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Molino del Piano: INCONTRO CON ROBERTO CAVALLO

Molino del Piano: INCONTRO CON ROBERTO CAVALLO
20 OTTOBRE a Molino del Piano: ore 19.00 Apericena a Km zero, a seguire parliamo di Economia Circalare e Rifiuti Zero con ROBERTO CAVALLO

da rifiuto a risorsa


EVENTI

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20 Ottobre dalle ore 19.00:
APERICENA A KM ZERO
circolo ARCI la Torretta Molino del Piano, con ROBERTO CAVALLO

A SEGUIRE (ORE 21.00):
ECONOMIA CIRCOLARE E RIFIUTI ZERO, sempre con ROBERTO CAVALLO

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· NUOVA Petizione “Stop alla costruzione di nuovi inceneritori, Sì alla raccolta differenziata!”

CALENDARIO

lunedì 14 novembre 2016

INCENERITORE UN PO’ DI CHIAREZZA

Ormai sulla sentenza del TAR che ha fulminato l’inceneritore di case Passerini sapete tutto. Ma persi nelle massa di dichiarazioni che ne sono seguite, molte delle quali assolutamente a vanvera, magari non ci avete capito nulla. Vediamo se riusciamo a fare un po’ di chiarezza e a capire come stanno le cose.
Che cosa c’è nella sentenza. Il TAR non è entrato nelle scelte politiche relative alla decisione di costruire ‘st’ impiantaccio e alla magagne della VIA. Però ha stabilito due cose: l’autorizzazione unica non poteva essere rilasciata dalla città metropolitana ledendo gli interessi del comune di Sesto, che doveva essere coinvolto nelle scelte pianificatorie; e che le opere di mitigazione previste dall’accordo del 2005 che avviò l’iter dell’opera non possono essere costruite dopo. Può sembrare una vittoria molto parziale dei ricorrenti, ma in realtà sono due pronunciamenti devastanti, per questo motivo: l’autorizzazione unica non c’è più, e la città metropolitana non può limitarsi a rifarla. Deve per forza acquisire il benestare del comune di Sesto, dove alle ultime elezioni la maggioranza dei votanti ha bocciato la politica della città metropolitana. Quindi il benestare non c’è. In secondo luogo, le famose opere di mitigazione, ossia i boschi della piana e il parco della piana, sono stati sacrificati sull’altare del nuovo aeroporto. Quindi la sentenza del TAR pone in diretta contraddizione inceneritore e aeroporto; non si sa se si possono fare indipendentemente, nel senso che probabilmente non possono essere fatti nemmeno l’uno o l’altro, ma certamente non possono essere fatti insieme. La sentenza implicitamente dice questo, visto che non si può realizzare un aeroporto in un bosco (anche se con questi geni di Nardella & c…..)
Le reazioni di Nardella & C. Gli dei accecano coloro che vogliono condurre a perdizione. E’ proprio il caso dei seguaci della religione dell’inceneritore che ora vorrebbero sostenere due cose: a) che il TAR ha detto che l’inceneritore si fa, visto che non ha accolto i rilievi dei comitati sulla realizzazione dell’opera (questo è Sergio Gatteschi, degli Amici della terra, o forse dei Nemici, ora non ci ricordiamo). b) Tempo un anno e tutto sarà rimesso a posto (e questo è Nardella).
Si tratta di bestialità, che fa vergogna dover spiegare a gente che di mestiere fa l’amministratore e che queste cose le dovrebbe sapere. Al TAR si impugnano gli atti amministrativi; ed essendo un tribunale amministrativo il TAR non entra sulle scelte politiche perché non lo può fare. Il TAR può solo decidere se un atto di una pubblica amministrazione viola interessi legittimi (ossia tutelati dalla legge) o è illegittimo per violazione di legge o abuso di potere. Ed è proprio quello che il TAR ha sentenziato sull’inceneritore: gli atti che hanno autorizzato l’impianto sono illegittimi. Quegli atti li ha fatti Nardella come sindaco della città metropolitana. Il giudizio sul suo operato come amministratore datelo voi. E questo superamministratore ora in un anno, negli annunci almeno, rimetterebbe a posto tutto? Chi. Lui e Superman? La tragica verità è un’altra: sull’inceneritore Nardella ha combinato un casino, e il TAR lo ha giustamente punito. Ma il casino non si limita all’inceneritore; sull’aeroporto (altro fulmine del TAR), sul sottoattraversamento di Firenze, sulle gare regionali dei rifiuti, sui cantieri della tramvia a Firenze, sulla gara regionale del trasporto pubblico, sull’amianto nelle scuole e negli acquedotti, questa tremenda classe dirigente del PD ha combinato un casino via l’altro. Non c’è nulla, assolutamente nulla nelle politiche sul territorio in cui ne abbiano combinata una giusta; per forza appena i cittadini meglio informati si rivolgono al TAR riportano vittorie umilianti per la controparte. Quindi meglio varrebbe mettere questa presunta classe dirigente, ma in realtà incapace e inadeguata, nelle condizioni di non nuocere con l’arma democratica del voto. A Sesto hanno già cominciato. E qui si abbandona la parte amministrativa e si entra in quella politica del discorso.
L’illegittimità degli atti nasce dalla fretta con cui dovevano essere approvati. Il PD lo sa che le sue scelte sul territorio non hanno consenso, e che quindi possono essere realizzate solo tramite forzature. Gli atti pasticcioni di Nardella sull’inceneritore, le fotte di Rossi sull’aeroporto, le bestialità sul sottoattraversamento di Firenze, si spiegano così. Non essendoci consenso sul territorio, si porta tutto in tavoli riservati o si fanno partire i cantieri costi quel che costi, per poi dire che ormai le opere sono partite e si fermano i ladri non le opere. Ma sono le opere le ladre. Non dovevano essere realizzate; e quelle realizzate non dovevano essere realizzate così. Da nessuna parte le fanno così, fatta eccezione forse per il Congo Belga. Ma si è mai visto che nel giro di tre mesi i cittadini cancellino gli atti pianificatori di città metropolitana e regione? Allora lo vogliamo dire che quegli atti erano fatti con i piedi (e la stessa regione lo sapeva; e lo sapeva perché il NURV regionale glielo aveva detto e addirittura messo per scritto)? Lo vogliamo dire che i cittadini hanno vita facile contro atti così ai vari TAR? Allora: valeva la pena di cercare ad ogni costo di forzare le situazioni contro la volontà dei cittadini? Che rimane in mano a Nardella & c., se non un pugno di mosche? In un anno, la situazione la rimettono a posto con le mosche?
Il problema è tutto qui: il consenso. Le scelte politiche è chiaro che le fanno gli eletti, ma devono anche cercare il consenso dei governati e mediare tra le varie posizioni. Invece questi credono di essere amministratori delegati, tipo Marchionne, e siccome si credono Marchionne pensano di poter imporre ai territori scelte non condivise utilizzando la macchina amministrativa come se fosse una falange macedone per falciare le resistenze. A quel punto i cittadini si ribellano e dal momento che hanno ragioni non banali dalla loro, la falange macedone si disfà, e trascina nella rovina tutta la pubblica amministrazione locale. I danni provocati da questa classe dirigente inetta non riguarda solo lo sperpero di denaro pubblico, ma lo sfascio in cui coinvolge le istituzioni. Che è il problema che segnala la sentenza del TAR, che ovviamente non entra nelle scelte politiche; ma se boccia gli atti amministrativi che dovrebbe tradurre in realtà quelle scelte, è chiaro che si apre un problema che è tutto politico. Come risolverlo? A Sesto l’hanno già fatto. Magari il 4 dicembre se ne ricorda qualcun altro.
In conclusione: il futuro dell’inceneritore, per via dell’opposizione dei cittadini e del combinato disposto con l’aeroporto, è diventato estremamente incerto, anche con le mosche e con Superman di Nardella. Il problema politico invece rimane tutto, e a meno di un rinsavimento dei vari Nardella, Rossi, ecc (ma le ultime dichiarazioni non fanno ben sperare), tutti questi qui che si credono Marchionne dovrebbero essere tolti dalla guida di una macchina che portano solo contro un muro.
Ci penseranno i prossimi passaggi elettorali.

Mente Locale della Piana


fonte: https://mentelocaledellapiana.wordpress.com/2016/11/11/inceneritore-un-po-di-chiarezza/