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lunedì 8 febbraio 2016

Inchinati agli inceneritori, anche a costo della salute

IL FATTO QUOTIDIANO
Lunedì 1 Febbraio 2016
Inchinati agli inceneritori, anche a costo della salute

Tre aspetti da conoscere

Chi è Benedetto Terracini, classe 1931, già Professore Ordinario all'Università di Torino, è un epidemiologo e biostatico, tra i primi che notò l’epidemia di tumori da amianto in Italia, ed è anche tra i protagonisti del processo Eternit in corso a Torino

CHE COSA SONO
Gli inceneritori o termodistruttori sono impianti di smaltimento di rifiuti che bruciandoli ne riducono il peso ed il volume.

COSA PRODUCONO
Le sostanze chimiche emesse comprendono a seconda di cosa brucia: composti organici del cloro, idrocarburi policiclici aromatici, composti organici volatili, piombo, cadmio e mercurio, acido cloridrico, ossidi di azoto, ossidi di zolfo ed ossidi di carbonio.

CARATTERISTICHE INQUINANTI
Molti composti emessi sono persistenti, resistenti alla degradazione, si accumulano nei tessuti degli animali viventi trasferendosi da un organismo all'altro, in quanto sostanze che per inalazione, ingestione o penetrazione cutanea possono comportare patologie acute o croniche.

Storie di inceneritori, della paura dei vicini di casa di ammalarsi e di uno scienziato di fama internazionale chiamato dalle autorità politiche a certificare l'assenza di rischi per la salute dei lavoratori degli impianti e dei residenti nei paraggi. Storie che si ripetono e in cui il professor Benedetto Terracini assume puntualmente il ruolo del guastafeste che ci dà da pensare. Anche oggi: "La mia preoccupazione, di fronte al progetto di altri 8 inceneritori, è che si assicuri una politica di prevenzione, aumentando la raccolta differenziata dei rifiuti e utilizzando quegli impianti il minimo indispensabile. Non ne conosciamo ancora gli effetti sulla salute".
EMILIA-ROMAGNA, 2011: il rapporto sull'impatto delle emissioni di sostanze provocate dal funzionamento degli inceneritori della regione fa emergere un'accentuazione delle nascite prima del termine nelle partorienti che vivevano nelle zone più prossime.
L'attività di monitoraggio della salute rileva anche casi di linfomi intorno al solo impianto di Modena in misura superiore al territorio nazionale.
Per il resto tutto bene e i vertici della Regione si concentrarono subito su quel resto. 
Fu diffuso un comunicato che ridimensionava le criticità e non citava i linfomi nell'annunciare la conferenza stampa cui, accanto ai vari assessori, avrebbe dovuto prender parte il presidente del comitato scientifico, cioè il professor Terracini. “Mi presentai in quella sala e chiesi che venisse revocato il comunicato. Ne spiegai i motivi. Gli assessori regionali di Sanità e Ambiente impallidirono e mi tolsero il saluto”. Proseguì l'attività di biomonitoraggio? “Vennero programmati nuovi accertamenti, ma non mi chiesero di occuparmene.
Potevo capirlo: avevo compiuto 80 anni. "L'anno dopo Terracini viene invitato dalla fu Provincia di Torino a far parte del comitato scientifico incaricato di sovraintendere al programma di monitoraggio della salute dei lavoratori del nuovo termovalorizzatore e dei residenti prossimi all'impianto di incenerimento di rifiuti solidi urbani e speciali sino a 490 mila tonnellate l'anno. E pure questa volta Terracini finisce per rompere le uova nel paniere. Il 2 ottobre 2015 il professore fa mettere a verbale di una riunione del comitato una questione che altri tendono a non voler prendere in considerazione: il ruolo di primo piano dei lavoratori della filiera dei subappalti. Non si sa nemmeno quanti siano. Si sa che le imprese che li alternano nell'impianto torinese di termovalorizzazione, aperto a settembre 2013, sono un centinaio. Dichiara il professore Terracini: "La partecipazione di tutti coloro che lavorano nell'impianto appare problematica a causa della molteplicità degli appalti e subappalti operata da Trm (Trattamento rifiuti metropolitani, la società che gestisce l'inceneritore) e dal principale appaltatore, Iren Ambiente. I dipendenti Trm sono solo una parte dei lavoratori che operano sull'impianto e dai dati in possesso non sono loro a svolgere mansioni che espongano in modo diretto e continuativo a sostanze tossiche. La dottoressa Antonella Bena (coordinatrice del gruppo di lavoro sul monitoraggio della salute di lavoratori e residenti) riferisce che non hanno avuto alcun successo i ripetuti solleciti formali e informali al gestore dell'impianto di disporre di informazioni chiare e puntuali riguardo le numerose ditte in appalto e subappalto e dei nominativi dei lavoratori".
SUBITO DOPO il professore alza i toni: "Il comitato tecnico scientifico esprime sconcerto di fronte a tale reticenza. L'obiettivo di produrre conoscenza sui rischi esistenti all'interno dell'impianto è comunque legato alla rappresentatività del campione oggetto di biomonitoraggio. Questo dovrebbe includere non soltanto un gruppo selezionato (dipendenti Trm) ma fornire un quadro completo e realistico degli addetti presenti in impianto. Il Comitato tecnico scientifico sottolinea che, permanendo tali difficoltà, non vi sono le condizioni per garantire il valore scientifico dei risultati". Terracini si premura di precisare che l'attività di verifica della salute dei più diretti interessati alle emissioni dell'incenitore è finalizzata "a offrire informazioni utili a eventuali interventi di prevenzione e tutela dei lavoratori". E ricorda che la Città Metropolitana si impegna a sollecitare il gestore al rispetto della prescrizione contenuta nella Valutazione di impatto ambientale, dell'attività di studio e di analisi. Su www.dors.it/spott sono pubblicati i report sulle analisi e vi si legge che nel corso del primo step (settembre 2013) per verificare le condizioni generali del campione si sottopose a prelievi di sangue e urine una dozzina di dipendenti Trm. Nel secondo step (giugno-luglio 2014) sono saliti a 40-55 secondo le tipologia di analisi e la ricerca dell'assorbimento di metalli piuttosto che di diossine o di idrocarburi policiclici aromatici. Il rapporto di metà dicembre scorso sui primi risultati del biomonitoraggio di circa 400 residenti in aree prossime all'impianto in funzione e più lontani non segnala criticità e sarebbe, anzi, rassicurante se non avesse il limite scientifico che inficia gli esiti delle analisi condotte sul sangue e sulle urine del campione di dipendenti Trm.
PER QUESTO MOTIVO appaiono incomprensibili le recenti dichiarazioni del presidente della società, l'ex sindacalista Bruno Torresin, alla Commissione Legalità del Comune di Torino: “I subappaltatori hanno l'obbligo di dichiarare soltanto il personale utilizzato per oltre 30 giorni lavorativi” (continua tivi). Il manager ha chiaro che ciò che conta adesso ai fini della prevenzione – come sostiene Terracini – è conoscere che cosa assorbe nel tempo l'organismo umano di chi sia impegnato nelle attività più esposte dell'impianto che comprendono molti servizi di manutenzione? E che questi, attraverso il contratto di global service aggiudicato a Iren Ambiente, vengono largamente affidati a personale della filiera dei subappalti? E che l'accumulo di eventuali sostanze tossiche nel sangue non cessa se i lavoratori vengono impiegati nelle stesse attività di manutenzione un po' qui e un po' là? Evidentemente, per ora, non aiuta a rendere meno invisibili questi lavoratori e il loro diritto alla salute il fatto che a gestire l'inceneritore sia una società a capitale misto, partecipata (per il 18%) dal Comune di Torino e controllata dal gruppo Iren, di cui sempre il Comune di Torino è fra i principali azionisti.


FONTE:  http://www.vasonlus.it/?p=26624