VALORIZZARE DIFENDERE SALVAGUARDARE LA VAL DI SIEVE

L' Associazione Valdisieve persegue le finalità di tutelare l'ambiente, il paesaggio, la salute, i beni culturali, il corretto assetto urbanistico, la qualità della vita e la preservazione dei luoghi da ogni forma d'inquinamento, nell'ambito territoriale dei comuni della Valdisieve e limitrofi.

AUGURI

AUGURI

martedì 6 dicembre 2016

Città di torino contraria al TAV TO-LY

Riceviamo  da Susa..

From: L. Giunti
Ecco la sbobinatura fedele della dichiarazione conclusiva di Chiara Appendino, Sindaco di Torino, prima dell'approvazione della mozione che impegna la Città di Torino a "esplicitare in tutte le sedi politiche e istituzionali, locali, nazionali ed europee, la contrarietà della Città di Torino alla Nuova Linea Torino-Lione".
Due minuti e mezzo molto intensi e molto chiari.

" Grazie Presidente. Io ringrazio tutti i consiglieri per il dibattito, che credo sia stato interessante anche se credo che sia stato davvero un peccato che non sia potuto procedere con un consiglio comunale aperto, dove avremmo potuto sentire le ragioni del Sì e del No a confronto. Io so bene che un sindaco non può bloccare l'opera. L'ho detto più volte in campagna elettorale, l'ho anche detto in conferenza stampa e lo ridico qui. Però questo è un atto che ha una grande valenza politica. E' un atto di cui io sono molto orgogliosa e che voterò con grande fierezza, perché la Città di Torino dice NO alla Torino-Lione e questo è un messaggio che non può essere ignorato dal Paese e non può essere ignorato dall'Europa.
Quindi è un atto politico di grandissima importanza. E le ragioni del mio No - e mi spiace che oggi non si siano potute affrontare anche nel merito confrontandole con quelle del Sì - ribadisco, non sono assolutamente ideologiche ma sono frutto di un'analisi costi-benefici. E siamo in una società e un momento, purtroppo, dove le risorse sono scarse, dove i bisogni sono forti e noi abbiamo bisogno di dare attenzione a quelli che sono i bisogni primari. E la Torino-Lione alta velocità non dà una risposta a bisogni primari. I costi sono maggiori dei benefici. E' un'opera inutile, dannosa, e quindi io oggi voterò Sì a questa mozione per riaffermare la posizione della Città di Torino.
L'Osservatorio, come diceva la consigliera Maura Paoli prima di me, sostanzialmente ha come primo elemento per poterne fare parte di essere favorevoli all'opera. Beh, io credo che questa maggioranza e questo Consiglio non abbia questa posizione. E aggiungo di più. Non ha alcun ruolo formale. L'Osservatorio non approva progetti, l'Osservatorio non firma autorizzazioni, l'Osservatorio non eroga compensazioni, come è giusto che sia. Quindi, io ribadisco, ringrazio davvero tutti i consiglieri che sono intervenuti. Spiace, davvero spiace, che alcune forze di opposizione non abbiano voluto apporre quella firma su una mozione che avrebbe permesso un confronto utile per tutta la cittadinanza affinché ciascuno potesse in qualche modo formarsi un'opinione per chi non l'aveva già formata e credo che oggi sia veramente un momento importante, un momento importante per la città e un segnale forte che - per quanto so bene che un sindaco non può iniziare un'opera e non la può bloccare - è un segnale che non può essere ignorato da chi dovrà prendere delle decisioni importanti che hanno impatto sulla vita di tutti noi. Grazie. "

Anche la TAV francese.... puzza!

Chanel si schiera contro la Tav francese

La maison minaccia di cancellare gli accordi con gli artigiani della regione: la linea ferroviaria metterebbe a rischio i fiori da cui si ricava il celebre Chanel N°5
Chanel si schiera a fianco dei No Tav francesi. La Maison ha infatti diramato un comunicato di protesta contro il progetto dell'alta velocità che collegherà Ventimiglia a Marsiglia. A oggi la linea ferroviaria passerebbe proprio nella valle di Siagne, dove da oltre 30 anni si coltivano i fiori per fabbricare i profumi, tra cui il celebre Chanel N°5.
L'azienda – che minaccia di cancellare gli accordi con gli artigiani della regione - vorrebbe modificare l'attuale tracciato della Tav, avvicinando le rotaie al mare, nella zona di Cannes, limitando così l'impatto ambientale.
Il progetto di alta velocità tra Ventimiglia e Marsiglia si trascina da tempo. In un articolo de la Repubblica si ricorda come la linea, costruita alla fine dell'Ottocento, è una delle più vecchie e trafficate del Paese, con record di ritardi per i pendolari. Il governo ha stanziato 6,7 miliardi di euro da investire sul potenziamento della Provenza-Costa Azzurra, da completare entro il 2030 per accorciare di almeno un' ora il tragitto tra Nizza e Marsiglia. Finora però non c' è accordo con gli enti locali.


Fonte: Business People

lunedì 5 dicembre 2016

A PROPOSITO DI CORRUZIONE E GRANDI OPERE

Le parole chiave del saccheggio. Il Mose

di Gianni Belloni e Antonio Vesco

acqua alta
        venezia 4In periodi di grande caos sistemico come quello attuale, capita spesso di leggere affermazioni che esprimono un plauso incondizionato per una fideistica osservanza del rispetto delle regole o delle leggi. Qualunque regola e qualunque legge, perfino quando essa contraddice in modo palese le ragioni del buon senso o il senso della misura. È uno dei molti casi in cui risulterebbe di grande utilità una pur sommaria rilettura della vicenda del Mose. Sia chiaro, non stiamo parlando di una storia di politici corrotti ma del più grande e complesso sistema di corruzione dell’Italia repubblicana. Un sistema tanto efficiente e raffinato da riuscire a corrompere, tra le altre cose, ogni livello di controllo: Magistrato alle Acque, Corte dei Conti, Guardia di Finanza, politica. Ecco, il più eclatante esempio italiano dell’impossibilità di distinguere con nettezza lo Stato dalla criminalità, la più “alta scuola” nostrana di corruzione, è nato e si è avvalso di una legge votata, con tutti i crismi, dal parlamento repubblicano, la legge n. 798 del 1984 (la legge speciale bis). Quello del Mose, come racconta in sole sette parole chiave questo prezioso articolo, è stato inoltre forse il primo sistema corruttivo che non ha “investito” semplicemente per acquisire un permesso o una commessa, ma per convincere l’opinione pubblica del proprio operato
Attorno alla laguna di Venezia è stato eretto il più grande e complesso sistema corruttivo della storia repubblicana. Di questo scandalo molto si è detto, ma pensiamo possa valere la pena sottolineare in questa sede alcune parole chiave di quel sistema che, in qualche modo, trascendono la vicenda legata al Consorzio Venezia Nuova (CVN) e alla costruzione delle paratoie mobili erette per difendere Venezia e la sua laguna dalle acque alte.
Un miliardo di sole tangenti distribuite a politici, funzionari, magistrati e forze dell’ordine per oliare i meccanismi decisionali, allentare i controlli, promuovere nuove iniziative. In quanto monopolista ed unico interlocutore con i pubblici poteri il CVN poteva contare su canali di approvvigionamento legali come gli oneri di concessione – da “redistribuire” secondo le necessità in tutta autonomia – fissati al 12% su ogni lavoro – circa 700 milioni di euro finiti nelle casse della centrale delle tangenti. O gli interessi bancari sui prestiti che il Consorzio stabilisce autonomamente, ma paga lo Stato. O il mancato ribasso sugli appalti assegnati dal Consorzio, mediamente del 30%, e invece assegnati a prezzo pieno.
Occorre chiarire che questo abnorme sistema corruttivo e criminale è nato grazie ad una legge votata, con tutti i crismi, dal parlamento repubblicano, la legge n. 798 del 1984 (la legge speciale bis). Quella legge conteneva al suo interno un formidabile dispositivo criminogeno: “il Ministero dei Lavori pubblici è autorizzato, in deroga alle disposizioni vigenti, ad avvalersi dello strumento del concessionario unico, da scegliere, mediante trattativa privata, tra imprese di costruzione e loro consorzi, idonei dal punto di vista imprenditoriale e tecnico (articolo 3 comma 1, lettera a)”. Grazie a quell’articolo, e alle successive specificazioni, un gruppo di imprese, quelle afferenti al Consorzio Venezia Nuova, assumeva il monopolio degli studi (raccogliendo ed organizzando gli studi e le informazioni sull’ecosistema lagunare), la sperimentazione, la progettazione e l’esecuzione delle opere necessarie per la salvaguardia della Laguna. La nuova legge per la salvaguardia di Venezia stabiliva molte altre cose, alcune indubbiamente positive e che determineranno un miglioramento nella qualità ambientale della Laguna e dell’area urbana di Venezia. Ma la legge ha il suo marchio di fabbrica nella costituzione di un monopolio privato a cui viene delegata non solo l’esecuzione materiale dei lavori, ma anche il controllore di se stesso, e delle eventuali modifiche da apportare al piano degli interventi.
Il consorzio di imprese (il CVN) era già costituito al momento dell’approvazione della legge e già titolare di una convenzione con il Magistrato alle acque – organo decentrato del Ministero dei Lavori pubblici – al fine di “predisporre un piano generale degli studi e sperimentazioni” e l’esecuzione di lavori alle bocche di porto del Lido di Venezia. Insomma la legge indica, tra le righe, dei nomi e dei cognomi, che sono poi le più importanti imprese di costruzione italiane, private e statali1. Una straordinaria concessione di potere non solo per l’ingente mole di risorse economiche su cui il Consorzio ha potuto contare negli anni, ma per il fatto che il progetto non era per nulla definito, ma sarà il frutto di studi di cui lo stesso Consorzio diverrà l’unico detentore. Tanto più che l’organo di controllo pubblico, cioè il Magistrato alle Acque, era impossibilitato, per le sue dimensioni e competenze, ad esercitare un serio controllo sui lavori in corso.
Malgrado il fiume di denaro riversato sul Consorzio ed i suoi affiliati, i lavori per le bocche di porto della Laguna inizieranno solamente nel 2003, sotto il governo Berlusconi e dopo l’approvazione della Legge Obiettivo. Nei vent’anni che intercorrono dall’approvazione della legge speciale all’inizio dei lavori – e che non sono oggetto dell’inchiesta della magistratura, che ha preso in esame solo l’ultimo periodo di esistenza del Consorzio – sono stati effettuati studi ed analisi, sono state finanziate ricerche, associazioni culturali e case editrici: soprattutto, è stata “convinta” una città e un paese della bontà delle proprie intenzioni e dei propri progetti. “Comunque adesso vedo con piacere che il Consorzio Venezia Nuova è accolto dalla buona e dalla meno buona borghesia veneziana”, ebbe a commentare nel 1986, nemmeno ironico, Gianni De Michelis, il vero artefice della Legge speciale e della concessione unica.
Dopo l’alluvione del 1966 Venezia è stata teatro, e soggetto, di un ricchissimo dibattito sulla sua salvaguardia. All’indice decenni di incuria e di moderno accanimento – si pensi alla costruzione della zona industriale di Porto Marghera sulla sponda lagunare o allo scavo di profondi canali per il transito delle petroliere – contro il secolare e “serenissimo” equilibrio che aveva garantito la Laguna e la città. Il dibattito vedeva il contendersi di due tendenze: una ingegneristica e meccanica che guarda essenzialmente allo scambio idraulico alle bocche di porto (“i rubinetti per regolare l’afflusso di acqua nel bacino”), e l’altra che vede la Laguna come un ecosistema complesso caratterizzato da un equilibrio dinamico – da preservare con interventi diffusi – che ha fatto sì che questo luogo non fosse terra e nemmeno mare, ma zona di transizione. La legge speciale ha rappresentato un compromesso tra queste due visioni con l’affastellarsi della grande opera, il Mose – l’intervento ingegneristico alle bocche di porto – e delle opere diffuse di manutenzione e ripristino dell’equilibrio lagunare. Ma il Mose ha assorbito la gran parte delle risorse (dall’approvazione della legge obiettivo il cento per cento) e degli interventi diffusi da diversi anni non vi più traccia.
Il sistema Mose è una sorta di “alta scuola” della corruzione, un sistema raffinato da cui si può imparare per comprendere anche altri casi. Questo spettacolare sistema di saccheggio può essere descritto e compreso per parole-chiave:
  1. Consenso. “Il Consorzio Venezia Nuova (…) finanziava libri, riviste e film, era uno strumento che serviva per fare tutt’altro. Per finanziare le cose più incredibili. Come libri, opere letterarie”. Lo ha dichiarato recentemente il presidente dell’Anac (l’Autorità nazionale anticorruzione) Raffaele Cantone. Ci permettiamo di dissentire: finanziando libri, film e ricerche di ogni tipo, il CVN ha fatto esattamente il suo mestiere: acquistare il consenso, e comunque l’acquiescenza – di una città intera. La comunicazione era al centro della strategia del Consorzio, basti dire che l’ufficio stampa, ai tempi d’oro, contava su uno staff di 18 persone. E’ stato forse il primo sistema corruttivo che non ha “investito” semplicemente per acquisire un permesso o una commessa, ma per convincere l’opinione pubblica del proprio operato.
  2. Danno. Alcuni studiosi, come Nathaniel Leff e Samuel Huntington, sostengono che la corruzione può aumentare l’efficienza, dando la possibilità di aggirare regole eccessivamente rigide. In realtà la corruzione, come mostra la storia del Consorzio Venezia Nuova, incide direttamente nella qualità delle opere. Il cedimento di una diga al Lido o lo scoppio di un cassone a Malamocco sono solo alcuni degli incidenti capitati negli ultimi mesi al cantiere del Mose. Giuseppe Fiengo, uno dei tre commissari chiamati a mettere ordine nel funzionamento del Consorzio dopo il deflagrare dell’inchiesta della magistratura, ha rivelato: “cominciamo ora a vedere che questo meccanismo ha portato a delle falle, a delle criticità nella realizzazione delle opere”.
  3. Sapere. La partita più importante il Consorzio Venezia Nuova l’ha giocata sul terreno delle conoscenze sull’ecosistema lagunare. Il controllo dei risultati degli studi, l’interlocuzione diretta con i dipartimenti di ricerca, la disponibilità e l’autonomia nel finanziare ricerche hanno permesso al Cvn di monopolizzare il dibattito scientifico indirizzandolo verso le soluzioni più gradite. Si è trattato di una vera e propria corruzione del mondo scientifico ed intellettuale. Ed anche un partita giocata contro le conoscenze “tacite”, “il sapere dei pescatori” rinverdita dagli ambientalisti, la sapienza secolare degli abitanti della laguna che nulla hanno potuto contro la conoscenza formalizzata ed “autenticata” da prestigiose accademie internazionali lautamente finanziate (tra queste il prestigioso Mit di Boston)
  4. Sovranità. “Hanno dato in concessione Venezia al Consorzio Venezia Nuova”, fu il commento alla legge speciale bis di Gianni Pellicani, vicesindaco comunista di Venezia. Era insomma molto chiaro ciò che stava accadendo: non solo la costituzione di un monopolio di fatto che ha colliso con le elementari regole della libera concorrenza, ma l’abdicazione tout court da parte di pubblici poteri del ruolo governante in una sua funzione – la salvaguardia di Venezia – in un territorio – Venezia e la laguna. Un’ammissione di incapacità dopo l’approvazione, dieci anni prima, della prima legge speciale per Venezia. Siamo di fronte ad una logica antica e post-moderna allo stesso tempo: la riedizione di una logica feudale con l’incoronazione di un vassallo e il costituirsi di una geografia dei poteri in cui predomina l’indistinzione tra poteri politici e poteri economici. Ai tempi di Tangentopoli il rapporto tra sfera pubblica e sfera privata, per quanto corrotto e inquinato, rimaneva pur sempre un rapporto di distinzione e separazione. Dalle collusioni occulte fra interessi pubblici e interessi privati su cui si era retto il vecchio sistema della corruzione si è passati alla loro confusione esplicita ed istituzionalizzata.
  5. Politica. All’interno del sistema corruttivo, e dentro la nuova geografia del potere che il sistema corruttivo sosteneva, la politica ha esercitato un ruolo tutt’altro che secondario. Con buona pace delle retoriche che individuano per la politica un ruolo marginale, Giancarlo Galan, da presidente della Regione Veneto, e Renato Chisso, da assessore alle infrastrutture, hanno saputo piegare e plasmare la struttura regionale riducendola a struttura di servizio della cricca. Quello che emerge dall’inchiesta è una capacità di comando dei politici indispensabile per il buon procedere del saccheggio
  6. Controlli. Luigi Magistro, uno dei tre comissari del Consorzio, ha dichiarato: “Quando la competenza cresce, con delle responsabilità gigantesche, e non si fa nulla per implementare l’organismo che deve vigilare sul corretto svolgimento delle operazioni è già lì lo scandalo. Per il Mose sono stati spesi 8 miliardi di euro, con tutta una serie di anomalie e sprechi. Ma io dico: su 8 miliardi che sono stati spesi, non se ne potevano spendere dieci milioni in più per rinforzare gli organismi di vigilanza?”. Tutti i livelli di controllo del Consorzio sono stati corrotti: Magistrato alle Acque, Corte dei Conti, Guardia di Finanza, politica.
  7. Impresa. Ogni impresa aveva il proprio politico di riferimento, non solo all’interno del Consorzio. Dall’ordinanza della procura emerge il quadro di imprese che non potrebbero andare avanti senza il loro “santo in paradiso”. Il sistema costruito attorno al Consorzio Venezia Nuova garantiva agli imprenditori una rendita di posizione invidiabile, e in molti casi vitale, gestita con piglio paternalistico dal dominus Giovanni Mazzacurati, che si ritagliava il ruolo di tutela dei “piccoli”, garantendo che nessuno interno al circuito venisse emarginato. Siamo di fronte a circuiti protetti, a reti di reciprocità all’interno delle quali vengono ammorbidite – dalla logica dei favori e degli scambi occulti – le severe leggi del mercato e della concorrenza. Una regolazione sistematica delle opere pubbliche dà vita a circuiti chiusi dell’economia locale, accessibili soltanto per le imprese in possesso dei requisiti economici e del capitale sociale necessario. Di fronte a questa tendenza sistemica suonano particolarmente imbarazzanti (e imbarazzate) le reazioni dei rappresentanti degli imprenditori rispetto alle vicende emerse.

Un ricordo di Valentino Podestà, architetto ed urbanista, colonna della battaglia contro l’autostrada della Maremma

di ANNA DONATI   04 Dicembre 2016
Animatore infaticabile nella battaglia contro la devastante Autostrada della Maremma: oltre vent’anni di rigoroso impegno con osservazioni, iniziative pubbliche, denunce, contestazione dei tracciati. E con azioni per coinvolgere i cittadini e convincere le istituzioni e la politica ad opporsi ad un progetto sbagliato». Con postilla

Ci ha lasciato Valentino Podestà, scomparso il 1 dicembre 2016 a 78 anni, dopo una breve e devastante malattia. La sua morte ci riempie di tristezza perché se ne è andato un amico, una bella persona sensibile, generosa, competente ed anche un compagno tenace di battaglie comuni per la tutela dell’ambiente, del territorio e del paesaggio della Maremma. Da sempre animatore infaticabile nella battaglia contro la devastante Autostrada della Maremma: oltre vent’anni di rigoroso impegno con osservazioni, iniziative pubbliche, denunce, contestazione dei tracciati e dei loro impatti. E con azioni sul territorio capalbiese e grossetano per coinvolgere i cittadini e convincere le istituzioni e la politica ad opporsi ad un progetto sbagliato.

Nato a Milano, architetto ed urbanista, dalla fine degli anni 80 aveva scelto insieme alla compagna Corinna ed al figlio Beniamino di vivere in Maremma, mettendo in piedi un’azienda agricola biologica dal nome profetico “Il cerchio” ispirato dalla loro passione per la cultura degli indiani nativi d’America. E’ il cerchio sacro della natura in cui l’uomo è racchiuso e che non dovrebbe essere spezzato, come illustra anche il logo della loro azienda agricola.

Era diventato un maremmano a tutti gli effetti ma sempre aperto al mondo, alle sue novità ed alla politica ambientale, con la sua militanza dentro Italia Nostra e poi nella Rete dei Comitati di Asor Rosa. E’ stato molto impegnato a pianificare uno sviluppo basato sulla tutela del paesaggio e dei beni naturali, anche nella sua esperienza di Assessore all’Ambiente del Comune di Grosseto dal 1993 al 1997. Si opponeva con forza e coraggio alle ipotesi di guasti e aggressioni pericolose, dalle cementificazioni del territorio, alle assurde scelte infrastrutturali come l’autostrada. Sempre attento, meticoloso e puntuale a studiare documenti, tracciati e carte per poter rispondere in modo appropriato e pertinente, mettendo a frutto le sue competenze di urbanista, con un impegno volontario ed una visione ambientalista a tutto tondo.

La battaglia che abbiamo fatto insieme per oltre vent’anni lo ha visto protagonista insieme alla sua compagna Corinna, in stretta collaborazione con le principali associazioni ambientaliste come Italia Nostra, Legambiente, WWF, Comitato per la bellezza, Terra di Maremma, Verdi e Comitati di cittadini. Numerosi gli incontri pubblici, le riunioni e le serate dove insieme abbiamo affermato l’importanza di adeguare e mettere in sicurezza l’Aurelia, piuttosto che sventrare la Maremma con le varie ipotesi autostradali. Una lunga storia a puntate che non è ancora terminata. Proprio il giorno della sua morte, infatti, per uno strano scherzo del destino, ha avuto inizio il nuovo procedimento di Valutazione di Impatto Ambientale con l’ultima ipotesi di tracciato nel tratto Grosseto-Capalbio. E noi insieme a Valentino ed al Comune di Capalbio (da sempre in prima fila contro l’autostrada) avevamo già avuto un confronto su questo nuovo progetto ed il suo contributo era stato come al solito lucido, competente e pronto anche questa volta a scrivere e sottoscrivere i tanti punti critici del progetto.

Ci mancherai tanto Valentino e questa volta dovremo scrivere da soli le osservazioni, senza le tue analisi e i tuoi suggerimenti, la tua meticolosa capacità di entrare nel dettaglio, con la tua determinazione e le tue lunghe e articolate riflessioni. Ma proprio per questo ed anche per questo, continueremo le battaglie e le speranze che abbiamo vissuto insieme per difendere e amare la tua Maremma. Un pensiero commosso ed un abbraccio va alla compagna Corinna ed al figlio Beniamino, che insieme a te hanno condiviso la vita ed i suoi bellissimi sogni.

Ciao Valentino.

postilla

Non ricordo che anno era quando Valentino mi scrisse per informarmi che, con Corinna, avevano deciso di cambiare vita. Purtroppo non trovo la sua lettera, annidata tra le mie carte vagabonde di molti traslochi. Ero ancora presidente nazionale dell’INU (di un INU abissalmente lontano da quello di adesso), quindi doveva essere nella seconda metà degli anni Ottanta. Erano gli anni della polemica accesa contro quella che avevamo definita “urbanistica contrattata”. 
Nella sua lettera Valentino mi spiegava le ragioni della loro difficile decisione: fare l’urbanista era diventato impossibile in una realtà nella quale, se rifiutavi di allinearti sotto le bandiere di una cordata al cui termine c’era un interesse immobiliare, non lavoravi. 
Non sono molti, di questi tempi, i professionisti che si dimettono da un incarico per un conflitto tra gli interessi del loro committente e l’etica della loro professione, meno ancora quelli che hanno il coraggio di abbandonare la propria professione e la propria terra. 
Ma Valentino non ha smesso, nella campagna maremmana, a fare l’urbanista. Lo ha fatto in un altro modo, compiendo tutte quelle feconde azioni da “urbanista militante” nella società e nel contesto in cui vive che Anna Donati ricorda. Facendo Politica come dovrebbe farlo il cittadino di una città “normale”: portando cioè il contributo del suo specifico sapere al servizio degli altri, di tutti gli altri. Perciò ha difeso il territorio dove era venuto a vivere utilizzando con generosità la sua capacità di leggere e comprendere il territorio, le sue qualità e le sue fragilità, e le conseguenze di scelte sbagliate, per metterlo invece al servizio della società di oggi e quella di domani. Grazie, indimenticabile Valentino. (e.s.)

mercoledì 30 novembre 2016

COMUNICATO STAMPA 6^ Conferenza Nazionale sulla Salute Globale “Costruire una politica pubblica per la salute e l’ambiente”

Nel contesto del 11° Forum Risk Management
Fortezza da Basso, Firenze
29 Novembre 2016


In occasione della ricorrenza dei 30 anni dalla Carta di Ottawa, ISDE Italia, Associazione Medici per l’Ambiente, ASL Sud Est Toscana e Regione Toscana organizzano la 6^ Conferenza Nazionale sulla Salute Globale, dal titolo “Costruire una politica pubblica per la salute e l’ambiente”. 

La Carta di Ottawa ha codificato il concetto di promozione della salute e dopo 30 anni si aggiunge a questo importante concetto quello altrettanto fondamentale della salvaguardia dell’ambiente, tema indissolubilmente legato alla nostra salute e al nostro benessere, soprattutto se si considera che, secondo l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) il 25% delle malattie è causata da fattori ambientali. 

Costruire una politica pubblica per la salute e l’ambiente diventa quindi necessario. La promozione della salute va al di là dell’assistenza sanitaria. Essa colloca la salute nell’ordine del giorno di coloro che compiono le scelte politiche in tutti i settori e a ogni livello, per renderli più consapevoli delle conseguenze che hanno le loro decisioni sulla salute e per far accettare le loro responsabilità nei confronti della salute. Una politica di promozione della salute richiede che vengano identificati gli ostacoli all’adozione di politiche pubbliche per la salute nei settori non sanitari e i modi per superarli. Lo scopo deve essere quello di fare in modo che le scelte più sane siano quelle più facili da realizzare anche per coloro che compiono le scelte politiche.

I nuovi scenari che si stanno generando in questi anni hanno determinato una vera e propria emergenza ambientale dovuta sia all’aumento di sostanze chimiche pericolose, che hanno determinato l’inquinamento, sia ai cambiamenti climatici. In questo scenario i danni per la salute sono molteplici e si registrano in diverse parti del mondo. Sono in aumento le patologie cronico-degenerative, neoplastiche ed infiammatorie, quelle mentali, delle disfunzioni riproduttive e le malattie infettive. 
In questo contesto due tematiche appaiono davvero rilevanti; l’agricoltura e il clima, considerando anche il fatto che l’agricoltura biologica è una risposta al riscaldamento globale. 

È quindi necessario identificare e perseguire opportunità di cambiamento che si possano realizzare attraverso un approccio olistico sistemico, identificabile, tra l’altro, con la costruzione di reti; il coinvolgimento della scuola e quindi dei giovani; il passaggio da un’economia lineare a quella circolare; la Valutazione d'Impatto sulla Salute (Vis) e i “medici sentinella per l’ambiente”.

In tutto questo ISDE Italia ha un ruolo scientifico e di advocacy e cerca di far dialogare comunità scientifica, istituzioni e società civile.

Il programma è scaricabile al seguente link: 

NOTAV//Comunicato stampa: 10 domande al sindaco

Il Comitato No Tunnel TAV di Firenze ha scritto una lettera al sindaco Dario Nardella cui pone dieci domande sulla vicenda che riguarda il Passante TAV di Firenze.
Comitato No Tunnel TAV Firenze

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Egregio signor Sindaco Dario Nardella,
vorremmo rivolgerle alcune domande sul progetto e i cantieri dell'attraversamento fiorentino dell'Alta velocità per avere, se possibile, certezze su quanto sta accadendo:
  1. A giugno Lei definì il progetto di Passante “nato male e che sta andando ancora peggio […] inspiegabile grande spreco di denaro pubblico”. Oggi, dopo aver chiesto un cambiamento sostanziale al sottoattraversamento che eviti giustamente una stazione decentrata come sarebbe quella ai Macelli, Lei sostiene l’ipotesi di un doppio tunnel e una “mini-Foster”. Quali sono le ragioni che le hanno imposto un ripensamento del genere?
  2. Ci sono forse accordi che non conosciamo dietro l'accanimento della “vecchia guardia” del Partito Democratico nel voler scavare a tutti i costi sotto Firenze?
  3. Anche Lei adesso parla di “mini-Foster”, ma come è possibile trasformare quella enorme voragine a tre piani di 60.000 m2 in qualcosa di “mini”?
  4. I lavoratori nei cantieri Foster sono giustamente preoccupati per il loro posto di lavoro. Cosa dirà loro per tranquillizzarli? Che adesso costruiranno una mega-stazione e la demoliranno per farne poi una “mini”? Non sarebbe meglio impiegarli nel potenziamento della rete ferroviaria in superficie? Si garantirebbero così molti più posti di lavoro e una maggior efficacia del servizio regionale.
  5. L'Università di Firenze, con tecnici ed esperti, ha elaborato scenari dei trasporti che prevedono il passaggio dell’Alta velocità in superficie (anche Fs recentemente). Perché la politica continua ad ignorarli come se non esistessero?
  6. Nello stesso scenario alternativo è prevista la realizzazione, come in molte città nord europee, di un metro-treno, un mezzo su rotaia che, usando le linee ferroviarie, svolga un servizio metropolitano. Perché si parla di questa ipotesi solo in solitari convegni di specialisti?
  7. I cantieri sono attivi per costruire una stazione che nessuno vuole più. Non le pare un enorme spreco di denaro pubblico (800 milioni di euro fin'ora)? Non pensa inoltre che il contratto firmato a suo tempo sia da rivedere perché troppo oneroso per le casse pubbliche?
  8. Lei e l’ingegner Giacomo Parenti sapete – perché vi è stato comunicato subito dopo la sua elezione – che scavare il doppio tunnel con una sola fresa e non con due provocherà danni in superficie superiori del 60% circa. Perché nessuno ha mai risposto nel merito a questa denuncia?
  9. Il Sindaco è anche garante della sicurezza dei cittadini amministrati; non ha nessun timore per i danni che potrebbero venire dalla realizzazione di questa opera al patrimonio abitativo e anche alla salute dei cittadini?
  10. Qualche tempo fa le chiedemmo, assieme al FAI, Italia Nostra, Legambiente, Rete dei Comitati, un incontro per farle conoscere le proposte che in questi anni sono state prodotte dalla collaborazione tra cittadini e mondo accademico; abbiamo visto che ci ha dirottato su un incontro con l’Assessore ai Trasporti (cui ovviamente andremo). Perché non si prende in carico politicamente e in prima persona un confronto sul Passante Av? Perché non apre un vero processo partecipato di progettazione del trasporto pubblico in città?
In attesa di Sue gradite risposte La salutiamo cordialmente.
Firenze, 30 novembre 2016
Comitato No Tunnel TAV

mercoledì 23 novembre 2016

SALUTE E INCENERITORI: QUESTIONE DI SFUMATURE !

467.000 morti in Europa per smog e inceneritori. Ma gli Ordini dei Medici toscani non si trovano d’accordo.

467.000 morti premature all’anno, mezzo milione di persone uccise in tutta Europa da smog e inquinamento in tutta Europa. Questa carneficina emerge, finalmente, dal Rapporto “Qualità dell’aria in Europa 2016” pubblicato dall’Agenzia europea per l’ambiente (Aea). Morti che avvengono soprattutto nelle aree urbane per l’insieme degli inquinanti provocati dalla presenza dell’uomo. Per l’Unione Europea la fonte principale di questo killer invisibile è la combustione di carbone e biomasse, i trasporti, l’incenerimento dei rifiuti.
In questo contesto e con il record che vede Firenze ai vertici dell’inquinamento
Scarica il Rapporto UE
europeo: 31esima su 4.000 aree rilevate
, e a distanza di soli nove giorni l’uno dall’altro, il 25 novembre a Firenze e il 3 dicembre a Pistoia, si terranno due convegni nazionali sul tema salute/inceneritori/combustioni/salute. 
Quello fiorentino è organizzato dalla Società Italiana di Tossicologia e patrocinato dall’Ordine dei Medici di Firenze, con un focus centrato sull’incenerimento dei rifiuti. Quello pistoiese, promosso dall’Ordine dei Medici di Pistoia e dall’Associazione Medici per l’Ambiente-ISDE Italia, con il patrocinio della Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (FNOMCEO) è un corso di aggiornamento per medici sul tema combustioni, inquinamento, riscaldamento globale, economia circolare.
 Un convegno, quello pistoiese, dedicato a Lorenzo Tomatis, già direttore dell’Agenzia Internazionale per le Ricerche sul Cancro di Lione (IARC) che così sottoscrisse:
Quando anche, per assurdo, nessuno studio epidemiologico avesse evidenziato ricadute sulla salute umana, il solo fatto che gli impianti d’incenerimento emettono un gran numero di inquinanti pericolosi e persistenti rende a nostro avviso moralmente inaccettabile continuare a esporre le popolazioni a rischi assolutamente evitabili, date le concrete alternative esistenti.
Ma come mai due convegni così ravvicinati nel tempo e nello spazio, da due Ordini dei Medici, sullo stesso tema?
A Firenze c’è il rischio che venga costruito un inceneritore e per questo nello scorso giugno 297 medici fiorentini hanno firmato un documento contro la costruzione dell’inceneritore, mentre in provincia di Pistoia, a Montale è già attivo da circa 40 anni un inceneritore, totalmente rinnovato e quindi ‘di ultima generazione’, che ha presentato due importanti sforamenti di microinquinanti nel 2007 e di micro-macroinquinanti nel 2015. In seguito a ciò l’Ordine dei Medici di Pistoia ha scritto un documento contro l’incenerimento, in cui fra l’altro si legge che “l’incenerimento non risolve il problema dei rifiuti”.
Leggendo fra le righe delle due locandine dei convegni, si può notare che entrambi dichiarano di mirare alla tutela della salute della popolazione, come è ovvio, ma con sfumature diverse. Due film che trattano più o meno lo stesso argomento ma con attori diversi. Lo scopo del‘Focus della gestione dei rifiuti’, così si chiama il convegno fiorentino, “è l’occasione per proseguire un dibattito, già vivo e  vivace nella nostra realtà fiorentina, alla luce delle più recenti e validate esperienze scientifiche”. Dai titoli degli interventi e dalla storia e attività lavorativa di alcuni partecipanti, però già si può prevedere che questo film si concluderà con l’assoluzione degli inceneritori di ultima generazione.
Mentre dal convegno ‘Processi di combustione e salute umana’, di Pistoia, seguendo il solito ragionamento, si può prevedere che uscirà un messaggio di segno opposto e cioè che l’incenerimento dei rifiuti, anche se di ultima generazione è una pratica obsoleta da abbandonare in quanto pericolosa per la salute, per l’ambiente e antieconomica, al proposito vedi il Position Paper Isde.
E l’Ordine dei Medici di Prato, nel cui territorio è attivo dal 1979 l’inceneritore di Baciacavallo, messo sotto inchiesta da vari comitati locali? E l’Ordine dei Medici di Siena, con le emissioni di mercurio dell’inceneritore di Poggibonsi del 2015? E l’Ordine dei Medici di Arezzo con l’inceneritore di San Zeno in cui uno studio epidemiologico ha evidenziato un aumento del rischio di mortalità e ricovero ospedaliero associato alle emissioni dell’inceneritore? Saremmo curiosi di sapere che cosa pensano e dicono.
*Gian Luca Garetti

Gian Luca Garetti

Gian Luca Garetti, è nato a Firenze, dove lavora come medico di medicina generale e psicoterapeuta, vive a Strada in Chianti. Si è occupato di salute mentale a livello istituzionale, ora promuove corsi di educazione interiore ispirati alla meditazione. Si occupa anche attivamente di ambiente, fa parte di Medicina Democratica e dell'ISDE (International Society of Doctors for the Environment).

L’enorme buco nel centro di Firenze Costato 774 milioni, ora cosa diventerà?

Corriere della Sera - 23 novembre 2016 - pagina 24

IL CASO LA STAZIONE CHE NON SI FARÀ
L’enorme buco nel centro di Firenze Costato 774 milioni, ora cosa diventerà?


di Sergio Rizzo

Annullato il progetto di Foster per l’Alta velocità. Cantieri fermi in attesa della decisione ufficiale.

Che cosa si può fare con 774 milioni? Per esempio pagare la quattordicesima a un milione 200 mila pensionati. Oppure costruire due centri congressi (e mezzo) come la famosa Nuvola di Massimiliano Fuksas, a Roma. O ancora, cinque stadi di calcio uguali a quello, realizzato a Torino, della Juventus. Invece a Firenze li hanno spesi per fare un buco. Non uno qualunque, beninteso. Un buco enorme. Così grande che potrebbe contenere una stazione dell’Alta velocità ferroviaria: 450 metri per 60, profondo 10. Tuttavia sarebbe assai meglio dire: che avrebbe potuto. Perché quella stazione, dopo che si è sventrata mezza città, non si farà più. E i 774 milioni già spesi? Un bel centro commerciale, un gigantesco parcheggio o qualcos’altro, non c’è che l’imbarazzo della scelta.
Come nella migliore tradizione italiana, comincia tutto ventuno anni fa. Siamo agli albori dell’Alta velocità e nonostante sia appena passata la bufera di Tangentopoli tutto sembra possibile. Anche fare un passante ferroviario di otto chilometri sotto la città di Firenze per il transito dei supertreni. Una logica c’è, la stessa che farà spendere molti anni dopo 300 milioni a Roma per la stazione Tiburtina.
La linea ferroviaria veloce che dovrà collegare Milano con Napoli ha bisogno di stazioni passanti, diverse da quelle di Roma e Firenze dove i treni devono invece entrare uscendo poi a ritroso per proseguire la corsa. Bisogna quindi fare stazioni nuove, grandi e accoglienti per consentire alle future Freccerosse di fermarsi e ripartire nel più breve tempo possibile. Peraltro, senza essere costretti a tortuose carambole nel traffico dei convogli pendolari. A Firenze però lo spazio per passare in superficie non c’è, quindi si deve scavare. Un bel tunnel e una bella stazione sotterranea, quindi. Si bandisce un concorso per il progetto e lo vince lo studio del celebre architetto britannico Norman Foster. L’investimento delle Ferrovie è cospicuo e cresce come la panna montata: da 700 milioni la spesa prevista arriva a superare di slancio il miliardo e mezzo. Ma compatibilmente con i disagi, qualche protesta e molte perplessità sul luogo prescelto, a un chilometro o poco più da Santa Maria Novella, la cosa sembra procedere. Nemmeno le inchieste giudiziarie che inevitabilmente sfiorano anche questa opera riescono a bloccarla. Anche le difficoltà politiche sembrano superate. A Firenze c’è un sindaco, Matteo Renzi, che fa le bizze. Ma con la promessa di un indennizzo da 100 milioni per la città pure lui si placa. Nessuno immagina, alle Ferrovie, che tre anni dopo il giovanotto diventerà presidente del Consiglio, e allora la musica cambierà.
Succede a marzo 2016. Da un paio d’anni Renzi è a Palazzo Chigi e il suo posto l’ha preso il fido Dario Nardella. Ma l’ex sindaco è ancora di casa a Palazzo Vecchio, e un bel giorno il Corriere Fiorentino rivela un fatto clamoroso. Il premier si presenta al Comune e presiede di fatto una giunta straordinaria per fare il punto sui finanziamenti governativi per le infrastrutture della sua città: in quell’occasione si decreta la fine dello scalo sotterraneo dell’Alta velocità che tutti ormai chiamano stazione Foster.
Per la società Condotte, subentrata da un anno e mezzo al consorzio Nodavia che aveva vinto la gara acquisendo la quota di maggioranza detenuta da Coopsette, è un’amara sorpresa. A Roma si sta ultimando la Nuvola di Fuksas, operazione quanto mai travagliata. L’impresa di Duccio Astaldi ha fatto anche causa al committente, l’azienda pubblica Eur spa, avanzando riserve per 202 milioni più interessi: una somma paragonabile a quella dell’intero appalto. E a Firenze l’esisto si profila ben peggiore. Anche perché Renzi ha appena consegnato il timone delle Ferrovie a un altro fedelissimo qual è Renato Mazzoncini, già protagonista della cosiddetta privatizzazione dell’Ataf, l’azienda di trasporto del Comune di Firenze. La sua tesi è nota: da quando due decenni fa è stato partorito il progetto la tecnologia ha fatto passi tali da rendere inutile la stazione sotterranea.
La verità è che spostare il traffico da Santa Maria Novella comporterebbe più problemi collaterali che vantaggi pratici: il caso della stazione Tiburtina a Roma, che non è mai decollata veramente, lo sta a dimostrare. Meglio allora lasciare tutto com’è, magari completando il tunnel per i soli treni veloci che collegano direttamente Milano alla Capitale. L’unico a non essere d’accordo sembra essere il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, ma le sue armi paiono spuntate. Per seppellire definitivamente il progetto si attende solo un pronunciamento ufficiale: che però non risolverà il grande pasticcio. Quasi 800 milioni spesi, i cantieri praticamente fermi, le perdite che viaggiano al ritmo di 2 milioni al mese, un buco enorme in mezzo alla città. E un’idea da escogitare per salvare capra e cavoli. Cadono le braccia...

lunedì 21 novembre 2016

COMUNICATO STAMPA del PARTITO MARXISTA-LENINISTA ITALIANO - organizzazione di Rufina - su Selvapiana

Pubblichiamo volentieri il comunicato stampa arrivatoci dal PMLI della Valdisieve, che ci ha visti insieme ad alcuni loro attivisti in prima linea alle molteplici attività, assemblee, eventi che abbiamo fatto in tutti questi anni relativamente allo scellerato progetto del NUOVO inceneritore di Rufina (oggi lo possiamo chiamare così visto che si sapeva da subito che non era gestibile da un punto di vista economico, ma accettato dagli amministratori solo perchè i costi sarebbero ricaduti sulle nostre bollette!).
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Sede centrale: via Antonio del Pollaiolo 172° - Firenze – tel. e fax 055 5123164 www.pmli.it - e-mail: pmli.rufina@gmail.com 

COMUNICATO STAMPA 
Apprendiamo dalla stampa che sarebbe ufficiale la decisione della giunta Regionale Toscana di escludere dal Piano dei Rifiuti la costruzione del nuovo inceneritore di Selvapiana a Rufina. Pur aspettando atti ufficiali, nero su bianco, possiamo dirci soddisfatti di un così importante risultato per le popolazioni locali che per oltre dieci anni hanno lottato mobilitandosi contro questa ipotesi sciagurata, data per certa dalle maggioranze locali fino a pochi anni fa, quando ormai l’insostenibilità economica divenne ovvia anche ai più incalliti sostenitori della speculazione e dell’incenerimento. Ci paiono però strumentali e non condivisibili le dichiarazioni euforiche dei sindaci del PD dei principali comuni della Valdisieve che definiscono come una loro vittoria la rimozione dell’impianto dal piano. 
Capiamo che per tentare di portare qualche voto al SI il prossimo 4 dicembre si tenti di tutto, come insegna il nuovo duce Renzi, ma questo a noi che come tanti altri siamo stati in prima linea su questa battaglia fin dagli albori, ci pare un po’ troppo. 
La realtà è che siamo arrivati agli eventi di oggi solo perché la popolazione non si è fatta intimorire dagli appellativi di “terrorismo” lanciati dai primi cittadini in ogni occasione nei primi anni della lotta, ed ha continuato imperterrita a promuovere iniziative d’informazione sul territorio, forum grazie ai quali in alcuni comuni si è iniziato un sistema redditizio di raccolta porta a porta capillare decisivo per la riduzione dei rifiuti non differenziati, ricorsi al TAR che hanno sospeso e rallentato l’iter fino a quando l’insostenibilità economica della scelta inceneritorista, costosa e dannosa per la salute e per l’ambiente è divenuta indiscutibile. Le due grandi manifestazioni di piazza che si sono tenute entrambe a Pontassieve nel 2006 e nel 2016 hanno mostrato la forza della popolazione locale e la sua determinazione nell’affrontare e nel vincere questa battaglia. E’ vero invece che la popolazione ha trascinato per la giacchetta le maggioranze sempre meno qualificate di marca PD, tanto più che gli attuali sindaci vorrebbero ora prendersi il merito di aver scongiurato un pericolo che essi stessi avevano creato: tutti erano già sindaci o membri di giunta sostenitori dell’impianto nelle precedenti legislature che assunsero l’incarico di costruire il nuovo inceneritore otto volte più grande di quello esistente. Le nostre amministrazioni dovrebbero invece assumersi la responsabilità degli effetti che saranno prodotti dall’accordo siglato lo scorso aprile 2015 tra AER, AER Impianti, ATO Toscana Centro, Regione Toscana e Comuni della Valdisieve e del Valdarno Fiorentino che, come indennità alla cancellazione dell’impianto di Selvapiana dal Piano Regionale, prevede l’addebito dei costi sostenuti da AER Impianti (ditta sorta irregolarmente dalla partecipata AER proprio per progettare e gestire l’inceneritore) sulle prossime bollette della TARI dei 68 comuni dell’ATO (province di Firenze, Prato e Pistoia) stimati in oltre 2,6 milioni di euro. E’ vergognoso che l’incompetenza e la malafede degli amministratori sia pagata ancora una volta dalla popolazione, tanto più che proprio la popolazione stessa li aveva immediatamente avvisati della scelta scellerata sia dal punto di vista sanitario ambientale, sia da quello della sostenibilità economica, che si stava facendo autorizzando il nuovo impianto d’incenerimento. Il paradosso è che invece di dimettersi per non aver ascoltato le associazioni, continuando l’ottusa strada dell’interesse e della speculazione e causando così un costo pubblico milionario, i nostri amministratori cavalcano la vittoria della popolazione stessa. 
L’epilogo di questa vicenda rafforza oltretutto la necessità di votare NO al referendum costituzionale poiche, nella proposta modifica del titolo V, anche gli inceneritori diventano competenza nazionale e conseguentemente gestiti direttamente dal Governo, eliminando le competenze regionali sui temi ambientali. Vogliamo ringraziare infine le associazioni facenti parte la Rete Ambientale Valdisieve (Comitato Valdisieve, Associazione Valdisieve e l’Associazione Vivere in Valdisieve) che abbiamo fiancheggiato con tutte le nostre forze, per aver tenuto duro a costo di tanti sacrifici e nonostante l’ostilità delle amministrazioni e dei suoi apparati per tutti questi anni, dimostrando che uniti si vince. 

Rufina, 19/11/2016

INCHIESTA L'ESPRESSO: " CORRUZIONE IN CORSO"


giovedì 17 novembre 2016

RIFIUTI, CORRUZIONE: GARA TRUCCATA, SI DIMETTE IL DG ATO TOSCANA SUD (AREZZO, SIENA, GROSSETO)

DOPO L'INTERVENTO DEL SINDACO DI AREZZO

RIFIUTI, CORRUZIONE: GARA TRUCCATA, SI DIMETTE IL DG ATO TOSCANA SUD (AREZZO, SIENA, GROSSETO)

DI REDAZIONE -  - CRONACAECONOMIAPOLITICA
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rifiuti-discaricaAREZZO – Si è dimesso dall’incarico Andrea Corti, direttore generale dell’Ato Toscana Sud, agli arresti domiciliari nell’ambito dell’inchiesta della procura di Firenze sulla gara da 3,5 miliardi per la gestione ventennale del ciclo completo dei rifiuti nelle province di Siena, Arezzo e Grosseto. 
Lo ha reso noto il sindaco di Arezzo, Alessandro Ghinelli che, in qualità di presidente dell’assemblea dei sindaci dell’Ato Toscana Sud, aveva ieri sera inviato a Corti una lettera nella quale, in base al mandato dell’assemblea, ha chiesto al direttore generale la disponibilità a rassegnare le dimissioni comunicandogli anche che, in caso contrario, la stessa assemblea aveva prospettato la possibilità della revoca della carica. 
Stamani, ha detto Ghinelli, la risposta di Corti che ha rassegnato le dimissioni.

Per l’aeroporto di Firenze non c’è da preoccuparsi: è solo una questione tra topolini e montagne

Ci siamo: a leggere le velenose polemiche tra il Presidente Rossi ed il Ministro Galletti, condite dalle inevitabili repliche di tecnici tirati in ballo sulla responsabilità di ipotizzati ritardi procedurali, l’aereo proveniente da Roma che porterà in dono a Firenze la Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) del nuovo aeroporto di Peretola sembra stia per atterrare.
Manca veramente poco e poi finalmente il PARERE POSITIVO, cum summo gaudio, sarà annunciato non dal Papa ma quasi, vista la folta e qualificata rappresentanza dei favorevoli, che partendo dal Presidente del Consiglio, passa da Ministri e Sottosegretari, attraversa le istituzioni regionali e locali, coinvolge gran parte delle associazioni di categoria, e trova appoggio incondizionato nella stampa, mi pare senza eccezioni. L’Annunciazione, come andrebbe correttamente definita, sarà celebrata con un coro giubilante più numeroso di quello della Scala.

I giornali titoleranno con grande enfasi l’esito positivo della procedura, e accoglieranno con tante virgolettature le entusiastiche dichiarazioni dei padri di questa opera prodigiosa, perché pensando trattasi di una vittoria, tanti saranno quelli che se ne attribuiranno il merito. E d’altronde anche Flaiano diceva, a modo suo, che un vizio degli italiani è sempre stato quello di salire sul carro del vincitore.
Ma attenzione a non farsi trarre in inganno dal luccichio della festa, perché in questo caso, diversamente da come dice il proverbio vedrete che, il topolino partorirà la montagna.
La Commissione VIA del Ministero dell’Ambiente (il topolino), da mesi sotto assedio, produrrà probabilmente un documento che in premessa riporterà la locuzione PARERE POSITIVO (forse anche in grassetto e sottolineato come tante volte fatto), ma non mancherà di aggiungere un lungo, se non lunghissimo, elenco di prescrizioni riguardanti tutti i temi ambientali (dal rumore alla sicurezza idraulica), tutte le interferenze infrastrutturali, le necessarie tutele sanitarie e della salute pubblica, senza mancare di citare anche il tema della sicurezza del volo verso i trasportati e la cittadinanza e forse un passaggio sulle necessarie garanzie finanziarie visto che i costi dell’opera, anche solo per dare attuazione a tutte le richieste, lieviteranno a dismisura (e tutto questo costituirà la montagna).
Una montagna di prescrizioni (azzardo un numero: più di 100, se si conteranno anche tutte quelle ulteriori sub-indicazioni che le stesse prescrizioni potranno contenere al pari di un atto normativo suddiviso in articoli e commi) che schiacceranno l’intero progetto rendendolo irrealizzabile, come già successo per altre grandi opere similmente controverse e discusse. Una per tutte: l’autostrada tirrenica, che qualcuno considerò come già realizzata quando il Ministero dell’Ambiente concluse positivamente la procedura di VIA, e che a oggi sembra sia ancora in grembo a Giove, e d’altronde non poteva essere diversamente visto che il parere VIA su di essa fu accompagnato da oltre 150 prescrizioni che – di fatto – costituirono una bocciatura mascherata.
Perché è bene essere chiari su una cosa: in tema di valutazioni ambientali, il rapporto tra “progetto” e ”valutazione” è direttamente proporzionale: più il progetto è scarso o carente di contenuti più è alto il numero di prescrizioni ad esso attribuite, al fine di sopperire a quanto non è stato approfondito nella proposta.
E d’altronde, se non c’è la volontà di bocciare l’iniziativa, se si pretende di mantenerla in vita (perché così si è deciso e non si vuole tornare indietro), ma c’è la consapevolezza che la documentazione non risponde ai canoni di accuratezza previsti (e l’aeroporto di Firenze, non vi è dubbio, sarà assunto come esempio di approssimativa se non pessima progettazione), l’unica via di uscita onorevole per chi ha un ruolo tecnico è legata alla possibilità di predisporre una accurata elencazione di tutto ciò che non è stato fatto e che dovrà essere necessariamente fatto prima che l’opera sia realizzata.
Che non sia il caso di vantarsi eccessivamente di tali compromessi, credo ne convengano in molti. Cosi come molti pensano che sia giunta l’ora di pretendere progettazioni rispettose delle leggi, all’altezza delle aspettative, fatte da tecnici indipendenti, professionalmente qualificati e competenti.
E’ tempo di dare finalmente spazio a conoscenze e professionalità troppo spesso relegate in ambiti marginali del processo decisionale dove invece eccelle la mediocrità, perché la credibilità di una classe dirigente si misura anche dalla capacità di studiare proposte valutandone correttamente la sostenibilità.
A prescindere da ridicole diatribe tra politici alla disperata ricerca di un colpevole da mettere alla gogna per nascondere i propri limiti, se tali principi non entrano nel sentire comune, topolini, ahimè, continueranno a partorire montagne.
*Fabio Zita
Fabio Zita
Fabio Zita, architetto,  fino al 2014 dirigente del Settore VIA della Regione Toscana, membro della Commissione VIA nazionale, ha diretto in seguito il Settore Tutela, riqualificazione e valorizzazione del Paesaggio, coordinando fra l'altro la formazione del Piano Paesaggistico regionale.