventi fatali, ineluttabili, su cui gli uomini, per quanti sforzi facciano, possono poco, possono sempre meno, malgrado i progressi della tecnica e dell’organizzazione. Il paradosso è che, se da un lato siamo portati a pensare che una tecnologia sempre più sofisticata e una memoria e consapevolezza, cresciute attraverso tante prove e anche lutti, potrebbero difenderci dalle calamità, dall’altro all’accadere di ogni nuovo evento ci scopriamo in realtà più fragili e indifesi.
Nella nostra città accade che due piromani, qualche operaio disattento, la scarsa manutenzione degli elettrodotti o ancora qualche giornata di vento forte possano mettere in ginocchio una città e le sue maggiori infrastrutture. Con distruzioni impensabili, fino a ieri, come sono state quelle dei parchi di Nervi e di Pegli.  Questa elementarità naturale produttrice di fatalità ci impedisce di valutare le trasformazioni in corso e di riconvertire il nostro sguardo sul territorio e sulla valorizzazione del patrimonio diffuso che gli eventi stanno erodendo senza sosta.
Ciò che sta accedendo nell’Appennino centrale e in Abruzzo deve essere una lezione per tutti. Le nevicate diventano emergenze che isolano migliaia di abitanti perché non esistono più i presidi delle Comunità montane e delle Province. Se le genti sopravvivono a lunghi periodi di isolamento è perché non hanno ancora del tutto rinunciato alle difese spontanee dei loro padri e nonni. Ma i morti ci sono ugualmente, i danni e le distruzioni anche. A medio e lungo termine, le conseguenze certe sono che anche i territori non colpiti dal terremoto saranno abbandonati dalla popolazione eroica che ancora li abita. Si perderà un patrimonio territoriale e agricolo straordinario, si accresceranno i deserti, gli spazi incolti e le boscaglie destinate a incendiarsi e a portare distruzioni sulle città più prossime, essendo la natura stessa ormai incapace di dare stabilità al suolo.
Perché tutto questo sta accadendo? Chi è in grado di spiegarlo ai cittadini? Evidentemente non i vertici della Protezione civile che non sembrano in grado di valutare la gravità e l’estensione dei fenomeni che stanno accadendo, se ogni volta si mostrano impreparati e si deve sempre compensare con l’abnegazione dei vigili del fuoco e dei volontari. La cattiva gestione del territorio non sta soltanto nella ben nota mancanza di cultura della prevenzione, ma sta anche nella natura gerarchica, verticistica di una Protezione civile che per essere efficace dovrebbe essere ricostruita dal basso, dal livello comunale, mettendo il sindaco in grado di agire e la popolazione in grado di sapere come muoversi e mettere le proprie conoscenze territoriali a servizio della comunità.
Qualche anno fa sono stato relatore di una tesi di dottorato sui piani di protezione civile e mi sono reso conto di quanto questo anello necessario, strategico, sia debole nel nostro paese e anche quanto sia utile recuperare a livello diffuso la conoscenza del territorio e i saperi ecologici locali che la popolazione non ha perduto del tutto. Leggo che l’Università intende mettere in cantiere una laurea in Protezione civile, mi auguro che si muova in questa prospettiva.
La ribellione dell’ambiente, le catastrofi, che non sono mai naturali, si combattono infatti con la conoscenza del territorio, con la “coscienza di stagione e di luogo” come una volta ebbe a dire Fritjof Capra o con la “coscienza di luogo” di cui ci ha spesso parlato un economista anomalo come Giacomo Becattini, scomparso in questi giorni.
A riconoscere quanto questi saperi siano oggi necessari e debbano essere insegnati nelle scuole, non possono essere i responsabili nazionali della Protezione civile (troppo sicuri di una scienza che prescinde dai territori locali) e tanto meno i ministri e funzionari della pubblica istruzione, che in questi anni hanno sempre più ridotto le ore di geografia e delle materie che concorrono a dare ai futuri cittadini il senso di una comunità e di un patrimonio culturale e anche economico locale che non  va disperso.
Se i politici che fanno le leggi conoscessero meglio la geografia del nostro paese non avrebbero abolito, dopo le Comunità montane, anche le Province: le uniche istituzioni che curavano il territorio profondo, quello più lontano dalle città maggiori e dalle aree forti. Se i vertici della Protezione civile conoscessero meglio la geografia del nostro paese forse non avrebbero concentrato i loro sforzi nei centri maggiori e non avrebbero sottovalutato i rischi in cui si sono trovate le popolazioni che vivono nelle frazioni e nelle sedi rurali sparse.
Spiace dirlo, ma maggiore conoscenza e saggezza di costoro ha dimostrato un giovane scrittore, Paolo Cognetti, che conosce bene la montagna e richiesto di un commento da un giornale ha concluso: “Penso che i morti di Ricopiano siano l’ultima conferma, in Italia, di un rapporto compromesso tra l’uomo e il territorio. Un rapporto di solo sfruttamento e non di conoscenza. Qualcosa si è rotto, anni fa, tra noi, i luoghi che abitiamo e la memoria di chi li abitava prima. Ricostruire quel rapporto sarà un’impresa”.
Ma è da questa impresa, da questa sfida che si deve ripartire.

martedì 14 ottobre 2014

Il Governo scrive fusioni e aggregazioni tra aziende, si legge privatizzazione e finanziarizzazione dei beni comuni

COMUNICATO STAMPA

Il Governo negli ultimi mesi ha definito come uno degli obiettivi principali il favorire, o meglio l'imporre processi di fusione e aggregazione tra aziende che gestiscono i servizi pubblici locali. La realizzazione di questo piano in realtà comporterà la definitiva consegna dei beni comuni ai capitali finanziari.
 
Diversi sono, infatti, gli indizi che vanno esplicitamente in questa direzione: il piano sulla "spending review" che punta alla razionalizzazione delle società partecipate dagli enti locali, seguendo lo slogan "riduzione da 8.000 a 1.000"; il decreto "Sblocca Italia" che, modificando profondamente la disciplina riguardante la gestione dell'acqua, arriva ad imporre un unico gestore in ciascun ambito territoriale e individua, sostanzialmente, nelle grandi aziende e multiutilities, di cui diverse già quotate in borsa, i poli aggregativi; la legge di stabilità in cui probabilmente verranno inserite quelle norme volte a imporre agli Enti Locali la collocazione in borsa delle azioni delle aziende che gestiscono servizi pubblici. Si arriverebbe, addirittura, a costruire un vero e proprio ricatto nei confronti degli Enti Locali i quali, oramai strangolati dai tagli, sarebbero spinti alla cessione delle loro quote al mercato azionario per poter usufruire delle somme derivanti dalla vendita, che il Governo pensa bene di sottrarre alle tenaglie del patto di stabilità.
 
In questa partita giocherà un ruolo determinante Cassa Depositi e Prestiti che ha annunciato di mettere a disposizione 500 milioni di €. A riguardo va evidenziato che CDP raccoglie il risparmio postale di oltre 12 milioni di cittadini e lavoratori, che annualmente ammonta a 220 miliardi di euro. Dunque la sua funzione non dovrebbe essere quella di finanziare processi, come fusioni e aggregazioni, che contrastano con l'interesse collettivo bensì utilizzare il denaro raccolto per il finanziamento a tassi agevolati degli investimenti degli Enti Locali, ovvero recuperare la sua funzione pubblica originaria.
 
Appare sempre più evidente come in queste ultime settimane si stia imprimendo un'accelerazione alla discussione pubblica provando a concentrare l'attenzione esclusivamente su tale tema attraverso la costruzione di una propaganda che prova a disegnare uno scenario di ineluttabilità di questo processo utilizzando argomentazioni come la necessità di superare l'eccessiva frammentazione delle aziende, di ridurre gli sprechi e di realizzare delle aziende di dimensioni tali da essere in grado di competere sul mercato, anche globale, e di effettuare gli investimenti.
 
Ne emerge così un dibattito pubblico del tutto distorto in quanto si prova a nascondere il reale obiettivo sotteso, ovvero la privatizzazione del servizio idrico e dei servizi pubblici locali, e finanche la finanziarizzazione degli stessi.
 
A nostro avviso la proposta di creare pochi soggetti gestori, intorno alle grandi multiutilities esistenti, che si spartiscano tutto il territorio nazionale, ripercorre la strada dei fallimenti testimoniati dai bilanci in debito di queste società e ripropone l'idea di vendere servizi essenziali per coprire buchi di bilancio. Si tratta esclusivamente di un’operazione che espropria i consigli comunali dei loro poteri e allontana le decisioni dal controllo democratico. Oggi serve una gestione dell'acqua, dei rifiuti, del TPL, dell'energia, prossima ai cittadini e alle amministrazioni locali, per garantirne la trasparenza e la partecipazione nella gestione dei servizi.
 
Oggi più che mai una scelta del genere non deve essere perseguita. Al contrario è necessario dare seguito alla volontà popolare espressa con il referendum del 2011 e quindi sottrarre l'acqua e i servizi pubblici dalle logiche di mercato e di profitto.
 
Come Forum dei Movimenti per l'Acqua intendiamo denunciare con forza la gravità di questo progetto e dichiariamo sin da subito che ci mobiliteremo per contrastarlo.
 
Roma, 8 Ottobre.2014.
 
Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua

giovedì 5 dicembre 2013

Questo potrebbe succedere a chi sta cercando di privatizzare la gestione dell'acqua e dei rifiuti dopo il REFERENDUM di giugno 2011!

REFERENDUM 12/13 GIUGNO 2011

Finanziamento ai partiti, la Corte dei Conti: “Dal 1997 leggi incostituzionali”

Il Procuratore del Lazio Raffaele De Dominicis, ha sollevato la questione di legittimità costituzionale di tutte le leggi emanate, in difformità con il referendum dell’aprile 1993. La decisione è stata presa nell'ambito dell'indagine sull'ex cassiere della Margherita Luigi Lusi. Staderini (radicali): "Confermata truffa con destrezza"

Il Procuratore del Lazio della Corte dei Conti, Raffaele De Dominicis, ha sollevato la questione di legittimità costituzionale di tutte le leggi, a partire dal 1997, che hannoreintrodotto il finanziamento pubblico dei partiti, per averlo fatto in difformità con quanto proclamato dai cittadini con il referendum dell’aprile 1993. 
La decisione – ha reso noto lo stesso procuratore nel corso di un incontro con i giornalisti a margine dell’udienza di parificazione del rendiconto della Regione Lazio – è stata presa nell’ambito dell’indagine istruttoria aperta nei confronti dell’ex amministratore-tesoriere della Margherita, Luigi Lusi, sotto processo anche penalmente per illecite sottrazioni di denaro pubblico.
Ricordando che i cittadini, in occasione del referendum fornirono “una risposta decisamente negativa in relazione alla persistenza delle erogazioni di contributi statali a beneficio dei partiti politici e dei movimenti e/o gruppi ad essi collegati”, la questione di legittimità viene sollevata visto che le disposizioni successive al ’97 “sono da ritenersi apertamente elusive e manipolative del risultato referendario, e quindi materialmente ripristinatorie di norme abrogate”.
Per la Corte dei Conti, quindi, “tutte le disposizioni impugnate, a partire dal 1997 e, via via riprodotte nel 1999, nel 2002, nel 2006 e per ultimo nel 2012, hanno ripristinato i privilegi abrogati col referendum del 1993, facendo ricorso ad artifici semantici, come il rimborso al posto del contributo; gli sgravi fiscali al posto di autentici donativi; così alimentando la sfiducia del cittadino e l’ondata disgregante dell’antipolitica”.
Dalla normativa contestata, poi, deriva per il procuratore De Dominicis “la violazione del principio di parità e di eguaglianza tra i partiti e dei cittadini che, per mezzo dei partiti stessi, intendono partecipare alla vita democratica della Nazione. Infatti, – continua il procuratore – i rimborsi deducibili dal meccanismo elettorale risultano estesi, dopo il 2006, a tutti e cinque gli anni del mandato parlamentare, in violazione del carattere giuridico delle erogazioni pubbliche, siccome i trasferimenti erariali, a partire dal secondo anno, non solo si palesano come vera e propria spesa indebita, ma assunti in violazione del referendum dell’aprile 1993″. La differenziazione degli importi dei rimborsi dopo il primo anno dalle elezioni “si configura arbitraria e discriminatoria perché consolida la posizione di vantaggio solo di quei partiti che hanno raggiunto la maggioranza politico-parlamentare”.
“Una truffa continuata con destrezza ai danni del popolo italiano e della Costituzione, organizzata dai partiti attraverso il Parlamento”, afferma con nettezza ancora maggiore il radicale Mario Staderini, commentando il documento della Corte dei Conti. “Quella che sino ad oggi era un’accusa politica diventa finalmente -seppure con venti anni di ritardo- una sacrosanta accusa giuridica nei confronti della partitocrazia italiana”.