VALORIZZARE DIFENDERE SALVAGUARDARE LA VAL DI SIEVE

L' Associazione Valdisieve persegue le finalità di tutelare l'ambiente, il paesaggio, la salute, i beni culturali, il corretto assetto urbanistico, la qualità della vita e la preservazione dei luoghi da ogni forma d'inquinamento, nell'ambito territoriale dei comuni della Valdisieve e limitrofi.

giovedì 5 febbraio 2015

Piano Paesaggistico

Al Presidente della Regione Toscana, ENRICO ROSSI
Alla Commissione Territorio e Ambiente della Regione Toscana
P.C.
Al Presidente del Consiglio Regione Toscana, ALBERTO MONACI
Agli Assessori:
- all'ambiente, ANNARITA BRAMERINI
- all’Urbanistica, Pianificazione del Territorio, ANNA MARSON
- alle Infrastrutture mobilità, logistica, viabilità, trasporti con delega per le Cave, Vincenzo Ceccarelli
- Al Sottosegretario di Stato al Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, Ilaria Borletti Buitoni
Caro Presidente.
Care e Cari Commissari.
Il Piano Paesaggistico sta giungendo al termine del proprio lungo iter.
Abbiamo seguito, con i comitati, l'evoluzione di questo rilevantissimo atto normativo, le nostre valutazioni le abbiamo espresse e documentate negli incontri con il Presidente Rossi e con alcuni membri della Giunta.
L'esame del Consiglio rappresenta ora l'ultimo vaglio.
Ci sembra quindi utile comunicare a tutti gli attori quanto segue, nella certezza che questo contributo critico potrà stimolare una attenta valutazione del Piano.
Distinti saluti
Il Presidente
Mauro Chessa 

Considerazioni sul PIT dopo le osservazioni e le controdeduzioni della Giunta
Regionale a proposito della disciplina relativa alle Alpi Apuane
La nuova legge regionale per il governo del territorio (LR 65/2014) agli artt. 113 e 114 e il PIANO PAESAGGISTICO (PIT-PP), adottato nel luglio 2014 e ora portato con osservazioni e controdeduzioni all’approvazione del Consiglio regionale, contengono alcune prescrizioni che possono – se correttamente applicate – avviare una prima forma di tutela delle Apuane, che attualmente manca del tutto. Ricordiamo che l’obiettivo della tutela paesaggistica – presupposto di qualsiasi progetto di sviluppo economico e sociale di questo territorio – era stato fortemente sostenuto in occasione del convegno Le Alpi Apuane: un patrimonio unico e di tutti, tenuto a Firenze lo scorso 8 novembre.
L’approvazione del PIT-PP è perciò auspicabile, urgente e necessaria, sebbene il piano presenti tuttora punti di debolezza da migliorare per rendere più efficace la nuova disciplina paesaggistica, punti che potrebbero essere discussi ed emendati in Consiglio Regionale nella fase di approvazione. Rivolgiamo quindi un appello ai consiglieri perché si impegnino a confermare e piuttosto a perfezionare la disciplina del piano, richiamando l’attenzione sui seguenti punti:
 
1. È nominalmente rimasta la possibilità di riaprire le cave dismesse da non più di venti anni a quote superiori a 1200 m, che saranno sottoposte a verifica di compatibilità paesaggistica; tuttavia, il divieto di interessare le vette e i crinali, ora identificati in un apposito elaborato cartografico (cfr. Allegato 5 – Schede dei Bacini estrattivi delle Alpi Apuane, Quadro d’unione, Cartografia ricognitiva delle vette e dei crinali delle Alpi Apuane), sembra scongiurare tale eventualità. Per rafforzare questo vincolo si propone che nella disciplina e nello strumento cartografico sia specificato lo “spessore” di protezione dei crinali – sia in senso planimetrico che altimetrico - per evitare che l’escavazione avvenga, magari legalmente, a ridosso delle quote più alte. Va segnalato che la carta citata riporta oltre al crinale principale delle Apuane anche il reticolo dei crinali che possono essere considerati secondari dal punto di vista idrografico, ma che sono molto importanti dal punto di vista dell’impatto paesaggistico. In ogni caso anche i bacini di cava che interessano aree superiori ai 1200 m, comprese fra i beni paesaggistici ex-lege, dovranno essere disciplinati secondo le procedure previste per i Piani attuativi di cui al punto successivo.
 
2. Le sorti dei bacini estrattivi sono affidate ai “Piani attuativi di bacino” (PIT-PP, art. 20); a questi piani, ventuno in tutto, sono ricondotte le attività di estrazione del marmo e quelle di ricognizione e tutela delle risorse paesaggistiche e testimoniali presenti nel bacino. Il consueto concetto di “sostenibilità” – come capacità di riproduzione di una risorsa nel tempo – in questo caso non può essere applicato. Nella disciplina del Piano (art.20 comma d) si legge “Per quantità sostenibili sotto il profilo paesaggistico si intendono quelle che, nel rispetto del dimensionamento massimo definito dalla normativa di settore, salvaguardando le Alpi Apuane in quanto paesaggio naturale e antropico unico e non riproducibile, consentono il sostegno economico alla popolazione locale attraverso lavorazioni di qualità in filiera corta del materiale lapideo ornamentale estratto”. Il riferimento alla “normativa di settore” rinvia al Piano regionale delle attività estrattive, attualmente in discussione: in quella sede dovrà essere verificata la corrispondenza fra le quantità di marmo estraibili e i criteri suesposti. Una mozione in proposito potrebbe esplicitamente richiamare la necessità di garantire la coerenza fra i due strumenti pianificatori.
 
3. Il “Piano attuativo di bacino” (PADB) può essere di iniziativa pubblica ma anche privata: tuttavia per evitare che gli operatori privati possano innalzare a piacimento i limiti della “sostenibilità” è necessario che le procedure di attivazione dei piani attuativi di bacino, contenute negli artt. 113 e 114 della LR 65/2014, ne garantiscano in ogni caso il controllo pubblico. Nel comma 4 dell’art.114 della LR 65/2014 sono specificate tali procedure che per essere efficaci devono essere sottoposte a conferenza di servizi con parere vincolante della Regione. E', inoltre, necessario garantire la massima trasparenza, soprattutto se verranno introdotte anche in questo caso le opportunità partecipative previste dalla LR 65/2014, nelle forme più adeguate alla effettiva possibilità di verifica e di controllo. Un piano che riguarda un patrimonio paesaggistico “unico e non riproducibile” deve infatti prevedere forme strutturate e coerenti di partecipazione degli abitanti; sarebbe, altrimenti, in contraddizione con i principi della Convenzione europea del paesaggio, diventata legge dello Stato.
 
4. Si rileva, infine, che l’adeguamento quanto più coerente possibile della normativa per le Alpi Apuane non può prescindere dal fatto che il processo di co-pianificazione fra Regione e Ministero dei beni culturali (Mibact), che è stato portato avanti in tutta la fase di elaborazione del PIT-PP, avrà alla fine anche l’effetto di garantire in tutti i comuni della Toscana l’auspicata semplificazione delle procedure relative agli interventi edilizi nelle aree sottoposte a vincolo paesaggistico: una serie di interventi minori (cfr. allegato 8B.1.a), in quanto volti alla riqualificazione dell’edificato esistente, non necessiteranno dell’autorizzazione da parte della Soprintendenza; i comuni interessati non sono pochi (fra gli altri Prato, Scandicci, Calenzano, Capraia e Limite, Montelupo, Massarosa, Chiusi: cfr. allegato H). Sarebbe molto negativo se questo risultato venisse messo in crisi solo perché alcuni Comuni, sollecitati da imprese private, continuano a opporsi a qualsiasi forma di regolazione e disciplina delle attività di cava, rendendo così impossibile l'approvazione del Piano da parte del Mibact e facendo cadere, così, i dispositivi di semplificazione.

Riteniamo infine che anche in questo caso vada sostenuto con forza un approccio che consente di snellire per quanto possibile le procedure che interessano i tanti piccoli progetti che riguardano la stragrande maggioranza della popolazione toscana, per dedicare invece la massima attenzione a quelle grandi operazioni che comportano davvero consumo di suolo e ferite nel paesaggio: che sono proprio quelle più favorite dal vuoto di regole che caratterizza la situazione attuale.

28 gennaio 2015.