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mercoledì 31 maggio 2017

I SINDACI APRONO GLI OCCHI SUL SERVIZIO IDRICO INTEGRATO – RIMANDATA L’APPROVAZIONE DEL DISCIPLINARE TECNICO

In riferimento all’Assemblea dell’Autorità Idrica Toscana di lunedì 15 maggio.

Comunicato stampa

I SINDACI APRONO GLI OCCHI SUL SERVIZIO IDRICO INTEGRATO
Rimandata l’approvazione del disciplinare tecnico
Risultati immagini per investimenti acquaFinalmente i Sindaci aprono gli occhi sul servizio idrico integrato e rimandano l’approvazione del disciplinare tecnico dei gestori, in approvazione all’assemblea dell’Autorità Idrica Toscana (AIT), del 15/05 scorso. Il disciplinare proponeva la metodologia per controllare gli investimenti, gli standard tecnici, gli scambi infragruppo (tra soggetti soci e partecipate e/o controllate), la gestione, e inoltre gli obblighi di comunicazione, le penalità da applicare…Un disciplinare che doveva introdurre dei miglioramenti, vista l’attuale assenza di regole. Di fatto, nei meandri di un testo assai complesso, si nascondevano i soliti “imbrogli” per Sindaci e utenti.
Si cominciava a sospettare fin dal primo articolo, concernente la gestione delle acque meteoriche che confluiscono nelle fognature miste, dove si raccolgono sia i reflui fognari che le acque afferenti nelle caditoie. E’ stato chiarito durante l’assemblea che i costi sostenuti per le manutenzioni straordinarie delle reti miste (considerati investimento, ma altro non sono che manutenzioni ordinarie, a causa delle frequenti rotture che si verificano), come per la realizzazione di nuove reti fognarie miste, verranno sostenuti per il 70% dai gestori e per un 30% dai Comuni interessati. Quindi i Sindaci, dopo aver ceduto le proprie reti e la gestione del servizio, dovranno pure pagare; e dato che in questi anni gli investimenti si sono concentrati nei comuni più grandi, lo scotto graverà sui comuni medi e piccoli. O meglio, alla fine saranno i cittadini a pagare, tramite l’aumento di tasse e balzelli.
Risultati immagini per manutenzione tubi acquaL’altra sorpresa, ancora a danno dei cittadini, riguarda gli investimenti ovvero quello che i gestori fanno passare per investimenti, i quali sappiamo vengono pagati interamente dagli utenti, con l’aggiunta degli ammortamenti degli interessi e dei profitti dei gestori. Ad esempio, si fa passare per investimento la sostituzione di soli 6 metri di rete idrica, dove si sono verificate rotture, ma nel momento in cui su quel tratto vi dovessero essere ulteriori perdite, gli eventuali 6 metri di tubo posati non verrebbero salvati ma bypassati con tubazione nuova. Non basta, se si sostituiscono 6 metri, la ricerca strumentale della perdita è considerata investimento, come pure lo sono i rifacimenti parziali degli allacciamenti alla rete. E ancora, chi possiede un impianto di potabilizzazione casalingo sa bene che i filtri vanno cambiati con regolarità e che costituiscono una manutenzione ordinaria, ma nel caso dei gestori del servizio idrico, la rigenerazione di resine, di filtri a carbone, e la sostituzione dei filtri a sabbia è catalogata come investimento. Ora, dal momento che la manutenzione ordinaria serve a conservare l’efficienza delle immobilizzazioni, mentre la straordinaria ne aumenta la capacità produttiva e la vita utile, non è certo il caso di queste tipologie di intervento.
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Filippo Vannoni, Presidente di Publiacqua Spa e di Ingegnerie Toscane srl
Altro punto importante del disciplinare riguarda gli scambi infragruppo, quindi con i soci delle gestioni idriche e con società controllate e/o partecipate. Anche in questo caso, in assenza di una qualsiasi regolamentazione, metterla in atto è certo un fatto positivo. Vale la pena ricordare che con la creazione di Ingegnerie Toscane e l’esternalizzazione del servizio di progettazione, osteggiato anche da diversi Sindaci, si è verificato un forte aumento dei costi di progettazione. Inoltre, se da una parte si creano utility o multiutility sempre più grandi (ricordiamo che in Toscana il percorso è quello di un unico gestore regionale), dall’altra si frammentano le competenze, un tempo interne alla gestione, adottando un sistema di scatole cinesi, dove orientarsi è complicato anche per un esperto. La visione che ne deriva per il cittadino comune è quella della creazione ad hoc di un numero infinito di consigli di amministrazione; della maggiore difficoltà nel controllo sia della gestione che contabile; e di una distribuzione di profitti a pioggia, che pure alla fine arrivano sempre alle stesse componenti. La strada da percorrere quindi non è solo quella del controllo degli scambi, piuttosto quella di una sensibile riduzione delle partecipate, riportando all’interno dell’aziende che gestiscono il SII, le competenze esternalizzate.
Corre dunque l’obbligo di ringraziare i delegati dei Sindaci di Camaiore, Grosseto, Sansepolcro, il Sindaco di Tresana che in assemblea si sono espressi in modo chiaro, esigendo approfondimenti, da farsi non in sede AIT, ma nei singoli ATO, riavvicinando quindi i Comuni alla gestione del servizio. I loro interventi hanno così determinato uno schieramento maggioritario nel sostenere il rinvio dell’approvazione del disciplinare
Grandi assenti all’assemblea, i Comuni di Livorno e di Sesto Fiorentino; mentre la delegata di Pistoia si è defilata prima del voto.
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