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sabato 21 aprile 2018

Ciafani, Legambiente: “Al Paese serve uno ‘ECOSbloccaItalia’”

Intervista al nuovo presidente di Legambiente: “L’Italia deve puntare sulle politiche ambientali, il prossimo governo vari subito un decreto”                                di ROBERTO ANTONINI                                        La scorsa legislatura è andata bene: mai così tanti i provvedimenti ambientali approvati, fra i quali alcuni molto importanti e attesi. Ma ora che è appena iniziata la nuova, bisognerà mettersi d’impegno per proseguire e migliorare. Da cosa partire? “Servirebbe un ‘EcoSbloccaItalia’ da varare nei primi 100 giorni di attività nel nuovo Governo”, di segno opposto al decreto targato Renzi, e si dovrà convincere il prossimo Esecutivo “di una cosa sulla quale nessun governo ha mai puntato, e cioè fare delle politiche ambientali un pilastro delle politiche governative del Paese”.  In tutto ciò, nessuno spazio all’abusivismo e al consumo di suolo e avanti con le demolizioni dei manufatti fuorilegge, liberando i Sindaci dalle abnormi pressioni che subiscono. A fare il punto è Stefano Ciafani, neopresidente di Legambiente, da poco alla guida dell’associazione che conta 115mila tra soci e sostenitori organizzati su 20 sedi regionali e mille circoli locali.
“In attesa che si definisca il quadro sul futuro governo abbiamo ben chiara una cosa: metteremo in campo anche in questa legislatura una strategia ad hoc sul Parlamento - spiega Ciafani - La scorsa legislatura è stata quella che nella storia repubblicana ha approvato il maggior numero di leggi di iniziativa parlamentare sui temi ambientali: gli ecoreati, la legge sulle agenzie ambientali, il Collegato ambientale, lo spreco alimentare, i Piccoli Comuni ma anche su cotton fioc biodegradabili e microplastiche nei cosmetici”.  
Tutte leggi di iniziativa parlamentare “che siamo riusciti a far approvare grazie a una tessitura che ha contribuito a far nascere maggioranze trasversali, con i gruppi Pd, Sel e M5S”. In questa legislatura “faremo la stessa cosa rivolgendoci a tutti i gruppi parlamentari - prosegue - sapendo però che tra quelli M5S, che oggi conta un terzo dei parlamentari, quelli del Pd e quelli di LeU, arriviamo ad almeno il 60% dei seggi”. Da loro, quindi, “ripartiremo - continua il presidente di Legambiente - per completare in questa legislatura le riforme che non sono state approvate definitivamente nella scorsa legislatura o far approvare leggi mai discusse”.  

Insomma, lancia la sfida Ciafani, “vediamo se il prossimo governo italiano farà una cosa che mai nessun governo del nostro Paese sinora ha fatto: scommettere sulla chiave ambientale per far ripartire economia e industria”. Quindi “faremo pressing sul Parlamento da subito”, garantisce, “per completare alcune leggi che non sono state approvate, come quella sul consumo di suolo, fondamentale per fermare l’occupazione di suolo vergine e far ripartire l’edilizia, in fortissima crisi, con interventi di riqualificazione del patrimonio esistente e rigenerazione urbana”. 

Poi c’è “una cosa sulla quale nessuno lavora, e non è casuale: una norma per semplificare gli abbattimenti degli ecomostri abusivi”. Infatti “restano in piedi edifici, quartieri in alcuni casi, completamente abusivi, oggetto anche di sentenze passate in giudicato ma sulle quali i Comuni non rispettano la legge perché vittima del ricatto elettorale”. I sindaci che hanno provato a far rispettare la legge “o non sono stati rieletti o hanno perso la maggioranza in consiglio comunale o sono stati minacciati, anche di morte”. E allora, esorta Ciafani, “bisogna approvare in questa legislatura una legge che centralizzi le competenze per abbattere gli ecomostri allo Stato, che attraverso le prefetture può praticare il rispetto della legge”. Questa “è una battaglia che non si intesta nessuno” ma “saremo la goccia cinese per spaccare questa pietra molto dura come abbiamo fatto per 21 anni con la legge sugli ecoreati”. 

Non basta, oltre a sanare le ferite bisogna guardare oltre. “All’Italia serve un vero SbloccaItalia - auspica il presidente di Legambiente - non quel decreto profondamente sbagliato che fu approvato dal governo Renzi”, ma un provvedimento “che permetta ad esempio di costruire quel chilometro di ferrovia che manca per collegare il molo portacontainer di Gioia Tauro e quello di Taranto alla rete ferroviaria nazionale: un chilometro per parte. Linee mai realizzate perché in Italia i container devono continuare a viaggiare sulla gomma, sui camion, in un Paese vittima delle lobby dell’autotrasporto e dei petrolieri, tenuti invece nello SbloccaItalia di Renzi in grande considerazione”.  
Stesso discorso “per la lobby degli inceneritori: questo ‘EcoSbloccaItalia’ “dovrebbe fare in modo che nel Paese l’economia circolare, antitetica agli otto impianti previsti nel dl del governo Renzi, si possa sviluppare, evitando che i termovalorizzatori esistenti, affamati dall’aumento della differenziata, debbano venir alimentati da rifiuti che arrivano su camion da fuori regione” aggravando i problemi già esistenti sulle strade e l’inquinamento. Uno sviluppo dell’economia circolare “che però si deve concretizzare rimuovendo gli ostacoli non tecnologici, fatti di burocrazia e di decreti sul riciclo delle materie prime seconde che non vengono mai approvati, e con l’impiantistica, rendendo possibile costruire gli impianti per trattare l’organico differenziato nel Centro-Sud, coi digestori anaerobici per consentire di fare compost e produrre biometano da immettere in rete e da usare anche per l’autotrazione”. 

Quello che tratteggia il nuovo presidente di Legambiente è un programma che fa perno sulla lotta ai cambiamenti climatici, sulla tutela ambientale, sulla sostenibilità, ma che soprattutto è funzionale a uno sviluppo che illumina tanto i settori produttivi del Paese più avanzati quanto quelli oggi in difficoltà. Una situazione nella quale i dicasteri dello Sviluppo economico e dell’Ambiente potrebbero essere la stessa cosa? “E’ auspicabile - valuta Ciafani - ma ad oggi non vedo le condizioni, perché quando si tratta di ambiente nelle stanze dello Sviluppo economico si parla una lingua piuttosto sconosciuta. Non siamo ancora pronti”, e “vista la situazione, sino a oggi c’è stato e c’è bisogno anche del ministero dell’Ambiente, quale inevitabile presidio”.  

Intanto, però, con un occhio alle alchimie politiche che ci porteranno a una nuova maggioranza e a un nuovo esecutivo, “è fondamentale che al ministero dell’Ambiente ci siano competenze e persone che credano fortemente che l’ambiente non è degli ambientalisti ma un pezzo dell’identità italiana e un pezzo del motore economico del Paese - conclude il presidente di Legambiente - L’augurio è che il prossimo ministro dell’Ambiente sappia far valere la centralità della sostenibilità nelle politiche dell’Italia come succede nei Paesi più maturi, come avvenuto recentemente addirittura in Cina.