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venerdì 23 maggio 2014

INCENERITORI: E' GIUNTA L'ERA DELLA DISMISSIONE!

La reale sovraccapacità di incenerimento in molti paesi d’Europa ha evidenziato il fatto che gli inceneritori impediscono la reale riduzione dei rifiuti, il riuso, il riciclo e l’uso efficiente delle risorse in generale. Ciò è evidente soprattutto guardando ciò che sta avvenendo nel Nord Europa, dove gli inceneritori sono alimentati grazie a rifiuti che vengono importati da tutta Europa.
In un momento in cui la Commissione Europea sta diventando sempre più attenta alla strategia “Rifiuti Zero” e alla necessità di utilizzare le risorse con saggezza, gli inceneritori vengono sempre più considerati come un elemento inadatto e controproducente per un sistema virtuoso dei rifiuti, in quanto impediscono una gestione sostenibile delle risorse.
Questo è il momento del risveglio per gli enti locali e i Paesi che in passato hanno investito molto in impiantistica da incenerimento e che non sono stati in grado di prendere in considerazione una via d’uscita dal sistema che preferisce bruciare anzichè riciclare. Il motivo principale del perseguimento della logica inceneritorista risiede nei contratti  per la fornitura di quantità stabili di rifiuti della durata di 20-30 anni, stipulati per consentire agli inceneritori di funzionare a pieno regime (contratti “put or pay” ). Tutto questo è una conseguenza di ciò che è avvenuto negli anni ’80 e ’90, quando i governi europei, dotati di ingenti risorse economiche, per diminuire la dipendenza da discariche hanno basavano il sistema di trattamento dei rifiuti su grandi impianti per l’incenerimento. Oggi , molti di questi vecchi inceneritori stanno giungendo alla fine del loro ciclo di vita, aprendo la strada alla riconsiderazione delle opportunità derivanti da un sistema privo di incenerimento. Si tratta del sistema che mira a Rifiuti Zero, ovvero che minimizza il ricorso allo smaltimento dei rifiuti, mediante riduzione, riutilizzo, riciclaggio e una migliore progettazione dei prodotti.
Gli esempi più meritevoli di città che si stanno allontanando dalla logica dell’ incenerimento e  impegnandosi nella dismissione degli impianti, sono nel Nord Italia, che ancora una volta richiama la nostra attenzione per essere in prima linea nello sviluppo e l’innovazione nel settore rifiuti.
Uno degli esempi più virtuosi è la città di Reggio Emilia dove il vecchio inceneritore, in cui sono stati bruciati i rifiuti negli ultimi 40 anni, è stato finalmente chiuso nel 2012. Come spesso accade , l’inceneritore aveva sollevato allarmi per le emissioni nocive, la mancanza di monitoraggio dell’inquinamento e il fallimento dell’amministrazione nel fornire informazioni adeguate alla popolazione della zona. Per cui, Reggio Emilia ha presentato la sua exit strategy dal sistema inceneritorista, attraverso la massimizzazione della raccolta differenziata e del riutilizzo. Per quanto riguarda la gestione dei rifiuti indifferenziati, la città ha sviluppato un piano per la costruzione di un impianto per il Trattamento meccanico biologico dei materiali di recupero (TMB), con lo scopo di recuperare ulteriori materiali dai rifiuti residui, invece di bruciarli o di produrre combustibile da rifiuti (CDR) per l’incenerimento .
Questo approccio, in combinazione con politiche virtuose per far crescere le percentuali di raccolta differenziata e di riciclaggio, rende il sistema adattabile alle sempre crescenti percentuali di rifiuti avviati a riciclaggio, e quindi è stato considerato come una valida soluzione per perseguire la strategia Rifiuti Zero. Infatti , uno dei vantaggi più importanti del sistema TMB rispetto all’inceneritore è che esso è un sistema flessibile, nel senso che non richiede quantità stabili di rifiuti per entrare in funzione, per cui potrebbe lavorare anche con percentuali sempre crescenti di materiali avviati a raccolta differenziata. Per la prima volta, il sistema di smaltimento non contraddice le politiche per incoraggiare la prevenzione dei rifiuti, il riutilizzo e il riciclaggio .
Vale la pena sottolineare che la necessità di licenziare l’eccessiva capacità di incenerimento e adottare sistemi per la gestione dei rifiuti residui, flessibili ed efficienti , è stata formalmente dichiarata in una deliberazione dal Consiglio della Regione Lombardia,  la regione più popolata d’Italia, con 10 milioni abitanti.
La delibera, approvata all’unanimità , affermava che vi è la necessità di presentare una strategia regionale per il “decommissioning ” degli inceneritori esistenti, in modo che gli impianti vengano progressivamente chiusi, coerentemente con il costante aumento della raccolta differenziata, la riduzione dei rifiuti, e la conseguente minimizzazione dei rifiuti residui. Inoltre , sempre secondo la risoluzione “le opzioni per la gestione dei rifiuti residui che riducono al minimo la messa in discarica, mediante un ulteriore recupero di materiali (e non con l’incenerimento) devono essere promossi” . Le rete Rifiuti Zero locale, le associazioni  e i comitati sono ora impegnati a fare in modo che la risoluzione venga rispettata.
Uno dei primi casi in cui la risoluzione ha portato alla chiusura dell’inceneritore è quello di Busto Arsizio, dove il Consiglio sta valutando la disattivazione dell’impianto. Infatti, per mantenere in attività l’inceneritore sarebbe stato necessario un revamping tecnologico, che in un contesto di sovraccapacità generale, di aumento dei tassi di riciclo e diminuzione dei rifiuti da bruciare, sarebbe stato un rischio finanziario elevato per gli Enti Locali. Inoltre, l’intervento di innovazione tecnologica da apportare all’inceneritore risulterebbe molto più costoso rispetto allo smantellamento dello stesso e all’investimento in un nuovo sistema di gestione dei rifiuti privo di inceneritore.
Il dibattito per la dismissione degli inceneritori esistenti e il respingimento dei piani per la costruzione di nuovi, è stato avviato anche nella Regione Veneto, che con una popolazione di 6 milioni, ha il miglior tasso percentuale medio regionale di raccolta differenziata, oltre il 60 %, con punte intorno al 90% in alcuni Comuni.  Il Consiglio regionale del Veneto, infatti,  ha recentemente riconosciuto che se le buone politiche di riciclaggio vengono attuate e portate a pieno regime (operazione che può richiedere molto meno tempo di quanto preveda la costruzione e l’avviamento di un nuovo inceneritore), non ci saranno abbastanza rifiuti per alimentare nuovi inceneritori. A seguito di questa risoluzione, il Comune di Verona ha recentemente dichiarato che potrebbe anche sbarazzarsi dei piani per il nuovo inceneritore e investire in un percorso più efficiente nell’utilizzo delle risorse, che massimizzi il riciclaggio e metta l’accento sulla riduzione e riuso.
Recentemente abbiamo sentito messaggi incoraggianti dalla Danimarca, il paese europeo con il più alto tasso di incenerimento. L’ultimo rapporto sul ciclo dei rifiuti danese,  ha riconosciuto la necessità di uscire dal vecchio modello di gestione, che non si è occupato di aumentare le percentuali di riciclo che sono attualmente di gran lunga più bassi che altrove in Europa centrale, per alimentare i loro inceneritori sempre più affamati.
Altri progetti di costruzione di nuovi inceneritori vengono abbandonati a causa dell’incertezza circa la redditività degli investimenti, in particolare a Norfolk (Regno Unito), dove un gara da £ 500.000.000 è stata annullata, o in Guipuzcoa (Paesi Baschi) , dove la lunga disputa sull’opportunità dell’inceneritore, si è finalmente conclusa con il licenziamento della proposta.
Stiamo vivendo quindi l’inizio della fine di un’epoca. Ci stiamo avviando verso l’era in cui vedremo meno rifiuti in giro per l’Europa destinati a nutrire le bestie insaziabili, e strategie più efficienti di gestione delle risorse per rilanciare le economie locali, attraverso la raccolta differenziata, il riutilizzo e il riciclaggio .
Benvenuti nell’era di dismissione! 
Inceneritori, è giunto il momento di riposare in pace.