VALORIZZARE DIFENDERE SALVAGUARDARE LA VAL DI SIEVE

L' Associazione Valdisieve persegue le finalità di tutelare l'ambiente, il paesaggio, la salute, i beni culturali, il corretto assetto urbanistico, la qualità della vita e la preservazione dei luoghi da ogni forma d'inquinamento, nell'ambito territoriale dei comuni della Valdisieve e limitrofi.

EVENTI 2

  • LABORATORIO RIUSO E RIPARAZIONE A LONDA 

Le attività e aperture del Laboratorio di Riparazione e Riuso di Londa 
sono il mercoledì e il sabato pomeriggio.

CALENDARIO

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venerdì 15 settembre 2023

APPELLO PER LA MANIFESTAZIONE di SABATO 30 SETTEMBRE 2023 alle Piagge


RIPRENDIAMOCI IL NOSTRO AMBIENTE DI VITA!

L' ECOSISTEMA DELLA PIANA METROPOLITANA

NON PUÒ SOPPORTARE NÉ L’ATTUALE AEROPORTO

NÉ UN SUO QUALUNQUE SVILUPPO FUTURO

VOGLIAMO IL PARCO DELLA PIANA

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CORTEO APERTO A TUTTI I CITTADINI

SABATO 30 SETTEMBRE 2023

Concentramento alle Piagge, in Piazza Ilaria Alpi/Miran Hrovatin, alle ore 14.00

PROSEGUIREMO TUTTI ASSIEME NELLA COSTITUZIONE DI UNA NUOVA GEOGRAFIA ECOLOGICA, ECONOMICA, INSEDIATIVA, SOCIALE E SOLIDALE DELLA PIANA DI FIRENZE-PRATO-PISTOIA

SIAMO IN TANTE E IN TANTI. FACCIAMOCI VEDERE E SENTIRE

BASTA IPOCRISIE E IMBROGLI AI DANNI DEI CITTADINI!

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- Dobbiamo arrestare questa deriva verso il degrado e la distruzione degli ecosistemi naturali.

- Dobbiamo aggredire tutte le fonti d’inquinamento e nocività (sanitarie e ambientali) della Piana Firenze-Prato-Pistoia, vista la già grave alterazione dei suoi sistemi idraulici e idrogeologici.

- Dobbiamo fermare il consumo di suolo per mitigare gli effetti devastanti delle isole di calore.

- Dobbiamo combattere strenuamente contro la rendita fondiaria e la finanziarizzazione dell’economia, restituendo invece centralità ai bisogni essenziali dei cittadini.

- Dobbiamo lottare (tutti assieme e ciascuno col proprio approccio) per forme di lavoro più stabili e dignitose, entro una cornice sociale che abbatta finalmente discriminazioni e disuguaglianze.

PER QUESTO CHIEDIAMO IL BLOCCO:

• DI OGNI ULTERIORE ALTERAZIONE E COMPROMISSIONE DEGLI EQUILIBRI ECOLOGICI DELLA PIANA, GIÀ OGGI FORTEMENTE PRECARI

• DI OGNI EVENTUALE E ULTERIORE POTENZIAMENTO DELLO SCALO AEROPORTUALE DI PERETOLA, GIÀ INSOSTENIBILE ALLO STATO ATTUALE

LA MANIFESTAZIONE MIRA QUINDI A:

* RIDURRE drasticamente i voli dell'attuale aeroporto di Peretola, imponendo il rispetto (totale e immediato) di tutte le prescrizioni che gravano su di esso

* FERMARE ogni ipotesi di nuovo aeroporto, visto che il Masterplan 2035 è sostanzialmente identico al precedente proposto da Toscana Aeroporti e sonoramente bocciato nel 2020 dalla giustizia amministrativa

* TUTELARE il reddito di lavoratrici e lavoratori aeroportuali, iniziando a immaginare una riconversione delle loro posizioni nel trasporto pubblico locale, e in particolare in quello su rotaia

* POTENZIARE i collegamenti ferroviari con l’aeroporto di Pisa (lo scalo intercontinentale della Toscana) di cui al contempo chiediamo la drastica riduzione delle servitù militari.

* RISANARE e bonificare dal punto di vista ambientale, sanitario e acustico le aree della Piana Metropolitana più fortemente compromesse da decenni di sviluppo iniquo e insostenibile

* REALIZZARE finalmente il Parco Agricolo della Piana – come da vigente Piano d’Indirizzo Territoriale con valenza di Piano Paesaggistico della Regione Toscana.

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I TEMI CHE CI MOBILITANO VERSO IL 30 SETTEMBRE E ANCHE OLTRE

Abbiamo iniziato con la costruzione di un grande Dibattito Pubblico di Comunità, una risposta concreta al Dibattito Pubblico istituzionale, (obbligatorio per legge, a fronte della seconda proposta avanzata da Toscana Aeroporti sul nuovo scalo di Firenze). Un Dibattito Pubblico di Comunità che ha informato moltissimi abitanti della Piana, discutendo con loro dei rischi indotti sia dal nuovo scalo che da quello esistente. Abbiamo anche avvertito la necessità d’interconnettere le numerose mobilitazioni già presenti sul territorio, tutte indistintamente accomunate dal bisogno di proteggere i propri ambienti di vita. Ci siamo posti poi l’obbiettivo di redigere UNA PROPOSTA ALTERNATIVA di uso e rivitalizzazione dell'ecosistema metropolitano e delle sue acque, dalla pianura fino alle colline preappenniniche e al Montalbano.

L’ambientalismo progettuale (che propone mentre fa vertenza), a fronte di una situazione di rischio reale di collasso per le società umane, non è più, ormai, un’ipotesi di pianificazione, bensì l’unica percorribile. Perché invertire le cause strutturali che hanno prodotto l’attuale disastro ecologico, così come prendere finalmente coscienza del concetto di LIMITE (biologico ed eco/energetico), non sono più istanze procrastinabili per la nostra specie. E d’altra parte, scendendo di scala, al contesto locale, la visione territoriale dei Masterplan di Toscana Aeroporti ha il demerito storico di manomettere per sempre i fragili equilibri ecologici e biotici della Piana Metropolitana. Solo immaginare di spostare laghetti e aree umide, a piacimento, come se si trattasse di mobili domestici, ammantando tali scelte come lungimiranti compensazioni ambientali, è la negazione stessa di ogni possibile progettualità ecologica.

Le/gli abitanti costituiscono una comunità intenzionale non identitaria che vuole prendere il timone delle decisioni sul proprio ambiente di vita, locale e globale. Come cittadini, infatti, siamo ormai consapevoli che i beni comuni non esistono in sé, in quanto tali, ma solo in relazione a una comunità articolata e fondata su nessi coerenti con la natura e con l'ambiente costruito, dei quali intende prendersi cura e che mira a tutelare collettivamente perché esso possa resistere alla distruzione. Un ambiente di vita che incarna un bene comune di patrimonio demaniale e, per questo, indisponibile alle mere logiche del mercato.

In questo ambito, un asse strategico può essere la “ricostruzione” dell’alleanza Comuni/Comunità, a partire dalle amministrazioni più sensibili della Piana, ricordando ad essi che i Comuni sono Enti esponenziali rispetto alle Comunità di abitanti che, invece, rimangono la base di ogni convivenza tra le persone e la natura (Costituzione della Repubblica Italiana, artt. 3, 9, 32 e 118, comma 4).

Da questo punto di vista, il corteo mira a dimostrare quanto siano obsoleti e fuori dal tempo sia l’attuale scalo che qualunque futuro progetto di nuovo aeroporto di Firenze, ricordando le priorità sancite dalla recente revisione degli Art. 9 e 41 della Carta Costituzionale, e l'approvazione da parte del Parlamento UE del Regolamento sul ripristino della natura (NATURE RESTORATION LAW). La novità decisiva di questo provvedimento è la consapevolezza che non basta più la protezione di parti specifiche dell'ambiente e della natura (anche nella proposta più evoluta di Rete Natura 2000) a fronte del degrado e della distruzione degli ecosistemi. In questo clima di cambiamento epocale, vogliamo ricordare il ritardo che nel settore natura ha accumulato la Regione Toscana, completamente in controtendenza con quanto prescriverebbe appunto l’Unione Europea.

PER QUESTO

È INDISPENSABILE E NON PIÙ RINVIABILE IL RIPRISTINO E LA RIGENERAZIONE DEGLI ECOSISTEMI

In modo che essi recuperino uno stato fisico-chimico compatibile con la vita umana. Tali norme riguardano anche il rispristino degli ecosistemi urbani, le frange periurbane, le aree dismesse, insomma la Piana nel suo complesso. Entro il 2030 la dimensione e la capacità ecologica, biologica degli ecosistemi deve aumentare del 3% e del 5% nel 2050. Di fondamentale importanza, infine, la rigenerazione degli ecosistemi agricoli (agroecosistemi) e dei sistemi idrografici (fiumi e falde).

PER QUESTO IL 30 SETTEMBRE:

È INDISPENSABILE PARTECIPARE E

PARTECIPARE NUMEROSI!

ORGANIZZANO:

🚩Presidio No Inc – No Aero 🚩Legambiente 🚩 Italia Nostra 🚩Associazione VAS Onlus,

🚩Fridays For Future Firenze e Prato, 🚩Comitato Sorvolati Brozzi-Peretola-Quaracchi, 🚩Comitato No Aeroporto Prato e provincia 🚩Flc-Cgil Università di Firenze, 🚩AlterPiana Fi-Po-Pt, 🚩Comunità di Base delle Piagge, 🚩Comitato Ambientale di Casale, 🚩Comitato Difendiamo la Nostra Salute Prato-Sud, 🚩Comitato Mente Locale della Piana, 🚩Associazione FareCittà Campi Bisenzio, 🚩Comitato Oltre Carmignano Poggio a Caiano, 🚩Orto Collettivo, 🚩ANPI Brozzi-Quaracchi-Le Piagge,

🚩Rete dei Comitati per la Difesa del Territorio, 🚩PerUnAltraCittà, 🚩Comitato No Tunnel Tav Firenze,

🚩Osservatorio Ambientale Prato, 🚩Collettivo di Polo Sesto F.no, 🚩Medicina Democratica, 🚩Cub Firenze

FONTE: https://www.facebook.com/photo/?fbid=665588532276770&set=a.551282763707348

venerdì 4 dicembre 2020

Firenze: necessaria moratoria di tutti i progetti di grandi infrastrutture e ripensamento della mobilità

Le conclusioni del webinar sulla mobilità del Gruppo Mobilità Sostenibile: necessaria moratoria di tutti i progetti di grandi infrastrutture e ripensamento della mobilità

La situazione di pandemia/sidemia che stiamo vivendo, assieme all'obsolescenza dei progetti esistenti, impone una moratoria su tutti i progetti infrastrutturali in Italia e anche in Toscana; questa è la conclusione della giornata di un incontro organizzato sabato 28 novembre 2020 dal Gruppo di lavoro “Mobilità Sostenibile Nell’Area Metropolitana Fiorentina” assieme al LaPEI dell’Università di Firenze.
Il webinar ha esaminato la situazione esistente; Alberto Ziparo, urbanista del LaPEI, ha analizzato la situazione della governance delle infrastrutture metropolitane dove forti interessi hanno portato a gravissime distorsioni e fenomeni rivelatisi reati penali (da non dimenticare le due inchieste della magistratura relative al Passante TAV che hanno inviato a processo politici, dirigenti pubblici, camorristi, manager di Ferrovie e di imprese di costruzioni), ma anche ad un vuoto progettuale nella pianificazione dei trasporti nell’area metropolitana fiorentina.
Interventi successivi hanno analizzato gli enormi problemi legati ai principali progetti in corso:

  • l’aeroporto di Firenze, sia quello nuovo il cui progetto è stato bocciato dal TAR e dal Consiglio di Stato, sia quello esistente che non risponde alle prescrizioni dettate nel 2003 per mitigare l’impatto sulle popolazioni di Peretola, Brozzi e Quaracchi, definito come un’auto senza libretto di circolazione guidata da un autista senza patente.
  • Il Passante dell’alta velocità in sotterranea e la stazione Foster; un progetto impantanatosi per le troppe criticità ed errori, vecchio di oltre 25 anni, dagli impatti ambientali e urbanistici troppo pesanti e non mitigabili, fermo da tempo: Si annuncia continuamente la ripresa dei lavori, ma se non si risolvono i problemi tecnici, finora rivelatisi insormontabili, vuol dire che non si vogliono realizzare opere, ma semplicemente riaprire il ciclo di sprechi economici e danni ambientali fin qui registrati. Inoltre si dimostra di voler perseguire con strane mistificazioni laddove di nomina "progetto Belfiore" un progetto in realtà abbandonato, quello che è in realtà il "progetto Foster ai Macelli" della stazione sotterranea, tentando ancora di occultare il problema enorme dell'assenza di VIA di quest'ultimo.
  • Il sistema delle tranvie che, se garantisce un buon servizio su alcune direttrici, crea zone penalizzate dalla carenza di trasporto pubblico, risulta sovradimensionato per la città e grava pesantemente sulle periferie, è estremamente costoso, obsoleto e impattante; inoltre è caratterizzato da una impostazione troppo fiorentinocentrica incapace di dare risposte complessive “di rete” alla mobilità dell’area metropolitana, soprattutto al mondo dei pendolari fuori dal capoluogo.
  • Una analisi delle emissioni sul sistema Sirio mostra che l’impatto dei gas climalteranti dei cantieri e della realizzazione risulterebbe svantaggioso addirittura in confronto con un sistema di bus a gasolio. Ci si rifiuta tuttavia di eseguire una VIA che consideri le emissioni dei cantieri, importanti anche con nuovo aeroporto e sottoattraversamento TAV. Tutto ciò stride fortemente con le direttive del green deal proposte dall’UE.

Alcuni comitati di pendolari hanno presentato le difficoltà che esistono nel servizio ferroviario che è totalmente subordinato alla garanzia della puntualità dei treni alta velocità, mentre affollamento e ritardi sono il pane quotidiano dei treni regionali; quelli del Valdarno costretti a continui inchini ai treni AV che ricordano instancabilmente che il collo di bottiglia non è dove si vorrebbe costruire il sottoattraversamento ma a monte di Campo Marte, quelli del Mugello la cui linea avrebbe potenzialità enormi come servizio metropolitano, mentre treni obsoleti e chiusura di stazioni di incrocio stanno minando il servizio, quelli della Piana dove praticamente non esiste trasporto pubblico salvo sulla sottoutilizzata linea per Prato e Pistoia. Le semplici proposte da questi gruppi garantirebbero un servizio molto più efficiente e favorirebbero il trasferimento di viaggiatori dalla strada al treno.
Sono state presentate proposte di eco-smart city (Tiffany Geti, urbanista) sicuramente adattabili alla città di Firenze e di mezzi ecologici alternativi alle tranvie, al momento alimentati dall'elettricità di rete, ma che in prospettiva utilizzino l'idrogeno verde.
Alessandro Pecchioli, urbanista anche lui, ha presentato lo scenario che il LaPEI ha elaborato negli ultimi tempi per chiudere le maglie di un trasporto pubblico attualmente inesistenti, tale da creare una vera rete capillare di mobilità che sarebbe davvero alternativa all’eccessivo traffico privato.
Il dibattito aperto ha ricordato come l’attuale sidemia/pandemia stia cambiando non solo la vita, ma anche alle modalità con cui dovremmo dare risposte alla domanda di trasporto; lo sviluppo del lavoro da casa appare essere una modalità che non sarà totalmente abbandonata anche quando l'emergenza sanitaria rientrerà, allo stesso modo è destinato a svilupparsi car e bike sharing. In futuro dovremo dare risposte anche al commercio via web che non è per niente un fenomeno dematerializzato, ma si sostanzia in una grande crescita della logistica e della mobilità di merci che è destinata ad essere sempre più capillare e invasiva.
Se queste prospettive evidenziano problemi ancora da risolvere, certamente dimostrano come grandi infrastrutture non rispondano nemmeno alle nuove esigenze e come sia indispensabile andare ad una moratoria nei nuovi e nei vecchi cantieri per andare ad una vera progettazione della mobilità al servizio delle persone.

    • Gruppo di lavoro “Mobilità Sostenibile Nell’Area Metropolitana Fiorentina”
    • LaPEI-Unifi

FONTE: https://firenzemobilitasostenibile.blogspot.com/2020/12/firenze-necessaria-moratoria-di-tutti-i.html 

venerdì 20 novembre 2020

Webinar sabato 28 novembre 2020 ore 15 – 18.30-LA MOBILITÀ NELL’AREA FIORENTINA PROBLEMI E PROPOSTE


Per collegarsi via Google Meet: https://meet.google.com/jhr-oujo-pks 

 • Saluti e presentazione – Tiziano Cardosi, comitato No Tunnel TAV Firenze

LA PROGRAMMAZIONE CARENTE NELLE SCELTE ATTUALI PER I TRASPORTI FIORENTINI

1. Impatti, sprechi e consumo di suolo nei progetti di mobilità - Alberto Ziparo, urbanista LaPEI/Unifi

2. Obsolescenza e problemi ambientali del sistema tranviario - Roberto Budini Gattai, urbanista

3. Tutti i problemi del Sottoattraversamento AV – Sandro Targetti, Comitato No Tunnel TAV Firenze

4. Gli impatti del nuovo aeroporto - Fabio Zita, esperto di V.I.A.

5. Grandi infrastrutture, cambiamenti climatici e finanziamenti Green Deal EU – Giuseppe Grazzini, ingegnere, energetico-impiantista

VERSO UNO SCENARIO DI TRASPORTI SOSTENIBILI

1. Eco smart city e mezzi ecologici elettrici - Tiffany Geti, urbanista LaPEI/Unifi

2. Potenziamento delle ferrovie come risposta al pendolarismo; proposte dai territori

• Piana – Giorgio Pizziolo, Alterpiana

• Mugello-Val di Sieve – Maurizio Izzo, comitato pendolari Mugello

• Valdarno - Maurizio Da Re, comitato pendolari Valdarno

3. Uno scenario di mobilità sostenibile per l’area fiorentina – Alessandro Pecchioli, urbanista LaPEI/Unifi

Interventi su richiesta

Gruppo di lavoro “Mobilità Sostenibile Nell’Area Metropolitana Fiorentina” DIDA-LaPEI-UnifiInfo 338 3092948

giovedì 15 ottobre 2020

Comunicato stampa - Il trasporto pubblico locale vittima della pandemia e soprattutto di politiche sbagliate che propongono solo megaopere e privatizzazioni

COMUNICATO STAMPA

Gruppo di ricerca “Mobilità sostenibile nell’Area Metropolitana Fiorentina”   
Fonte immagine QUI


Firenze, 15 ottobre 2020

In questi primi giorni di forte ripresa della pandemia emergono in tutta la loro gravità, oltre che i problemi sanitari, la situazione dei trasporti pubblici.
Il Gruppo di ricerca “Mobilità sostenibile nell’Area Metropolitana Fiorentina” in considerazione dell’emergenza della pandemia ha delle proposte che vanno nella direzione di rimediare ai tanti errori fatti fin’ora:
  • si rinunci ai tanti progetti faraonici, impattanti, costosi e spesso non realizzabili; si dirottino le ingenti risorse per un efficace servizio pubblico in tutta la provincia
  • occorre un potenziamento immediato dei servizi esistenti, magari facendo ricorso ai bus turistici che in questo periodo sono fortemente sottoutilizzati
  • si cominci da subito la creazione di un efficiente, capillare ed ecologico sistema di trasporto pubblico che sarebbe realizzabile in poco tempo e con spese enormemente inferiori a quelle previste per il rigido sistema delle tranvie e i devastanti progetti ferroviari.
  • Si potenzi il servizio ferroviario esistente per dare risposte concrete alla mole di pendolari che giornalmente si spostano verso il capoluogo, si faccia una seria politica della casa che riporti gli abitanti in città.
  • Si ripubblicizzi il trasporto pubblico perché mai come ora, con una nuova emergenza pandemica in arrivo, appare evidente che un servizio come questo è di impossibile gestione con un sistema completamente privatizzato, dove le imprese devono principalmente obbedire a ragioni di bilancio aziendale; al contrario l’emergenza richiede interventi onerosi che non possono essere trovati nelle risorse disponibili della bigliettazione; si profila ancora il rischio di sprecare generose sovvenzioni pubbliche per imprese che non sono in grado di stare su nessun mercato, perché i servizi, come il TPL, garantiscono necessità e diritti al di fuori della ideologia di un mercato unico autoregolante. Si intravede ancora una volta come il nostro paese si confermi un gigantesco “sussidistan” per una élite parassitaria, in particolare per la lobby delle grandi opere inutili.
Solo dando risposte concrete si possono immaginare una soluzione all'emergenza in corso e una drastica riduzione dell’uso del mezzo privato e la possibile realizzazione di zone vivibili dalle persone e attraversate da mobilità dolce.
Al Gruppo non piace nemmeno lo scaricabarile tra Comune che chiede soldi alla Regione, questa che li chiede al Governo e questo che li chiede alla mitica Europa, tutto per trovare risorse che poi si vorrebbero dirottate in progetti sbagliati; in questa maniera si cercano di allontanare responsabilità che invece sono di chi ha gestito e continua a gestire la politica delle infrastrutture.
Di fronte all’emergenza, sia sanitaria che dei trasporti, il sindaco di Firenze, quelli di altri Comuni come Sesto Fiorentino, nonché il neo-presidente della Regione, paiono ipnotizzati dalla promessa dei 209 miliardi del Next Generation EU (recovery fund) e finora non hanno fatto altro che fantasticare di megaprogetti infrastrutturali: Passante TAV, aeroporti, tranvie fantasiose accanto a binari esistenti e sottoutilizzati, per non parlare delle tante altre opere sparse per tutta la provincia e regione; tutti pacchi di cemento produttori di CO2 che non risolveranno alcun problema di mobilità.
Se queste sono le politiche “green” di cui tutti si stanno riempiendo la bocca c’è da avere molti timori per il futuro.

Gruppo di ricerca “Mobilità sostenibile nell’Area Metropolitana Fiorentina”
338 3092948

lunedì 12 ottobre 2020

Obsoleti, inquinanti, costosi. Si mette male, per gli inceneritori!

  


Articolo tratto da "TERA e AQUA" di Ottobre/Novembre 2020
Consultabile QUI
Bimestrale dell’Ecoistituto del Veneto Alex Langer, aderente al Forum Veneto Ambiente, 
Salute e Solidarietà
Redazione: viale Venezia, 7 - Mestre tel/fax 041.935.666


venerdì 9 ottobre 2020

IDRA: “Sviluppo sostenibile” e “patto intergenerazionale”? Idra replica a Conte: non siano solo parole!

COMUNICATO STAMPA, 8.10.’20

 

E allega una diagnosi impietosa della Corte dei Conti sulla TAV: “In questione c’è proprio l’equità intergenerazionale!”

 

"Tutti i decisori devono capire che è il momento delle scelte, non si può più tergiversare. I giovani ci chiedono un patto intergenerazionale. Possiamo rispondere con una visione egoistica o predisporci a questo, per dare una svolta verso una transizione ecologica della nostra società". Così il premier oggi all'evento conclusivo del Festival dello Sviluppo Sostenibile 2020 alla Farnesina, promosso dall'ASviS.

“Noi abbracciamo queste sue parole, purché non restino parole”, scrive l’associazione fiorentina Idra a Giuseppe Conte. Ricordandogli di avergli trasmesso proprio in questa direzione un contributo di riflessione per gli Stati Generali dell’Economia di giugno, rimasto senza riscontri. “Al contrario, si aggiunge nella nota, leggiamo ripetutamente di un Suo entusiasmo per l’agenda delle vecchie Grandi Opere infrastrutturali (sistema TAV in primis), che ampia e triste prova hanno dato nel nostro Paese di insostenibilità economica, depauperamento ambientale, nocività sociale, inquinamento criminale”.

E dato che il premier richiama oggi l’urgenza di un patto intergenerazionale, Idra segnala che già 12 anni fa la Corte dei Conti evidenziava, in una sua articolata relazione (qui allegata) sulle anomalie riscontrate nella realizzazione del sistema “Alta velocità”: “Quel che è più grave, queste operazioni pregiudicano l’equità intergenerazionale, caricando in modo sproporzionato su generazioni future (si arriva in alcuni casi al 2060) ipotetici vantaggi goduti da quelle attuali. Sotto questo profilo la vicenda in esame è considerata dalla Corte paradigmatica delle patologiche tendenze – della finanza pubblica – a scaricare sulle generazioni future oneri relativi ad investimenti, la cui eventuale utilità è beneficiata soltanto da chi li pone in essere, accrescendo il debito pubblico, in contrasto con i canoni comunitari”.

“E’ ancora questo modello che vogliamo continuare a perseguire, signor Presidente?”, chiede l’associazione ecologista toscana. E cita Paolo Pileri, ordinario di Pianificazione territoriale e ambientale al Politecnico di Milano, che prendendo spunto dagli ultimi ennesimi accadimenti di rovina idrogeologica del Bel Paese, ha ammonito in questi giorni: “Nonostante l’evidenza dei cambiamenti climatici andiamo dritti per la nostra strada d’asfalto e cemento a imbrattare valli, pianure, montagne e colline. Poi ci accontentiamo delle condoglianze e diamo la colpa al meteo. Il malato spesso non è quel che abbiamo davanti, ma l’ambiente intorno che non manuteniamo più. È questo spostamento di attenzione, dal malato al suo ambiente, che dobbiamo fare e fare presto. È urgente essere richiamati al dovere della prevenzione e della manutenzione delle aree più fragili del Paese”.

Ecco dunque cosa suggerisce Idra al premier: “E’ questo tipo di investimenti che ha bisogno di promuovere l’azione di governo, se vuole dirsi davvero coerente con gli obiettivi del Next Generation EU. Investimenti capital saving e labour intensive, a resa immediata: esattamente l’opposto delle mitologiche Grandi Opere da coniugare a un lontano e improbabile futuro”.

Per concludere: “Batta un colpo chiaro, nei fatti, signor Presidente! E ascolti, solleciti e apprezzi le espressioni della società civile, della cittadinanza attiva, che inutilmente hanno bussato alla Sua porta da quando Ella ha assunto il delicato incarico di guidare gli ultimi governi”.

 Associazione di volontariato Idra

Tel. 055.22.39.92, 320.053.52.58

idrafir@gmail.com, idraonlus@pec.it; http://www.idraonlus.it, https://www.facebook.com/idra.firenze

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NDR: 

Facciamo notare che il documento della Corte dei Conti risale al 2008 (QUI una sintesi). 

Nel frattempo, più recente - 2020, anche la Corte dei Conti Europea (ECA) emette una denuncia ancora più forte concludendo che per il  progetto Torino-Lione è dimostrata la palese manipolazione dei dati presentati dai promotori del progetto. Continuare a perseguire i soliti progetti, con le medesime "problematiche", non corrisponderebbe a quella "equità intergenerazionale", così come  enunciata dal Premier Conte,  scaricando invece proprio sulle generazioni future debiti economici e ambientali pesantissimi.

 

COMUNICATO STAMPA 5 OTTOBRE 2020 : IL LATO OSCURO DELLA TORINO-LIONE SVELATO – NOVITA’ ECLATANTI CHE RIVELANO LA MANIPOLAZIONE DEI DATI


venerdì 28 agosto 2020

Inchiesta pubblica sull’eolico a Vicchio-Dicomano: “Siamo delusi”, dicono i contrari all’impianto

Questo articolo lo trovate pubblicato qui: https://www.ilfilo.net/inchiesta-pubblica-eolico-vicchio-dicomano-siamo-delusi-dicono-contrari-impianto/ 

MUGELLO – Italia Nostra, Dicomanocheverrà e Mugello in Movimento commentano le conclusioni dell’Inchiesta pubblica promossa dalla Regione Toscana sul progetto di impianto eolico tra Vicchio e Dicomano. Ai tre gruppi, contrari all’impianto, non è piaciuta la relazione finale e spiegano perché.


Il 24 agosto si è conclusa l’Inchiesta Pubblica sul progetto dell’impianto eolico Giogo di Villore decisa dalla Regione Toscana. Si è conclusa in video conferenza dopo ben sei ore di lettura (dalle 19 ad oltre l’una di notte) della relazione finale della commissione dell’Inchiesta senza possibilità di intervento anche solo per chiarimenti, e senza disporre – vista la lunghezza – del più che necessario testo scritto.
La prima parte è stata dedicata ad una ridondante ricostruzione storico-notarile del funzionamento dell’Inchiesta duplicando di fatto alcuni contenuti già presenti nei verbali pubblicati sul sito della Regione.
La seconda parte invece ha evidenziato in capitoli la sostanza dell’Inchiesta mettendo sullo stesso piano gli interventi di chi dimostrava di conoscere il sito e il progetto e di chi interveniva genericamente sulle questioni ambientali e su “quanto è bella l’energia eolica”. Sono stati così inserite nella relazione le numerose prese di posizione a favore del progetto – quasi tutte provenienti da persone e tecnici non mugellani – prescindenti dalla analisi di esso. Quindi a intasare e squilibrare la sintesi finale è stato l’inserimento ad esempio di dichiarazioni a sostegno degli albergatori rurali veneti mobilitati da Agsm e addirittura l’intervento autopromozionale di una agenzia di crowdfunding. Oltretutto sono stati allegati alla relazione documenti di letteratura scientifica, tutti citati in interventi favorevoli al progetto e finora sconosciuti sia nell’Inchiesta che nel procedimento autorizzativo regionale.
Emerge chiaro nella relazione – anche se non contestata dal presidente di commissione – il rifiuto di AGSM di rispondere alle controdeduzioni scritte e non verbali dei partecipanti, così come ai pareri espressi da Enti come la Soprintendenza, il Parco Nazionale, l’Unione Montana dei Comuni del Mugello, i diversi settori (Paesaggio, Forestazione, Sismica, ecc.) della stessa Regione, i Comuni interessati, il Genio Civile, ecc. L’argomentazione principale utilizzata da AGSM è una sorta di stato di eccezione dovuto alla crisi climatica che rende in fondo irrilevanti le obiezioni fondamentali agli impianti eolici sui crinali.
E comunque AGSM dovrà nei prossimi mesi rispondere alle 17 pagine (che con gli allegati diventano centinaia) di integrazioni richieste dalla Regione che ha dovuto accogliere le osservazioni e i contributi circostanziati pervenuti su un progetto che sempre più si rivela assolutamente incompleto e di conseguenza pericoloso sotto il profilo dell’impatto ambientale.
La partita non è chiusa: le associazioni firmatarie del comunicato sono consapevoli che ciò che succederà al progetto sui crinali mugellani farà scuola anche per tutti i crinali appenninici simili al Giogo di Villore e di conseguenza l’attenzione al proseguo del procedimento sarà massima.

Le associazioni

ITALIA NOSTRA
DICOMANOCHEVERRA’
MUGELLO IN MOVIMENTO

FONTE: https://www.ilfilo.net/inchiesta-pubblica-eolico-vicchio-dicomano-siamo-delusi-dicono-contrari-impianto/ 




martedì 25 agosto 2020

Luoghi alternativi per l'installazione di impianti fotovoltaici


Pubblichiamo un video di un amico che nel percorrere l'autostrada tra Bolzano e Trento, ha filmato questi pannelli fotovoltaici montati su una barriera antirumore che producono energia elettrica, senza dover per forza degradare aree ancora incontaminate.

In Italia abbiamo moltissime strade e autostrade.
Il sole non ci manca.
Perchè dunque non sfruttare al massimo le aree già degradate da tali infrastrutture per farci impianti industriali fotovoltaici per produrre energia elettrica pulita ......e soprattutto per evitare di costruire pale eoliche di 150 metri su crinali o luoghi ancora incontaminati?

Il riferimento va ovviamente all'impianto eolico che si vorrebbe realizzare sul crinale del Mugello tra Villore, Vicchio e Dicomano, con tutta una serie di altre opere impattanti un pò su tutto il territorio della Valdisieve (QUI le nostre osservazioni al Progetto).


Il luogo è precisamente sulla A22 nel comune di Marano (TN). Altre info QUI.
In questo caso, rispetto alla lunghezza dell'autostrada, è un piccolo tratto......un motivo in più affinchè su questi nastri, che percorrono l'Italia in largo e in lungo, si dovrebbero installare tanti pannelli fotovoltaici risparmiando altre aree rimaste ancora naturali!

giovedì 13 agosto 2020

Comunicato Stampa del WWF FC sul progetto eolico previsto sul Monte Giogo di Villore

Il WWF Forlì-Cesena (WWF FC)

esprime la propria netta contrarietà al progetto di impianto eolico, committente ditta AGSM Verona Spa, previsto sul Monte Giogo di Villore, nel Mugello, in provincia di Firenze, sul crinale appenninico principale nei comuni di Vicchio e di Dicomano. La potenza media è di 29,6 MegaWatt, distribuita fra n° 8 turbine di 3,7 MW ciascuna, di altezza al mozzo di 99 mt, cui si aggiungono eliche fra i 65 ed i 70 mt, quindi di altezza complessiva di 168 mt (paragonabile a quella di un edificio di 55 piani). 

La produzione elettrica è quantificata in 80.000 MW/anno, ma non è consultabile integralmente la relazione anemologica su cui si basa il dato.

Il cantiere di installazione delle turbine comporterà ovviamente i necessari adeguamenti della viabilità, fino al crinale stesso, anche con allestimento di nuove strade, anche pavimentate, e con l’apertura delle piazzole di installazione, con i relativi sbancamenti e riporti di terre e rocce da scavo.

Il contesto ambientale, confinante con la Zona Speciale di Conservazione (ZSC) “Muraglione-Acquacheta” e prossimo ai confini del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna, è quello del paesaggio toscano che fu di Giotto e del Beato Angelico, che a Vicchio sono nati. L’ impatto paesaggistico è destinato a riguardare le zone del medio Valdarno fino alle porte di Firenze, ai monti del Chianti, al Pratomagno ed ovviamente a tutto il Mugello ed alla sua cerchia di rilievi, compreso il Falterona e le alture che dominano Firenze, come per esempio Monte Morello, ma soprattutto fino al crinale faentino, con vista diretta dalla Romagna.

Sono stati dati finora due pareri seccamente negativi da parte del Parco Nazionale e dall’Unione dei Comuni dell’Appennino Forlivese.

La procedura di VIA non è stata ancora completata ma le criticità derivanti dall’impatto ambientale e paesaggistico sono molto rilevanti e continueremo a vigilare perché siano tenute nella giusta considerazione. Inoltre è veramente necessario che siano evidenziati i dati, oggi mancanti, utili a calcolare la produttività elettrica. I dati attestanti l’intensità del vento sono indispensabili per capire se l’impianto avrà una resa economica. 

Dalle precedenti situazioni da noi esaminate (impianti eolici dell’Acquacheta, di Poggio Biancarda, di Poggio Tre Vescovi, tutti previsti sul crinale tosco-romagnolo e poi tutti bocciati) è emersa l’insufficienza anemometrica, che rende ancor più inaccettabile, visto l’impatto ambientale, l’intervento in esame. In conclusione, il WWF FC seguirà le prossime tappe della procedura, riservandosi ulteriori prese di posizione qualora gli esiti contraddicano l’evidenza della situazione.


Alberto Conti, Presidente WWF Forlì-Cesena

martedì 28 luglio 2020

"L'INFORMAZIONE AUTORITARIA DI Milena Gabbanelli ORMAI SPONSOR FEDELE (INSIEME A Matteo Salvini e Eugenio Giani) DEGLI #INCENERITORI.


E' di ieri 26 luglio un articolo commentato in video sul Corriere della Sera della Gabanelli (anche a firma di Rita Querzé) un ampio articolo sui ritardi provocati dalla "burocrazia".

Le due giornaliste si scagliano contro i ritardi provocati alle imprese nell'apertura di attività e/o nella realizzazioni di grandi opere provocate dai tempi biblici delle autorizzazioni.
Per fare degli esempi si mettono sullo stesso piano autorizzazioni per aprire un bar con le autorizzazioni a realizzare un inceneritore. Ovviamente non è mia intenzione difendere burocrazia e burocrati ma un po' di prudenza dovrebbe essere applicata.

Condivido l'insofferenza verso ritardi e lungaggini per aprire un bar o una pizzeria ma quando sono in gioco GRANDI OPERE CHE POSSONO CONDIZIONARE IL FUTURO DEI PROSSIMI 30 ANNI (#INCENERITORI, #DISCARICHE, #AUTOSTRADE ecc) OCCORRE ANDARE CAUTI visto che in gioco c'è il futuro di chi ancora non è stato concepito.

La mannaia giacobina della Gabanelli si scaglia, ancora una volta, contro i ritardi nel costruire gli inceneritori come quello di #CasePasserini a Firenze. Addirittura aizza contro "i signori del NO" addossando a loro la responsabilità di aver impedito la realizzazione di un impianto previsto dal 2001 e che...secondo lei (che evidentemente sa tutto anche se dimostra di non conoscere la situazione toscana) dovrà essere costruito da...un'altra parte.

EBBENE, SECONDO LA DEFINIZIONE DI Milena Gabbanelli ANCH'IO SAREI UN SIGNORE DEL NO visto che mi onoro di aver dato un contributo rilevantissimo alla sconfitta di quell'inceneritore! Non una parola nel cercare di capire i motivi di quella sconfitta...tutto sarebbe il frutto del "demone della burocrazia" che non permette di aprire nuovi bar e...nuovi inceneritori.

QUESTO GIORNALISMO E' OGGETTIVAMENTE AUTORITARIO PERCHE' TENDE A SILENZIARE LA VERITA' che inevitabilmente scaturisce da una ricerca priva di pregiudizi e di conclusioni affrettate e di comodo. Io, se fossi la Gabanelli starei più attenta a non confondere BUROCRAZIA CON DEMOCRAZIA! La burocrazia appartiene al POTERE, ne denuncia l'arroganza e la insensibilità...LA DEMOCRAZIA è la volontà popolare che spesso quando ci sono in ballo fiumi di danaro per fare opere devastanti ed inquinanti giustamente si mette di traverso e...sconfigge l'arroganza burocratica di chi dice che "ormai tutto è deciso". Da chi? Dai soliti noti come #HERA E LE MULTIUTILITIES che fanno impresa NON CON I LORO SOLDI MA CON QUELLI DEI CITTADINI evitando accuratamente ogni rischio d'impresa!

Io (e tutte le migliaia di persone che hanno sconfitto l'inceneritore) sarei un SIGNORNO?
Beh, una sciocchezza più grossolana non riesco a trovarla visto che grazie al movimento rifiuti zero che ho avuto l'onore di introdurre in Italia oggi vi sono molti comuni che raggiungono quasi il 90% di raccolta differenziata a partire dal mio di #Capannori. In Toscana e dovunque gli inceneritori hanno tentato di ostacolare l'attuazione delle buone pratiche di riduzione-riparazione-riuso-riciclo e riprogettazione ma raramente sono stati accettati.

E' proprio grazie a QUESTA DEMOCRAZIA BOTTOM UP (l'opposto della burocrazia delle conferenze dei servizi che avevano già deciso!) che l'ITALIA E' PASSATA DAL 17% di RD del 2003 al 60% attuale!


Ma la Milena Gabbanelli non è sola nell'aizzare contro la "resilienza" delle comunità...è in compagnia di Matteo Salvini che vuole in Toscana e dovunque un inceneritore in ogni provincia e di Eugenio Giani, il candidato presidente del PD che addirittura ha minacciato in modo sgangherato di ricorrere ai carriarmati se i cittadini non accetteranno gli inceneritori. SI CONFERMA QUANTO IL PARTITO TRASVERSALE DELL'INDUSTRIA SPORCA VADA BEN AL DI LA' degli schieramenti. 

Ad esso da anni stiamo opponendo un partito sempre piu' forte delle "buone pratiche" che non si fa certo intimidire da QUESTI ILLIBERALI DEL PENSIERO UNICO. Spazzatura non riciclabile!"

Rossano Ercolini, presidente di Zero Waste Europe e vincitore Goldman Prize 2013

FONTE: https://www.facebook.com/rossano.ercolini/posts/10223079549602268?comment_id=10223087393038349&notif_id=1595937027430006&notif_t=feed_comment_reply&ref=notif

sabato 25 luglio 2020

La tramvia invade i viali e il quadrante sud est di Firenze: ecco le controindicazioni

Questo articolo è stato pubblicato per la prima volta su La Città invisibile, rivista del laboratorio politico perUnaltracittà – Firenze, a questo indirizzo [https://www.perunaltracitta.org/2020/07/19/la-tramvia-invade-i-viali-e-il-quadrante-sud-est-di-firenze/] con licenza BY-NC-SA 3.0
Il completamento verso sud-est della rete tranviaria di Firenze prevede la linea 3.2 con due rami da piazza Libertà, uno verso Rovezzano (Linea 3.2.2) e uno verso Bagno a Ripoli (Linea 3.2.1).
Il Comitato “San Salvi chi può” è già intervenuto per evidenziare una serie di interventi collegati e convergenti nella piana di Bagno a Ripoli. Fra questi la realizzazione qui della linea tramviaria comporta in termini di servizi associati, deposito e officine per le vetture del tram e parcheggi scambiatori, un notevole consumo di suolo (circa 70.000 mq) e l’eliminazione di varie attività agricole. Per tutta una serie di motivi (ambientali, paesaggistici, trasportistici, ecc.) numerosi esperti in materia e molti cittadini hanno già manifestato la loro decisa contrarietà a tale costosissima infrastruttura, orientandosi verso la richiesta di un trasporto pubblico locale alternativo, oggi disponibile, come già riportammo in questo articolo.
Seguendo il Comunicato stampa del Comune del 6 luglio 2020, “il progetto preliminare prevede la prosecuzione della linea da viale Don Minzoni con il sottoattraversamento della linea ferroviaria all’altezza di piazza delle Cure da dove imboccherà viale dei Mille per arrivare allo stadio. La linea continua su viale Fanti, via Mamiani, viale Duse, via del Gignoro fino ad arrivare in via della Chimera e al capolinea Rovezzano. Qui verrà realizzato anche un nuovo parcheggio scambiatore. Tra le opere strutturali oltre al sottoattraversamento del cavalcavia delle Cure anche il sovrappasso del Mensola all’altezza di via della Chimera.”
Le linee 3.2.1 e 3.2.2 con la variate alternativa al centro storico della linea 2 Fonte: Comune di Firenze
Premesso che il Comune dovrebbe chiarire come riuscirà a realizzare il sottoattraversamento della ferrovia da viale Don Minzoni a piazza delle Cure, dove già sono previsti i due tunnel della linea Alta Velocità (ammesso beninteso che vengano mai realizzati) e se prevede o non prevede di realizzare il deposito previsto fra la caserma Perotti e il parco del Mensola (quindi con una coppia di binari da viale Palazzeschi), quello che si intende qui sottolineare, al di là del giudizio trasportistico negativo, è il forte impatto che avrà questo tipo di infrastruttura sull’assetto della viabilità durante la lunga fase dei lavori, poi sul piano ambientale con la messa a rischio della pregiata alberatura stradale che caratterizza buona parte del percorso della tramvia, e con un ulteriore consumo di suolo nel suo tratto terminale. È inevitabile che la cantierizzazione della tramvia a partire dal viale Don Minzoni con i grandi lavori della struttura del sottoattraversamento della ferrovia e poi di seguito su tutto il tracciato della linea comporta uno stravolgimento delle direttrici di traffico in tutto questo quadrante urbano. Il flusso veicolare, che attualmente interessa un’importante arteria come il viale Dei Mille, si riverserà su strade del quartiere a minore capacità di scorrimento aumentando localmente l’inquinamento e il rumore così come è prevedibile un incremento ulteriore del flusso automobilistico nei viali Volta e A. Righi, già spesso congestionati in quanto utilizzati come tangenziali cittadine. Dunque come è stato ampiamente sperimentato nella realizzazione della tramvia 1 e 2, anche la costruzione di questa linea infligge, per un tempo notevole, forti disagi all’intera collettività.
Uno degli aspetti che preoccupa maggiormente i cittadini nella messa in opera di questa infrastruttura è il pericolo che essa rappresenta per l’integrità e la preservazione del folto corpo arboreo che riguarda una parte rilevante del suo tracciato. In particolare si consideri il lungo segmento della tramvia che va dal viale Don Minzoni fino al viale Fanti, costituito dai viali storici meglio alberati di tutta Firenze, una connotazione morfologica e naturalistica sempre più rara in una città che ha visto scomparire negli ultimi decenni migliaia di alberi lungo le sue strade e nelle sue piazze. Un’alberatura fatta in buon numero di alberi adulti, le cui estese chiome nell’abbinamento stradale coprono e ombreggiano tutta la strada, le piste ciclabili e i marciapiedi; in particolare il viale Malta che appare come una galleria verde, conferendo a questi spazi di percorrenza una chiara godibilità, grazie alla mitigazione climatica dovuta alla schermatura vegetale, anche nei periodi estivi più caldi. Ora questo pregiatissimo patrimonio arboreo è minacciato dai lavori per la tramvia, soprattutto dalla messa in posa dei binari i quali richiedono una armatura sottostante profonda almeno mezzo metro; ciò può rendere necessario spostare tubature, cavi e altro collocati sotto il manto stradale con la conseguente alta probabilità di intercettare e danneggiare gravemente l’apparato radicale delle piante, mettendo così a rischio la loro sopravvivenza. Questo stesso problema è stato di recente sollevato da esperti agronomi per quanto riguarda linea Linea 3.2.1 per Bagno a Ripoli, paventando per la sua realizzazione l’abbattimento degli alberi dei viali di circonvallazione pur in presenza di una sede stradale molto più larga rispetto alle strade della linea 3.2.2, la cui minore sezione rende le piante per la loro prossimità ancora più vulnerabili. Di conseguenza l’eventualità della distruzione anche parziale del patrimonio arboreo è un costo inaccettabile per questa scelta trasportistica, in termini di degrado della qualità della vita del quartiere, di danno paesaggistico e naturalistico difficilmente sanabili se non nell’arco di vari decenni.
Particolare del progetto preliminare con il sottopasso ferroviario da via Rocca Tedalda, la rotonda di via della Chimera e l’arteria stradale che taglia via del Guarlone e prosegue verso il parco del Mensola. Inoltre il capolinea della linea tramviaria appena dopo aver superato il torrente Mensola. Fonte: Comune di Firenze
Altro aspetto problematico riguarda il consumo di suolo, ed è relativo al tratto terminale della tramvia con il capolinea a Rovezzano; l’intervento che investe l’area a sud di via del Guarlone che risulta vincolata dal decreto 90068 del 1953, dove sono previsti un inutile sovrappasso del Mensola (dato che il capolinea è subito dopo il torrente poteva essere collocato subito prima) e un parcheggio scambiatore; inoltre una nuova arteria stradale ha origine da un sottopasso stradale della ferrovia che da via Rocca Tedalda arriva a intersecare via della Chimera (con una rotonda) e poi prosegue tagliando via del Guarlone nell’area del parco del Mensola (dove attualmente si trovano le casse di espansione) e si ricollega a via della Torre (l’area a nord di via del Guarlone è altresì vincolata dal decreto 90075 del 1951); un tragitto in sostanza che ricorda il famigerato “tubone”, un vecchio progetto di circonvallazione che risale agli anni ’90, riproposto più volte e mai realizzato. Inoltre dal comunicato stampa del Comune sopra citato, non è dato sapere se e dove verrà collocato il deposito dei tram che nella progettazione preliminare è previsto a ridosso del parco del Mensola, con il collegamento tramite viale Palazzeschi.
In conclusione è bene sottolineare che la nostra critica a questo tipo di infrastruttura è dovuta principalmente ai suoi esorbitanti costi monetari, di costruzione e gestione, oltre che ai suoi notevolissimi impatti di vario genere, con risultati che non incidono radicalmente sulla sostenibilità del sistema trasportistico. Nell’ottica del rilancio pianificato, assolutamente necessario del trasporto pubblico, riteniamo necessario individuare sistemi di trasporto alternativi alla tramvia, oggi disponibili, come i tram elettrici su gomma a ricarica veloce (Ecoblu tram), che svolgono lo stesso servizio e si adeguano con maggiore flessibilità alla trama viaria cittadina, senza richiedere dotazione pesante e costosa sul piano strutturale.
Appendice: cemento sulle Aree Masini di via del Gignoro ovvero altro consumo di suolo
I terreni in via del Gignoro che prevedono l’atterraggio dei volumi incongrui individuati in altre aree urbane. Attualmente è il corso un intervento in quello centrale.
Le ruspe sono già al lavoro per spianare una delle ultime aree rimaste libere in via del Gignoro, che un comitato di zona per lungo tempo ha cercato di difendere, destinata dal Regolamento Urbanistico ad uso residenziale e commerciale mediante quell’infausto meccanismo che prevede qui l’atterraggio dei volumi incongrui individuati in altre aree urbane. Suolo e verde immolati al diritto “inviolabile” di edificare, sottratti alla collettività che avrebbe un estremo bisogno di questi spazi, di frangia e interstiziali, i pochi ancora non urbanizzati, per dare respiro e maggiore vivibilità ad un tessuto urbano ad alta densità abitativa. Si consideri, inoltre, quanto questi spazi siano indispensabili per mitigare ecologicamente con nuove alberature gli effetti del cambiamento climatico. Invece avremo nel quartiere un peggioramento delle condizioni ambientali, con nuovo cemento che non risponde ad alcuna esigenza abitativa di carattere sociale (a fronte dell’enorme patrimonio di edifici vuoti e di case sfitte della città) ma a ragioni di pura speculazione immobiliare.
Purtroppo anche in questo caso viene confermato quanto è stato denunciato più volte da urbanisti e comitati rispetto al meccanismo della cosiddetta “compensazione“, e cioè al fatto che il trasferimento delle superfici abbattute, la migrazione dei cosiddetti “diritti edificatori” non alimenti altro che una pericolosa espansione della città, in termini di maggiore densità urbana e di cementificazione delle ultime aree residue ancora esistenti. In particolare proprio a spese di quelle aree verdi e di quel territorio rurale che da più parti ormai viene ritenuto non più negoziabile e che proprio in virtù dei meccanismi perequativi magicamente, e apparentemente a saldo zero, diviene edificabile! Altro che consumo zero di suolo!
*Comitato san Salvi chi può