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mercoledì 13 dicembre 2017

AEROPORTO: Asini o capre (l’imbarazzo della scelta)

Leggendo le roboanti dichiarazioni dei più autorevoli rappresentanti delle istituzioni, delle imprese e dell’informazione sul definitivo pronunciamento della Commissione VIA del Ministro dell’Ambiente in merito all’aeroporto di Firenze devo – con rammarico, ma anche con grande rabbia – constatare che molti di essi continuano a considerare gli italiani un popolo di beoti, fessi e creduloni a cui raccontare qualsiasi favola.Ritenendo la misura oramai colma, e la pazienza finita, e (mi sia passato il termine) non essendo più disposto a farmi prendere per il culo da questi signori, provo, con una metafora, a spiegare come stanno veramente le cose.
C’è un ragazzo che a scuola è proprio un asino, si potrebbe dire anche una capra. Ai pessimi risultati acquisiti durante l’anno scolastico, dove non riesce a produrre niente di buono, si aggiungono le ovvie conclusioni con pagelle che rimandano il giovane ad ottobre in molte materie e tutte con un bel quattro come voto. La famiglia, riunita a fine anno scolastico in trepidante attesa dopo mesi di incertezze per conoscere la sorte occorsa al proprio pargolo, alla notizia di un così commendevole risultato si lancia in scomposte esultanze ed in festeggiamenti di tale vigore da essere percepiti non solo dai vicini di casa, ma addirittura dagli abitanti dell’intero quartiere dove il “genio” risiede. La particolarità è nel fatto che chi frequenta quella famiglia partecipa con altrettanto entusiasmo alla festa, evitando di porsi interrogativi sul senso di tale felicità (le male lingue dicono che lo fanno per piaggeria, perché si tratta di una famiglia importante), mentre molti altri (quelli che a scuola ci vanno, e sanno bene che cosa vuole dire studiare, applicarsi, approfondire , e come effettivamente devono essere considerati tali risultati) rimangono quantomeno perplessi nel sentire tutti quegli evviva ed alleluia per una pagella di tale caratura, e si interrogano su come andrà a finire la storia.
Quelli che oggi esultano per lo splendido risultato ottenuto con la pronuncia di VIA positiva con 142 prescrizioni sull’aeroporto di Firenze (e sono tanti ed importanti), e che considerano la cosa come la risposta del bene (il progresso) sul male (quei beoti e fessi del rospo smeraldino, citato da tal Gabriele Toccafondi), sono i genitori e gli amici dell’asino o se volete della capra di cui sopra. L’entusiasmo dimostrato (ed ampiamente descritto da tutti i giornali) per tale conclusione è il più ridicolo, imbarazzante, squalificante e purtroppo deprimente spettacolo visto ultimamente.
L’ignoranza, la superficialità, e per certi versi anche la malafede dimostrate da dichiarazioni quali “lavorando seriamente si ottengono risultati concreti”, con cui il Sindaco di Prato esulta per le 142 prescrizioni, mi impongono di chiedere a Biffoni quale serietà potrà mai essere dimostrata presentando progetti abborracciati, avviati con procedure palesemente illegittime, tenuti insieme non da serie elaborazioni di carattere scientifico (tant’è le 142 prescrizioni) ma da intese di sistema. Chiedo al Sindaco anche se pensa che si possa, invece, pretendere di meglio, alla stregua di quanto avviene normalmente in altri paesi di quell’Europa cui ci vantiamo di appartenere, perché il sottoscritto li conosce bene certi progetti di altri paesi, avendo partecipato, a suo tempo, proprio ad incontri con omologhi francesi, austriaci, tedeschi e danesi, aventi per oggetto la progettazione di opere pubbliche sottoposte a VIA.
Per compassione faccio a meno di spiegare la distanza esistente tra noi e gli altri in merito all’approccio culturale alla materia e all’interpretazione del ruolo della pubblica amministrazione quale garante degli interessi della collettività.
Così come la seguente giustificazione: “Siamo contenti che la commissione confermi integralmente l’intero quadro prescrittivo e che ritenga le intere integrazioni fornite da ENAC tali da non variare il giudizio di compatibilità già espresso”, con cui il Presidente di Toscana Aeroporti commenta la conclusione della procedura di VIA mi offende, e penso possa offendere anche molti altri, laddove pensando di avere a che fare con una massa di creduloni ignoranti si azzarda a raccontarci che il tempo trascorso dal dicembre 2016 ad oggi non è tempo perso ma tempo utile, impegnato al servizio della Commissione per aiutarla nel suo gravoso compito, tant’è che il proponente ha inteso, di sua sponte, presentare gravose e costose integrazioni che sono fondamentalmente servite per rafforzare proprio quanto già stabilito l’anno prima.
Ridicole dichiarazioni; sappiamo bene che l’anno trascorso è servito solo per cercare di modificare le già definite 142 prescrizioni non gradite dal proponente, e per farlo si è adoperato ogni mezzo possibile, fino alla emanazione di un decreto ad hoc, già impugnato perché ritenuto incostituzionale. Ma tale era e rimane la superficialità e l’assurdità di questo progetto che poi, nel tentativo di cambiare tutto, la cosa migliore è stata non cambiare niente.
Concludo azzardando una tesi: sfido chiunque a trovare, negli istituti di Pianificazione territoriale di una delle tante Facoltà di architettura presenti in Italia, un Professore che abbia il coraggio di insegnare ai propri allievi come si programma il futuro di una collettività portando ad esempio il modello con cui a Firenze e nella piana fiorentina si sono decise e, in parte realizzate, le tante strutture ed infrastrutture di cui ancora si discute. Nella Firenze bottegaia tutto si fa calcolando: un tanto al chilo.
Fabio Zita, architetto
Ex Membro del Nucleo Regionale Toscano di VIA
Ex Membro della Commissione Nazionale di VIA