VALORIZZARE DIFENDERE SALVAGUARDARE LA VAL DI SIEVE

L' Associazione Valdisieve persegue le finalità di tutelare l'ambiente, il paesaggio, la salute, i beni culturali, il corretto assetto urbanistico, la qualità della vita e la preservazione dei luoghi da ogni forma d'inquinamento, nell'ambito territoriale dei comuni della Valdisieve e limitrofi.

DISCO SOUPE PONTASSIEVE

da rifiuto a risorsa


EVENTI

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TUTTI GLI EVENTI DELLE MAMME NO INCENERITORE E NON SOLO: QUI
vedi anche il loro profilo FB
16 Sett. ore 18/23:

A brandelli. Storie dal ciclo dei rifiuti

mostra collettiva nata con l’intento di aprire la discussione sulle problematiche del ciclo dei rifiuti all’ambito dell’arte contemporanea.
24 SETT. ORE 16/23:

DISCO SOUPE a Pontassieve


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· NUOVA Petizione “Stop alla costruzione di nuovi inceneritori, Sì alla raccolta differenziata!”

CALENDARIO

sabato 23 settembre 2017

Accordo Ceta: un regalo alle lobby industriali contro il Made in Italy

Dal 21 Settembre in tutta Europa è “Allarme CETA”: fermiamolo insieme! 
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Accordo Ceta: un regalo alle lobby industriali contro il Made in Italy

Accordo Ceta, ovvero, un regalo alle grandi lobby industriali dell’alimentare che colpisce il vero Made in Italy e favorisce la delocalizzazione, con riflessi pesantissimi sul tema della trasparenza e delle ricadute sanitarie e ambientali. E’ quanto si afferma in occasione dell’entrata in vigore provvisoria dell'accordo economico e commerciale globale (Ceta) tra l’Ue e il Canada. Per la prima volta nella storia l’Unione Europea legittima in un trattato internazionale la pirateria alimentare a danno dei prodotti Made in Italy più prestigiosi, accordando esplicitamente il via libera alle imitazioni che sfruttano i nomi delle tipicità nazionali, dall’Asiago alla Fontina dal Gorgonzola ai Prosciutti di Parma e San Daniele, ma sarà anche liberamente prodotto e commercializzato dal Canada il Parmigiano Reggiano con la traduzione di Parmesan.
La svendita dei marchi storici del Made in Italy agroalimentare non è solo un danno sul mercato canadese, ma è soprattutto un pericoloso precedente nei negoziati con altri Paesi anche emergenti che sono autorizzati cosi a chiedere le stesse concessioni. Su un totale di 291 denominazioni italiane riconosciute, ben 250 non godono di alcuna tutela come ha denunciato la maggioranza dei Consorzi di tutela. Accordo Ceta uccide il grano duro italiano con il crollo dei prezzi favorito dall’azzeramento strutturale i dazi per l’importazione dal Canada dove peraltro viene fatto un uso intensivo di glifosate nella fase di pre-raccolta, vietato in Italia. Peserebbe anche l’impatto di circa 50.000 tonnellate di carne di manzo e 75.000 tonnellate di carni suine a dazio zero. Coldiretti è impegnata in una mobilitazione permanente contro la ratifica del trattato con l’iniziativa #stopCETA condivisa con un’inedita ed importante alleanza con altre organizzazioni (Cgil, Arci, Adusbef, Movimento Consumatori, Legambiente, Greenpeace, Slow Food International, Federconsumatori, Acli Terra e Fair Watch) che chiedono di fermare un trattato sbagliato e pericoloso per l’Italia.

immagine: Mobilitazione Coldiretti contro accordo Ceta
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Coldiretti,Ceta riconosce 12 Dop-Igp E-R

Accordo regalo a grandi lobby. Timori per produttori di grano

(ANSA) - BOLOGNA, 21 SET - Nell'accordo Ceta tra l'Unione Europea e il Canada "dei 44 prodotti a denominazione di origine dell'Emilia-Romagna", ossia Dop e Igp, "solo 12 vengono riconosciuti mentre gli altri 32 non avranno nessuna tutela". E' quanto sostiene, in una nota, la Coldiretti emiliano-romagnola secondo cui anche i 30.000 produttori di grano regionali "non potranno dormire sonni tranquilli perché l'accordo uccide il grano duro italiano con il crollo dei prezzi favorito dall'azzeramento strutturale dei dazi per l'importazione dal Canada dove peraltro viene fatto un uso intensivo di glifosate nella fase di pre-raccolta, vietato in Italia". A giudizio dell'associazione "l'accordo Ceta è un regalo alle grandi lobby industriali dell'alimentare che penalizzerà l'agricoltura dell'Emilia-Romagna e il Made in Italy in generale". Inoltre, sostiene Coldiretti Emilia-Romagna, l'intesa "avrà riflessi pesanti in tema di trasparenza e ricadute sanitarie e ambientali che metteranno sotto scacco nella nostra regione produzioni di eccellenza e importanti colture estensive come i cereali. Per la prima volta nella storia - viene denunciato - l'Unione Europea legittima in un trattato internazionale la pirateria alimentare a danno dei prodotti Made in Italy più prestigiosi, accordando esplicitamente il via libera alle imitazioni che sfruttano i nomi delle tipicità nazionali, come il prosciutto di Parma e il Parmigiano Reggiano che si vedrà affiancato sui mercati dalla produzione canadese di 'Parmesan'".(ANSA). 
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CETA al via. Coldiretti: Regalo a lobby contro Made in Italy

Secondo la Coldiretti su un totale di 291 denominazioni italiane riconosciute, ben 250 non godono di alcuna tutela

Entra in vigore oggi, 21 settembre, l’accordo CETA (Comprehensive Economic and Trade Agreement), accordo economico e commerciale globale tra l'UE e il Canada. 

Delusa Coldiretti, che lo ritiene un regalo alle grandi lobby industriali dell’alimentare che colpisce il vero Made in Italy e favorisce la delocalizzazione, con riflessi pesantissimi sul tema della trasparenza e delle ricadute sanitarie e ambientali. 

Per la prima volta nella storia l’Unione Europea legittima in un trattato internazionale la pirateria alimentare a danno dei prodotti Made in Italy più prestigiosi, accordando esplicitamente il via libera alle imitazioni che sfruttano i nomi delle tipicità nazionali, dall'Asiago alla Fontina dal Gorgonzola ai Prosciutti di Parma e San Daniele, ma sarà anche liberamente prodotto e commercializzato dal Canada il Parmigiano Reggiano con la traduzione di Parmesan, denuncia la Confederazione Nazionale Coltivatori Diretti. La svendita dei marchi storici del Made in Italy agroalimentare non è solo un danno sul mercato canadese ma è soprattutto un pericoloso precedente nei negoziati con altri Paesi anche emergenti che sono autorizzati cosi a chiedere le stesse concessioni.

Secondo la Coldiretti su un totale di 291 denominazioni italiane riconosciute, ben 250 non godono di alcuna tutela come ha denunciato la maggioranza dei Consorzi di tutela. Il CETA - osserva Coldiretti - uccide il grano duro italiano con il crollo dei prezzi favorito dall'azzeramento strutturale i dazi per l’importazione dal Canada dove peraltro viene fatto un uso intensivo di glifosate nella fase di pre-raccolta, vietato in Italia. E peserebbe anche l’impatto di circa 50.000 tonnellate di carne di manzo e 75.000 tonnellate di carni suine a dazio zero. 

Il 26 settembre l'Aula voterà per la ratifica dell'accordo.

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Ceta, Coldiretti Siena: "Comincia la svendita. Colpo mortale al territorio senese"

Leggi questo articolo su: http://www.gonews.it/2017/09/21/ceta-coldiretti-siena-comincia-la-svendita-colpo-mortale-al-territorio-senese/
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Il Ceta, accordo di libero scambio tra Ue e Canada, da oggi 21 settembre, entra in vigore in via “provvisoria” per una decisone assunta, a suo tempo, dal presidente della commissione europea Jean-Claude Juncker e dal premier del Canada Justin Trudeau, in attesa della piena validità cioè quando tutti i 28 parlamenti dei paesi Ue l'avranno approvato. Un accordo abbatte dazi a danno delle nostre produzioni ed istituisce il super-dazio pagato da tutti i cittadini europei a favore delle multinazionali dell’alimentare che colpisce il vero Made in Italy e favorisce la delocalizzazione. Gli effetti sono pesantissimi su trasparenza nell’informazione al consumatore e ricadute sanitarie e ambientali. “L’accordo CETA (accordo economico commerciale globale) è un regalo alle grandi lobby industriali dell’alimentare che colpisce il vero Made in Italy e i prodotti del nostro territorio, in particolare quelli dei settori cerealicolo e delle carni che sono fra quelli più importanti dell’agricoltura senese. L’accordo favorisce infatti la delocalizzazione, con riflessi pesantissimi sul tema della trasparenza e delle ricadute sanitarie e ambientali”. Lo aveva dichiarato Simone Solfanelli, direttore Coldiretti Siena in occasione del primo voto del Senato sull’accordo di libero scambio tra Unione e Canada. In particolare l’accordo di libero scambio con il Canada non solo legalizza la pirateria alimentare, accordando il via libera alle imitazioni canadesi dei nostri prodotti più tipici ma spalanca le porte all’invasione a dazio zero di grano duro trattato in preraccolta con il glifosato vietato in Italia e a ingenti quantitivi di carne, sempre a dazio zero: circa 50.000 tonnellate di carne di manzo e 75.000 tonnellate di carni suine. In sintesi, il CETA – aveva denunciato la Coldiretti – “uccide il grano duro italiano con il crollo dei prezzi favorito dall’azzeramento strutturale i dazi per l’importazione dal Canada dove, appunto, viene fatto un uso intensivo di glifosate nella fase di pre-raccolta, vietato in Italia perché accusato di essere cancerogeno. Oltre la metà del grano importato dall’Italia arriva proprio dal Canada dove le lobby in vista dell’accordo Ceta sono già al lavoro contro l’introduzione in Italia dell’obbligo di indicazione della materia prima per la pasta previsto per decreto e trasmesso all’Unione Europea, trovando purtroppo terreno fertile anche in Italia. A rischio è lo stesso principio di precauzione, visto che la legislazione canadese ammette l’utilizzo di prodotti chimici vietati in Europa”. E da qui, per tutta l’estate, Coldiretti Siena insieme alle altre associazioni territoriali di tutta Italia, si era mossa arrivando fino alla grande manifestazione di Roma e aveva chiesto il sostegno delle amministrazioni comunali della provincia senese. E diversi Comuni avevano approvato specifici ordini del giorno contro il Ceta. “Noi, come sempre, non ci fermiamo” ha concluso Coldiretti Siena. Fonte: Coldiretti Siena - Ufficio Stampa

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venerdì 22 settembre 2017

DAL 23 SETTEMBRE: INIZIATIVE IL MOLINO DEL RICICLO



Aeroporto di Firenze e valutazione di impatto ambientale.

Aeroporto di Firenze, criticità ambientali del progetto di ampliamento
Com’è noto, la direttiva n. 2014/52/UE ha integrato e modificato la direttiva n. 2011/92/UE sulla valutazione di impatto ambientale (qui il testo coordinato delle direttive sulla V.I.A.).
Nonostante reiterate e argomentate osservazioni inviate a Governo, Camera dei Deputati e Senato da parte di associazioni e comitati ambientalisti, purtroppo il decreto legislativo 16 giugno 2017, n. 104 è stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale – serie generale – n. 156 del 6 luglio 2017 ed è in vigore dal 21 luglio 2017.
Soltanto alcuni aspetti marginali sono stati migliorati in seguito alle osservazioni ambientaliste e alle richieste di Regioni e Province autonome, ma l’impianto è rimasto di pessima fattura. Per giunta, contiene elementi di dubbia rispondenza alla direttiva europea, motivo per il quale il Gruppo d’Intervento Giuridico onlus ha inoltrato (17 agosto 2017) un ricorso alle Istituzioni comunitarie.
Intanto, però, arrivano i primi effetti della nuova normativa sulla V.I.A., in quel di Firenze, vicino le zone umide della Piana fiorentina e pratese.
C’è chi vuol riprendere in mano il progetto di ampliamento dell’aeroporto, già sottoposto a procedimento di V.I.A. e a mille condizioni, tanto da far sospendere la medesima procedura.    Ce ne parla l’arch. Antonio Fiorentino.
Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

Stagni di Focognano

pubblicato anche su perUnaltracittà15 settembre 2017
Nonostante le rassicuranti affermazioni del ministro dell’ambiente Carlo Galletti, a Firenze nei giorni scorsi per un convegno sulla geotermia, e le grida della stampa locale che così titolava: “Si sblocca Peretola. La Via entro fine anno, cantieri da settembre”, “Il futuro di Firenze decolla. Con la nuova pista parte lo sviluppo”, e così via, di trionfo in trionfo, neri nuvoloni temporaleschi si addensano sul progetto del nuovo aeroporto di Peretola.
La nuova procedura di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) è stata modellata dal ministero proprio per tentare di superare le pesanti inadempienze di ENAC legate al nuovo aeroporto, mostrando in questo modo, il Ministero dell’Ambiente, di essere particolarmente sensibile agli interessi dei proponenti piuttosto che alla tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini.
canna
Anche per bloccare i numerosi ricorsi dei comitati, essa sdogana il Masterplan, il generico e lacunoso progetto presentato da ENAC e ritenuto impropriamente equivalente al Progetto definitivo richiesto dalla precedente normativa. Per arrivare ad una celere apertura dei tanto agognati, da ENAC e compagni, cantieri, sono state semplificate le procedure e contingentati i tempi dell’iter amministrativo, a scapito della correttezza, ponendo i cittadini, i comitati, le istituzioni di fronte al fatto compiuto, rispetto al quale non si potrebbe più tornare indietro.
La recente normativa, come sappiamo, consente ai progetti pendenti di poter accedere al nuovo iter. Quasi sicuramente ENAC accoglierà questa possibilità ed entro il 20 settembre presenterà la richiesta di aderire alla nuova procedura con cui potrebbe, il condizionale è d’obbligo, ottenere entro pochi mesi un decreto VIA inattaccabile.
Si tratta in realtà di speranze mal riposte, destinate, secondo noi, a naufragare miseramente.
Intanto è bene ricordare che la sentenza del TAR dell’agosto del 2016 ha annullato la variante della Regione Toscana al Piano di Indirizzo Territoriale con la quale, impropriamente, si inseriva la nuova pista di 2000 metri (e non di 2400) all’interno del Parco della Piana, “scelta viziata da eccesso di potere per difetto di istruttoria, irrazionalità e illogicità”, sostiene Armando Pozzi, presidente del TAR della Toscana.
I Sindaci della Piana sono in rivolta, si scrive. In realtà, incalzati da comitati, associazioni e gruppi di abitanti, chiedono, non essendoci più alcuna previsione sovraordinata, il rispetto delle norme urbanistiche comunali. Ufficialmente nei piani della Regione il nuovo aeroporto non esiste. Ed è proprio questa nuova consapevolezza a consentire ai Sindaci dell’area di rivendicare un loro ruolo attivo nella difesa degli abitanti della Piana.
Garzetta (Egretta garzetta) in volo sul canneto
Il proponente e i vari ministeri coinvolti, devono prendere atto che il rischio ricorsi non è stato annullato, bensì amplificato. Le nuove norme, definite proprio per recepire la Direttiva europea del 2014, come da più parti affermato, ne tradiscono lo spirito peggiorando i tempi e la qualità della verifica ambientale, consentendo inoltre, ai progetti già presentati, come nel caso fiorentino, di sottrarsi alle precedenti procedure, ben più rigorose delle attuali.
Comitati e associazioni ambientaliste, proprio in questi giorni, stanno presentando numerosi ricorsi sia alla Commissione Europea che alla Commissione per le petizioni del Parlamento Europeo per “valutare se, in quanto risultante dagli opportuni accertamenti, possano ravvisarsi eventuali violazioni della normativa comunitaria, in particolare riguardo la direttiva n. 2011/92/UE come integrata e modificata dalla direttiva n. 2014/52/UE sulla valutazione di impatto ambientale”. Una procedura di accertamento di infrazione è stata avviata nei confronti dell’Italia, vedremo come andrà a finire.
Non solo, ma Regione LombardiaValle d’AostaSardegna e Provincia autonoma di Trento, hanno impugnato la nuova normativa VIA dinanzi alla Corte Costituzionale: “i principali profili di illegittimità costituzionale nascono dall’entrata a piè pari, da parte dello Stato, su competenze che la Costituzione individua come potestà legislativa regionale … i passaggi critici sono rappresentati da una riduzione del potere di legiferare da parte delle Regioni con un aumento di competenze in capo allo Stato”.
A questo proposito vorremmo sollecitare una presa di posizione da parte del Presidente Rossi: lei come si schiera? È intenzionato a difendere le prerogative delle comunità locali o a subire le nefaste conseguenze di questo rinnovato centralismo statale? Certo, le scelte sin qui da lei adottate, il nuovo aeroporto che distrugge il Parco agricolo della Piana, la sconfessione del parere negativo del Nucleo tecnico VIA della sua Regione, le continue rassicurazioni sulla fattibilità e correttezza del progetto, non lasciano ben sperare. Ci aspetteremmo, forse ingenuamente, un suo affrancamento dagli interessi del giglio magico renziano, peraltro meno seducenti di un tempo.
canna (al vento)
È bene sottolineare inoltre che i tempi e le procedure saranno tagliati e semplificati, ma le prescrizioni della VIA, pesanti e difficili da realizzare, restano. Saranno forse ammorbidite da una nuova commissione tecnica di valutazione, ora nominata dal ministero, forse annacquate con la presentazione di progetti poco definiti, ma la realtà delle cose non può essere esorcizzata con raggiri burocratici e amministrativi.
Da tenere presente che il ministero è in forte ritardo nella definizione dell’iter autorizzativo, visto che i decreti attuativi del nuovo decreto legislativo non sono stati ancora emanati, se non quelli relativi alla nuova modulistica.
E infine, non ultimo per ordine di importanza, come interpretare la decisione dei Della Valle di defilarsi dall’affaire della Cittadella Viola? Non sono certo degli ingenui: forse hanno capito per tempo che in quel pauroso crocevia di Novoli, Castello, Peretola “non c’è più trippa per gatti”. Il previsto girotondo tra lo Stadio, la Mercafir, l’area di Castello della Unipol, i cantieri della terza corsia dell’autostrada e l’inceneritore di Case Passerini difficilmente potrà essere completato.
Incremento dei costi e ingorgo funzionale e amministrativo spingono alla fuga. A chi resterà il cerino acceso in mano? Quali i responsabili di tali insensate operazioni?
A noi basta ribadire che, ora e sempre, il PARCO DELLA PIANA NON SI TOCCA!

domenica 10 settembre 2017

Associazione di volontariato Idra: Lettera aperta al Sindaco del Comune di Firenze dott. Dario NARDELLA


 Strade, alberi, memoria storica, cultura:
proviamo a cambiare verso a Firenze?




Oltrarno o… Oltrogni limite di decenza?
Firenze Città d’Arte, Patrimonio dell’Umanità, Culla dell’Artigianato di qualità, Capitale della Cultura, Città del Fiore, Ombelico del Mondo… sì, sì... intanto però, gentile Sindaco, questo che le documentiamo è lo stato effettivo dell’arte (con la minuscola), in Oltrarno. Limitiamoci alla viabilità e a quattro-cinque strade campione, compresa quella che passa su un ponte dedicato alla famiglia patrona della Chiesa di Ognissanti, che dette i natali a quell’Amerigo che a sua volta dette il nome al Nuovo Continente.
Guardi un po’ gli scatti che le alleghiamo. Qui non è solo questione di sicurezza stradale (forse sarebbe meglio dire: di certezza dell’insicurezza). Qui, ancor prima, è questione di rispetto. Rispetto innanzitutto di chi abita Firenze da generazioni. Rispetto delle donne e degli uomini che ce l’hanno consegnata, delle tradizioni che l’hanno costruita e costituita, dei valori storici ed estetici che l’hanno modellata nei secoli passati.
In una via di San Frediano, oggi probabilmente la più ‘sgarrupata’ di Firenze, qualche giorno fa un’anziana residente così commentava, indignata, questo degrado: “O che si può viver così? Io ho una fotografia del ’57: c’era una strada limpidissima! E’ stata fatta con gli scalpelli e con tutto quanto… San Frediano è stato sempre una bellezza: e dire che prima c’era più miseria!”.
Noi crediamo che dovrebbe far riflettere, quest’ultima osservazione. La cosiddetta modernità (quella modernità di cui mena vanto tanta stucchevole retorica dei nostri tempi) sa forse essere all’altezza delle esigenze della popolazione, inclusa la sua domanda sempre più consapevole di tutela della memoria, della cultura e della bellezza? Su queste strade, Sindaco, ci si fa male a pedalare, a camminare, ma forse ancor più a guardare… sì, perché fa male agli occhi guardarsi intorno, e scoprire nello stesso Oltrarno del Brunelleschi, di Masaccio e di Michelangelo tanto trionfo del brutto, dell’incuria, dell’abbandono. Europa, forse?
Basterebbe la centesima parte dei fiumi di denaro pubblico che si stanno buttando via in quella pantomima inconcludente che è il progetto di bucare pericolosamente Firenze da est a ovest (dopo i tanti danni permanenti in Mugello) per farci passare due (2!) binari TAV (non era stato lei stesso, l’anno scorso, a proporre un radicale ripensamento sulla stazione?) per far fronte alle tante esigenze concrete e quotidiane della città, e alle aspettative dei suoi visitatori. Ma ci vorrebbe un vero cambio di verso, etico e culturale. E non solo a parole.
Magari non servirà a nulla. Però tornare a rammentarlo potrebbe una volta tanto funzionare… Ecco perché ci riproviamo, e le proponiamo queste immagini. Solo una parte, peraltro, di quelle che documenterebbero a pieno le condizioni del fondo stradale in Oltrarno: pietre scheggiate, sconnesse, frantumate, semoventi, e orribili toppe in asfalto.
Al netto del lato sinistro, occupato fino all’ultimo centimetro dalle macchine e dagli scooter in sosta, affacciati su un marciapiedi minimale dove a volte diventa avventuroso inoltrarsi, via San Giovanni ha raggiunto forse il record dell’abbandono.
Non va molto meglio in via Camaldoli, o in via Sant’Onofrio, o in via Lungo le Mura di Santa Rosa, o in via Giano della Bella. Ma qualcosa del genere si trova anche in pieno centro, per esempio in Via Cerretani, davanti a Feltrinelli.
Sul Ponte Vespucci, poi, l’accurata posa ad arco dei sampietrini diviene sempre meno leggibile, via via che i cubetti saltati dal fondo stradale si disseminano sulla carreggiata lasciando buche e buchette, che nel migliore dei casi vengono tappate con bitume. Restituendo anche qui un’immagine della città, e della sua cultura della manutenzione, che non ha bisogno di commenti.

Insomma, caro Sindaco, sembra proprio che, per far spazio alle ‘magnifiche sorti e progressive’, siamo invece alla frutta nell’essenziale.

Nelle ultime settimane, decine e decine e decine di esemplari del patrimonio arboreo adulto della città sono stati eliminati, senza spiegare, senza condividere. E uno si domanda: forse si potevano potare, piuttosto, almeno in parte? O il problema è che per questo tipo di interventi manutentivi non si riescono a stanziare le risorse necessarie, e il numero necessario di giardinieri?

Un altro cruccio recentissimo. Il manufatto che Fernand Braudel ha definito, visitandole, “il maggior impianto industriale dell’Europa pre-industriale”, le Gualchiere di Remole, sono state messe all’asta a giugno dal Comune di Firenze, che ne è proprietario. Eppure in quegli stessi giorni si leggeva in rete una lettera che Lei, signor Sindaco, inviava al Principe Carlo d’Inghilterra dopo averlo incontrato alcune settimane prima, nei giorni del G7 della Cultura a Firenze (o la foto, qui in allegato, era un fake?). Il primo cittadino scriveva al Principe di Galles: “Le sono estremamente grato per la splendida opportunità che Lei mi offre, in quanto sindaco di Firenze, di evidenziare l'importanza delle prestigiose Gualchiere di Remole”! E aggiungeva: “Suggerirei di procedere alla costituzione di un comitato tecnico, una sorta di task force, per cominciare a collaborare all'individuazione di soluzioni praticabili per quelle Gualchiere”. Infine: "La informo che intendo partecipare personalmente a questo comitato, e che anche il mio Capo Gabinetto è coinvolto". Uno si domanda, allora: ma il Sindaco di Firenze non era a conoscenza del fatto che, per fare cassa, l’Amministrazione pubblica da lui diretta metteva contemporaneamente all’asta (e meno male che è andata deserta!) un gioiello così raro?

Vogliamo citare un ultimo caso deplorevole? Condannata all’eutanasia la più ricca biblioteca scolastica della regione, quella dell’ITI “Leonardo da Vinci”, un patrimonio forte di oltre 38000 volumi e di un Fondo ottocentesco (2702 opere), un valore storico accumulato e curato nel corso di decenni, del quale si avvale l’intera cittadinanza: inglobata nel circuito del Sistema Documentario Integrato dell'Area Fiorentina, permette infatti di far accedere al patrimonio librario anche la cittadinanza. Una rarità, è stato scritto, fra le altre istituzioni bibliotecarie, grazie appunto al suo duplice ruolo di biblioteca scolastica e di biblioteca aperta al territorio. Ebbene, è stato annunciato che resterà aperta – grottescamente - un (1!) giorno alla settimana, per il semplice fatto che una delle due bibliotecarie va in pensione...! Sarebbe questo il modo più efficace di tutelare e promuovere la formazione dei giovani e la curiosità degli studiosi? E di rispettare gli intenti di coloro che, istituendola, scrissero: “La nostra biblioteca è fondata per educare, per formare delle anime generose, dei buoni cittadini” (Pietro Dazzi, Società delle scuole del popolo di Firenze, Firenze, Barbera, 1897)?  Persino un appello sottoscritto a primavera dalle realtà culturali del territorio, come il circolo Sms di Rifredi, l’Sms di Peretola, il Circolo Le Panche e la Casa del Popolo di Castello, sembra essere rimasto inascoltato!

Dalla cabina di regia di una città cara al mondo ci si aspetterebbe, dott. Nardella, un tipo di governo dell’ambiente e della cultura un po’ diverso.

Confidiamo pertanto in una risposta positiva e operativa a tutte queste domande.

Il presidente
Girolamo Dell’Olio

In allegato (attraverso n. 8 successive spedizioni via Wetransfer):

-         Allegato fotografico 1: Via S. Giovanni (n. 18 scatti)
-         Allegato fotografico 2: Via S. Onofrio (n. 14 scatti)
-         Allegato fotografico 3: Ponte A. Vespucci (n. 13 scatti)
-         Allegato fotografico 4: Via Lungo le Mura di S. Rosa (n. 9 scatti)
-         Allegato fotografico 5: Via Camaldoli (n. 8 scatti)
-         Allegato fotografico 6: Via Giano della Bella (n. 4 scatti)
-         Allegato fotografico 7: Via Cerretani (n. 2 scatti)
-         Allegato fotografico 8: Lettera al Principe Carlo d’Inghilterra su carta intestata del Sindaco di Firenze (n 1 scatto)

FONTE: http://www.idraonlus.it/2017/09/08/lettera-aperta-al-sindaco-firenze-strade-alberi-memoria-storica-cultura/

NB: Gli allegati fotografici sono stati pubblicati sulla pagina FB di Idra. Ci si arriva cliccando sul collegamento relativo (sopra).

mercoledì 6 settembre 2017

CASE PASSERINI: Comunicato stampa, 5 set. 17 – Sì Toscana a Sinistra

Case Passerini. Fattori e Sarti (Sì): “Grazie alla spinta degli abitanti della piana, l’archiviazione del progetto ormai è vicina. Qualcuno dovrebbe chiedere scusa ad ambientalisti e comitati dei cittadini”.

“La vera e propria rivolta degli abitanti della piana fiorentina sta raggiungendo l’obiettivo di fermare un progetto sbagliato e questo significa che non c'è niente d’ineluttabile e che l'impegno di cittadini attivi e informati paga e modifica le scelte della politica. Dopo la strabiliante elezione del Sindaco Lorenzo Falchi di SI a Sesto Fiorentino, a favore del Parco della Piana e contrario ad aeroporto e inceneritore, ora il Sindaco di Campi Bisenzio si smarca dalle certezze del PD, senza dimenticare le ultime dichiarazioni del primo cittadino di Calenzano”, dichiarano i consiglieri regionali di Sì Toscana a Sinistra Tommaso Fattori e Paolo Sarti.

"Il Sindaco Fossi, si è dovuto arrendere all'evidenza: dopo oltre un decennio di stallo, è l'ora di mettere definitivamente nel cassetto l'inceneritore di Casa Passerini. Su questo non ci possono essere ripensamenti, la vera miopia è stata quella dei Comuni finora accondiscendenti o troppo silenziosi su questo tema".

“E’ la vittoria della ragione e la presa di consapevolezza, ci auguriamo, che è il momento di sposare in pieno i nuovi indirizzi europei sull’economia circolare, dando la priorità alla riduzione, alla raccolta differenziata e al riuso. Come richiesto in varie occasioni in consiglio regionale, sollecitiamo quanto prima un nuovo Piano regionale di gestione dei rifiuti, che aggiorni vecchie previsioni rivelatesi sbagliate e gonfiate. L’impianto di Sesto, per essere economicamente sostenibile, non potrebbe che bruciare sempre più rifiuti provenienti da altre aree e da altre regioni, in nome della massimizzazione degli utili”.

“In attesa della sentenza Consiglio di Stato sul ricorso al Tar che un anno fa ha fermato la procedura per l'impianto, costatiamo che il fronte pro inceneritore perde pezzi e che l'archiviazione definitiva di Case Passerini è imminente. Ma tutta quella classe politica che fino ad oggi ha offeso ambientalisti e cittadini, tacciandoli di populismo e antiscientificità, abbia il coraggio di ammettere che per inseguire un progetto arretrato e sbagliato si è sprecato tempo e denaro pubblico. Altrimenti è troppo facile cambiare idea, senza spiegazioni né scuse”.

“Ora le istituzioni mantengano la promessa di realizzare nella Piana il parco agricolo previsto dalla pianificazione regionale, rivedendo nello stesso tempo anche l’altra follia dell’ampliamento di Peretola. Un polmone verde è indispensabile per l'area, anche su questo continua senza sosta la nostra battaglia in Consiglio regionale”.

Segreteria Sì Toscana a Sinistra


tel. 055/2387506 – 7465 - 7603

mercoledì 30 agosto 2017

24 Settembre: DISCO SOUPE a Pontassieve

Il 24 settembre alle Muratine a Pontassieve!                           dalle ore 16:00 alle ore 23:00
DISCO SOUPE! UNA ZUPPA CONTRO LO SPRECO ALIMENTARE

Una cena cucinata collettivamente con gli alimenti salvati dallo spreco presso gli esercenti della zona, il tutto a ritmo di musica!

Cos’è una Disco Soupe? 
Scoprilo qui https://goo.gl/JG6jY6 sul blog di SenzaSpreco.

Perché una Disco Soupe? 
Perché l'attenzione al problema dello spreco alimentare non è mai abbastanza!
Il menu? Lo decideremo insieme!

Vuoi dare il tuo contributo alla giornata o semplicemente alla preparazione della cena? CONTATTACI! Più siamo, meglio è!
A scopo organizzativo ci farebbe piacere sapere se sarai a cena con noi.

TI ASPETTIAMO!

AGGIORNAMENTO: locandina delle attività e concerti in programma:


Seguici e rimani aggiornato!
Info e adesioni:
328 3681162
info@senza-spreco.it

Le muratine
piazza Vittorio Emanuele II, Pontassieve (FI)
Ingresso libero

La giornata è organizzata da dis.forme, associazione che promuove eventi sociali, artistici e formativi, e SenzaSpreco, che dal 2014 lavora per la riduzione dello spreco alimentare [www.senza-spreco.it]. In collaborazione con il Comune di Pontassieve e con il supporto di Asso Valdisieve e Il Molino del Riciclo.

MAILBOMBING: Il Brasile svende l’Amazzonia, via libera alle trivelle. Scriviamo al presidente

Frecce (58) AGGIORNAMENTO: Brasile, stop (ndr. sospensione) al decreto a favore delle miniere: l'Amazzonia è salva (ndr. per ora!) .
LEGGI TUTTO QUI: http://www.repubblica.it/ambiente/2017/08/30/news/brasile_stop_al_decreto_che_aboliva_la_riserva_in_amazzonia-174243090/?ref=fbpa


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“Le foreste possono vivere senza l’uomo, ma è l’uomo che non può vivere senza le foreste”.
Non c’è verso. I governi del Brasile davvero non sembrano voler fare propria questa frase sacrosanta. Il Brasile è “proprietario” del 65% di quella riserva della biosfera che è l’Amazzonia, uno dei polmoni del pianeta, e chi lo guida, anziché preservarla per il bene di noi tutti, approva norme che ne consentono la distruzione. L’ultimo atto è un vero e proprio crimine contro l’umanità, se è vero come è vero l’aforisma con cui inauguro questo post. Il presidente brasiliano Michel Temer (anch’egli in odore di corruzioneil 23 agosto ha abolito con decreto la National reserve of Copper and associates (Renca), aprendo la strada alle trivellazioni in un’area ricca di minerali e metalli preziosi che si estende per oltre 46.000 chilometri quadrati, un’area più estesa della Danimarca per intenderci, spiega La Vanguardia, a cavallo degli Stati settentrionali di Amapa e Para.
Probabilmente, l’atto è la conseguenza da una parte delle pressioni che il governo subisce dalle compagnie minerarie, dall’altra della recessione che ha colpito in questi ultimi anni l’economia del paese, proprio il Brasile che andava fiero dell’inserimento nei Brics, le nazioni “emergenti”. Fatto sta che l’atto non è che l’ultimo di una catena ininterrotta di depredazioni del bacino amazzonico.
Tutto iniziò alla metà dello scorso secolo quando il Brasile avviò/consentì una politica di intenso sfruttamento delle risorse naturali dell’Amazzonia, con opere devastanti come la Transamazonica o la Grande perimetrale norte, con impianti idroelettrici, concessioni minerarie, traffico di legname, allevamenti di bestiame. Cui si aggiunsero incendi boschivi per acquisire aree coltivabili, inquinamento dei corsi d’acqua con i garimpeiros, ecc, ecc.
Tutti crimini contro l’ambiente, ma anche crimini contro gli uomini delle foreste. L’Amazzonia è la dimora di circa un milione di indios, quei popoli primitivi (“che arrivarono per primi”) che l’uomo bianco considera inferiori, ma che invece sono oggi gli unici ad avere e mantenere un rapporto empatico con la natura.
E l’abolizione delle Riserva comporterà seri problemi anche per le popolazioni che ci vivono, alcune delle quali non ancora corrotte dagli usi della vita occidentale.
“Questo decreto è il più forte attacco all’Amazzonia degli ultimi 50 anni. Nemmeno la Transamazzonica è stata così offensiva, nessuno immaginava che il governo Temer potesse osare tanto”, ha commentato il senatore Randolfe Rodrigues, eletto nella regione.
Leggendo la notizia ho pensato a questa frase frutto della sapienza di altri indiani: “Quando l’ultimo albero sarà abbattuto, l’ultimo pesce mangiato e l’ultimo flusso d’acqua contaminato, vi renderete conto che non potete mangiare il denaro”. Ed ho altresì pensato di inviarla a quell’uomo bianco che guida il Brasile e che si sta rendendo responsabile di questo crimine contro l’umanità.
Invito tutti a fare lo stesso.
La mail del Presidente del Brasile è questa: micheltemer@micheltemer.com.brL’oggetto della mail: “National Reserve of Copper and Associates”
Il testo in brasiliano: “Quando a última árvore serà cortada, o último peixe serà comido e o último fluxo de água serà contaminado vocês irao entender que o dinheiro não se pode comer”.
Non servirà a nulla, ma almeno non saremo stati zitti.