VALORIZZARE DIFENDERE SALVAGUARDARE LA VAL DI SIEVE

L' Associazione Valdisieve persegue le finalità di tutelare l'ambiente, il paesaggio, la salute, i beni culturali, il corretto assetto urbanistico, la qualità della vita e la preservazione dei luoghi da ogni forma d'inquinamento, nell'ambito territoriale dei comuni della Valdisieve e limitrofi.

venerdì 26 agosto 2016

TRAMONTA L'UNESCO, LE GUALCHIERE DI NUOVO IN VENDITA





COMUNICATO: Verso Mondeggi Bene Comune Fattoria Senza Padroni


Il blog di Verso Mondeggi Bene Comune Fattoria Senza Padroni http://tbcfirenzemondeggi.noblogs.org/
e la pagina Facebook https://www.facebook.com/mondeggi.benecomune
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Agosto è un mese vissuto molto diversamente fra i cittadini e i contadini .

In città l'agosto - con la chiusura delle scuole e le ferie per operai e impiegati - cambia puntualmente la vita di tutti i giorni. Si rompono gli schemi ordinari  e generalmente si fanno cose molto diverse dal solito, o semplicemente si abbandona - con un certo gusto - la routine di tutti i giorni.
In campagna questo non avviene, anzi:  d'agosto il lavoro nei campi richiede molta attenzione e grande impegno se si vuole raccogliere qualcosa in seguito. Agosto è l'unico mese in cui contemporaneamente si prepara la terra , si semina, si trapianta, si raccoglie e si trasformano i prodotti per la conservazione  (quest'ultima attività è resa quasi obbligatoria dalla cronica assenza dei consumatori più o meno consapevoli, tutti o quasi in ferie).

Tradizionalmente, esiste anche un'altra categoria di "lavoratori" che nel mese di agosto continua alacremente a svolgere le proprie funzioni.Si tratta dei pubblici amministratori (sia locali che nazionali) che - tra altre operosissime attività -  utilizzano proprio il mese in cui i cittadini disertano in massa la città e scollegano il cervello e mettendolo in modalità vacanziera, per compiere le azioni e prendere i provvedimenti più "dolorosi", cioè quelli che non portano grande consenso o che potrebbero risultare impopolari e quindi addirittura dannosi alla loro immagine.

É in questo clima (non solo torrido e arido) che si sta chiudendo a Mondeggi Bene Comune Fattoria senza padroni un'estate piuttosto difficile, scandita da eventi a dir poco "particolari". 
Si inizia il 12 luglio, quando scoppia un  incendio all'interno dell'oliveta, che fortunatamente danneggerà solo poco più di un ettaro (ormai è certo che sia doloso). Intervengono i pompieri e i volontari antincendio della VAB a domare le fiamme: saranno poi loro a dirci che l'incendio era inequivocabilmente doloso in quanto hanno ritrovato sul posto materiale per l'innesco.

A questo piccolo fatto di cronaca è stato dato un retrogusto un po' inquietante dalle dichiarazioni - poche a dire il vero - che lo hanno seguito, volte a screditare il lavoro di custodia del comitato Mondeggi Bene Comune ed anche a tirare fuori in modo stucchevole la solita retorica della legalità.
Si arriva così al giorno 3 agosto, quando arrivano indiscrezioni su un possibile preparativo di sgombero di Mondeggi nei giorni seguenti:  è ovviamente immediata la reazione del comitato che in assemblea decide la strategia  di reazione ovviamente verbale, sul piano politico e non violenta.
Il giorno dopo inizia presto a Mondeggi: all'alba si forma un presidio (numerosi, visto il periodo) di mondeggini residenti e non,, con l'intento di vigilare sul paventato possibile intervento delle forze dell'ordine.  

Invece a Mondeggi non accade niente, regna per tutto il giorno la calma e il silenzio.Invece nel centro di Firenze, in Via Toselli, con grande mobilitazione delle forze dell'ordine, questa si violenta , va in scena lo sgombero di un edificio occupato da un collettivo giovanile,  che voleva solo recuperare mediante il suo utilizzo uno spazio urbano in stato di abbandono.
Si trattava di una occupazione realizzata sia per esigenze abitative che per mettere a disposizione del quartiere questi spazi con finalità culturali e formative.

"Volumi" sottratti alla speculazione e/o al degrado, che questi giovani gestivano come una vera e propria "Commons" ovvero una cellula di un mondo altro , di un nuovo modo di voler vivere e autodeterminare la propria vita .
La parola d'ordine, come a Mondeggi, è "autogestione" e le finalità e gli obbiettivi sono ben diversi da quelli resi obbligatori dal sistema dominante .
Di fronte a tale azione Mondeggi non rimane indifferente: si continuano le discussioni e le assemblee e si partecipa attivamente alla mobilitazione in solidarietà dei 12 ragazzi processati per direttissima di Via Toselli il giorno sabato 6 agosto.

Come se non bastasse, il giorno 16  agosto , una folta squadra di operai della ex provincia scortati da guardie forestali, polizia provinciale e alcuni funzionari dell'assessorato al patrimonio della città metropolitana, intervengono in una casa del comprensorio di Mondeggi denominata Pullicciano, murando con cemento e mattoni gli accessi ad una parte della suddetta casa sia al piano terra che al primo.

Gli operai, diretti dalle forze dell'ordine sollecitate dagli amministratori che si credono legittimi proprietari del bene, completano l'opera smantellando una scala esterna in ferro che portava direttamente al piano primo.
Il Comitato Mondeggi Bene Comune Fattoria senza padroni aveva iniziato da un paio di mesi dei lavori di ripristino e custodia intorno e dentro il fabbricato di Pullicciano, con l'intenzione di allargare il presidio contadino che da oltre due anni sta prendendosi cura dell'area e che - come abbiamo detto più volte in tutte le sedi possibili e immaginabili - ha come scopo impedire il degrado e la privatizzazione dell'area affinchè possa definitivamente rimanere in usufrutto come bene comune alla cittadinanza.

A casa Pulliciano sono stati eseguiti ,con mezzi e lavoro del comitato, lavori di pulizia dell'area circostante ,si è intervenuto sul tetto riparandolo in più punti e internamente con lavori di imbiancatira e pulizia.
Di fronte agli eventi raccontati, ribadiamo ancora una volta quanto segue.

Contrariamente a come viene definita la nostra azione dai tanti detrattori, non stiamo effettuando una "occupazione illecita di bene pubblico". I nostri non sono "fini privati" mirati a risolvere la "nostra" situazione abitativa e lavorativa che - anche se pur lecitamente rivendicate in altre sedi e con altre modalità - non sono l'oggetto dell'azione di questo comitato.
La nostra azione - come manifestato in più occasioni anche pubbliche - si pone in aperto contrasto con la "proprietà" che, continuando ad arrogarsi il diritto di gestire "privatamente" il bene in oggetto, continua imperterrita a non ascoltare la voce di una grossa porzione della cittadinanza che chiede per Mondeggi una soluzione diversa.

In nome di una situazione debitoria non ben identificata (principalmente verso le banche) si persegue unicamente la miope strategia dell'alienazione del patrimonio immobiliare pubblico. Effetto immediato è far quadrare i bilanci mettendo all'attivo il piano delle alienazioni deliberato e in questo modo coprire da subito magagne che altrimenti risulterebbero di difficile "giustificazione" .

La strategia è  quindi solo ottenere un minimo sollievo finanziario privando per sempre la collettività di una così grande e importante porzione di territorio: non pensando che privatizzare un terreno agricolo implica la rinuncia alla sovranità alimentare della popolazione locale, perdere "per sempre" la possibilità di utilizzare quella terra per il bene della collettività anzichè per il profitto di qualcuno .
Complimenti !!!

Agosto sta per finire ..........tra pochissimo ci sarà la vendemmia, poi le olive e le semine dei cerali e dei prati pascoli, poi il bosco, la regimazione delle acque , la manutenzione a fabbricati e strade , gli animali e il ricco orto autunnale..........

Buona fine agosto a tutti e tutte

IL COMITATO MONDEGGI BENE COMUNE FATTORIA SENZA PADRONI

DI PATRIZIA GENTILINI: Diritto alla salute, quali verità dietro gli inceneritori di nuova generazione?

Diritto alla salute, quali verità dietro gli inceneritori di nuova generazione?
di  | 23 agosto 2016
L’antivigilia di ferragosto dall’agenzia adnkronos è stato diffuso un comunicato della SItI (Società Italiana Igiene Medicina Preventiva e Sanità Pubblica) con 7 “verità”  a supporto della presunta utilità e innocuità degli inceneritori di nuova generazione, posizione che sarebbe condivisa anche dall’Istituto Superiore di Sanità. Purtroppo sul  sito ufficiale della SItI non è reperibile il comunicato originale e quindi ci si deve limitare a quanto diffuso da adnkronos e ampiamente ripreso dai media. C’è da rimanere  profondamente sconcertati davanti alle “7 verità”  perché non solo nessuna di esse è scientificamente supportata, ma addirittura alcune affermazioni sono in netto contrasto con ciò che emerge dalla letteratura scientifica. Non sono mancate pronte repliche sia da parte dell’ Isde (l’Associazione dei Medici per l’Ambiente) che di Medicina Democratica, ma alcune considerazioni della SItI meritano di essere prese  in esame.
Si afferma ad esempio che  gli inceneritori “non provocano rischi sanitari acuti e cronici per chi vive in prossimità degli impianti” e che dallo studio epidemiologico Moniter “una delle più sofisticate ricerche al mondo sul rischio connesso alle emissioni di inceneritori […] si evidenzia chiaramente la assenza di rilevanti rischi sanitari acuti e cronici per chi vive in prossimità degli impianti”. Come già tante volte ho avuto modo di scrivere  sono viceversa numerosi gli studi scientifici (anche recentissimi) che dimostrano esattamente il contrario e descrivono effetti sia a breve (esiti riproduttivi, malformazioni, esiti cardiovascolari, respiratori) che a lungo termine (soprattutto tumori). E’ vero che per la gran parte (ma non per la totalità) si tratta di studi che riguardano impianti di “vecchia generazione”, ma dove sono studi epidemiologici che valutano gli effetti a lungo termine degli inceneritori di “nuova” generazione?
Quanto poi al Moniter – condotto dopo gli allarmanti risultati per la salute femminile emersi dall’indagine sugli inceneritori di Forlì, e costato ben 3 milioni e 400.000 euro di soldi pubblici – si fa presente che sono solo 2 gli studi usciti da questo immane lavoro che sono stati pubblicati su riviste internazionali. Tali studi segnalano un incremento statisticamente significativo del rischio di nascite pre-termine e di abortività spontanea in relazione alle emissioni degli impianti. Abortività  spontanea e prematurità  sono quindi per la SItI inquadrabili come  “assenza di rilevanti rischi sanitari”? Ancora si afferma che le discariche inquinano più degli inceneritori, dimenticando che gli inceneritori (anche di terza generazione) necessitano di discariche speciali per le ceneri leggere, quelle che residuano dai filtri e dai processi di lavaggio dei fumi, residui tossici che non ci sarebbero senza la combustione.
Ancora si parla di “un bilancio energetico complessivo positivo, con produzione di energia e sistemi di teleriscaldamento come accade virtuosamente da anni in città come BresciaLecco e Bolzano.In realtà dal punto di vista energetico, anche con le migliori tecnologie disponibili, si raggiunge un rendimento pari al 40% dell’energia associata ai rifiuti in ingresso, risultato che si può ottenere solo attraverso un uso efficiente del teleriscaldamento e di fatto realizzato solo nelle 3 città citate. In realtà secondo i dati della Epa a parità di materiale l’energia risparmiata con il riciclo è da due a sei volte superiore a quella recuperata con l’incenerimento!
E’ davvero deprimente constatare che si ridicolizza il concetto di “rifiuti zero”, non si conosce il concetto di “economia circolare” e si dipinge l’incenerimento come soluzione del problema rifiuti. Sono invece proprio questi impianti che ostacolano la soluzione dell’“emergenza rifiuti” perché – una volta costruiti –   devono essere alimentati per decine di anni con grandissime quantità di rifiuti, impedendo riduzione, riuso e riciclo dei materiali. C’è quindi una “caccia” ai rifiuti per ogni dove – con ovvio aggravio del traffico pesante – o  addirittura si assimilano i rifiuti speciali non pericolosi (prodotti da utenze commerciali e produttive) ai rifiuti urbani (gli unici di cui dovrebbe farsi carico l’amministrazione pubblica) pur di avere quantità adeguate da bruciare.
La pratica della assimilazione è ampiamente diffusa in Emilia Romagna e Toscana e questo anche se la normativa comunitaria prevede che i rifiuti speciali siano gestiti a mercato libero, in quanto per la massima parte facilmente riciclabili. Si dimentica che gli inceneritori sono finanziati ogni anno con 500 milioni di euro pagati da tutti noi con la bolletta elettrica e questo trasforma l’incenerimento in un ottimo investimento per i gestori, ma non certo per la salute e l’occupazione. Non è certo da oggi che andiamo ribadendo questi concetti: se fossimo stati ascoltati e le risorse spese a favore degli inceneritori fossero state impiegate per raccolta domiciliare e centri di riciclo, quanti problemi avremmo risolto? Quanti ricoveri ospedalieri, sofferenze e morti avremmo risparmiato?
Davanti  ad argomentazioni così banali e  superficiali della SItI c’è solo da arrossire: come si può pretendere che i cittadini abbiano fiducia nella classe medica se una parte qualificata di essa si dimostra quanto meno così poco informata? Personalmente voglio ancora credere nel ruolo dei medici e della sanità pubblica e non rassegnarmi davanti a quella che vorrei fosse solo superficialità e incompetenza, ma non vorrei nascondesse intrecci con interessi che nulla hanno a che fare con la tutela della salute.

A ottobre il Tribunale Monsanto giudica la multinazionale dell’agrobusiness

l Tribunale Monsanto è una mobilitazione internazionale della società civile che chiede che Monsanto venga processata per crimini contro l'umanità ed ecocidio. Supportato da più di cento organizzazioni, il 14 al 16 ottobre 2016 all'Aja, il Tribunale Monsanto valuterà i fatti imputati a Monsanto e giudicherà i danni causati dalla stessa multinazionale. Il "processo" non avrà valore legale ma rappresenterà un formidabile momento di denuncia e mobilitazione internazionale.

di Redazione - 10 Agosto 2016

Seguendo le stesse procedure della Corte Penale Internazionale, i giudici ascolteranno le opinioni degli esperti, degli avvocati come pure le testimonianze delle vittime dei prodotti chimici Monsanto, dei suoi brevetti e delle sue pratiche agricole.
L'obiettivo del Tribunale è quello di evidenziare gli strumenti legali esistenti – e quelli mancanti – affinché grandi corporation multinazionali siano giudicate responsabili per i loro crimini. Se il tribunale dovesse infatti concludere che Monsanto ha violato i diritti umani, o il diritto internazionale umanitario, differenti comunità da diverse parti del mondo potrebbero usare il pronunciamento in altrettanti casi contro compagnie come Monsanto.
«Dall’inizio del XX secolo, questa multinazionale ha commercializzato prodotti altamente tossici – spiega la commissione del Tribunale - che hanno contaminato, in maniera persistente, l’ambiente e causato la malattia o la morte di migliaia di persone nel mondo:
· PCB (policlorobifenili) che fanno parte dei dodici Inquinanti organici persistenti (POP) e che colpiscono la fertilità umana e animale;
· l’acido 2,4,5-triclorofenossiacetico (2,4,5-t) uno dei componenti dell’Agente Arancio contenuto nella diossina riversata dall’esercito americano durante la guerra in Vietnam e che continua a provocare malformazioni congenitali e tumori;
· il Lasso, erbicida oggi vietato in Europa;
· o il Roundup, l’erbicida più usato nel mondo, all’origine di uno dei più grandi scandali sanitari e ambientali della storia moderna. Questo diserbante molto tossico è associato alle monocolture transgeniche, principalmente di soia, mais e colza, destinati all’alimentazione animale o alla produzione d’ agrocarburanti».
«Il modello agro-industriale promosso da Monsantoè all’origine di almeno un terzo delle emissioni mondiali di gas ad effetto serra dovute all’attività antropica – proseguono i promotori - Monsanto è ampiamente responsabile anche del depauperamento dei suoli e delle risorse d’acqua, dell’estinzione della biodiversità e della marginalizzazione di milioni di piccoli contadini. Monsanto minaccia la sovranità alimentare dei popoli attraverso l'utilizzo dei brevetti sulle sementi e della privatizzazione del vivente. Secondo i critici di Monsanto, la multinazionale ignora i danni umani e ecologici causati dai suoi prodotti e mantiene le sue attività devastatrici grazie ad una strategia d’occultamento sistematico: lobbing presso le agenzie di regolamentazione e le autorità governative, menzogne e corruzione, finanziamenti di studi scientifici fraudolenti, pressioni sugli scienziati indipendenti, manipolazione degli organi di stampa, ecc. La storia di Monsanto costituirebbe così un paradigma dell’impunità delle imprese transnazionali e dei loro dirigenti che contribuiscono al deregolamento del clima e della biosfera e che minacciano la sicurezza del pianeta».

Previsto per il 14 al 16 ottobre 2016 all'Aja, il Tribunale Monsato avrà per missione di valutare i fatti imputati a Monsanto e di giudicare i danni causati dalla stessa multinazionale.
«Il Tribunale si baserà sui Principi Guida ONU su imprese e diritti umani adottati in sede ONU nel 2011. Il Tribunale esaminerà anche la condotta di Monsanto rispetto ad eventuali crimini di Ecocidio, la cui inclusione è stata proposta all'interno del diritto penale internazionale. Il Tribunale esaminerà l'opportunità di riformrare lo Statuto di Roma che istituisce la Corte penale internazianale in vigore dal 2002, affinché sia incluso il crimine di Ecocidio e sia possibile perseguire le persone fisiche e morali sospettate d'aver commesso questo crimine. Consapevoli delle questioni planetarie che rappresentano il riconosciemento del crimine di Ecocidio - il solo che permetterà di garantire il diritto degli esseri umani ad un ambiente sano - e il diritto della natura a essere protetta, I promotori del Tribunale Monsanto lanciano un'appello alla società civile, a tutti i cittadini e a tutte le cittadine del mondo: quello di partecipare al finanziamento dell'iniziativa attraverso una grande piattaforma di Crowdfunding internazionale. La difesa della sicurezza del pianeta e delle condizioni stesse di esistenza è uno affare che riguarda tutti e soltanto uno slancio collettivo di forze vive permetterà di bloccare la macchina di distruzione in marcia!».

Per info e donazioni: www.monsanto-tribunali.org


VEDI ANCHE 

Un tribunale contro la Monsanto, per far germogliare la giustizia

giovedì 25 agosto 2016

UN ARTICOLO DA RICORDARE, PER RIFLETTERE.......UNA VOLTA FINITA LA PRIMA FASE DI EMERGENZA TERREMOTO!

di  | 24 agosto 2016

Terremoto Centro Italia: oggi lacrime, domani sorrisoni e dopodomani grandi opere

Terremoto Centro Italia: oggi lacrime, domani sorrisoni e dopodomani grandi opereL’Italia ha la mappa meglio aggiornata del rischio sismicoSappiamo cosa fare ma non facciamo. C’è un perché, anzi due.
La prevenzione del rischio sismico e di quello idrogeologico punta a una cucitura lenta e vasta dell’Appennino. Piccoli cantieri, piccole opere, ma molto utili. Lavoro faticoso e invisibile. L’adeguamento antisismico inciderebbe un minimo rispetto al costo dell’edificio ma chi lo riconoscerebbe? La riconoscibilità politica di un’opera è essenziale per la propaganda.
Le due Tav più il Mose avrebbero condotto l’Italia più fragile alla salvezza. Il costo di mezza Metro C di Roma avrebbe potuto far riattivare gli ottomila chilometri di binari morti. Ma queste grandi opere hanno grandi costruttori che muovono grandi interessi. La lobby ha un valore e un potere. Sono imprese spesso multinazionali con fatturati miliardari che pressano, indicano, consigliano ed eleggono deputati e senatori. Avrebbe infatti avuto senso spendere centinaia di milioni di euro per il solo studio di fattibilità (solo lo studio eh?) del Ponte sullo Stretto invece che mettere in sicurezza l’area dello Stretto, la più esposta d’Italia al rischio sismico e idrogeologico?
Seconda spiegazione del perché. Il valore e il costo dell’emergenza è molto più elevato di quello della prevenzione. Solo L’Aquila (meno di centomila abitanti) ha prodotto un fatturato per le grandi aziende (compresa quella dell’ex presidente di Confindustria che ha fatto milioni con i suoi ponteggi). Vogliamo parlare dell’Irpinia e dei 56mila miliardi spesi, oppure del piccolo terremoto del piccolo San Giuliano di Puglia esteso artificiosamente a tutto il Molise?
Mi scrivono, gli imbecilli, che oggi è il tempo della solidarietà. Ma che bravi, e come no? Oggi lacrime, domani sorrisoni e dopodomani grandi opere.

Un nuovo e devastante terremoto sull’Appennino centrale, nelle aree interessate dal progetto di gasdotto Rete Adriatica, un ulteriore gravissimo rischio.

PUBBLICHIAMO UN ARTICOLO DI GRIG PERCHE' IL TERREMOTO DI QUESTI GIORNI, PURTROPPO, DEVE FAR RIFLETTERE TUTTI ANCHE PER ALTRI ASPETTI 
(di cui GRIG si occupa e di cui ha scritto già nel 2014). 

  

Nella notte fra il 23 e il 24 agosto 2016 la Terra ha tremato nuovamente, per l’ennesima volta, sull’Appennino centrale, fra LazioAbruzzoUmbria e Marche.
Un nuovo devastante terremoto, con il suo calvario di morti, feriti, paesi distrutti, strade e altre opere pubbliche lesionate,
Siamo vicini alle popolazioni così duramente colpite e sentiamo il forte obbligo morale di ricordare che le conseguenze, se possibile, potrebbero essere peggiori.
Infatti, si tratta di aree interessate dal progetto denominato gasdotto “Rete Adriatica”, noto anche  come “gasdotto appenninico”, opera che, nella sua attuale configurazione, riuscirebbe a unire lo scempio ambientale della dorsale dell’Appennino con l’aumento del pericolo per l’incolumità pubblica a causa del rischio sismico fra i più elevati in Italia per giunta con l’esborso di ingenti fondi pubblici.

Infatti, la “grande opera” d’interesse privato ma di finanziamento pubblico determinerebbe – per il suo folle tracciato – un vero e proprio disastro ambientale (interseca pesantemente ben 3 parchi nazionali, 1 parco naturale regionale, 21 fra siti di importanza comunitaria e zone di protezione speciale) ed economico-sociale (basti pensare ai danni alle zone turistiche umbre e marchigiane, nonché alle pregiate tartufaie appenniniche), senza contare il gravissimo pericolo determinato dall’interessare numerose aree in zona sismica “1”, nel tratti abruzzese, umbro e marchigiano, alcune fra le zone maggiormente a rischio sismico d’Italia.
Infatti, il progetto intercetta le zone altamente sismiche di Abruzzo, Umbria, Marche.
Si snoda lungo le depressioni tettoniche dell’Appennino Centrale storicamente interessato da un notevole tasso di sismicità, con eventi anche di magnitudo elevata, come il terremoto del 6 aprile 2009 che ha colpito L’Aquila e molte altre località dell’Abruzzo, e il terremoto del 26 settembre 1997 che ha colpito l’Umbria e le Marche. Aree interessate da forti sciami sismici, come quello di fine marzo 2014 in Umbria (Gubbio – Città di Castello), e dell’aprile 2013, sempre a Città di Castello.
Nel tratto relativo all’Abruzzo, Lazio, Umbria e Marche, su 28 località attraversate dal progetto di metanodotto, 14 sono classificate in zona sismica 1 e 14 in zona sismica 2. Anche il sito proposto per la centrale di compressione, localizzata a Sulmona, ricade in zona sismica di primo grado. E’ agevolmente documentabile quanto sopra con l’impressionante mole di dati presente sul sito web istituzionale (http://www.ingv.it/) dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (I.N.G.V.), la massima Istituzione scientifica nazionale in materia.

Esclusivamente forti interessi economici, non il benessere delle popolazioni interessate, muovono il Gruppo Snam: l’intenzione è chiara, costituire in Italia una “piattaforma” per vendere gas nel resto d’Europa.
Sulla spinta delle determinatissime azioni legali e iniziative di sensibilizzazione di associazioni e comitati ecologisti – in particolare Gruppo d’Intervento Giuridico onlus, i Comitati cittadini per l’ambiente – Sulmona, il Comitato interregionale “No Tubo”Mountain Wilderness Italia onlus –  nonché da parte di Enti locali, l’VIII Commissione permanente “Ambiente” della Camera dei Deputati aveva approvato il 26 ottobre 2011 all’ unanimità la risoluzione n. 7/00518 presentata il 15 marzo 2011 (prima firmataria on. Raffaella Mariani, P.D.) che ha impegnato il Governo alla modifica del tracciato del gasdotto appenninico “Rete Adriatica”.                   
Finora il Governo ha solo tergiversato.
Tuttora i provvedimenti di approvazione ambientale del progetto di gasdotto sono oggetto di contenzioso in sede nazionale ed europea.

E’ troppo chiedere uno straccio di buon senso in questo benedetto Bel Paese?

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus     



mercoledì 24 agosto 2016

LE ULTIME NOTIZIE SUL FRONTE DELL' INCENERITORE DI SAN ZENO AD AREZZO.....MAH!!!


Inceneritore, Insieme Possiamo: "protocollo per inserire a San Zeno le persone autistiche" VIDEO


Persone affette da autismo collocate a ridosso dell'inceneritore. Insieme Possiamo durante una conferenza stampa annuncia l'imminente protocollo. "Dopo che a San Zeno - si legge in una nota - nelle zone adiacenti l'impianto d'incenerimento di AISA SpA  si sono sorbiti manifestazioni musicali, eventi ludici per bambini con tanti palloncini colorati e giochi gonfiabili, gare podistiche con ricchi premi e cotillons per tutti i gioiosi partecipanti, un orto ricettivo dal quale cogliere i meravigliosi frutti della nostra stupenda valdichiana...le amministrazioni pubbliche principalmente responsabili della salute della popolazione stanno preparando il coup de theatre finale, quello che stupirà con effetti speciali. Un "qualcosa" che solo una smaccata propaganda di parte - tendente a sdoganare nei confronti dell'opinione pubblica l'inceneritore (industria insalubre di prima classe, così sono definiti questi impianti) e ad esaltarne le magnifiche sorti e progressive, vieppiu' dopo gli esiti per nulla rassicuranti del famoso studio epidemiologico Life plus - poteva arrivare a partorire: un protocollo d'intesa tra AISA Impianti SpA, Comune di Arezzo, AUSL Toscana Sud Est e Gestione Ambientale Srl (una "costola" di AISA...) finalizzato a concretizzare un "Progetto di Comunità dedicato all'inserimento di soggetti adulti affetti da sindrome da spettro autistico (ASD)", elaborato dalla AUSL. E che s'intende realizzare "individuando quale ambiente idoneo (sic) e dotato di adeguate infrastrutture tecnologiche e ambientali (ari sic) gli spazi di AISA Impianti e Gestione Ambientale limitrofi all'impianto di trattamento rifiuti di San Zeno ed in particolare parte del terreno non sfruttato e l'immobile ex casa colonica prospiciente la proprietà". Si, avete capito bene....un progetto - benemerito e benvenuto - di aiuto a coloro che soffrono di autismo e alle loro famiglie che si realizza a ridosso di un inceneritore. Chapeau, giù il cappello...sono riusciti a trasformare una bella e condivisibile idea di solidarietà per chi patisce una terribile malattia in un'operazione di pubblicità ingannevole e nemmeno troppo occulta a favore della loro stupenda creatura, la macchina bruciarifiuti! Diciamo questo a ragion veduta e con autorevoli studi scientifici a supporto: al di là dei rischi per patologie cardiovascolari, respiratorie e tumorali - messi chiaramente in evidenza dal suddetto Life plus - dalla letteratura scientifica stanno emergendo dati ancora più inquietanti per le sostanze ad azione neurotossica presenti nell’aria (1). 


"Infatti - prosegue il comunicato di Insieme Possiamo-  risulta che l'organo in assoluto più delicato e sensibile all’azione delle sostanze tossiche è il cervello in via di sviluppo e già nel 2006 sulla rivista scientifica Lancet (2) si denunciava una sorta di “PANDEMIA SILENZIOSA”, ovvero il fatto che ormai "Un bambino su sei presenterebbe danni documentabili al sistema nervoso e problemi funzionali e comportamentali, che vanno dal deficit intellettivo, alla sindrome da iperattività, all'autismo". Si pensi che dai dati del CDC (Center for Diseases Control and Prevention di Atlanta U.S.A) la prevalenza di autismo negli Stati Uniti è cresciuta negli ultimi 12 anni del 289.5% e che - se nel 2000 vi era negli U.S.A. un bambino ogni 150 con diagnosi di autismo - nel 2010 ne è colpito un bambino ogni 68...Un recentissimo studio caso-controllo di recente pubblicato (3) e condotto sulla grande coorte delle infermiere americane (116.430 soggetti ) ha messo in luce il potenziale fattore di rischio rappresentato dalla esposizione durante la gravidanza a PM2.5 e inferiore. Lo studio ha identificato 245 bambini nati fra il 1990 e 2002 a cui sono stati diagnosticati disturbi dello spettro autistico ( ASD) e 1522 controlli sani e si è risaliti - sia per i casi che per i controlli - ai livelli di PM 2.5 cui era stata esposta la madre in gravidanza. E’ emerso un rischio statisticamente significativo di oltre il 40% per i più elevati livelli di PM 2.5 nel terzo trimestre di gravidanza (OR = 1.42 IC 1.09-1.86). Recenti studi hanno evidenziato come il monossido di carbonio (CO) possa passare attraverso il sangue placentare e danneggiare il fisiologico sviluppo del cervello fetale. Dal momento che i limiti sono stabiliti tenendo conto dei rischi di tipo cardiovascolare in adulti, gli autori auspicano che questi limiti vengano rivisti tenendo conto di questa nuova azione come “neurotossina” del CO. Recentemente anche per gli IPA (Idrocarburi Policiclici Aromatici) come per il PM 2.5, è emersa una gravissima azione neurotossica sul cervello in via di sviluppo. Lo studio, pubblicato su Jama Pschiatry (1) è stato condotto su una coorte di bambini nati fra il 1998 ed il 2006 nei quali era stato monitorato il livello di IPA cui era stata esposta la madre in gravidanza e poi sottoposti a risonanza magnetica nucleare.L’indagine ha permesso di stabilire che esiste una relazione dose-risposta fra esposizione prenatale ad IPA – specie nel 3° trimestre di gravidanza - e riduzione in età infantile della sostanza bianca dell’emisfero sinistro che si associa a ritardo intellettivo, rallentamento dei processi cognitivi, problemi di comportamento, disturbi dell’attenzione ed iperattività. Crediamo che la gravità di tali scoperte non abbia necessità di ulteriori commenti...Non va infine dimenticato che, come per alcuni IPA, anche per metalli quali l’arsenico, il cadmio, il nickel, pure presenti in aria, classificati da decenni come cancerogeni certi per l’uomo, "non esiste una soglia identificabile al di sotto della quale queste sostanze non comportino un rischio per la salute umana”.


Benni molla l’evento sponsorizzato dall’Enel e il sindaco Marini perde le staffe

benni sindacoInformato della situazione in Amiata, lo scrittore abbandona Cristicchi mentre il sindaco se la prende con i comitati antigeotermici
Lo scrittore Stefano Benni, ospite della serata clou di “Narrastorie” di Cristicchi sponsorizzato da Enel, coerentemente e a fronte dell’impossibilità di garantire anche soli tre minuti prima del suo spettacolo ai comitati antigeotermici, rinuncia a partecipare all’evento. Non possiamo che ammirare il gesto e la coerenza.
Ci auguriamo che anche altri “artisti” del cartellone ne seguano l’esempio, a cominciare da Paolini che pure, in “Vajont”, attaccava quella che sarebbe diventata l’Enel e che già causava tanti danni e morti.
Tale rinuncia deve aver colpito il sindaco di Arcidosso, Marini, che in un infuocato comunicato stampa (leggi sotto) se la prende con i comitati e i cittadini antigeotermici accusandoli di “atto vandalico.., …atto gravissimo che sfregia la manifestazione” contestando “con fermezza il modo di porsi quasi “intimidatorio” di alcuni esponenti dei comitati”, chiamando in causa per nome e cognome anche un consigliere dell’opposizione e un membro del M5S amiatino e accusando tutti anche di arrecare un danno economico per il turismo. Peccato non sia così puntuale nel contestare il ventilato raddoppio delle centrali amiatine annunciato dal suo premier Renzi e, di fatto, avallato dal governatore Rossi nella sua ultima sortita in Amiata o, ancora, non dica nulla sul furto di striscioni e opere artistiche dei bambini avvenuto il giorno che lui inaugurava la centrale di Bagnore 4 e invochi la censura per i comitati nelle iniziative dei paesi dell’Amiata, sembrerebbe addirittura -ma stentiamo a crederlo- andando a misurare quanti centimetri di suolo pubblico occupavano i banchetti antigeotermici.
Il Sindaco parla inoltre della necessità di limitare il diritto di critica, ma sembra che non sappia che diversi reati di opinione del codice fascista Rocco, come quello che mandava al confine chi si era dimostrato “capace di provocare il deperimento del sentimento patriottico” sono stati annullati dalla Corte Costituzionale, prima ancora che dal Parlamento. A lui quel codice manca e li invoca.
In realtà Marini non vuole rispondere su due fatti, ampiamente documentati da autorevoli scienziati, ai quali non ha mai potuto replicare:
1- con quale argomentazione logica ha approvato con la centrale Bagnore 4 l’ immissione in atmosfera di ulteriori inquinanti, sapendo che nello Studio epidemiologico del CNR del 2010, in Allegato 6 dal titolo significativo: “Risultati statisticamente significativi delle analisi di correlazione geografica tra dati ambientali e dati sanitari. Analisi dei ricoverati e analisi delle mortalità” sono state individuate e registrate ben 54 relazioni, statisticamente significative, tra incrementi di malattie mortali nei residenti dei comuni geotermici e le concentrazioni crescenti degli stessi inquinanti, emessi dalle centrali Enel, presenti e misurati nei comuni geotermici?
2- come può sostenere che le centrali ENEL meritano i contributi pubblici per le energie pulite quando in articoli recenti di autorevoli scienziati, si afferma che le emissioni della geotermia dell’Amiata rappresentano il 17,7% per l’ammoniaca e il 42,5% per il mercurio di tutte le emissioni italiane relative ai settori industriali. Per quanto riguarda le emissioni climalteranti delle centrali geotermiche dell’Amiata, gli stessi ricercatori scrivono in un recente studio, validato dalla comunità scientifica internazionale, che dal punto di vista del potenziale di acidificazione, l’impatto derivante dall’energia prodotta dalle centrali geotermiche del Monte Amiata è in media 2,2 volte maggiore dell’impatto di una centrale a carbone. Il valore medio per Bagnore 3 è 4,3 volte più alto di una centrale a carbone e circa 35,6 volte più alto di una centrale a gas?
Non solo Marini non può spiegare le sue scelte, non sa dare una spiegazione al fatto conclamato che i suoi concittadini sono esposti da molti anni ad eccessi di mortalità e cerca di riesumare il Codice Rocco, ma si inventa pure che la stragrande maggioranza dei cittadini di Arcidosso la pensano come lui e che i contrari alla geotermia “sono un numero risibile”. In realtà lui governa con il consenso di un partito di minoranza solo grazie al fatto che gli altri tre partiti presenti alle ultime elezioni tutti e tre contrari alla geotermia, non si sono coalizzati, ma che in ogni caso nell’insieme rappresentano la maggioranza dei cittadini votanti.

di seguito il comunicato stampa del sindaco Marini di Arcidosso:
Comunicato stampa/Il sindaco Marini spiega le cause della mancata partecipazione di Stefano Benni al festival “Narrastorie”
COMUNE DI ARCIDOSSO·MERCOLEDÌ 17 AGOSTO 2016
Questa mattina ho convocato una conferenza stampa per spiegare le motivazioni della mancata partecipazione di Stefano Benni a “Narrastorie”, il festival del racconto di strada che si terrà nel comune amiatino dal 23 al 28 agosto.
L’autore Stefano Benni (come tutti gli altri artisti che prenderanno parte al “Narrastorie”) è stato tempestato da una notevole mole di messaggi privati (mail) e pubblici (su FB e siti) da parte di alcuni esponenti dei comitati antigeotermia, che hanno chiesto di avere degli spazi all’interno del suo spettacolo e della manifestazione per parlare della questione geotermica. Alcuni di questi messaggi, in particolare, sono stati inviati da un consigliere di minoranza del comune di Arcidosso, Corrado Lazzeroni e da un’esponente dei comitati, Silvia Perfetti e sono apparsi sul sito ufficiale di Benni. Conseguentemente al pesante clima di tensione provocato ad arte, Benni ha deciso di disdire il suo spettacolo, ritenendo che non ci fossero le condizioni di serenità necessarie per la sua performance.
Sono molto amareggiato per la mancata presenza di un nome di prestigio come quello di Benni all’interno del programma di “Narrastorie” e ritengo che l’intervento d’intromissione di questi esponenti dei comitati sia un atto gravissimo che sfregia la manifestazione, uno degli eventi più importanti dell’estate toscana, ed esprimo solidarietà a Simone Cristicchi, direttore artistico del festival, anch’esso fortemente dispiaciuto. Questa, infatti, non è un’azione contro il primo cittadino e l’amministrazione comunale di Arcidosso né contro Enel, che è uno degli sponsor del festival, ma è un autentico atto vandalico contro l’immagine del nostro territorio e di chi ci lavora, con ricadute negative per tutti gli operatori nel pieno della stagione turistica.
Mi preme sottolineare che in democrazia tutte le opinioni vanno ascoltate e rispettate, ma contesto con fermezza il modo di porsi quasi “intimidatorio” di alcuni esponenti dei comitati antigeotermia in contesti e luoghi non appropriati come quello di una manifestazione dedicata all’arte e alla cultura, momento di aggregazione per tutti. Cosa che è avvenuta per esempio anche il 13 e il 14 agosto scorsi, quando alcune persone distribuivano volantini contro la geotermia durante il Music Parade di Montelaterone e durante la Festa della Luna a Salaiola. Anche quest’anno si è ripetuto purtroppo quello che avvenne l’anno scorso quando Cristicchi portò a Monte Labbro lo spettacolo su David Lazzaretti. Le questioni geotermiche possono e devono essere affrontate nelle sedi opportune, come è stato sempre fatto in numerosissime occasioni ormai da molti anni, ma è gravemente sbagliato e scorretto sfruttare l’attenzione che possono offrire certi eventi per portare avanti una protesta che nuoce all’immagine dell’intero territorio.
“Narrastorie” va avanti e offrirà spettacoli di livello nazionale di altissima qualità e intrattenimento per tutti, grandi e piccini. Sarà importante non solo per la comunità di Arcidosso ma per tutta l’Amiata. Di questo voglio ringraziare tutti coloro che direttamente e indirettamente stanno lavorando per l’organizzazione dell’evento e in particolare Simone Cristicchi che, oltre ad essere un grande e sensibilissimo artista, è un vero e sincero amico dell’Amiata. Simone è stato oggetto di squallidi attacchi personali da parte di alcuni esponenti dei comitati, pur non avendo percepito nessun compenso né l’anno scorso con il progetto su Davide Lazzaretti, che sta portando in scena in tantissimi teatri italiani facendo conoscere Lazzaretti e il Monte Labbro, né quest’anno come direttore artistico del festival.

Manifesto apparso in questi giorni ad Arcidosso:
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FONTE: https://sosgeotermia.noblogs.org/2016/08/19/benni-molla-levento-sponsorizzato-dallenel-e-il-sindaco-marini-perde-le-staffe/

Terremoto Centro Italia, Boschi: “Prevenzione insufficiente. In Italia si costruisce bene solo dopo sismi gravi”

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Terremoto Centro Italia, Boschi: “Prevenzione insufficiente. In Italia si costruisce bene solo dopo sismi gravi”

Il sismologo, tra i massimi esperti europei e ex presidente dell'Ingv: "A Norcia ci fu un disastro nel 1979 e si è proceduto con interventi antisismici: infatti i danni di stanotte lì sono stati irrilevanti".  Per il geofisico ora bisogna fare attenzione a possibili altre scosse forti: "Non rientrare negli edifici rimasti in piedi prima dei controlli".

di  | 24 agosto 2016
Un’area “ad alta pericolosità sismica“, dove è possibile che “nelle prossime ore e giorni” avvengano altre forti “scosse a coppie“. E sullo sfondo, ancora una volta, una prevenzione insufficiente perché “purtroppo in Italia si costruisce bene, con criteri antisismici, solo dopo un terremoto grave”. A parlare è Enzo Boschi, sismologo e geofisico, tra i massimi esperti europei di terremoti ed ex presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia. Intervistato dall’ AdnKronos Boschi spiega che il terremoto che ha colpito l’Italia centrale “ricade in una zona già inserita nella mappa sismica italiana e nella mappa, pubblicata a inizio 2003 in Gazzetta Ufficiale, questa zona appenninica era già stata classificata come ad alta pericolosità sismica”. La classificazione risale al 2003 e fu voluta dopo il terremoto di San Giuliano di Puglia del 31 ottobre 2002, a causa del quale morirono 27 bambini e un’insegnante nel crollo della scuola Francesco Jovine.
Sul fronte dei terremoti “siamo ancora indietro sulla prevenzione”, dice Boschi. La controprova è Norcia: lì “dopo il terremoto del 1979 si è proceduto con interventi antisismici sugli edifici” e così “i danni provocati dal sisma di questa notte sono quasi irrilevanti”. “Purtroppo in Italia si costruisce bene, con criteri antisismici, solo dopo un terremoto grave” aggiunge il sismologo. “Eppure – spiega lo scienziato – l’area colpita oggi dal grave sisma è una zona in cui la Terra si sta come ‘lacerando’, un’area che è nota per essere ad alto rischio sismico”. “Quando nel 2003 è stata pubblicata la Mappa del rischio sismico in Italia, bisognava intervenire con lavori di prevenzione sugli edifici nelle zone più vulnerabili, ma non in tutte le zone è stato fatto. Invece le maggiori vittime il terremoto le provoca proprio con i crolli di case ed edifici“.
Quanto allo sviluppo delle scosse “bisogna fare grande attenzione nelle prossime ore e giorni perché in queste zone spesso avvengono forti ‘scosse a coppie’, cioè si ripete una seconda scossa forte nella stessa zona e uguale alla prima”. “A fronte di questo alto rischio, non bisogna entrare negli edifici che sono rimasti in piedi oggi prima di un attento controllo di tecnici e esperti della Protezione Civile”, avverte Boschi. “Nel terremoto dell’Emilia Romagna si ebbe, a distanza di pochi giorni, una forte scossa uguale alla prima e – ricorda il geofisico – molte vittime si ebbero proprio a causa della seconda perché molte persone entrarono negli edifici ancora in piedi, senza preventivi controlli sulle strutture”.