VALORIZZARE DIFENDERE SALVAGUARDARE LA VAL DI SIEVE

L' Associazione Valdisieve persegue le finalità di tutelare l'ambiente, il paesaggio, la salute, i beni culturali, il corretto assetto urbanistico, la qualità della vita e la preservazione dei luoghi da ogni forma d'inquinamento, nell'ambito territoriale dei comuni della Valdisieve e limitrofi.

lunedì 24 aprile 2017

MAIL-BOMBING A PALLAAAAAAA

Sta partendo in queste ore la campagna di pressione per respingere una pericolosissima riforma della normativa sulla valutazione di impatto ambientale. Un vero e proprio colpo di mano per togliere ogni appiglio per contrastare le grandi opere in fase preventiva, così come abbiamo fatto noi nel nostro territorio raggiungendo importanti risultati. Sul sito del Forum Acqua pubblica puoi trovare tutti gli approfondimenti su questo problema
Vi chiediamo di spendere pochi minuti per spedire la mail sottostante e divulgare l’iniziativa ai vostri contatti. 
ATTENZIONE: il numero di mail spedibili dalla casella di posta GMAIL (google) in un giorno è al massimo 500. Gli indirizzi sono 939. Per aggirare il problema invia 2 mail a distanza di 24 ore una dall’altra.   In questo link trovi le mail dei destinatari suddivisi in 2 gruppi.
Per chi usa LIBERO.IT (o altri account) che impediscono di inviare più di 100 mail contemporaneamente, può inviare 10 mail usando le seguenti liste presenti in questo link 
PER INVIARE LA MAIL ESEGUIRE LE SEGUENTI OPERAZIONI:
1. Copia il testo della mail da inviare ai deputati che trovi sotto e incollalo su un nuovo messaggio mail da inviare;
2. Scrivi il titolo della mail su Oggetto (esempio:  Grandi opere, ambiente e salute, NON È QUESTA LA V.I.A.!    );
3. Copia e incolla gli indirizzi mail sul campo dei destinatari (preferibilmente nel campo Ccn)
4. Invia 
TESTO DELLA MAIL DA COPIARE E INVIARE 
Egregio Parlamentare, spett.le Regione, Spett.le Provincia Autonoma,
ho appreso della proposta del Governo sulla nuova procedura di Valutazione di Impatto Ambientale, con un Decreto che, se approvato, costituirebbe lo stravolgimento della Direttiva Comunitaria 2014/52/UE. Il Governo vuole zittire i cittadini quando le norme internazionali promuovono un costante coinvolgimento di noi cittadini e degli enti locali alle scelte che riguardano l'ambiente, i nostri territori e la nostra salute.
Voglio esprimere la più profonda amarezza ed indignazione per i contenuti del tutto inaccettabili della proposta di Decreto; si guarda con evidente fastidio alla partecipazione dei cittadini, come dimostra la superficialità con cui viene trattata l'inchiesta pubblica, e viene alterato anche il rapporto tra Stato centrale e regioni. Enti locali e cittadini addirittura perdono del tutto la possibilità di intervenire per ben 90 categorie progettuali, dagli impianti estrattivi a quelli dei rifiuti, passando per una moltitudine di altre tipologie di opere. Ci aspettiamo meritocrazia e, invece, il Decreto prevede specificatamente che i membri della Commissione VIA nazionale siano esclusi da procedure di selezione con la comparazione dei curricula come invece prevede la nostra Costituzione.
Un provvedimento che, introducendo addirittura la V.I.A. "a sanatoria" e "postuma", è foriero di corruzione per i vantaggi che offre ai funzionari pubblici infedeli e ai privati meno attenti, a chi vuole sfruttare l'ambiente illecitamente e abusivamente mettendo a rischio la salute delle persone e la qualità del territorio.
Noi cittadini vogliamo poter esprimere la nostra posizione sulle decisioni che ci riguardano, come dimostra l'enorme partecipazione al Referendum costituzionale dello 4 dicembre 2016. Quel giorno è stato detto un chiaro "No" anche alla modifica dell'Art.117 che mirava ad un ulteriore accentramento sul Governo centrale dei poteri e delle competenze. Questo decreto non prende atto della lezione data dai cittadini e persegue gli stessi obiettivi di quella riforma bocciata.
Per questo chiedo un Suo intervento affinchè siano accolte le numerose proposte di modifica del testo presentate da decine di associazioni e comitati da tutta Italia.
In fede,
NOME E COGNOME
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venerdì 21 aprile 2017

La verità, vi prego, su quei ponti che crollano

Risultati immagini per crollo cavalcavia

di MARCO RUFFOLO   

Si continua a chiudere le stalle quando i buoi sono scappati.Se l'obiettivo per cui si fanno le infrastrutture è fare affari e non migliorare l'accessibilità, e  se le grandi opere hanno la priorità, è ovvio che finisca così.  la Repubblica, 19 aprile 2017

QUANDO ponti, cavalcavia e viadotti non vengono spazzati via dalle scosse di terremoto o dalle bombe d’acqua dei nostri torrenti impazziti ma semplicemente vengono giù da soli, per di più con una frequenza impressionante, c’è da domandarsi a quale punto di degrado sia arrivata in Italia la gestione della cosa pubblica. Sei crolli in meno di tre anni, due dei quali solo negli ultimi 4 mesi, con il loro corredo di morti e feriti. Insieme al calcestruzzo armato delle nostre opere pubbliche si sbriciolano anche la credibilità e il senso civico di un paese che non impara mai dal suo passato, che dopo lo sgomento momentaneo, invece di capire e correggere gli errori compiuti, torna a paralizzarsi nel consueto rimpallo di responsabilità. È la stessa Italia che realizza opere ardite e gigantesche all’estero, che crea il terzo ponte sul Bosforo, che allarga il canale di Panama. La stessa Italia che in soli otto anni, tra il ’56 e il ’64, costruisce l’Autostrada del Sole, assicurandole un alto livello di qualità. Oggi quell’Italia non è in grado di programmare neppure la manutenzione di quello che ha costruito negli ultimi anni. Il ponte crollato sulla A14 nei pressi di Ancona è di appena un mese fa. Preceduto da altri cinque incidenti ravvicinati. Casi sempre più frequenti, che avranno anche cause diverse e diverse responsabilità. Ma che hanno in comune il marchio dell’incuria, del disinteresse, dell’ignavia.

C’è innanzitutto una ragnatela di competenze e di veti in cui gli stessi attori di queste vicende si sono ormai persi. Il tratto crollato ieri è targato Anas, che tuttavia si occupa solo di 25 mila chilometri di strade italiane, mentre la maggior parte delle arterie fa capo ai Comuni, alle Regioni e alle Province. Ma nel caso di ponti e viadotti, i confini non sono più così chiari. Ricordiamo ancora, dopo l’incidente di Lecco, le infinite discussioni tra Provincia e Anas per stabilire chi avesse la competenza. E ci sono poi le lungaggini dei provvedimenti che dovrebbero finanziare la manutenzione. Come il contratto di programma con i 5 miliardi per l’Anas, rimasto fermo per mesi. 

Ma non è solo un problema di cortocircuiti burocratici. Inaugurare una nuova opera, soprattutto se di un certo rilievo, assicura ai politici, governativi o locali che siano, un ritorno in termini di consenso (almeno nel breve periodo) sicuramente più ricco di quello che accompagna un’opera di manutenzione. Poco importa ricordare che il calcestruzzo di cui sono fatti ponti e viadotti non ha una vita eterna. Che senza interventi, quella miscela di cemento, acqua, sabbia e ghiaia, armata con sbarre di ferro e acciaio, dopo una ventina di anni comincia a dare evidenti segnali di cedimento. Soprattutto poi se nel tentativo di risparmiare tempo e denaro, si riduce la sezione dei tondini di ferro oppure si usa sabbia di mare invece che quella di fiume. In quei casi, opere anche recenti rischiano di sgretolarsi in un attimo. E qui entriamo nei territori della corruzione e del malaffare, di cui è tristemente lastricata la storia delle opere pubbliche italiane.

Malaffare a parte, c’è una domanda, tra le tante, che bisognerebbe porre all’Anas e al governo. Da chi sono pagati i collaudatori di ponti e viadotti, dall’ente appaltante o dalla società che ottiene l’appalto? La risposta dovrebbe essere ovvia, ma solo in teoria: nello scandalo del Mose di Venezia, con il suo corredo di corruttele, chi collaudava l’opera era ricompensato dalla società realizzatrice. E sappiamo a quali disastri può condurre il conflitto di interessi.


mercoledì 19 aprile 2017

PETIZIONE: Doppio ponte di Vallina: per un progetto sostenibile e compatibile con la Valle dell'Arno

Diretta a Regione Toscana Al Presidente della Regione Toscana Enrico Rossi e ai Sindaci di Bagno a Ripoli e di Fiesole
Petizione promossa da: • Italia Nostra Toscana  •  WWF Italia – Delegazione toscana  •  Rete dei Comitati per la Difesa del Territorio (Toscana) • Associazione Valdisieve • Associazione Vivere in Valdisieve • Comitato Padulevillamagnasentilellecedri • Comitato il Mulinaccio  •  Per una Cittadinanza Attiva – Bagno a Ripoli •   Movimento Cinque Stelle – Bagno a Ripoli.
Le associazioni e i comitati proponenti, e i cittadini firmatari, esprimono contrarietà assoluta al Progetto “S.S. 67 “Tosco-Romagnola”. Variante dell’abitato di Vallina con realizzazione di due ponti sull’Arno e riclassificazione della S.P. 34” - Proponente ANAS Spa (progetto sottoposto a Valutazione di Impatto Ambientale presso la Regione), a causa della presenza di innumerevoli leggi e normative di tutela nell’area interessata, che con la realizzazione della pesante infrastruttura di comunicazione verrebbero brutalmente calpestate.
L’area fluviale – “a pericolosità idraulica molto elevata ed a pericolosità elevata” – è protetta, infatti, sulla carta, da così innumerevoli forme di tutela derivanti da leggi statali e da prescrizioni urbanistiche regionali, provinciali e comunali, da fare apparire aberrante – alle associazioni, ai comitati e ai cittadini ricorrenti – il fatto che sia possibile, da parte delle Pubbliche Istituzioni, non osservarle. E ciò, nonostante le motivate preoccupazioni circa “la significatività dell’impatto” espresse da Soprintendenza, Direzione Ambiente della Provincia e Comune di Bagno a Ripoli.
I medesimi ricorrenti fanno appello alle Amministrazioni competenti perché l’intervento infrastrutturale in progetto sia annullato. Questo comporta un tracciato stradale di circa 1250 m, si sviluppa in viadotto e in rilevato, con il lungo ponte obliquo sul fiume e le tre grandi rotatorie – di collegamento con la SS 67 (Grignano di Quintole) e di innesto con la SP 34 (ad ovest Mulinaccio e ad est Poggimoro-Zona Industriale di Vallina) – e investe il fiume Arno tra le due anse di Quintole a nord e di Vallina a sud: aree di pregio paesaggistico e di delicato equilibrio idrogeologico, occupate da argini, vegetazione ripariale e campi ad uso agrario, punteggiate di architetture storiche e di beni archeologici, e con previsione di costituzione del Parco fluviale dell’Arno.
Le associazioni, i comitati e i cittadini sottolineano la logica sbagliata, non condivisibile, che sottende alla realizzazione dell’infrastruttura: quella di evitare il traffico di attraversamento al piccolo borgo di Vallina (come se si dovessero costruire tanti altri bypass alle borgate allineate su strade trafficate quali la stessa SS 67 che, tra Pontassieve e Firenze, incrocia gli abitati di Le Sieci, Compiobbi e Quintole, Anchetta e Girone) e di deviare il traffico che abitualmente percorre tale strada nella SP 34. Ciò significherebbe convogliare migliaia di auto in più, in orario mattiniero e pomeridiano-serale dei pendolari, in Viale Europa-Viale Giannotti, unico asse di scorrimento a doppio senso per l’area Firenze Sud, già di per sé ingorgato e non in grado di ricevere ulteriori flussi. Evidentemente, non si è tenuto presente che la direttrice Viale Europa-Viale Giannotti è oggetto di progettazione della tramvia che dovrà collegare il centro cittadino a Bagno a Ripoli.
I ricorrenti ribadiscono l’assoluta contrarietà alla nuova infrastruttura che incoraggerebbe gli utenti a rafforzare l’uso dei mezzi privati, con impatti negativi sul traffico e sulla qualità dell’aria e con spreco di tempo e danaro, mentre si continua a calpestare la logica virtuosa dell’adeguamento dei servizi pubblici su ferro – prospettiva enunciata nel Piano Strutturale del Comune di Fiesole – con modalità di trasporto metropolitano: “utilizzando la linea ferroviaria Firenze-Pontassieve e realizzando nuove fermate a Girone ed Ellera con annessi parcheggi scambiatori”.
Questa petizione sarà consegnata a:
  • Regione Toscana
    Al Presidente della Regione Toscana Enrico Rossi e ai Sindaci di Bagno a Ripoli e di Fiesole

FERMIAMO I SIGNORI DELLA GUERRA di Alex Zanotelli (con petizione)

di Alex Zanotelli

Trovo vergognosa l’indifferenza con cui noi assistiamo a una ‘guerra mondiale a pezzetti’ , a una carneficina spaventosa come quella in Siria, a un attacco missilistico da parte di Trump contro la base militare di Hayrat in Siria ,ora allo sgancio della Super- Bomba GBU-43( la madre di tutte le bombe) in Afghanistan e a un’incombente minaccia nucleare.

L’Italia , secondo l’Osservatorio sulle armi , spendere quest’anno 23 miliardi di euro in armi (l’1,18% del Pil) che significa 64 milioni di euro al giorno! Ora Trump, che porterà il bilancio militare USA a 700 miliardi di dollari, sta premendo perché l’Italia arrivi al 2% del Pil che significherebbe 100 milioni di euro al giorno. “Pronti a rivedere le spese militari- ha risposto la ministra della Difesa R. Pinotti- come ce lo chiede l’America .”La Pinotti ha annunciato anche che vuole realizzare il Pentagono italiano a Centocelle (Roma) dove sorgerà una nuova struttura con i vertici di tutte le forze armate. La nostra ministra della Difesa ha inoltre preparato il Libro Bianco della Difesa in cui si afferma che l’Italia andrà in guerra ovunque i suoi interessi vitali saranno minacciati. E’ un autentico golpe democratico che cancella l’articolo 11 della Costituzione. Dobbiamo appellarci al Parlamento italiano perchè non lo approvi. Il Libro Bianco inoltre definisce l’industria militare italiana ‘pilastro del Sistema paese’ . ” Infatti nel 2015 abbiamo esportato armi pesanti per un valore di oltre sette miliardi di euro! Vendendo armi ai peggiori regimi come l’Arabia Saudita . Questo in barba alla legge 185/90 che vieta la vendita di armi a paesi in guerra o dove i diritti umani sono violati. L’Arabia Saudita è in guerra contro lo Yemen, dove vengono bombardati perfino i civili con orribili tecniche speciali. Secondo l’ONU, nello Yemen è in atto una delle più gravi crisi umanitarie del Pianeta. 

All’Arabia Saudita abbiamo venduto bombe aeree MK82, MK83, MK84, prodotte dall’azienda RMW Italia con sede legale a Ghedi (Brescia) e fabbrica a Domusnovas in Sardegna. Abbiamo venduto armi anche al Qatar e agli Emirati arabi con cui quei paesi armano i gruppi jihadisti in Iraq, in Libia, ma soprattutto in Siria dov’è in atto una delle guerre più spaventose del Medio Oriente.In sei anni di guerra ci sono stati 500.000 morti e dodici milioni di rifugiati o sfollati su una popolazione di 22 milioni! Come italiani, stiamo assistendo indifferenti alla tragica guerra civile in Libia, da noi causata con la guerra contro Gheddafi. E ora , per fermare il flusso dei migranti, abbiamo avuto la spudoratezza di firmare un Memorandum con il governo libico di El Serraj che non riesce neanche a controllare Tripoli. E così aiutiamo la Libia a frantumarsi ancora di più. E con altrettanta noncuranza assistiamo a guerre in Sud Sudan, Somalia, Sudan, Centrafrica, Mali. Senza parlare di ciò che avviene nel cuore dell’Africa in Congo e Burundi. E siamo in guerra in Afghanistan : una guerra che dura da 15 anni ed è costata agli italiani 6,6 miliardi di euro.

Mentre in Europa stiamo assistendo in silenzio al nuovo schieramento della NATO nei paesi baltici e nei paesi confinanti con la Russia. In Romania, la NATO ha schierato razzi anti-missili e altrettanto ha fatto in Polonia a Redzikovo. Ben cinquemila soldati americani sono stati spostati in quei paesi. Anche il nostro governo ha inviato 140 soldati italiani in Lettonia. Mosca ha risposto schierando a Kalinin- grad Iscander ordigni atomici, i 135-30. Siamo ritornati alla Guerra Fredda con il terrore nucleare incombente. (La lancetta dell’Orologio dell’Apocalisse a New York è stata spostata a due minuti dalla mezzanotte come ai tempi della Guerra Fredda).
Ecco perché all’ONU si sta lavorando per un Trattato sul disarmo nucleare promosso dalle nazioni che non possiedono il nucleare, mentre le 9 nazioni che la possiedono non vi partecipano. E’ incredibile che il governo Gentiloni ritenga che tale Conferenza “costituisca un elemento fortemente divisivo “, per cui l’Italia non vi partecipa. Eppure l’Italia ha sul territorio una settantina di vecchie bombe atomiche che ora verranno rimpiazzate dalle più micidiali B61-12. Quanta ipocrisia da parte del nostro governo!

Davanti a una così grave situazione, non riesco a capire il quasi silenzio del movimento italiano per la pace. Una cosa è chiara: siamo frantumati in tanti rivoli, ognuno occupato a portare avanti le proprie istanze! Quand’è che decideremo di metterci insieme e di scendere unitariamente in piazza per contestare un governo sempre più guerrafondaio? Perché non rimettiamo tutti le bandiere della pace sui nostri balconi?Ma ancora più male mi fa il silenzio della CEI e delle comunità cristiane. Questo nonostante le forti prese di posizione sulla guerra di Papa Francesco. E’ un magistero il suo, di una lucidità e forza straordinaria. Quando verrà recepito dai nostri vescovi, sacerdoti, comunità cristiane? Dopo il suo recente messaggio inviato alla Conferenza ONU, in cui ci dice che “ dobbiamo impegnarci per un mondo senza armi nucleari”, non si potrebbe pensare a una straordinaria Perugia- Assisi, promossa dalle realtà ecclesiali insieme a tutte le altre realtà, per dare forza al tentativo della Nazioni unite di mettere al bando le armi atomiche e dire basta alla ‘follia’ delle guerre e dell’industria delle armi? Sarebbe questo il regalo di Pasqua che Papa Francesco ci chiede: “Fermate i signori della guerra, la violenza distrugge il mondo e a guadagnarci sono solo loro.”

Alex Zanotelli

Napoli,14 aprile 2017
Per aderire all'appello per una Perugia-Assisi straordinaria vai al link:

Vedi anche l'articolo:
Auguri senza ipocrisie, di Giovanni Sarubbi


Sabato 15 Aprile,2017 Ore: 15:32

«Il Dialogo - Periodico di Monteforte Irpino»
Prima Pagina/Home Page: www.ildialogo.org
Direttore Responsabile: Giovanni Sarubbi
Registrazione Tribunale di Avellino n.337 del 5.3.1996


Partecipazione Bando europeo UIA

I Comuni di Pontassieve, Bagno a Ripoli e Fiesole hanno partecipato al bando europeo Urban Innovative Action con il progetto "AD ARNUM ADvanced Accessibility to the River and New Urban Mobility”
uiaUna ciclovia da Pontassieve a Firenze con nuove infrastrutture e dotata di servizi innovativi e tecnologici.
I Comuni di Pontassieve, Bagno a Ripoli e Fiesole partecipano al bando europeo Urban Innovative Action con un progetto da 6,2 milioni di euro.
Coraggio e determinazione sono state le parole d'ordine per i comuni di Pontassieve, Bagno a Ripoli, Fiesole e Rignano sull’Arno da quando, nel luglio 2016, hanno sottoscritto il protocollo d’intesa finalizzato alla progettazione di una ciclovia lungo la valle dell'Arno, quale strategia comune di mobilità sostenibile. L’obiettivo era la condivisione di un masterplan per accedere a bandi e finanziamenti europei.
La prima occasione si è presentata con l’uscita della 2°Call del bando europeo “Urban Innovative Actions” che premia le azioni innovative urbane sulla base di tre tematiche, tra cui la mobilità urbana sostenibile, e i comuni hanno deciso di provare a compiere un'impresa apparentemente impossibile: partecipare insieme ad  un bando europeo. La partecipazione formale al bando, per questioni burocratiche legate ai criteri di ammissibilità, è avvenuta da parte dei comuni di Pontassieve, che è stato il capofila della cordata, Bagno a Ripoli e Fiesole mentre Rignano sull’Arno ha partecipato come stakeholder istituzionale, condividendo la proposta progettuale e la strategia.
Oggi possiamo dire che i comuni ce l'hanno fatta e, venerdì 14 aprile, è stato presentato formalmente al bando europeo Urban Innovative Action il progetto: "AD ARNUM ADvanced Accessibility to the River and New Urban Mobility".
“Abbiamo giocato in squadra e questo ci ha consentito di partecipare con un progetto di grandissima qualità. – afferma il Sindaco del comune di Pontassieve, capofila del progetto. -  Comunque andrà abbiamo già vinto e quello che siamo riusciti a costruire insieme, in questi mesi, sarà solo l'inizio di una lunga collaborazione che continuerà con l'obiettivo di migliorare la qualità della vita dei nostri cittadini.”⁠
Per elaborare la proposta i comuni hanno siglato un accordo con l’Università̀ degli Studi di Firenze - Dipartimento di Architettura, affidandone il coordinamento al Responsabile Scientifico Prof. Francesco Alberti. Nei mesi di lavoro che sono serviti a preparare il progetto sono state coinvolte e selezionate, nell’ambito di un percorso di partecipazione e coprogettazione, numerose imprese e associazioni come partner tecnici e stakeholder.
Il progetto consiste nella realizzazione di una ciclovia lungo la valle dell'Arno con la realizzazione di tre passerelle ciclopedonali di collegamento: la prima a Sieci all’altezza delle Gualchiere, la seconda tra Vallina e Compiobbi (finanziata dal bando “Periferie Urbane”) e la terza tra Candeli e Girone, creando un sistema ad anelli tra le rive destra e sinistra dell’Arno tra Pontassieve e Firenze.  Ma soprattutto il percorso sarà dotato di servizi innovativi e tecnologici, di HUB intermodali come luogo di scambio in corrispondenza delle stazioni ferroviarie, ci sarà il bike sharing con bici elettriche, sono previste stazioni per la ricarica alimentate da energie rinnovabili mediante soluzioni innovative adatte anche in aree non supportate da rete elettrica e infine prevista la creazione di una “bitcoin” che prenderà il nome di “Fiorino verde” grazie alla quale gli utenti della ciclovia potranno accumulare crediti che consentiranno la remunerazione dei comportamenti virtuosi e green di cittadini ed aziende nella mobilità. Il tutto con l’obiettivo di attuare una strategia di mobilità sostenibile per cambiare radicalmente il modo di muoversi sul territorio, sia per i cittadini che per gli altri utenti potenziali.
“Questa proposta nasce dalla capacità di tre amministrazioni di guardare oltre e insieme costruire un progetto rivolto alla mobilità sostenibile,  rendendo fruibili le sponde dell’Arno, proprio come abbiamo sempre immaginato. Oggi tutto questo prende forma e se avremo successo potrebbe diventare realtà.  – dichiarano i sindaci di Pontassieve Monica Marini, di Bagno a Ripoli Francesco Casini e di Fiesole Anna Ravoni - Ringraziamo di cuore tutti per lo straordinario lavoro svolto, i tecnici dei comuni, l’Università, le imprese, le associazioni e tutti i soggetti coinvolti nel percorso.
Nomi e ruoli dei soggetti coinvolti
AD ARNUM ADvanced Accessibility to the River and New Urban Mobility
PARTNER ISTITUZIONALI:
  • Comune di Pontassieve (capofila)
  • Comune di Bagno a Ripoli
  • Comune di Fiesole
STAKHOLDER ISTITUZIONAL
  • Comune di Rignano sull’Arno
PARTNER TECNICI:
  • Università degli Studi di Firenze - Dipartimento di Architettura_DIDA
  • Chelli S.r.l. (Pontassieve, Firenze). Si tratta di una azienda che opera nel settore delle energie rinnovabili proponendo soluzioni innovative adatte anche in aree non supportate da rete elettrica (soluzioni off-grid).
  • Consorzio di Bonifica 3 Medio Valdarno (Firenze)
  • E. Eco Viterbo S.r.l. marchio VIP2ZIP (Roma). È una startup innovativa a vocazione sociale che ha realizzato una piattaforma digitale per la remunerazione dei comportamenti green di cittadini ed aziende nella mobilità, negli acquisti nel consumo/produzione di energia e nella raccolta differenziata. La remunerazione avviene attraverso un credito detto ZIPCOIN generato in proporzione della riduzione di impatto che la scelta di mobilità sostenibile ha generato (1000 ZIPCOIN = 1 Barile di Petrolio risparmiato).
  • Effective Knowledge S.r.l. (Sesto Fiorentino, Firenze). È una società che sviluppa APP per dispositivi mobili Android, iOS, Windows Mobile e Web App che permette la ricerca e visualizzazione di dati integrati provenienti dalla piattaforma aperta Km4City che attualmente integra moltissimi dati (informazione geolocalizzate) di tutta la Regione Toscana.
  • MHC Progetto Territorio soc. coop. (Mapping Hyperlocal Communities) (Firenze). É una spin-off accademica dell’Università degli Studi di Firenze, una società cooperativa di lavoro costituita a settembre 2012 che ha come mission quella di introdurre innovazione in metodi e strumenti di rappresentazione interattiva per accrescere l’efficacia dei processi partecipati di trasformazione urbana e territoriale. La Società cooperativa è composta da 7 soci accomunati dalla attività svolte all’Università di Firenze, presso i laboratori di ricerca LAPEI (Laboratorio per la progettazione ecologica degli insediamenti) e LARIST (Laboratorio per la rappresentazione identitaria e statutaria del territorio).
  • Spin8 S.r.l. (Viterbo). Si tratta di una start-up innovativa e Spin-off Universitaria dell’Università Della Tuscia (di seguito Unitus) nasce dall’intuizione che i Veicoli Elettrici e la loro infrastruttura sono il nodo strategico di incontro e innovazione di tre settori: mobilità, energia e digitale. Mobilità e infrastruttura come servizio sono quindi il contesto di riferimento.
  • Ulisse Cooperativa Sociale (Firenze). È una cooperativa sociale di tipo B che nasce a Firenze nel 1998 grazie alla volontà di organizzazioni e persone del mondo del Terzo Settore, della cooperazione sociale, dell’associazionismo e di Enti pubblici, volta all’inserimento lavorativo di soggetti appartenenti alle categorie svantaggiate ai sensi della L.381/91. Finalizzata all'inserimento e all'integrazione lavorativa di persone in condizione di svantaggio, con particolare attenzione all'area del disagio psichico, Ulisse assume nella realtà locale un importante ruolo, grazie anche alla pluralità di servizi offerti.
SOSTENITORI del PROGETTO:
  • Regione Toscana
  • ATAF (Azienda Trasporti dell’Area Fiorentina)
  • RFI (Rete Ferroviaria Italiana)
  • Trenitalia
  • Bus Italia
STAKEHOLDERSFiab Firenze e Valdarno; Canottieri Comunali; Firenze Rafting; Circolo Marina di Candeli; Uisp Firenze; Circolo Primo Maggio; Fiesole Bike; Associazione Compiobbi; Associazione Valdisieve; Associazione Vivere in Valdisieve.

domenica 16 aprile 2017

Sulle grandi opere Gentiloni peggio di Renzi

(da nuovAtlantide. org)
di Paolo Baldeschi  6 aprile 2017
 
Un decreto legislativo che sembra scritto da qualche lobby affiliata al potente Partito delle grandi opere (inutili, dannose, supercostose). Tale appare la proposta anonima, presentata, in un comunicato stampa del 10 marzo, dal Consiglio dei Ministri al fine di "efficientare (sic) le procedure, di innalzare i livelli di tutela ambientale, di contribuire a sbloccare il potenziale derivante dagli investimenti in opere, infrastrutture e impianti per rilanciare la crescita (ovviamente) sostenibile"; proposta motivata come un adeguamento richiesto dalla direttiva 2014/52/UE. Vediamo, invece, cosa si cela dietro al paravento dell'attuazione della direttiva, la quale non obbliga, ma consente solo delle possibilità in tutt'altro contesto.
La Relazione, allegata al Decreto ora assegnato alle Commissioni Ambiente, Bilancio e Politiche dell'Unione Europea, è esplicita a questo proposito. Tutto si incardina su due possibilità che sono offerte ai proponenti di una grande opera da sottoporre a VIA. La prima è di presentare elaborati progettuali con un livello informativo e di dettaglio non più equivalente a quello del "progetto definitivo", ma nella forma di "progetto di fattibilità" come definito dal Codice degli appalti.
Tuttavia gli estensori si devono essere accorti che i requisiti del "progetto di fattibilità", formulati all'art. 23 del Codice, se seguiti correttamente, potrebbe essere troppo onerosi e lasciare troppi pochi margini alla discrezionalità del proponente e alla conseguente contrattazione tra poteri – opachi e lontani dai cittadini. Ed ecco che si provvede con una seconda possibilità offerta dal Decreto, quella di "aprire, in qualsiasi momento, una fase di confronto con l'autorità competente finalizzata a condividere la definizione del grado di dettaglio degli elaborati progettuali necessari allo svolgimento della procedura." In parole povere: quando ci pare, possiamo metterci d'accordo su come deve essere documentato e approfondito il progetto di fattibilità.
Vi sono due altri provvedimenti, sempre nella linea di tagliare fuori ogni possibile opposizione, soprattutto se locale o dal basso: il primo è l'eliminazione della fase di consultazione del pubblico nella procedura di Verifica di assoggettabilità delle opere a VIA; il secondo è la riduzione dei tempi per la conclusione dei procedimenti, che ora diventano "perentori", compreso il ricatto ai dirigenti responsabili dell'iter procedurale che ne risponderanno da un punto di vista disciplinare.
C'è di più: per "efficientare" le procedure il decreto rimodula (un eufemismo) le competenze normative delle Regioni, "alle quali viene attribuito esclusivamente il potere di disciplinare l'organizzazione e le modalità di esercizio delle proprie funzioni amministrative". Anche se con una formulazione indiretta, sembra che il Consiglio dei Ministri e gli anonimi proponenti, scontenti del risultato del referendum del 4 dicembre 2016, abbiano deciso di provvedere con un decreto legislativo: le Regioni sono esautorate dalle loro competenze, sancite dalla Costituzione.
Sempre nella stessa linea, si propone di costituire un "Comitato tecnico" formata da 30 esperti che dovrebbe supportare la Commissione VIA (evidentemente fatta di inesperti o, forse, troppo poco malleabile da parte del potere politico) e di applicare, su semplice richiesta del proponente, la nuova normativa anche ai procedimenti già in corso. Un esempio potrebbe essere il progetto del nuovo aeroporto di Firenze, su cui la VIA ha espresso un parere positivo, ma con oltre 140 prescrizioni che il Ministro Galletti non rende pubbliche, né sottoscrive con la sua firma.
Quanto agli effetti positivi, la Relazione si limita a dire che "il provvedimento consentirà, in linea con la politica di semplificazione del governo, di dare risposta alle numerose istanze provenienti dagli operatori economici.
Il significato strategico del Decreto legislativo proposto è evidente. Si vuole che le procedure di Valutazione dell'Impatto Ambientale, lo screening decisivo per l'avvio della realizzazione di una grande opera, siano sottratte a ogni forma di partecipazione, che il grado dettaglio del progetto presentato sia puramente discrezionale e che il tutto si svolga come contrattazione tra governo, politici e imprese proponenti. Se già ora le procedure VIA sono soggette a indebite interferenze della politica, ora, non contenta, la politica vuole sancire la propria esclusiva competenza, a scapito di tutto ciò che può tutelare gli interessi dei cittadini, il paesaggio, l'ambiente. D'altronde, le vicende in corso suonano come campanelli di allarmi per il partito delle grandi opere. Alcuni progetti, giudicati strategici, sono osteggiati da Regioni, (come il gasdotto che ferirà la Puglia o le trivellazioni marine libere) o da enti locali (come la Provincia di Grosseto e un gruppo di Comuni, nel caso dell'autostrada tirrenica); inoltre è sempre più diffusa, forte, argomentata tecnicamente, l'opposizione di comitati alle tante opere inutili in progetto o in corso.
Vi è un ulteriore conseguenza in questo pericoloso tentativo di depotenziare le procedure VIA e renderle soggette al potere politico. Un progetto lacunoso e mal fatto, approvato in forma preliminare, implica numerose correzioni e integrazioni successive, nel progetto definitivo, in quello esecutivo, ma soprattutto in corso d'opera. In questo modo, come avviene per "prassi consolidata", le imprese possono aggiudicarsi appalti a costi concorrenziali, sapendo di poterli moltiplicare nel corso della realizzazione, oltretutto fuori di ogni controllo. E' noto che sono questi costi, triplici a dir poco rispetto la media europea, ad alimentare, per tutti i rami, il partito delle grandi opere e la corruzione diffusa.
Rimane un interrogativo: come si comporteranno le forze politiche che si dichiarano di sinistra (in particolare i fuoriusciti dal PD) quando il decreto sarà discusso nelle commissioni ed, eventualmente, in parlamento? E ancora: si opporranno i Governatori, quando consultati nella conferenza Stato-Regioni? Questo ci aiuterà a capire cosa significhi "sinistra" per molti protagonisti della politica italiana, se nelle parole o nei fatti.
 

 

venerdì 14 aprile 2017

Decreto nuova VIA, cittadini ed enti locali imbavagliati su 90 tipologie di grandi opere

Ecco l'elenco completo delle 90 categorie progettuali che saranno escluse dalla fase pubblica di osservazioni per la procedura di verifica di assoggettabilità alla V.i.a.


Decreto nuova VIA, cittadini ed enti locali imbavagliati su 90 tipologie di grandi opere
di Paola Pintus
Se passa il decreto sulla modifica della V.i.a. , ora in discussione presso la Conferenza Stato-Regioni e la commissione Ambiente,  i progetti appartenenti a ben 90 tipologie di opere saranno sottoposti ad una Verifica di Assoggettabilità (V.A.) fortemente indebolita, senza la fase pubblica che attualmente prevede 45 giorni per le osservazioni dal momento del deposito per la V.A. Pertanto, qualora gli enti decidano di non sottoporli alla successiva V.I.A., su questi progetti non vi sarà stato alcun momento di contraddittorio con cittadini ed enti locali sugli effetti ambientali e della salute. Qui sotto l'elenco completo delle categorie a rischio.
Progetti di infrastrutture
-progetti di sviluppo di zone industriali o produttive con una superficie interessata superiore ai 40 ettari;
-progetti di sviluppo di aree urbane, nuove o in estensione, interessanti superfici superiori ai 40 ettari; progetti di riassetto o sviluppo di aree urbane all'interno di aree urbane esistenti che interessano superfici superiori a 10 ettari; costruzione di centri commerciali di cui al decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114 "Riforma della disciplina relativa al settore del commercio, a norma dell'articolo 4, comma 4, della legge 15 marzo 1997, n. 59"; parcheggi di uso pubblico con capacita' superiori a 500 posti auto;
-piste da sci di lunghezza superiore a 1,5 km o che impegnano una superficie superiore a 5 ettari nonchè impianti meccanici di risalita, escluse le sciovie e le monofuni a collegamento permanente aventi lunghezza inclinata non superiore a 500 metri, con portata oraria massima superiore a 1800 persone;
-derivazione di acque superficiali ed opere connesse che prevedano derivazioni superiori a 200 litri al secondo o di acque sotterranee che prevedano derivazioni superiori a 50 litri al secondo, nonchè le trivellazioni finalizzate alla ricerca per derivazioni di acque sotterranee superiori a 50 litri al secondo;
-interporti, piattaforme intermodali e terminali intermodali;
-porti e impianti portuali marittimi, fluviali e lacuali, compresi i porti di pesca, vie navigabili;
-strade extraurbane secondarie;
-strade extraurbane secondarie non comprese nell'Allegato II-bis e strade urbane con lunghezza superiore a 1.500 metri non comprese nell'Allegato III;
-linee ferroviarie a carattere regionale o locale;
-sistemi di trasporto a guida vincolata (tramvie e metropolitane), funicolari o linee simili di tipo particolare, esclusivamente o principalmente adibite al trasporto di passeggeri;
-acquedotti con una lunghezza superiore ai 20 km;
-opere costiere destinate a combattere l'erosione e lavori marittimi volti a modificare la costa, mediante la costruzione di dighe, moli ed altri lavori di difesa del mare;
-opere di canalizzazione e di regolazione dei corsi d'acqua;
-aeroporti;
-porti turistici e da diporto, quando lo specchio d'acqua e' inferiore o uguale a 10 ettari, le aree esterne interessate non superano i 5 ettari e i moli sono di lunghezza inferiore o uguale a 500 metri, nonchè progetti di intervento su porti già esistenti;
-impianti di smaltimento di rifiuti urbani non pericolosi, mediante operazioni di incenerimento o di trattamento, con capacità complessiva superiore a 10 t/giorno (operazioni di cui all'allegato B, lettere D2 e da D8 a D11, della parte quarta del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152); impianti di smaltimento di rifiuti non pericolosi, mediante operazioni di raggruppamento o di ricondizionamento preliminari, con capacità massima complessiva superiore a 20 t/giorno (operazioni di cui all'allegato B, lettere D13 e D14 del decreto legislativo 152/2006);
-impianti di smaltimento di rifiuti speciali non pericolosi, con capacità complessiva superiore a 10 t/giorno, mediante operazioni di incenerimento o di trattamento (operazioni di cui all'allegato B, lettere D2 e da D8 a D11, della parte quarta del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152);
-impianti di smaltimento di rifiuti speciali non pericolosi mediante operazioni di deposito preliminare con capacità massima superiore a 30.000 m3 oppure con capacita' superiore a 40 t/giorno (operazioni di cui all'allegato B, lettera D15, della parte quarta del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152);
-discariche di rifiuti urbani non pericolosi con capacita' complessiva inferiore ai 100.000 m3 (operazioni di cui all'allegato B, lettere D1 e D5, della parte quarta del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152);
-impianti di depurazione delle acque con potenzialità superiore a 10.000 abitanti equivalenti;
-elettrodotti aerei esterni per il trasporto di energia elettrica, non facenti parte della rete elettrica di trasmissione nazionale, con tensione nominale superiore a 100 kV e con tracciato di lunghezza superiore a 3 km.
-Impianti di smaltimento e recupero di rifiuti pericolosi, mediante operazioni di cui all'allegato B, lettere D2, D8 e da D13 a D15, ed all'allegato C, lettere da R2 a R9, della parte quarta del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152.
-Impianti di smaltimento e recupero di rifiuti non pericolosi, con capacita' complessiva superiore a 10 t/giorno, mediante operazioni di cui all'allegato C, lettere da R1 a R9, della parte quarta del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152.
Industria energetica ed estrattiva
-impianti termici per la produzione di energia elettrica, vapore e acqua calda con potenza termica complessiva superiore a 50 MW;
-attività di ricerca sulla terraferma delle sostanze minerali di miniera di cui all'art. 2, comma 2, del regio decreto 29 luglio 1927, n. 1443, ivi comprese le risorse geotermiche con esclusione degli impianti geotermici pilota di cui all'articolo 1, comma 3-bis, del decreto legislativo 11 febbraio 2010, n. 22, e successive modificazioni, incluse le relative attività minerarie;
-impianti industriali non termici per la produzione di energia, vapore ed acqua calda con potenza complessiva superiore a 1 MW;
-impianti industriali per il trasporto del gas, vapore e dell'acqua calda, che alimentano condotte con una lunghezza complessiva superiore ai 20 km;
-impianti eolici per la produzione di energia elettrica sulla terraferma con potenza complessiva superiore a 1 MW;
-installazioni di oleodotti e gasdotti e condutture per il trasporto di flussi di CO2 ai fini dello stoccaggio geologico superiori a 20 km;
-estrazione di sostanze minerali di miniera di cui all'art. 2, comma 2, del regio decreto 29 luglio 1927, n. 1443, mediante dragaggio marino e fluviale;
-agglomerazione industriale di carbon fossile e lignite;
-impianti di superficie dell'industria di estrazione di carbon fossile e di minerali metallici nonche' di scisti bituminose;
-impianti per la produzione di energia idroelettrica con potenza nominale di concessione superiore a 100 kW e, per i soli impianti idroelettrici che rientrano nella casistica di cui all'articolo 166 del presente decreto ed all'articolo 4, punto 3.b, lettera i), del decreto del Ministro dello sviluppo economico in data 6 luglio 2012, pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 159 del 2012, con potenza nominale di concessione superiore a 250 kW;
-impianti di gassificazione e liquefazione del carbone;
-impianti per la cattura di flussi di CO2 provenienti da impianti che non rientrano negli allegati II e III al presente decreto ai fini dello stoccaggio geologico a norma del decreto legislativo di recepimento della direttiva 2009/31/CE in materia di stoccaggio geologico di biossido di carbonio.
-Rilievi geofisici attraverso l'uso della tecnica airgun;
-Rilievi geofisici attraverso l'uso di esplosivo;
-Coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi, sulla terraferma e in mare, per un quantitativo estratto inferiore a 500 tonnellate al giorno per il petrolio e a 500.000 mc al giorno per il gas;
-Impianti per la cattura di flussi di CO2 provenienti da impianti che rientrano nell'allegato III (NOTA: impianti che fanno la V.I.A. di competenza regionale);
Lavorazione dei metalli e dei prodotti minerali
-impianti di arrostimento o sinterizzazione di minerali metalliferi che superino 5.000 m2 di superficie impegnata o 50.000 m3 di volume;
-impianti di produzione di ghisa o acciaio (fusione primaria o secondaria) compresa la relativa colata continua di capacita' superiore a 2,5 tonnellate all'ora;
-impianti destinati alla trasformazione di metalli ferrosi mediante:
a)laminazione a caldo con capacita' superiore a 20 tonnellate di acciaio grezzo all'ora,
b)forgiatura con magli la cui energia di impatto supera 50 kJ per maglio e allorche' la potenza calorifera e' superiore a 20 MW;
c)applicazione di strati protettivi di metallo fuso con una capacita' di trattamento superiore a 2 tonnellate di acciaio grezzo all'ora;
-fonderie di metalli ferrosi con una capacita' di produzione superiore a 20 tonnellate al giorno;
-impianti di fusione e lega di metalli non ferrosi, compresi i prodotti di recupero (affinazione, formatura in fonderia) con una capacita' di fusione superiore a 10 tonnellate per il piombo e il cadmio o a 50 tonnellate per tutti gli altri metalli al giorno;
-impianti per il trattamento di superficie di metalli e materie plastiche mediante processi elettrolitici o chimici qualora le vasche destinate al trattamento abbiano un volume superiore a 30m3 ;
-impianti di costruzione e montaggio di auto e motoveicoli e costruzione dei relativi motori; impianti per la costruzione e riparazione di aeromobili; costruzione di materiale ferroviario e rotabile che superino 10.000 m2 di superficie impegnata o 50.000 m3 di volume;
-cantieri navali di superficie complessiva superiore a 2 ettari;
-imbutitura di fondo con esplosivi che superino 5.000 m2 di superficie impegnata o 50.000 m3 di volume;
-cokerie (distillazione a secco di carbone);
-fabbricazione di prodotti ceramici mediante cottura, in particolare tegole, mattoni, mattoni refrattari, piastrelle, gres o porcellane, con capacita' di produzione di oltre 75 tonnellate al giorno e/o con capacita' di forno superiore a 4 metri cubi e con densità di colata per forno superiore a 300 kg al metro cubo;
-impianti per la fusione di sostanze minerali, compresi quelli destinati alla produzione di fibre minerali, con capacita' di fusione di oltre 20 tonnellate al giorno;
-impianti per la produzione di vetro compresi quelli destinati alla produzione di fibre di vetro, con capacita' di fusione di oltre 20 tonnellate al giorno;
-impianti destinati alla produzione di clinker (cemento) in forni rotativi la cui capacita' di produzione supera 500 tonnellate al giorno oppure di calce viva in forni rotativi la cui capacita' di produzione supera 50 tonnellate al giorno, o in altri tipi di forni aventi una capacita' di produzione di oltre 50 tonnellate al giorno.
Industria dei prodotti alimentari
-impianti per il trattamento e la trasformazione di materie prime animali (diverse dal latte) con una capacita' di produzione di prodotti finiti di oltre 75 tonnellate al giorno;
-impianti per il trattamento e la trasformazione di materie prime vegetali con una capacita' di produzione di prodotti finiti di oltre 300 tonnellate al giorno su base trimestrale;
-impianti per la fabbricazione di prodotti lattiero-caseari con capacita' di lavorazione superiore a 200 tonnellate al giorno su base annua;
-impianti per la produzione di birra o malto con capacita' di produzione superiore a 500.000 hl/anno;
-impianti per la produzione di dolciumi e sciroppi che superino 50.000 m3 di volume;
-macelli aventi una capacita' di produzione di carcasse superiori a 50 tonnellate al giorno e impianti per l'eliminazione o il recupero di carcasse e di residui di animali con una capacita' di trattamento di oltre 10 tonnellate al giorno;
-impianti per la produzione di farina di pesce o di olio di pesce con capacita' di lavorazione superiore a 50.000 q/anno di prodotto lavorato;
-molitura dei cereali, industria dei prodotti amidacei, industria dei prodotti alimentari per zootecnia che superino 5.000 m2 di superficie impegnata o 50.000 m3 di volume;
-zuccherifici, impianti per la produzione di lieviti con capacita' di produzione o raffinazione superiore a 10.000 t/giorno di barbabietole.
Agricoltura
-cambiamento di uso di aree non coltivate, semi-naturali o naturali per la loro coltivazione agraria intensiva con una superficie superiore a 10 ettari;
-iniziale forestazione di una superficie superiore a 20 ettari; deforestazione allo scopo di conversione di altri usi del suolo di una superficie superiore a 5 ettari;
-impianti per l'allevamento intensivo di animali il cui numero complessivo di capi sia maggiore di quello derivante dal seguente rapporto: 40 quintali di peso vivo di animali per ettaro di terreno funzionalmente asservito all'allevamento. Sono comunque esclusi, indifferentemente dalla localizzazione, gli allevamenti con numero di animali inferiore o uguale a: 1.000 avicoli, 800 cunicoli, 120 posti per suini da produzione (di oltre 30 kg) o 45 posti per scrofe, 300 ovicaprini, 50 posti bovini;
-progetti di gestione delle risorse idriche per l'agricoltura, compresi i progetti di irrigazione e di drenaggio delle terre, per una superficie superiore ai 300 ettari;
-impianti di piscicoltura intensiva per superficie complessiva oltre i 5 ettari;
-progetti di ricomposizione fondiaria che interessano una superficie superiore a 200 ettari. 
Industria dei tessili, del cuoio, del legno della carta
-impianti di fabbricazione di pannelli di fibre, pannelli di particelle e compensati, di capacita' superiore alle 50.000 t/anno di materie lavorate;
-impianti per la produzione e la lavorazione di cellulosa, fabbricazione di carta e cartoni di capacita' superiore a 50 tonnellate al giorno;
-impianti per il pretrattamento (operazioni quali il lavaggio, l'imbianchimento, la mercerizzazione) o la tintura di fibre, di tessili, di lana la cui capacita' di trattamento supera le 10 tonnellate al giorno;
-impianti per la concia del cuoio e del pellame qualora la capacita' superi le 3 tonnellate di prodotto finito al giorno.
Industria della gomma e delle materie plastiche
-fabbricazione e trattamento di prodotti a base di elastomeri con almeno 25.000 tonnellate/anno di materie prime lavorate.
Altri progetti
-villaggi turistici di superficie superiore a 5 ettari, centri residenziali turistici ed esercizi alberghieri con oltre 300 posti-letto o volume edificato superiore a 25.000 m3 o che occupano una superficie superiore ai 20 ettari, esclusi quelli ricadenti all'interno di centri abitati;
-piste permanenti per corse e prove di automobili, motociclette ed altri veicoli a motore;
-centri di raccolta, stoccaggio e rottamazione di rottami di ferro, autoveicoli e simili con superficie superiore a 1 ettaro;
-banchi di prova per motori, turbine, reattori quando l'area impegnata supera i 500m2 ;
-fabbricazione di fibre minerali artificiali che superino 5.000 m2 di superficie impegnata o 50.000 m3 di volume;
-fabbricazione, condizionamento, carico o messa in cartucce di esplosivi con almeno 25.000 tonnellate/anno di materie prime lavorate;
-Stoccaggio di petrolio, prodotti petroliferi, petrolchimici e chimici pericolosi, a sensi della legge 29 maggio 1974, n. 256, e successive modificazioni, con capacita' complessiva superiore a 1.000 m3 ;
-recupero di suoli dal mare per una superficie che superi i 10 ettari;
-cave e torbiere;
-trattamento di prodotti intermedi e fabbricazione di prodotti chimici per una capacita' superiore a 10.000 t/anno di materie prime lavorate;
-produzione di pesticidi, prodotti farmaceutici, pitture e vernici, elastomeri e perossidi, per insediamenti produttivi di capacità superiore alle 10.000 t/anno in materie prime lavorate;
-depositi di fanghi, compresi quelli provenienti dagli impianti di trattamento delle acque reflue urbane, con capacità superiore a 10.000 metri cubi;
-impianti per il recupero o la distruzione di sostanze esplosive;
-stabilimenti di squartamento con capacita' di produzione superiore a 50 tonnellate al giorno;
-terreni da campeggio e caravaning a carattere permanente con capacita' superiore a 300 posti roulotte caravan o di superficie superiore a 5 ettari;
-parchi tematici di superficie superiore a 5 ettari;
-progetti di cui all'allegato III, che servono esclusivamente o essenzialmente per lo sviluppo ed il collaudo di nuovi metodi o prodotti e che non sono utilizzati per più di due anni.
-modifiche o estensioni di progetti di cui all'allegato III o all'allegato IV già autorizzati, realizzati o in fase di realizzazione, che possono avere notevoli ripercussioni negative sull'ambiente