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martedì 20 novembre 2018

C'è del marcio negli inceneritori in Danimarca

Inceneritore con pista da sci
L'uscita del vice-ministro Salvini che, a sorpresa, 
fuori dal contratto con i 5 Stelle, ha rilanciato il 
salvifico ruolo dei termovalorizzatori per far 
sparire i roghi di rifiuti bruciati all'aperto in 
Campania e le decine di incendi, più o meno 
dolosi, di magazzini pieni di scarti differenziati, 
ha seguito una studiata tempistica.
Nei prossimi giorni a Copenhagen si inaugurerà un inceneritore con recupero 
energetico, di ultimissima generazione, la cui sicurezza è sottolineata dalla 
possibilità di sciarci sopra.

E il ministro multi-ruolo ha già annunciato che ci andrà, sci in spalla e in divisa 
da sciatore.
Dubitiamo che i selfie che il suo staff per la propaganda diffonderanno, per 
la gioia dei fan del capitano, ci faranno ammirare  il panorama intorno, che 
è quello che potete vedere nella foto che segue: in primo piano gli sciatori 
felici, sullo sfondo una selva di camini.

Il panorama ad ovest dell'inceneritore con pista da sci
Il fatto è che siamo sull'isola di Amager, a quasi due chilometri di distanza dalla Sirenetta e a quattro chilometri dal centro della città, isola da sempre utilizzata per scopi industriali e che ospita anche l'aeroporto internazionale.
Isola di Amager. Il cerchio rosso localizza i depositi di ceneri.
Se poi lo staff del primo ministro mandasse un drone ad esplorare i dintorni 
(il cerchio rosso nella foto sopra) potremmo ammirare quest'altro panorama: 
i grandi depositi di ceneri prodotte dalla combustione dei rifiuti, da sempre 
usate dai danesi per riempire il fondo delle loro autostrade.

Depositi di ceneri prodotte dagli inceneritori di Copenhagen



Il nuovo inceneritore, nelle inedite vesti di parco dei divertimenti, brucerà 325.000 tonnellate anno di scarti prodotti dai danesi, ma, per le leggi della chimica, questa massa non sarà trasformata tutta in energia e l'inceneritore produrrà un bel pò di rifiuti: 66.500 tonnellate di cenere pesanti e 6.500 tonnellate di ceneri leggere e quest'ultime, prodotte dai sistemi di filtrazione dell'aria, sono inevitabilmente cariche di sostanze pericolose e quindi, a tutti gli effetti, sono rifiuti tossici da smaltire con molta attenzione e con elevati costi.
Trasformare rifiuti urbani, al massimo puzzolenti, in rifiuti tossici a me 
non sembra una grande furbata.
A riguardo, posso fornire qualche dato sui nostri inceneritori, pardon, 
"termovalorizzatori": in media in un chilo di ceneri pesanti prodotte 
dai nostri impianti si trovano 34 nanogrammi di diossine, in un chilo
di ceneri leggere, i nanogrammi di diossine salgono a , 311.
Per la cronaca, in un chilo di rifiuti nostrani inceneriti si trovano, in media, 
2 nanogrammi di diossine. 
Lascio ai miei lettori la valutazione di quanto sia furba la scelta di 
privilegiare la "termovalorizzazione" al riciclo.
E ritorniamo al termovalorizzatore con pista da sci: quanto gli costa?
Questa meraviglia ha richiesto 520 milioni di euro, a cui si devono 
aggiungere i costi di esercizio, di manutenzione e quelli per la inertizzazione 
e lo smaltimento delle ceneri. 
Una bella cifra. che i danesi dovranno pagare producendo tutti i 
rifiuti che servono ad alimentare l'impianto e questo per almeno 
25 anni, quanti ne servono per ammortizzare l'investimento.
Con queste scelte, 27 inceneritori in funzione, i cittadini di 
Copenhagen e tutti i Danesi  possono dare 
un addio a serie politiche di riduzione dei rifiuti e di riciclo.

Ed è proprio cosi: un danese produce ogni anno 788 chili di 
scarti urbani, di cui il 54% è incenerito e il 42% riciclato, un vero record europeo.

Produzione e trattamenti di scarti urbani (2015)
nei paesi membri dell'Unione Europea 
 
Noi italiani, con tutti 
i nostri difetti, di scarti 
ne produciamo quasi la 
metà (488 chili),  di cui 
ricicliamo il 47,5% 
( meglio dei danesi) 
e se i 5 Stelle al governo 
riuscissero a realizzare 
quanto previsto nel contratto, 
ovvero estendere a tutto 
il paese il sistema di raccolta 
"porta a porta " adottato 
nel Trevigiano, con oltre il 65% di raccolta differenziata, potremmo certamente 
chiudere tutte le discariche e dare un addio ai termovalorizzatori nostrani.

Per la cronaca è quello che ha deciso di fare la regione Liguria, a guida forza 
Italia e Lega: nessun inceneritore, bocciati per i costi eccessivi, differenziata 
al 65% con il porta a porta, produzione di metano da immettere in rete dalle frazioni 
organiche, massimo recupero di materiali da usare in nuove produzioni. 
E questa scelta la possiamo fare proprio grazie al fatto che una decina di 
anni fa abbiamo bloccato un inceneritore ( anche lui su modello danese) 
sotto la Lanterna ( il faro simbolo della citta) e anche 
perchè la grande discarica di Scarpino, alle spalle della città, finalmente 
Sima messa in regola e non potrà più ricevere gli scarti indifferenziati.

Se poi anche Salvini, che ama gli italiani, volesse abolire l'anomalia 
tutta nazionale, di aver fatto diventare per legge i nostri scarti una 
fonte di energia rinnovabile, gliene saremmo grati.

Questa norma, che la solita anonima manina ha introdotto quando
 abbiamo recepito una norma europea per incentivare le energie 
rinnovabili, ci costa 300 milioni di euro all'anno, tanto vale il 
regalo fatto ai gestori degli inceneritori nostrani.

Sono soldi pagati, a loro insaputa, da tutti gli italiani con la 
bolletta della luce, nella voce A3 delle tasse a carico.

Andate a controllare, per avere un'idea di quanto vi costa 
mantenere una cinquantina di "termovalorizzatori".

Pensateci, quando tra qualche giorno vedrete Salvini in trasferta 
sciistica in Danimarca.

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