VALORIZZARE DIFENDERE SALVAGUARDARE LA VAL DI SIEVE

L' Associazione Valdisieve persegue le finalità di tutelare l'ambiente, il paesaggio, la salute, i beni culturali, il corretto assetto urbanistico, la qualità della vita e la preservazione dei luoghi da ogni forma d'inquinamento, nell'ambito territoriale dei comuni della Valdisieve e limitrofi.

EVENTI 2

  • LABORATORIO RIUSO E RIPARAZIONE A LONDA 

Le attività e aperture del Laboratorio di Riparazione e Riuso di Londa 
sono il mercoledì e il sabato pomeriggio.

CALENDARIO

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lunedì 14 ottobre 2013

DOMANDA LEGITTIMA ANCHE PER LE FUTURE CENERI DEGLI IMPIANTI PREVISTI IN TOSCANA!



Ugozzolo, dove vanno a finire le ceneri dell'impianto?

Il quesito del Gcr: "Ogni giorno ne vengono prodotte 5000 tonnellate. E' materiale da trattare con le dovute cautele"




L'inceneritore di Ugozzolo
L'inceneritore di Ugozzolo

PARMA – Dove vanno a finire le ceneri dell’impianto di Ugozzolo? Se lo chiede il Gcr in una nota.
“Il 28 agosto 2013 l'inceneritore di Parma ha iniziato a bruciare rifiuti. Lo farà 8000 ore l'anno, 24 al giorno, durante i 330 giorni in cui è previsto il funzionamento. Ogni anno solare l'inceneritore di Ugozzolo produrrà circa 40 mila tonnellate di ceneri. Da Ugozzolo ne fuoriescono 100 tonnellate al giorno. Quindi dalla sua apertura l'asticella segna 5000 tonnellate. Ceneri di fondo, ricche di sostanze come metalli pesanti, diossine, furani. Una bella montagna di materiale da trattare con le dovute attenzioni e cautele. Ma fino ad oggi nessuno sa dove vada a finire tutta questa roba. Dentro il famoso cerchio della provincia, il cerchio virtuoso dei rifiuti dell'inceneritore, dove tutto si chiude, non ci sono discariche a disposizione. La trasparenza finora non ha portato a conoscere i contratti inerenti lo smaltimento delle ceneri. Qualcuno proponeva il loro utilizzo nei cementifici, come sostitutivo di alcuni componenti delle malte cementizie. Se l'intenzione è quella di portare nei mattoni le molecole di cui sopra, metalli pesanti, furani, diossine, noi vorremmo conoscere marca e modello dei mattoni made in inceneritore, ovviamente per tenerli lontani da casa nostra. In Veneto uno stabile fu abbattuto pochi anni fa a causa del cemento di scarsa qualità in cui erano state convogliate anche ceneri da combustione. Oggi abbiamo scritto una lettera ufficiale ad Arpa per conoscere il destino delle ceneri di Parma”. Altrimenti? “Ci dovremo rivolgere a Chi l'ha visto?”.

venerdì 24 maggio 2013

ULTIMA ORA - La Provincia stoppa l'inceneritore di Parma

La Provincia di Parma nega un ulteriore avvio provvisorio 
dell'inceneritore di Parma.

Da una verifica sullo stato dei lavori sono emersi diversi ritardi e mancati completamenti delle opere in corso che hanno spinto l'ente di piazzale della Pace a stoppare ulteriori stop and go.

Nubi temporalesche s addensano su Ugozzolo.
Iren può ricorrere al Tar ma per 2 mesi il sogno di accendere è infranto.

La firma è quella del responsabile unico del procedimento
Gabriele Alifraco.

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sabato 30 marzo 2013

Uovo di pasqua con SUPER SORPRESA a Reggio Emilia :-))



Reggio Emilia, addio definitivo
a inceneritori e discariche

Il nuovo piano rifiuti è senza incenerimento e costa un quarto del forno


Nella giornata di ieri la Giunta Provinciale ha deliberato la conclusione della prima fase per la progettazione dell'impianto di TMB. Rispetto al progetto depositato da IREN nell'estate 2012, attraverso l'attività della Scuola Agraria di Monza (incaricata dalla Provincia di proporre ulteriori innovazioni tecnologiche), sono emerse alcune significative novità.
Sulla base dell'analisi dei primi positivi risultati del nuovo modello di porta a porta attivato a Poviglio e in altri quattro comuni della bassa reggiana, si è ridimensionato la capacità di trattamento da circa 130 mila tonn/annue di rifiuti urbani residui (progetto dell'estate 2012) a 113 mila tonn/annue, con la richiesta di "dimensionare l'impianto e le singole componenti in modo da evitare sovradimensionamenti della capacità di trattamento dei RUR e relativi costi aggiuntivi a carico dell'utenza."
Nonostante l'individuazione di una capacità massima di trattamento, "la progettazione definitiva dovrà garantire i necessari elementi di flessibilità dell'impianto in ordine ad uno scenario di evoluzione positiva della raccolta differenziata e di riduzione dei rifiuti urbani". In tal senso ci sarà un costante monitoraggio dell'andamento della raccolta differenziata.
Il progetto definitivo, inoltre, al fine di massimizzare il recupero di materia, dovrà essere integrato con i seguenti aspetti: l'impiego del biostabilizzato in applicazioni di tipo tecnico o agronomico non di pregio e l'inserimento di processi di estrusione sulla frazione di sopravaglio, sostitutiva della produzione di Combustibile Solido Secondario. In sostanza, come già annunciato, rispetto al progetto iniziale si elimina  la produzione di materiale combustibile da inviare in inceneritori di altre province o nei cementifici e si forniscono le indicazioni per arrivare ad un utilizzo del materiale inerte in uscita dal TMB (il 12% dei rifiuti complessivi) che porti, una volta completate, a superare definitivamente l'uso delle discariche.
Partendo dagli elementi appena citati, nell’ottica della totale flessibilità della tecnologia di TMB, sarà predisposto un vero e proprio progetto di riconversione e riorganizzazione dell’impianto al crescere della raccolta differenziata. Le implementazioni appena citate renderanno il TMB una vera e propria “Fabbrica dei Materiali”, cioè un impianto capace di associare – ad elevati e crescenti livelli di raccolta differenziata – il trattamento finalizzato al massimo riutilizzo del RUR. I costi: IREN ha presentato un primo quadro economico che individua l'importo di 56 milioni di € come costo massimo dell'impianto (per avere un parametro di confronto l'inceneritore con analoga potenzialità ha un costo di 190 milioni di € ed un impatto in tariffa del 20% superiore). L'Agenzia territoriale per il Servizio Idrico e per i Rifiuti esaminerà i costi dell'impianto stabiliti dal progetto definitivo e potrebbe rivedere questa cifra, che dovrà comunque essere validata dall'assemblea dei sindaci.
"La delibera di ieri - dichiara l'Assessore all'Ambiente della Provincia Mirko Tutino - segna un ulteriore passo in avanti verso la realizzazione di un modello di gestione dei rifiuti moderno ed in linea con le più aggiornate politiche europee. A questo punto si apre la progettazione definitiva dell'impianto, che entro settembre dovrà concludersi. Il TMB verrà quindi autorizzato e potranno partire i lavori. Ci sarà ulteriore spazio per la partecipazione ed il confronto (oltre alle 25 assemblee svolte in tutta la provincia dalla fine del 2011 ad oggi) e, soprattutto, per mettere la scelta del territorio reggiano a disposizione del piano regionale rifiuti".

Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR
Parma, 29 marzo 2013










immagine integrale QUI 
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 "Un Piano dei rifiuti senza inceneritori" 

Di DANIELA FRANCESCONI

Lo chiede il segretario versiliese del Pd Corsetti. Convocata una riunione urgente il 9 aprile

VIAREGGIO - "L’inceneritore di Falascaia non esiste più. Ve ne siete accorti?" E' più o meno questo il tono dell'intervento del segretario versiliese del Partito Democratico Alberto Corsetti,  a commento delle dichiarazioni del direttore di Ato Toscana Costa Franco Borchi. Occorre approvare un Piano interprovinciale dei rifiuti dove sia scritto nero su bianco che l'inceneritore è chiuso? Allora facciamolo, esorta il segretario, altrimenti "si rischia un gioco delle parti sterile".

Ci vuole "una stretta definitiva" e perciò il segretario ha convocato una direzione urgente con gli amministratori in quota Pd, lunedì 9 aprile, proprio per definire "azioni immediate in materia". Un'iniziativa che vuole scuotere il silenzio nel quale le sorti del Piano erano cadute e che su Falascaia troverà una presa di posizione forte già assunta dai Comuni di Pietrasanta e Camaiore, oltre che la "reazione adeguata" assunta dal presidente della Provincia Stefano Baccelli.

L'assessore all'Urbanistica di Pietrasanta Rossano Forassiepi ha detto: "L'inceneritore sarà solo un triste ricordo" ed ha invitato Borchi a fare "una chiaccherata" con le famiglie che abitano nella zona del Pollino. Il sindaco di Camaiore Alessandro Del Dotto ha già invitato tutte le amministrazioni versiliesi ad approvare nei Consigli comunali un ordine del giorno che dica no a qualsiasi riapertura. Baccelli ha detto: "L'impianto non riavrà mai più l'autorizzazione della Provincia".

Ma Corsetti va anche oltre e non guarda soltanto all'impianto pietrasantino, bensì a tutta l'organizzazione del ciclo dei rifiuti a livello di Ambito: "Le Province chiudano in modo innovativo e qualificato il Piano interprovinciale senza inceneritori e si abbia il coraggio di intraprendere una nuova via che mette insieme gli obiettivi di riduzione e raccolta differenziata al 65 per cento da subito, che assicurino lavoro e salute e che, nel medio termine, attenuino i livelli tariffari che stanno incidendo pesantemente sui bilanci delle imprese e delle famiglie".

Le dichiarazioni di Franco Borchi, da noi pubblicate il 29 marzo, devono avere riportato indietro le lancette di molti orologi. "Non credevo che il giorno di Pasqua del 2013 mi toccasse di nuovo intervenire su un tema così scontato", scrive il segretario Corsetti Le comunità locali dell'epoca in cui nacque l'inceneritore hanno commesso "errori gravi causati dall'incapacità di agire" ; la "supponenza" di alcuni dirigenti regionali e i comportamenti delle due società di gestione, hanno fatto il resto.
Da quasi un anno Veolia si è ritirata dalla Versilia, anzi da tutta l'Italia, "in attesa del giudizio degli organi di magistratura competenti". Ma non è ancora finita anche se, dice Corsetti "nessun ragionevole piano del ciclo dei rifiuti inserirebbe l’inceneritore di Falascaia nelle funzioni che purtroppo ha avuto". Sarebbe assurdo sia per motivi di salute del territorio, sia per la gestione corretta del ciclo dei rifiuti, sia dal punto di vista economico.
Riguardo a Pioppogatto infine, "abbiamo la necessità di orientare in modo deciso il trattamento dei rifiuti indifferenziati conclude il segretario - affinchè risultino sempre di più residuali rispetto all’attività di raccolta e valorizzazione differenziata come stabilisce il decreto legislativo 152/2006".

Fonte:
http://quiversilia.corrierenazionale.it/component/content/article/248-attualita/40709-un-piano-dei-rifiuti-senza-inceneritori
(evidenze in giallo di assovaldisieve)

lunedì 7 gennaio 2013

LA VERITA' SUL FORNO

il 9 gennaio prossimo, alle ore 15
si svolgerà il consiglio comunale di Parma dedicato all'inceneritore di Ugozzolo

introdurranno
Federico Pizzarotti, sindaco di Parma
Gabriele Folli, assessore all'ambiente del comune di Parma

relazioneranno

Patrizia Gentilini, oncologa dell'Isde di Forlì (Associazione Internazionale Medici per l'Ambiente)
Marco Caldiroli, chimico, tecnico ambientale esperto di emissioni da impianti di combustione
Enzo Favoino, della Scuola Agraria di Monza, esperto di raccolte differenziate
Paolo Rabitti, ingegnere paesaggista, consulente per il Comune di Parma

Sono invitati
Enzo Belladonna, direttore di Atersir
Andrea Viero, direttore generale di Iren
Giuseppe Villani, vipresidente di Iren
Sabrina Freda, assessore ambiente regionale
Giancarlo Castellani, assessore ambiente provinciale

Riteniamo il 9 gennaio un'occasione propizia per comprendere i rischi cui si va incontro con l'accensione di un inceneritore
e per chiarire tutti i dubbi sul progetto del Paip di Parma,
oltre che sapere come sia effettivamente realizzabile, numeri alla mano, una corretta gestione dei rifiuti senza inceneritore

Invitiamo a partecipare, a partire dalle ore 15, alla seduta del consiglio
E' in gioco il futuro della città
Dobbiamo esserne tutti consapevoli
Vi aspettiamo
Associazione Gestione Corretta Rifiuti GCR

lunedì 31 dicembre 2012

In Veneto il PD CHIEDE LA MORATORIA per l'inceneritore, in Toscana il PD NON VEDE L'ORA DI FARNE 4!

LA STORIA INFINITA. Dopo il caso del Motorcity, dal Consiglio veneto altro clamoroso sgambetto a un grande progetto veronese
Il Consiglio regionale «congela» l'inceneritore di Ca' del Bue. L'opposizione ci aveva già provato, inutilmente, il mese scorso a far passare l'emendamento che chiedeva di sospendere la costruzione di nuovi termovalorizzatori fino alla approvazione del Piano regionale dei rifiuti, un documento di cui si parla da anni ma che non è ancora stato affrontato seriamente.  
DOPPIO SUCCESSO. 
Ieri, invece, con l'aiuto dei consiglieri del Pdl, la minoranza ha incassato la vittoria. Un doppio successo, per la verità, perché, per tentare di contrastare la moratoria richiesta dai consiglieri del Pd Franco Bonfante, Roberto Fasoli, Laura Puppato e Stefano Fracasso, la Lega ha proposto un subemendamento chiedendo l'estensione dello stop anche agli inceneritori già realizzati ma in fase di collaudo cercando così, inutilmente, il sostegno dei consiglieri veneziani e padovani. Il subemendamento è però stato bocciato e il «no» dell'aula è arrivato anche alla proposta dell'assessore Maurizio Conte di far tornare in commissione la legge sulle autorità d'ambito in materia di rifiuti cui l'emendamento faceva riferimento. 
COLPO DI SCENA. Insomma, un autentico colpo di teatro che ha messo in minoranza il governo evidenziando una frattura fra il Carroccio e il Pdl a pochi giorni dall'ultima spaccatura che ha portato alla bocciatura del Motorcity. L'opposizione legge infatti come un «regolamento di conti» interno alla maggioranza il voto che mette in congelatore il progetto di Ca' del Bue. Infatti i consiglieri del Pd si augurano che «a questo punto il Pdl rimanga coerente con il voto e non lo usi come merce di contrattazione su altri temi. Al tempo stesso», concludono Bonfante, Fasoli, Puppato e Fracasso, «invitiamo il sindaco di Verona e Agsm a rivedere il progetto affinché Ca' del Bue diventi un centro per il recupero e il riciclaggio dei rifiuti». Bonfante aggiunge un po' di pepe: «Il Pd sta praticamente governando la Regione, abbiamo bloccato gli interventi peggiori per il territorio, questa maggioranza si dimostra brava a mettersi d'accordo sulle poltrone e non sulle questioni serie». LA SPACCATURA. Dal Pdl però, i veronesi Davide Bendinelli e Giancarlo Conta motivano il sostegno all'emendamento del Pd spiegando che la «moratoria ci darà il tempo per studiare e predisporre un piano di rilancio per l'impianto di Ca' del Bue. Le potenzialità per farne un punto di riferimento regionale ci sono tutte, ma serve un approfondimento». E aggiungono: «Rispetto all'ultimo piano sui rifiuti risalente a 10 anni fa, il quadro è cambiato. Quello che andava bene allora, potrebbe non andare più bene adesso». Minimizza la portata della «crisi» anche il consigliere leghista Paolo Tosato che dice: «Non so perché il Pdl abbia votato in quel modo, può darsi che da parte di qualcuno vi sia la volontà di creare una spaccatura, ma fortunatamente questi episodi sono rari, la maggioranza regge al contrario di ciò che auspica il Pd».  LA GIOIA. Esulta Stefano Valdegamberi (Udc) che dice: «Finalmente si blocca un investimento che da tempo ritengo inutile e costoso. Se fossi stato ascoltato forse avremmo potuto affrontare oggi con maggiore serenità l'argomento, senza rischiare richieste risarcitorie per eventuali danni». Infine gioisce Piazza Pulita il movimento contro l'inceneritore: «Finalmente si potranno riconsiderare le alternative all'incenerimento completamente ignorate da chi fino ad ora si è occupato di Ca' del bue», dice Daniele Nottegar.  AGSM. Non è dello stesso avviso il direttore generale di Agsm Giampietro Cigolini: «Se non c'è l'inceneritore, l'impianto continuerà a funzionare così com'è ovvero per la selezione meccanica a freddo dei rifiuti». Timori di richieste di risarcimento da parte di Urbaser, la società spagnola che ha vinto l'appalto? «Forse il promotore avrà delle aspettative», dice senza confermare né smentire la cifra di 9 milioni di euro di danni ipotizzata dal sindaco in una lettera alla Regione, «ma come abbiamo sempre detto, Agsm è un mero esecutore delle scelte della Regione e noi prendiamo atto di questo stop tardivo».
Giorgia Cozzolino

fonte articolo e foto: http://www.larena.it/stories/dalla_home/447465_terremoto_in_regionestop_a_ca_del_bue/?refresh_ce

Anche:  http://gestionecorrettarifiuti.it/sito/modules/news/article.php?storyid=1438

giovedì 6 dicembre 2012

Diossine a Forlì, chi cerca trova!



di Patrizia Gentilini
Oncologo Isde (Associazione Internazionale Medici per l'Ambiente)

Sul sito del Comune di Forlì, è disponibile la “Relazione finale sui lavori del Tavolo Interistituzionale in tema di diossine/furani e PCB nelle matrici ambientali ed alimentari del territorio forlivese”, frutto di oltre un anno e mezzo di lavoro congiunto fra Asl, Arpa, Comune, Provincia ed Ordine dei Medici di Forlì-Cesena.
Si tratta di un documento importante che merita di essere adeguatamente diffuso e conosciuto.
In esso vengono riportati i risultati di 56 indagini condotte dall’Asl per la ricerca di diossine, furani e PCB eseguiti nel 2011 in allevamenti rurali del forlivese.
Questi campioni si aggiungono alle 5 indagini condotte da parte dell’ISDE nei primi mesi del 2011 su galline ruspanti e uova in relazione alle ricadute degli inceneritori, indagini che, per i livelli riscontrati, avevano suscitato grande sconcerto.
I risultati emersi da questa ulteriore e più nutrita indagine confermano in pieno quanto già a suo tempo segnalato, ovvero una gravissima contaminazione del territorio da parte di questi inquinanti. Infatti, in base alla attuale normativa, su 61 campioni complessivi solo 25 sono conformi; in particolare su 12 galline ruspanti solo 2 rientrano nei limiti e su 24 campioni di uova solo 13.
Se poi i risultati vengono giudicati tal quali senza togliere l’incertezza analitica (ovvero l’errore della misura che giuridicamente deve essere sottratto prima di procedere alla chiusura degli allevamenti), i campioni conformi scendono a 23 e delle 12 galline una sola potrebbe essere consumata.
Gli animali allevati all’aperto, in particolare le galline che razzolano sul terreno, si confermano come indicatori affidabili e fedeli della qualità dell’ambiente in cui sono allevati, in particolare per sostanze lipofile persistenti e tossiche quali diossine e PCB che si accumulano nel terreno ed entrano così nella catena alimentare e nei nostri stessi corpi.
Ricordiamo che diossine, furani e PCB sono una famiglia di 409 molecole a diverso grado di tossicità per l’uomo.
Mentre le diossine sono sottoprodotti involontari di processi di combustione o di sintesi chimiche (in particolare pesticidi), i PCB sono stati prodotti deliberatamente dall’uomo ed anche se la loro produzione è stata vietata dagli anni ’80, data la loro enorme diffusione e stabilità termica ( si decompongono solo oltre i 1000-1200C°), si ritrovano ovunque e in particolare nelle emissioni degli inceneritori, specie se presenti nei rifiuti in ingresso.
I rischi per la salute correlati all’esposizione a tali agenti sono importanti e purtroppo non del tutto noti: certamente la TCDD ( diossina di Seveso), unitamente ad un furano e al PCB 126 sono cancerogeni certi per l’uomo ad azione multiorgano e correlati in special modo a tumori del sangue, mammella, fegato, polmone.
Tuttavia, anche se l’effetto cancerogeno, in particolare per diossina e composti diossino-simili, è stato quello affrontato per primo e quindi più studiato, ciò che oggi emerge con sempre maggiore evidenza per l’insieme di queste molecole è la complessa azione di squilibrio endocrino-immuno-metabolico, per cui l’effetto oncogeno appare essere più una conseguenza, che non una diretta azione.
Di fatto queste molecole rientrano fra gli ‘interferenti endocrini’ e moltissime sono le patologie a loro correlate; patologie purtroppo in drammatico ed esponenziale aumento quali alterazioni del sistema immunitario, specie immunodepressione, del sistema endocrino (in particolare ipotiroidismo), danni all’apparato riproduttivo (infertilità, endometriosi, abortività, parti prematuri, basso peso alla nascita ecc), malformazioni, ma anche danni metabolici quali diabete, obesità, aumento trigliceridi e colesterolo, danni cardiovascolari, disturbi del Sistema Nervoso Centrale e danni neuropsichici specie al cervello in via di sviluppo).
Se è vero che qualunque tipo di combustione genera sostanze tossiche e pericolose (basti pensare al fumo di sigaretta) e che devono essere assolutamente evitati i roghi all’aperto, specie se di potature di alberi trattati con pesticidi e/o legni trattati, o di materiali eterogenei, è altrettanto vero che non può che destare totale disapprovazione l’incentivazione al sorgere di centrali a biomasse e all’incenerimento dei rifiuti ribadito anche nella recente delibera n. 1147/2012 della Giunta Regionale dell’Emilia Romagna in cui si prevede “l’utilizzo prioritario degli inceneritori e termovalorizzatori per lo smaltimento finale dei rifiuti urbani prodotti nel territorio regionale nel rispetto del principio di prossimità“.
Già viviamo nella Pianura Padana, una delle aree più inquinate del pianeta, già abbiamo una incidenza di cancro fra le più alte al mondo, già la contaminazione del territorio come emerge anche dalle indagini sopra riportate è gravissima e tale da compromettere la sicurezza alimentare non solo nostra, ma anche delle generazioni a venire: cosa altro deve succedere perché si cambi rotta?
Infine un’ultima domanda: perché nello studio Moniter, condotto per indagare lo stato dell’ambiente e della salute nella popolazione residente in prossimità degli 8 inceneritori della regione e costato alle finanze pubbliche ben 3 milioni e 400mila euro le diossine sono state cercate ove è pressoché impossibile trovarle, ovvero in aria, e non nelle matrici biologiche?
Solo chi cerca trova, se vuole davvero trovare.

Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR
Parma, 5 dicembre 2012

Sono passati
63 Giorni dalla scadenza del contratto di servizio con Iren
103 Giorni dalla richiesta di dimissioni di Luigi Giuseppe Villani
919 Giorni dalla richiesta del piano economico finanziario dell'inceneritore
213 Giorni dalla data prevista di accensione dell'inceneritore di Parma
198 Giorni dal voto amministrativo che ha fatto vincere il no all'inceneritore

venerdì 10 agosto 2012

Il mito dell'impatto zero smentito dall'Istituto Superiore di Sanità




Dopo una gestazione durata più di nove mesi, il Comune di Verona ha deciso di dare alla luce la relazione introduttiva dell’Istituto Superiore di Sanità sulla valutazione della situazione ambientale dell’area attorno al costruendo impianto di incenerimento di Ca’ del Bue. In data 1° agosto 2012 il Comune di Verona ha finalmente reso pubblico la relazione sul suo sito Internet nove mesi, ripeto, dalla consegna ufficiale del documento da parte di I.S.S. in seguito alla convenzione fra i due enti che, ricordo agli smemorati, è costato alle magre casse comunali, cioè a tutti i veronesi, ben 120 mila euro.
Come tempismo e voglia di trasparenza da parte dell’amministrazione comunale non c’è che dire.
Dire che è inquietante la sensazione che si ha nella lettura del documento è usare un puro eufemismo.
Per esempio, a pag. 5 sta scritto che “la combustione di un chilogrammo di rifiuto in un siffatto impianto produrrà un grammo di elementi inquinanti di interesse igienico-sanitario, fra i quali ossidi di azoto, ammoniaca, diossine, arsenico, mercurio, cadmio, etc.”.
Se solamente un chilo di rifiuto bruciato produrrà un grammo di inquinante, figuriamoci cosa produrranno le 572 tonnellate di rifiuti che si prevede di bruciare ogni giorno nell’inceneritore: e tutto questo per 25 anni.
“Nell’intera area di raggio 5000 m. dall’impianto sono presenti insediamenti urbani con densità abitativa che li rende sensibili ai contaminanti aerodispersi” (pag.6). Che tradotto sarebbe come dire: in questa area ci sono uomini, donne, bambini che saranno contaminati dalle emissioni dell’inceneritore. E più avanti a pag. 8: “le industrie alimentari, gli allevamenti e i terreni coltivati sono le attività con più alta vulnerabilità ai microinquinanti emessi dall’impianto di incenerimento”.
E via inquietando.
Oramai il re è nudo. Dopo che per mesi il sindaco Tosi si era stracciato le vesti giurando e spergiurando che l’inceneritore di Ca’ del Bue sarebbe stato praticamente innocuo, ora anche l’Istituto Superiore di Sanità lo smentisce, e, per colmo d’ironia, in un documento che il sindaco stesso aveva commissionato al centro di ricerca allo scopo di tranquillizzare i veronesi a riguardo.
A questo punto è lecito domandarsi: davanti alle fosche previsioni di impatto sul nostro territorio e sulla vita della popolazione che simile progetto avrà, come possiamo noi, cittadini e cristiani, rimanere inermi, e come fa, mi domando, la Chiesa a non schierarsi?
Fino ad adesso i rappresentanti più autorevoli della Chiesa locale, interpellati a proposito, si sono sempre scherniti trincerandosi dietro al fatto che non era loro competenza entrare in merito a un discorso prettamente tecnico. Il progetto dell’inceneritore, come si evince invece dalla lettura del documento dell’Istituto Superiore di Sanità, è un progetto che avrà pesanti ricadute sulla salute e sul futuro di intere generazioni di veronesi.
E qui, a mio avviso, la Chiesa veronese non può più barcamenarsi con mezze misure: deve essere chiara nell’esprimere il proprio no al progetto insensato che stanno architettando sulla nostra pelle anche se questa presa di posizione dovesse disturbare il Grande Manovratore perché se.
Qualcuno un tempo ha detto “Sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza”(Gv 10,10), spero vivamente che questo messaggio di vita e di speranza riguardi anche la comunità veronese.

Gianni Giuliari

p.s. Anche a Parma la Chiesa tace. O meglio parla a vanvera, fornendo ai sostenitori dell'inceneritore alibi preziosi. E' il caso del Centro di Etica Ambientale dove convivono Iren, il Comune di Parma, La Diocesi. Un gioioso gingillo di distrazione di massa.

Lo studio: http://portale.comune.verona.it/nqcontent.cfm?a_id=30495

Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR

venerdì 29 giugno 2012

Scacco al re, l'inceneritore cancellato per legge!


Le prime pedine mosse dal M5S

Questa mattina il capogruppo del Movimento 5 Stelle Marco Bosi ha depositato in consiglio comunale una mozione in cui sono contenute le linee guida nel campo dei rifiuti.
E' la road map del M5S per puntare alla cancellazione definitiva del forno di Ugozzolo.
E' il primo atto della nuova maggioranza, che delinea il cambiamento radicale di strategia sul tema della gestione corretta dei nostri rifiuti.
Il documento di programma è stata elaborato con il contributo di alcuni fra i migliori esperti italiani di corretta gestione dei rifiuti, per far sì che tutte le esperienze italiane di rilievo siano assorbite dal nostro comune e consentano di far diventare Parma capitale europea di Rifiuti Zero e Riciclo Totale.
Lo scenario da cui partire è il settimo programma europeo in materia ambientale, in fase di elaborazione, che il 20 aprile scorso ha visto un voto a larghissima maggioranza che indica nella prevenzione e riciclo dei rifiuti la strada da seguire, ma soprattutto afferma che nel 2020 sarà vietato per legge in tutto il continente bruciare materiali compostabili e/o riciclabili.
L'addio agli inceneritori viene quindi richiesto proprio dall'Europa e Parma non può essere da meno nel gettarsi a capo fitto nella sfida.
Partendo dalla riconversione del Paip e dalla dismissione di quanto costruito finora.
Le proposte alternative sono già arrivate ed ora si tratta di compiere quei passi che vadano nella giusta direzione: massimizzazione della prevenzione e del riciclo dei materiali.
Ugozzolo è destinato a diventare una fabbrica di materiali, consentendo il recupero di tutte quelle materie che fin qui hanno preso la strada dell'inceneritore o della discarica.
Nella mozione il consiglio comunale invita la giunta ad adottare una serie di azioni che rispondano appieno alle indicazioni europee.
Partendo dalla revisione del piano provinciale gestione rifiuti approvato nel 2005, ormai superato dalle nuove performance dei comuni a raccolta differenziata porta a porta, che raggiungono di slancio anche l'80% di Rd, rendendo obsolete le previsioni del PPGR.
L'invito coinvolge tutto il territorio e tutte le istituzioni, compreso il mondo universitario che è chiamato a dare il proprio fattivo e competente contributo per riprogettare anche il mondo produttivo, affinché si riducano a zero i materiali di scarto, spesso frutto di una cattiva progettazione dei materiali.
La strada indicata dalla maggioranza è dettagliata: si va dall'analisi della composizione merceologica dei rifiuti, alla realizzazione di un piano comunale di riduzione degli stessi, che includa l'adozione degli acquisti verdi nella pubblica amministrazione, dalla estensione della raccolta porta a porta con tariffa puntuale in tutta la città, alla campagna informativa per conquistare la fiducia e la collaborazione dei cittadini nella nuova sfida.
Infine si intende aderire alle città che in Italia perseguono la strategia rifiuti zero come Capannori e Colorno, in modo da poter scambiare esperienze e suggerimenti con tutti gli attori della migliore gestione dei materiali post utilizzo.
Sembra davvero che i giorni dell'inceneritore siano contati.
Se fino ad oggi marcavamo il conto alla rovescio in vista dell'accensione, oggi potremmo iniziare un nuovo count down, quello che ha come data di arrivo il giorno dello smantellamento.
Il giorno della rimozione della prima pietra.
*
Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR
Parma, 23 giugno 2012

giovedì 26 aprile 2012

PD: ancora buone notizie ma non per noi!

 Primo non bruciare
Il Pd contro gli inceneritori, ma non a Parma ( ndr. nè - diremo noi- nemmeno a FIRENZE!).

Chissà se il Pd di Parma si sente sotto assedio, se prova la spiacevole sensazione dell'accerchiamento, la stessa angoscia che deve aver provato il colonnello Custer, a Little Bighorn, quando capì che il destino era segnato.
Un'angoscia che deve essere poi particolarmente pungente, quando sono i tuoi stessi compagni a stringere d'assedio la fortezza.
Perché il Pd di Parma è ormai surclassato e messo da parte proprio dallo stesso Pd, che ormai in lungo e in largo per l'Italia sta dicendo a chiare lettere che l'inceneritore è il passato, e il partito deve guardare al presente, e certamente al futuro.
Non deve essere facile far finta che il Pd finisca sull'Enza, e che il partito debba mantenere lo sguardo basso e concentrato solo sull'opinione di pochi dirigenti, tra l'altro spesso e volentieri messi in minoranza dalle sezioni locali. Un Pd da riserva di caccia, con alte mura sui confini provinciali.
Ma il motivo per cui siamo tornati su questo tema, dopo aver più volte relazionato sui passi avanti di Reggio Emilia, di Lucca, dell'intera Toscana, di territori insomma targati a cifre rosse da sempre, è l'evento che ieri, sabato 21 aprile, si è svolto in quel di Torino.
Noi abbiamo davanti già da un po' il volantino, ma abbiamo dovuto fare qualche telefonata per diramare il dubbio che fosse uno scherzo, visto che a volte anche noi li facciamo.
“I rifiuti come risorsa. Verso una alternativa all'inceneritore” non è una frase manipolata da Gcr con photoshop e poi data in pasto ai media, ma è proprio il titolo della giornata di studio piemontese.
L'immagine di un camino bloccato da un segnale di divieto, il fumo che diventa mostro, la scritta NON BRUCIO! a caratteri stampatello, non è un fotomontaggio di qualche scalmanato ambientalista.
Il luogo del convegno è la camera di commercio di Vercelli, gli interventi sono dell'onorevole Bratti, di Roberto Cavallo di Erica, del sindaco a rifiuti zero di Capannori Giorgio Del Ghingaro, dell'assessore provinciale all'ambiente di Reggio Emilia Mirko Tutino, di Aldo Reschigna, capogruppo del Pd in consiglio regionale.
Preside Maura Forte, segretaria provinciale del Pd, introduce Daniele Peila, responsabile provinciale ambiente del Pd.
Insomma una vasta platea del Pd locale e nazionale.
Ci viene da pensare: ma i parmigiani cosa mai avranno fatto di male per meritarsi gli amministratori pidini che si ritrovano?
Qual'è l'atavica colpa che ci relega a fanalino di coda a livello italiano nella gestione dei rifiuti?
Come è possibile che nell'aprile 2012 uno dei candidati sindaco venga a raccontare che l'inceneritore è stato fatto dopo un'agenda 21, che non è un diario del 1921 ma una consultazione che risale ai primi anni del 2000?
Come è possibile che lo stesso candidato vada in televisione a dire che dobbiamo farci carico delle 700.000 tonnellate dei rifiuti che produciamo in provincia quando sa benissimo che l'ente pubblico è obbligato ad occuparsi solo dei rifiuti urbani, che sono poco più di 1/3 di quella cifra?
Dopo dieci anni siamo ancora fermi ad un assessore all'ambiente che riesce a vedere le persone solo come cumuli di rifiuti da 1,5 kg ciascuno?
Afferma il Pd piemontese: “Non brucio. Riduco, Riciclo, Recupero, per vivere meglio".
Anche a Parma vorremmo vivere meglio.
Di certo non lo possiamo fare con i personaggi che incarnano oggi il Pd locale.
Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR

Parma, 24 aprile 2012
sito uff. Pd vercelli: http://www.pdpiemonte.it/2012/04/pd-vercelli-convegno-i-rifiuti-come-risorsa-verso-unalternativa-allinceneritore/

martedì 19 aprile 2011

Buone notizie anche dalla Lombardia........ e noi rimaniamo ....al palo !!!!

La Lombardia dice stop agli inceneritori
Il presidente della Provincia di Milano Guido Podestà, con una delibera del consiglio provinciale approvata all’unanimità, chiede lo stop agli inceneritori, a cominciare dal progetto Silla 3. Calo della produzione dei rifiuti e nuove tecnologie renderebbero assolutamente inutile "la costruzione di nuovi impianti invasivi per l’ambiente e costosi da mantenere".


di Gestione Corretta Rifiuti - 18 Aprile 2011

La Lombardia ritiene indispensabile ricorrere alle nuove tecnologie, che non sono gli inceneritori, ritenuti ormai obsoleti ed appartenenti al passato.


Stop agli inceneritori, a cominciare dal progetto Silla 3 che, su richiesta dell’Amsa, aveva già cominciato il suo iter e dopo le prime ipotesi di collocazione era approdato a un tavolo convocato dalla Regione. A chiederlo, il presidente della Provincia Guido Podestà, con una delibera del consiglio provinciale approvata all’unanimità.

Nella nuova decisione si chiede “alla Regione di accelerare il rinnovo del suo piano regionale sui rifiuti per anticipare la revisione di quello provinciale che scade nel 2014 e nel frattempo di non autorizzare l’ampliamento o la nascita di inceneritori in attesa di una verifica reale rispetto al fabbisogno del territorio”.

Una svolta decisiva verso la piena attuazione della direttiva europea 98/2008, quella che indica nella riduzione e nella prevenzione la prima e più importante azione per gestire in modo corretto i rifiuti.

Così la Lombardia chiede di rivedere cifre e stime messe nel piano dalla giunta precedente, quella del centrosinistra guidata da Filippo Penati e che prevedeva addirittura 450mila tonnellate l’anno di rifiuti da incenerire.

“Tanto che fu proprio Penati - ricorda Podestà - a ipotizzare la costruzione di altri impianti. Anche all’interno del Parco Sud. E questo se lo devono ricordare proprio quei sindaci di sinistra che sono scesi in piazza per protestare contro il nuovo progetto”. Di cui, secondo la Provincia, oggi non c’è più bisogno.

Calo della produzione dei rifiuti e nuove tecnologie renderebbero assolutamente inutile “la costruzione di nuovi impianti invasivi per l’ambiente e costosi da mantenere”.

Come conferma il leghista Marco Paoletti, presidente della commissione Ambiente.

Paoletti ha visitato l’impianto di Vedelago in provincia di Treviso dove “la selezione delle materie prime riduce ad appena il 3 per cento la quantità di rifiuti indifferenziati”.

Acciderbola assessore Castellani, un altro che crede nelle favole! Sta diventando proprio un'epidemia, corra subito oltre Po a raffreddare gli animi!

La Lombardia ritiene dunque indispensabile ricorrere alle nuove tecnologie, che non sono gli inceneritori, ritenuti ormai obsoleti ed appartenenti al passato.
Proprio ieri Podestà ha annunciato l’uscita di “un bando importante della Provincia sull’utilizzo delle fonti energetiche rinnovabili, perché scade il contratto sulla fornitura di calore fatto dalla giunta Colli e anziché fare un bando analogo abbiamo pensato a qualcosa di diverso” ossia a una nuova società, una energy service company di cui la Provincia sarà socia maggioritaria al 60 per cento e a cui sono invitati a partecipare anche i privati. La notizia bomba è proprio di oggi e viene dal Giornale di Milano, che certamente non è un covo di talebani di sinistra, ambientalisti d'assalto, con le bandiere dei teschi annodate sul capo.

Meditate parmigiani, meditate. Oggi stiamo scendendo scalino per scalino la graduatoria della lungimiranza, dei progetti avanzati, dell'avanguardia, del sentirsi una spanna sopra gli altri. Per un sordido e costoso inceneritore.

Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR

fonte e immagini al link: http://www.ilcambiamento.it/riuso_riciclo/lombardia_stop_inceneritori.html

http://ambienteparma.blogspot.com/2011/04/la-lombardia-dice-stop-agli.html