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domenica 20 dicembre 2020

GRIG: Le mani sul territorio.

 La Procura della Repubblica presso il Tribunale di Lucca sta indagando 36 persone per ben 63 ipotesi di reato in relazione a una complessa inchiesta riguardante un presunto vero e proprio sistema di gestione del territorio di Vagli di Sotto (LU), sulle Alpi Apuane.

Fra gli indagati, sottoposti a misure restrittive della libertà personale, l’amministratore locale Mario Puglia e l’impresario del marmo Giorgio Turba, già titolare della Massese Calcio e non certo un ammiratore degli ambientalisti..

Mario Puglia, nel tempo, è stato sindaco e amministratore locale a vario titolo di Vagli di Sotto, definito vulcanico, nonché appartenente all’organizzazione clandestina Gladio, financo presidente dell’Amministrazione separata dei Beni a Uso Civico di Vagli e Stazzema.

Roma, Commissariato per gli Usi Civici 
per Lazio, Umbria, Toscana

Affermava che il problema della Garfagnana era “nella classe dirigente, la più scadente dal dopoguerra”.

A veder gli sviluppi dell’indagine della magistratura lucchese forse non ha tutti i torti.

Opacità nell’attività estrattiva del marmo, coinvolgente anche il demanio civico di Vagli e Stazzema, tuttora non restituito alla collettività locale, sono solo alcune delle accuse che gli rivolge la magistratura inquirente.

Il GrIG sta antipatico al buon Mario Puglia, tanto da avergli chiesto 5 milioni di euro di risarcimento danni. 

Naturalmente ha avuto, ha e avrà la risposta adeguata, però qualche dubbio sul suo operato è lecito averlo, no?

Procura della Repubblica di Lucca, comunicato stampa (16 dicembre 2020)

da La Nazione, 17 dicembre 2020

“Vagli, il sistema non si era fermato” Cinque arresti: Puglia ai domiciliari.
La Procura stanga gli indagati: misure cautelari per imprenditori, vicesindaco e tecnici comunali. (Claudio Capanni)
Giorgio Turba è agli arresti domiciliari.
Il noto imprenditore del marmo, ex patron della Massese, travolto dall’inchiesta di Lucca che ha al centro il Comune di Vagli.

da Il Tirreno, 16 dicembre 2020

Lucca. “Sistema Vagli”, arresti e perquisizioni: ai domiciliari l’ex sindaco Puglia e altri quattro.

Al centro dell’inchiesta il sistema di potere creato dall’ex primo cittadino e attuale vicesindaco Mario Puglia. Si procede per associazione a delinquere, corruzione, truffa, falso ideologico, abuso di ufficio, turbativa d’asta, riciclaggio e peculato.

da Il Corriere della Sera, FI, 16 dicembre 2020

Lavori a imprenditori amici senza gare, vice sindaco di Vagli ai domiciliari.
Dall’indagine emerge come il piccolo Comune della Garfagnana sia stato utilizzato «come mezzo per spartirsi occasioni di guadagno tramite un sistema» instaurato, appunto secondo l’accusa, da Mario Puglia. (Simone Dinelli)
da La Gazzetta del Serchio, 17 dicembre 2020
Mario Puglia, regista e protagonista di una fiction in cui l’illegalità non aveva confini.

da Lucca in diretta, 17 dicembre 2020

Concessioni estrattive in cambio dell’acquisto di terreni della famiglia dell’ex sindaco: sotto accusa il ‘sistema Vagli’. Sequestri per oltre 1,5 milioni. foto

Dall’associazione a delinquere a falso ideologico, abuso d’ufficio, turbativa d’asta, riciclaggio e peculato: ecco le accuse che hanno portato ai domiciliari Mario Puglia. Sono 36 gli indagati per 63 ipotesi di reato. (Enrico Pace, ha collaborato Paolo Pinori)

Sono 36 gli indagati per la maxi inchiesta di Vagli di Sotto che riguarda l’affidamento “facile” di appalti pubblici e, nel suo filone più importante, emerso a seguito del primo, le concessioni estrattive del marmo nel territorio comunale. Un sistema complesso che, secondo la procura, vedrebbe al vertice l’ex sindaco Mario Puglia che, assieme alla sua famiglia e in stretto accordo con un noto gruppo impegnato nel settore del marmo, avrebbe concesso autorizzazioni estrattive in cambio dell’acquisto di terreni di proprietà proprio della famiglia del primo cittadino, al termine di un complesso intreccio di compravendite vere e fittizie. Il tutto, sempre secondo la procura, con la complicità dell’ufficio tecnico del Comune, di cui Puglia era ed è dirigente, e anche, secondo quanto ricostruito, tramite minacce e intimidazioni a testimoni e semplici cittadini.

I reati contestati agli indagati, tra persone fisiche ed enti coinvolti, sono 63 e vanno dall’associazione a delinquere al falso ideologico, abuso d’ufficio, turbativa d’asta, riciclaggio e peculato. Come riconosciuto dal Gip in sede di emissione delle misure cautelari quello che emerge è “una vera e propria spartizione di occasioni di guadagno utilizzando la struttura del Comune di Vagli come mezzo per raggiungere i propri obiettivi” con il “sistema di potere instaurato da Mario Puglia” che, secondo le accuse, avrebbe abusato del proprio ruolo nel Comune di Vagli assieme all’intera giunta, attuale e precedente, e ai dipendenti dell’ufficio tecnico.

Le indagini, anche bancarie, della Guardia di Finanza, hanno consentito di addivenire al sequestro di oltre un milione e mezzo in denaro e altri beni.

Le indagini sono iniziate nella seconda metà del 2018 a seguito di una notizia di reato da parte dei carabinieri forestali di Camporgiano.

“Il reparto dei carabinieri forestali ha competenza anche nelle funzioni di controllo del territorio – spiega il colonnello Raffaella Pettinà, comandante provinciale dei Carabinieri del nucleo forestale – Alcuni di questi controlli, operati dalla stazione dei carabinieri di Camporgiano sono avvenuti a seguito di una segnalazione su dei lavori dichiarati dall’amministrazione urgenti, a causa di alcune frane nel 2018, dopo la dichiarazione dello stato di emergenza indetto dalla regione Toscana, per eventi che possono portare a fenomeni di dissesto idrogeologico. In quel caso, eventuali lavori di emergenza sarebbero stati pagati direttamente dalla Regione e l’amministrazione avrebbe potuto nominare la ditta incaricata dei lavori”.

“Il maresciallo della stazione di Camporgiano – prosegue il Colonnello Pettinà – grazie alle sue competenze tecniche, ha verificato la situazione e si è accorto che nessuno dei lavori richiesti erano da imputare a emergenza e pericolosità, e non si trattava di eventi franosi rilevanti. Da li è stato informato il sostituto procuratore Giannino, con il quale abbiamo approfondito la cosa ed è stato scoperto tutto il resto”.

Dalle ulteriori indagini sono emerse modalità che denotavano, secondo la procura, un meccanismo di assegnazione di appalti definito “allegro e spregiudicato”. Da lì la decisione di estendere il raggio di indagine avviando una fitta ricerca documentale, esame di banche dati, visure ed una serie di appostamenti e sopralluoghi che hanno iniziato a comporre un disegno apparso agli inquirenti ben chiaro, che aveva come centro sempre il sistema di conferimento di appalto, con l’ufficio tecnico del Comune (di cui l’ex sindaco Puglia era da sempre ed è ancora dirigente) sempre protagonista e con i soliti due nomi tra gli imprenditori che avrebbero beneficiato di quelli che vengono ritenuti fantasiosi eventi calamitosi per ottenere appalti che sarebbero risultati al di fuori di ogni forma di gara e di controllo. Inoltre è emerso dalle indagini che proprio quei due imprenditori sarebbero stati legati anche ad affari personali con lo stesso sindaco Puglia.

“Insieme alle altre forze di polizia è avvenuta una collaborazione che non sempre è possibile – spiega il comandante provinciale della Guardia di Finanza di Lucca, Massimo Mazzone – Attraverso alcuni strumenti d’indagine abbiamo ricostruito i flussi finanziari e patrimoniali di tutti gli indagati, con lo scopo di sequestrare eventuali beni immobili di illecita provenienza. Da qui sono stati rilevati molti collegamenti tra imprenditori e amministratori locali. Ne è nato un quadro preoccupante – conclude – che le indagini hanno confermato. Sono stati notati versamenti di denaro contante su conti personali, conti che ammontano ad una cifra intorno ai 300mila euro, risalenti al 2016. Successivamente il sistema è stato cambiato e gli accrediti non venivano più fatti direttamente sui conti correnti, ma con un diverso modus operandi, gonfiando, ad esempio, altre voci di spesa”.

Alpi Apuane, marmettola cementata in un corso d’acqua

Dal fitto esame di documenti, reso possibile grazie al coinvolgimento delle numerose forze di polizia giudiziaria coinvolte e dalla ripartizione di compiti e coinvolgendo anche la sezione di polizia giudiziaria in sede per un contatto continuo ed uno scambio di informazioni tra il Pm e le le altre Pg immediato e costante, è emerso un secondo fronte di indagine, che andava ad affiancarsi all’altro e che riguardava l’assegnazione delle autorizzazioni alle attività estrattive per il marmo.

Esaminando un fascicolo relativo ad una querela per truffa che aveva ad oggetto un presunto falso in un atto di compravendita in cui era parte il sindaco Puglia, si decise di approfondire la questione.

“L’articolata attività d’indagine per noi ha avuto inizio con una denuncia per una compravendita di terreni, da parte di un’anziana signora di Lucca – precisa il maggiore Giorgio Picchiotti, comandante della compagnia dei carabinieri di Castelnuovo – La compravendita riguardava alcuni terreni oggetto di una stipula di trattativa privata, con l’allora sindaco di Vagli, Mario Puglia. La signora era stata ingannata durante l’atto di compravendita, sfruttando la sua buona fede. La ricostruzione dell’accaduto ha portato al collegamento di alcuni elementi e la pratica è finita sul tavolo della stazione di Camporgiano”.

Dalle indagini è emerso, che buona parte di quei terreni acquistati da Puglia, falsificando un documento, erano stati poi dallo stesso venduti alla compagine imprenditoriale del gruppo Turba, attiva nel settore marmifero.

Esaminando altre transazioni immobiliari e conti correnti, facendo incrociare alle molteplici forze di polizia giudiziaria le transazioni private con le delibere e determine comunali rilevanti in materia di autorizzazioni estrattive (fino ad allora rinvenute), si sarebbe poi trovata una singolare coincidenza temporale tra le vendite da parte del Puglia e dei suo familiari in favore di vari componenti della famiglia Turba e le date delle autorizzazioni di cui lo stesso gruppo Turba veniva in concomitanza a beneficiare. In alcuni casi i provvedimenti favorevoli del Comune sarebbero addirittura intervenuti fra un primo acconto e il saldo del prezzo dei terreni venduti da Puglia.

Estendendo l’esame documentale sarebbe inoltre emerso che l’ex sindaco Puglia (anche con passaggi di ripulitura degli immobili mediante fittizi trasferimenti a favore della figlia e della moglie, che poi risultavano parti venditrici) avrebbe incassato sistematicamente ingenti somme per delle vendite immobiliari che vedevano sistematicamente come acquirenti gli imprenditori del marmo, che dopo aver pagato il prezzo di quelle transazioni immobiliari alla famiglia Puglia (transazioni ritenute dagli inquirenti prive di ogni logica ove aventi ad oggetto terreni privi di valore o interesse o, in altri casi, terreni in cui veniva chiesta l’autorizzazione estrattiva), ottenevano le concessioni per estrarre marmo.

Il tutto è stato portato alla luce, nelle ipotesi accusatorie, con attività di indagine di tipo tradizionale, con acquisizione ed incrocio di dati e documenti. Solo in seguito si è proceduto alle attività di intercettazione che avrebbero portato ad una piena conferma sull’esistenza del dolo in quelle in quelle operazioni e avrebbero confermato lo strettissimo rapporto personale tra gli amministratori e gli imprenditori ed il fervente attivismo dell’intera macchina comunale al servizio delle attività illecite.

È stato grazie al coinvolgimento di tutte le forze possibili, polizia, carabinieri, guardia di finanza, carabinieri forestali, sezione di polizia giudiziaria della procura che si è potuto effettuare un esame così complesso e voluminoso di fatti e dati incrociandoli tra loro per ricostruire quello che, secondo le ipotesi accusatorie, sarebbe un sistema collaudato e rodato da anni e che, nella materia degli appalti di opere pubbliche,  sarebbe avvenuto spesso a discapito della stessa popolazione locale per gli interessi privati ed imprenditoriali di pochi. Lo stesso sindaco Puglia, in concomitanza con gli appalti illeciti, avrebbe pensato all’ingresso in una costituendas società commerciale per fare affari proprio con uno degli imprenditori coinvolti.

Altro dato ritenuto inquietante dalla procura ed emerso dalle intercettazioni sarebbe l’attivismo degli uffici comunali con l’intero ufficio tecnico che sarebbe stato impegnato nell’attività di inquinamento probatorio ed in quella di intimidazione di testimoni, in alcuni casi anche con il paventato ricorso alle armi.

“Quando mi hanno parlato del sindaco Mario Puglia, avevo sentito dire che era un amministratore che aveva a cuore gli interesse dei propri cittadini – dice il vicequestore aggiunto e capo della mobile di Lucca, Silvia Cascino – Dalle indagini emerse invece si nota proprio il disinteresse che ha avuto nei confronti della cittadinanza, in alcune intercettazioni, è lui a dirlo personalmente. Un episodio è a mio avviso emblematico per evidenziare una vera e propria associazione a delinquere presente a Vagli. Ad aprile si stava procedendo a delle perquisizioni per recuperare materiale considerato probatorio per l’indagine, in quell’occasione, sempre grazie a delle intercettazioni, abbiamo notato che tutto l’ufficio tecnico del comune di Vagli era intento a distruggere questi documenti, compiendo un illecito di grande entità e molto pericoloso”.

“In alcuni casi, per convincere chi non si schierava con la politica del sindaco Puglia, alcune persone venivano minacciate – dice il sostituto procuratore Salvatore Giannino – In un’intercettazione, alcuni degli indagati, fanno particolare riferimento a voler avvicinare dei testimoni per ‘lavorarseli’, un chiaro riferimento a intimidazioni. In un altro caso due interlocutori facevano riferimento alla possibilità di avvicinare uno degli ufficiali di polizia giudiziaria che stavano compiendo le indagini con un coltello per condurlo a desistere e a cambiare strada”.

“Intendo ancora ringraziare – ha detto il procuratore capo facente funzioni Lucia Rugani – la squadra mobile di Lucca, il nucleo Pef della Guardia fi Finanza, i carabinieri forestali di Camporgiano e la compagnia di Castelnuovo e infine la nostra sezione di polizia giudiziaria per aver reso possibile un così articolato e paziente lavoro”.

Z.P.S. Alpi Apuane

(foto A.G., archivio GrIG)

FONTE: https://gruppodinterventogiuridicoweb.com/2020/12/18/le-mani-sul-territorio/#more-25091

martedì 26 gennaio 2016

Bagno a Ripoli: Pista ciclabile e cartello stradale in CAMBIO di rocce e terre di scavo INQUINATE!! Bell'affare!

Terza corsia A1. Le terre di scavo e

il silenzio dell'Amministrazione

Il deposito delle terre di scavo nel nostro territorio comunale era già previsto da Autostrade fin dal 2013. L'Amministrazione ne era al corrente ma non ha mai ritenuto opportuno informare né il Consiglio comunale né la Commissione Terza Corsia. È questa la trasparenza di questa Amministrazione?

terrediscavo A1 600
Fare fronte comune. Questo è stato il principio cui si sono ispirati tutti coloro che, nel nostro comune, in questi anni si sono impegnati nello studio del progetto e della realizzazione della Terza corsia autostradale. Dalle forze politiche del Consiglio comunale ai componenti della Commissione Terza Corsia, tutti hanno lavorato, senza colori né bandiere, per cercare di tutelare sia i cittadini che il territorio entrambi sacrificati da questa infrastruttura.
Le mozioni sulla Terza corsia passate nei diversi Consigli comunali sono sempre state approvate all'unanimità, e sono costate molte ore del nostro tempo nel cercare di capire i problemi, le loro possibili soluzioni ed infine giungere ad obiettivi assolutamente condivisi. Questo è stato il modus operandi, tanto che quando fu istituita la Commissione avevamo proposto di diminuire da cinque a due il numero dei consiglieri in Commissione (uno di maggioranza ed uno di opposizione), per lasciare più spazio alla presenza dei cittadini.
Ma oggi scopriamo, amaramente, che qualcosa è cambiato. Il progetto del II lotto del tratto da Fi Sud a Incisa è stato modificato (già nel 2013) con la previsione di trasformare oltre 20 ettari di territorio, sopra le sorgenti dell’Isone, in una discarica per le terre di scavo (contaminate dai materiali utilizzati nelle lavorazioni in scavo o in galleria, come cemento, materiali ferrosi o vetroresina, oltre ad oli di origine minerale), senza che i cittadini, la Commissione e i Consiglieri comunali venissero messi a conoscenza.
24 ettari di territorio dovranno ricevere almeno 1.250.000 metri cubi di terra di scavo, che trasformeranno la conformazione dell’area con rilevati alti fino a 25 metri. Il progetto prevede inoltre che siano recintati per impedirne l’accesso ad uomini ed animali e dotati di canali di scolo delle acque piovane ed opere artificiali per impedire l’inquinamento delle falde acquifere. Ma l’Amministrazione comunale ha ritenuto di non dover informare nessuno.
Così la Commissione Terza Corsia e i Consiglieri lavorano per due anni senza sapere nulla, mentre due Sindaci e due Giunte erano a conoscenza del nuovo progetto (dal 2013!), che nel frattempo ottiene anche la Valutazione di Impatto Ambientale.
Al danno – per chi ha lavorato inutilmente e soprattutto per il territorio – si aggiunge la beffa: il Sindaco Casini fornisce un'informazione falsa, sostenendo che soltanto dal 4 dicembre scorso la Giunta fosse a conoscenza del nuovo progetto.
Non basta. Adesso si viene a sapere che la Giunta sta trattando con Autostrade SpA un baratto: trasformazione del paesaggio, possibili danni ambientali, rischi geologici in cambio di una pista ciclabile, una nuova rotatoria allo svincolo di Ponte a Ema e un cartello con scritto “Bagno a Ripoli” all’uscita Firenze Sud. Ancora una volta in silenzio, senza informare cittadini, Consiglieri o Commissione Terza Corsia.
E’ questa la trasparenza di questa Amministrazione? E’ questa la partecipazione alle scelte che offre alla cittadinanza?
Beatrice Bensi.Consigliera del Gruppo Per Una Cittadinanza Attiva – Bagno a Ripoli 
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Martedì 26 gennaio, alle 17,30, presso il Palazzo Comunale si terrà un nuovo incontro della Commissione Speciale Terza Corsia con i tecnici di Autostrade SpA e con l’Amministrazione. La Commissione è aperta al pubblico.
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venerdì 8 agosto 2014

COMUNICATO STAMPA: Il Passante TAV di Firenze è un progetto insostenibile, imporlo alla città un errore.

downloadIl Passante TAV di Firenze è un progetto insostenibile, imporlo alla città un errore.

Firenze, 7 agosto 2014. A seguito delle notizie apparse sulla stampa in questi giorni in merito ai lavori per il passante TAV di Firenze, ci sono un paio di domande che gli ambientalisti toscani vorrebbero fare:
  • Prima di tutto si parla di “deroga” concessa dall’Osservatorio ambientale che consentirebbe l’utilizzo di camion (50 al giorno!) per portare via la terra scavata ai Macelli nel cantiere della nuova stazione Foster. Ma deroga a cosa? e con quale autorità l’Osservatorio concede deroghe? Ci risulta che nell’unico procedimento di Valutazione di Impatto Ambientale che ha dato parere positivo (con molte prescrizioni) al progetto di sottoattraversamento (peraltro non alla stazione Foster) sia esplicitamente escluso l’uso di mezzi pesanti sulla viabilità ordinaria cittadina: tutto lo “smarino” deve essere allontanato via treno.
  • Una parte consistente delle valutazioni ambientali vertevano proprio, comprensibilmente, sulla cantierizzazione: gli impatti sulla città in termini di traffico, inquinamento, polveri, vibrazioni, rumori. . E si tratta di un provvedimento VIA nazionale, con un decreto del Ministro dell’Ambiente che lo approva. Come può l’Osservatorio fiorentino dare una “deroga”? Sappiamo bene che le regole sono sempre meno di moda, se non a parole, ma così sembra veramente troppo. E crediamo che anche la magistratura dovrebbe cominciare a farsi qualche domanda.
  • Secondo il presidente Rossi, poi, i treni AV dovrebbero “fare l’inchino”, cioè dare la precedenza, a quelli dei pendolari, che sono gli unici che lo interessano. E che avrebbero grandi benefici dalla TAV in sotterranea. Ma lo sa il Presidente Rossi che sono anni che i treni pendolari subiscono costantemente gravi ritardi a causa dei treni AV e costantemente sono messi in disparte per le esigenze della TAV, e questo non nel nodo di Firenze, ma per l’uso ormai quasi esclusivo della direttissima da parte delle Frecce, a partire dalla galleria di San Donato, per cui quasi tutti i treni locali sono dirottati sulla linea storica per il Valdarno, passando da Pontassieve? E che questa situazione non cambierà di una virgola con la stazione Foster?
  • Si continua anche a chiedere di iniziare e terminare in fretta i lavori; ma non si ha il senso del ridicolo? Un progetto che non sta in piedi da nessun punto di vista, che la magistratura ha dimostrato essere stato portato avanti con una cialtroneria vergognosa (oltre che commettendo reati assai pesanti) finirà per essere una riedizione toscana di quello che vediamo da 30 anni sulla Salerno Reggio Calabria. Tutti gli amministratori continuano ad ignorare che esistono progetti alternativi restando in superficie, assai poco impattanti, molto meno costosi, realizzabili in pochissimi anni, molto più efficienti; sono accecati volendo vedere solo gli interessi dei costruttori?
Il caldo agostano può fare brutti scherzi.
Italia Nostra
perUnaltracittà
Rete dei Comitati per la Difesa del Territorio
Comitato No Tunnel TAV Firenze

mercoledì 16 ottobre 2013

Memoriale contro Rossi: «Novecento pratiche, mai un richiamo»

    • Martedì 15 Ottobre, 2013
    • CORRIERE FIORENTINO - FIRENZE
    • © RIPRODUZIONE RISERVATA
    Tav, il dirigente rimosso: «Io minacciato di morte»
    Memoriale contro Rossi: «Novecento pratiche, mai un richiamo»
    Un resoconto che demolisce, punto per punto, la ricostruzione del governatore Enrico Rossi sentito nei giorni scorsi durante l'inchiesta sulla Tav. Lo scrive lo stesso Fabio Zita, il dirigente rimosso dal suo incarico, contestando l'atto di accusa che proprio Rossi mosse nei suoi confronti. «Prima e durante la mia attività quale responsabile del settore — scrive Zita — mi sono occupato di 900 procedimenti. Per questi progetti non ho mai ricevuto alcun richiamo scritto o verbale e non c'è mai stata contrapposizione tra le conclusioni tecniche delle istruttorie interdisciplinari e le aspettative dell'organo politico». Il funzionario, che era considerato un «bastardo» da Maria Rita Lorenzetti (poi arrestata dal Ros durante l'inchiesta), ha preso carta e penna e ha scritto ai consiglieri regionali. Per dire anche che, in questi anni, è stato «minacciato di morte: per settimane una telefonata ogni trenta minuti».
    Il giudice Angelo Pezzuti, nell'ordinanza di custodia cautelare, aveva scritto «come la vicenda della rimozione di Zita sia stata concordata su richieste e pressioni della Lorenzetti e con decisione personalmente assunta dal presidente della Regione Toscana, il quale, indipendentemente dalla buona fede nell'assumere tale decisione in vista della rapida evoluzione autorizzativa del procedimento istruttorio di Via, ha di fatto consentito all'associazione criminale di escludere un funzionario pubblico scomodo, che poteva porre, come sicuramente avrebbe posto, questioni di merito e di sostanza in tema di tutela ambientale». Nel suo intervento in Consiglio regionale, nelle scorse settimane, il governatore Rossi (poi sentito dai pm sulla rimozione) aveva additato il funzionario rimosso durante la realizzazione della Tav come persona che voleva prendere decisioni politiche. Ma Zita spiega che fu proprio lui tra gli estensori di una delibera che scindeva, appunto, «il ruolo dell'organo tecnico e quello dell'organo politico».

    All'accusa di Rossi che c'erano 15 procedimenti «con termini scaduti in alcuni casi da anni», Zita risponde che attende di «conoscere dal presidente l'elenco con l'indicazione puntuale al fine di poter fornire necessario resoconto dettagliato». E rivela: «Ho già inoltrato apposita richiesta a Rossi».
    Quanto alla famosa mail (datata 30 maggio 2012) che Zita scrisse sulla «sicilianizzazione della Regione Toscana», che gli fece scattare il procedimento disciplinare nell'arco di una carriera costellata dal massimo dei risultati, lui risponde così: «Sul progetto di ampliamento della terza corsia autostradale Firenze-Pistoia il dg Antonio Barretta mi ordinò, prima della riunione, di ascoltare quanto venisse discusso». Per Zita «è una casualità per cui in una riunione il rappresentante regionale non doveva esprimere alcuna riflessione».
    La vicenda viene ricostruita a tappe. Quella più saliente è il 3 febbraio 2012 quando la Regione invia al ministero la proposta di integrazione dato che «l'istruttoria aveva evidenziato una serie notevole di carenze progettuali riguardanti alcuni aspetti, tra i quali quelli relativi alla sicurezza idraulica». Il ministero dell'Ambiente rispose con delle integrazioni. E la Regione, il 26 aprile, rispose che le integrazioni avrebbero comportato «costi e impatti sull'esercizio del tutto insostenibili». In quel contesto il direttore generale Barretta chiamò Zita e lo «rimproverò». Ma la legge, scrive Zita, «prevede che la richiesta di integrazioni non sia da approvarsi dall'organo politico». Poi la riunione in cui a Zita fu ordinato il silenzio.

    Come è finita questa storia, della quale c'è traccia nelle intercettazioni del Ros? «Dall'inizio del procedimento alla delibera regionale di espressione di parere al ministero dell'Ambiente — riassume Zita — sono trascorsi 740 giorni. Il procedimento regionale si è concluso a un anno dal mio trasferimento. E a oggi il ministero non ha espresso la pronuncia di compatibilità ambientale: il procedimento non può ancora dirsi concluso». Nel dossier che Zita ha inviato ai consiglieri regionali (dove trovano spazio anche le sue schede di valutazione), la conclusione è semplice: «Non può sfuggire che le conseguenze di una valutazione non approfondita rischiano di produrre danni ambientali o per la salute pubblica che potrebbero obbligare a interventi di risanamento estremamente costosi e assolutamente sproporzionati rispetto all'obiettivo di una rapida approvazione dei progetti».

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    SCARICA IL MEMORIALE DI FABIO ZITA CHE RICOSTRUISCE LA SUA CARRIERA PROFESSIONALE E PERSONALE PER RISPONDERE ALLE AFFERMAZIONI DEL PRESIDENTE ROSSI NELLA VICENDA DELLA SUA RIMOZIONE DA DIRIGENTE SETTORE VIA DELLA REGIONE TOSCANA:  https://docs.google.com/file/d/0B5uPVnFGS9xwQkpyM0FtTnZpS0E/edit?usp=sharing