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martedì 21 maggio 2013

Sel sulle proposte del Presidente della Regione Enrico Rossi

ScreenHunter_01 May. 21 01.05Vogliamo fatti concreti le parole non bastano più

Il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, a conclusione del convegno sulla gestione dei rifiuti in Toscana, tenutosi a Capannori sabato 18 maggio, a cui ha partecipato anche l’Assessore regionale all’ambiente Anna Rita Bramerini, ha espresso la volontà di fare della Toscana una regione europea all'avanguardia, di promuovere a livello locale buone pratiche e sostenere una legge nazionale di iniziativa locale per ridurre la produzione di rifiuti e di costruire, attraverso un confronto con  i territori, il nuovo Piano regionale di gestione dei rifiuti. 

Impegni importanti e condivisibili, di cui purtroppo, non si vede traccia nelle scelte concrete di politica amministrativa della Regione. Mi sarei aspettato che dicesse, in coerenza con quanto affermato, che per procedere su questa strada, è necessario riscrivere quasi completamente i tre Piani di Ambito in discussione, di cui uno, quello della Toscana Centro, già approvato e gli altri due in discussione. Questi Piani sono nati vecchi, procedono ancora in direzione contraria  alle direttive europee e addirittura alle leggi italiane, sono costruiti con previsioni di crescita dei rifiuti esagerate non supportate da nessun riscontro oggettivo ed analisi scientifica, prevedono investimenti per diverse centinaia di milioni ancora in nuovi inceneritori,  dimensionano il fabbisogno impiantistico  al 2020 senza prendere in considerazione  nessuna azione di prevenzione e riduzione dei rifiuti che per le Direttive europee rappresentano una priorità oltre che un obbligo per la Legge italiana.  

Sbagliata e inaccettabile la proposta del Presidente di spostare in modo del tutto arbitrario ed illegittimo, l’obiettivo del 65% di raccolta differenziata al 2020 prevista dalla legge italiana al 31 dicembre 2012. I tantissimi comuni che sono passati dal conferimento stradale in forma anonima  alla raccolta differenziata domiciliare “porta a porta” hanno raggiunto percentuali superiori al 65% in pochi mesi, quindi a livello regionale, considerando l’arretratezza culturale e la pigrizia di una buona parte di amministratori locali, le inevitabili resistenze, è del tutto realistico e possibile raggiungere, con un po’ di volontà politica, questo obiettivo nel giro di due anni al massimo. 

Di parole ne abbiamo sentite tante in questi anni, anche di buone intenzioni, ma adesso servono fatti concreti. Per dimostrare che la regione Toscana vuole cambiare direzione di marcia, c’è bisogno di un Piano regionale innovativo che si differenzi sostanzialmente dalla vecchia logica di cui sono prigionieri gli attuali Piani interprovinciali. Se la Toscana vuole cambiare politica è necessario iniziare subito il percorso di transizione dal vecchio al nuovo sistema, e, lungo questo percorso, le  tecnologie tradizionali  per lo smaltimento, (discariche ed inceneritori) saranno  destinate ad assumere un ruolo secondario e sempre più marginale, mentre, acquisteranno centralità, le buone pratiche operative,  le azioni di  separazione e differenziazione, di recupero e riciclaggio e di conseguenza si svilupperà e si consoliderà   un’impiantistica di valorizzazione delle materie prime seconde recuperate e una filiera industriale del riciclaggio strettamente legata e connessa con il mondo scientifico della ricerca e dell’innovazione per poter aprire nuove opportunità e possibilità di riciclaggio e di riutilizzo della materia recuperata.  

Infine, una annotazione politica a margine del convegno che si è tenuto proprio ad una settimana dalle dimissioni dell’assessore all’ambiente Alessio Ciacci e dell’Assessore Leana Quilici. La maggioranza che iniziò nel 2004 la rivoluzione del sistema di gestione dei rifiuti e che nel corso degli anni ha promosso pratiche ambientali che hanno fatto di Capannori un punto di riferimento nazionale, non esiste più,  non c’è più traccia di sinistra dentro la Giunta PD che tace  come se niente fosse successo.  Quella sinistra che è stata la madre di queste politiche è stata costretta alla porta. Mi sarei aspettato, non dal Sindaco, ma per esempio da Rossano Ercolini che almeno alla fine del suo condivisibile e positivo intervento, esprimesse un briciolo di solidarietà e vicinanza a Ciacci e a quella sinistra, che grazie alle buone pratiche realizzate aprì la strada alla strategia rifiuti zero, attraverso l’adesione di Capannori, nel febbraio 2007, primo comune in Italia. Un scelta che sicuramente ha costituito le premesse per rompere l’isolamento, uscire dal minoritarismo e dare una dimensione nazionale ed internazionale,  al movimento rifiuti zero.

Eugenio Baronti Coordinatore Laboratorio rifiuti Forum Ambiente nazionale SEL