VALORIZZARE DIFENDERE SALVAGUARDARE LA VAL DI SIEVE

L' Associazione Valdisieve persegue le finalità di tutelare l'ambiente, il paesaggio, la salute, i beni culturali, il corretto assetto urbanistico, la qualità della vita e la preservazione dei luoghi da ogni forma d'inquinamento, nell'ambito territoriale dei comuni della Valdisieve e limitrofi.

lunedì 23 gennaio 2012

Intervista a Ciacci

Helena Gray, una socia dell'Associazione Valdisieve, è andata a Capannori per intervistare ALESSIO CIACCI che è l'Assessore all'Ambiente e alla Partecipazione di questo comune.
Helena si è ispirata alle problematiche ambientali e in particolare alla gestione dei rifiuti di cui CAPANNORI è il capofila per quanto riguarda la strategia "RIFIUTI ZERO".

E’ una giornata assolata e m’incammino, dalla stazione al Comune; la gente, indicandomelo, esprime familiarità.
Vedo le piste ciclabili e i cassonetti colorati della raccolta differenziata Porta a Porta.
Il palazzo del Comune è coperto da pannelli solari (che soddisfano un terzo del suo fabbisogno energetico).
Fra le bancarelle del mercato, ci sono recipienti marroni per la spazzatura organica.
Alessio Ciacci è una persona molto semplice e cordiale (non ha aspettato mesi prima di ricevermi e rilasciarmi l’intervista).
Helena Gray: - La strategia “Rifiuti Zero” è un movimento mondiale, dov’è nato?
Ciacci: - A Canberra, in Australia (nel 1995).
H.:- Capannori ha aderito nel 2007, e fa parte dell’”Associazione Comuni virtuosi Italiani”: ogni quanto vi riunite?
C.:- L’Assemblea si svolge circa  2 volte l’anno, mentre ogni 2-3 mesi c’è il Consiglio direttivo.
H: - Qualcuno dice che la raccolta multimateriale (plastica, vetro, lattine ecc), che finisce nelle aziende REVET, non funziona come dovrebbe (anche Capannori fa capo a Revet).
C.: - Revet ha avviato una ristrutturazione dell’azienda (i suoi impianti sono a Pontedera ed Empoli). La criticità stava nel fatto che loro ricevevano tutto: vetro, plastica e lattine e li separavano meccanicamente: il prodotto finale era di scarsa qualità. Ora raccolgono il monomateriale (Capannori glielo chiedeva da tempo) per vendere meglio la plastica da sé, il vetro da sé e le lattine da sé. Aziende come la Piaggio hanno accettato di acquistare direttamente queste “materie seconde”ed inserirle nei loro processi industriali.
Capannori ha iniziato il percorso virtuoso nel 2005-06, ed in Regione abbiamo suscitato clamore.
Faceva parte del nostro programma elettorale ma, in Toscana, siamo stati i primi (la Giunta capeggiata da Giorgio Del Ghingaro, PD, è stata eletta nel 2004 e riconfermata nel 2009).
L’opposizione locale (PDL) faceva ostruzionismo: diceva che i rifiuti, col Porta a Porta, sarebbero rimasti per strada, sarebbero raddoppiati e tutto sarebbe andato nell’inceneritore comunque.
Per questo abbiamo puntato tutto sulla partecipazione: abbiamo organizzato pullman gratuiti, per far visitare ai cittadini gli impianti in cui si effettua il riciclo; abbiamo fatto assemblee in circoscrizioni, bar e parrocchie pur di avvicinarci alla gente. E abbiamo lavorato con le associazioni locali: via via che sperimentavamo ed estendevamo il Porta a Porta, a Capannori (e le sue 39 frazioni) collaboravamo con le associazioni presenti, secondo il loro territorio. I volontari andavano di casa in casa, per la consegna dei bidoncini, dei sacchetti e del materiale informativo (se l’avessero fatto i tecnici del Comune o dell’azienda Ascit, sarebbe stata una cosa frettolosa). Così, invece, la gente ha sentito il progetto più vicino a sé.
I responsabili del corso di Scienza della Comunicazione (Univerità La Sapienza di Roma) hanno fatto un’indagine sul gradimento del Porta a Porta in Italia, e Capannori ha avuto il risultato migliore (94% di gradimento).
Per funzionare il progetto del Porta a Porta deve essere calibrato sul territorio. In altri comuni, non ha avuto successo per la poca informazione ai cittadini, e quindi la poca partecipazione fra amministrazione e popolazione.