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L' Associazione Valdisieve persegue le finalità di tutelare l'ambiente, il paesaggio, la salute, i beni culturali, il corretto assetto urbanistico, la qualità della vita e la preservazione dei luoghi da ogni forma d'inquinamento, nell'ambito territoriale dei comuni della Valdisieve e limitrofi.

Molino del Piano: INCONTRO CON ROBERTO CAVALLO

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20 OTTOBRE a Molino del Piano: ore 19.00 Apericena a Km zero, a seguire parliamo di Economia Circalare e Rifiuti Zero con ROBERTO CAVALLO

da rifiuto a risorsa


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CALENDARIO

giovedì 28 gennaio 2016

"Il metodo scientifico della nonna e gli ogm" di Pietro Perrino (Dirigente di Ricerca, già direttore dell’IGV-CNR)

"Il metodo scientifico della nonna e gli ogm"
di Pietro Perrino*

Il 6 gennaio 2016, il giorno della Befana, su Repubblica.it Cultura (1), Piergiorgio Odifreddi, noto matematico e divulgatore scientifico italiano, ci ha regalato un’intervista fatta a Richard Roberts, chimico e biologo inglese, vincitore del Nobel per la Medicina 1993 (per la scoperta dello splicing dei geni).
Il titolo dell’intervista è: Richard Roberts: “Il metodo scientifico? Farsi capire dalle nonne”. Odifreddi precisa che “Roberts è attivamente impegnato nella diffusione del sapere
scientifico, e al meeting interdisciplinare dei premi Nobel tenuto nel 2015 a Lindau ha lanciato un
appello ai suoi colleghi affinché si coalizzino contro una delle grandi superstizioni del mondo
moderno: l’idea, cioè, che gli organismi geneticamente modi-ficati …”. I puntini sono miei, perché
la frase è incompleta.
Data l’importanza dell’argomento, ho pensato di commentare le risposte del premio Nobel e di
pubblicarle, sperando di fare un gradito, anche se modesto, assist a Odifreddi.

1. Odifreddi: Lei sostiene che la propaganda anti ogm è orchestrata dagli ambientalisti, ma quali
sarebbero le loro motivazioni?
Roberts: Molto semplicemente, la politica e l'economia: cioè, il potere e i soldi. Greenpeace, ad
esempio, è un'organizzazione non governativa che riceve finanziamenti enormi. Infatti c'è molta
gente che giustamente si preoccupa dell'ambiente, e ogni volta che trova una causa che sembra
essere favorevole all'ambiente la sposa.
Perrino: Dunque, secondo Roberts, gli ambientalisti, tra cui Greenpeace (2), sposerebbero le
preoccupazioni della gente sull’ambiente per acquisire potere e soldi. Mai sentita una favola del
genere. Greenpeace è contro gli ogm perché sa che non servono e sono anche nocivi. Sappiamo,
invece, che, nonostante il potere delle multinazionali, in circa 20 anni (1995-2015) le piante
transgeniche (ogm) non si sono diffuse oltre il 4% della superficie agraria mondiale (3)
semplicemente perché in media producono meno delle piante convenzionali (4, 5) e la gente si sta
accorgendo, sempre più, che sono nocive per la salute (3). Pertanto, è vero che Greenpeace ha
sposato una buona causa, ma le motivazioni addotte da Roberts non possono essere vere. Il lettore
lo capirà da solo, continuando a leggere.

2. Odifreddi: E perché concentrarsi sugli ogm?
Roberts: Perché erano una causa perfetta. Gli europei non volevano che la Monsanto diventasse il
gestore alimentare dell'Europa, ma sarebbe stato difficile bloccarla in maniera convenzionale.
Certo non si poteva boicottare direttamente qualunque suo prodotto, perché anche la maggior parte
delle sementi convenzionali arriva dalla Monsanto. E allora si è trovato l'angolo giusto da cui
attaccarla.
Perrino: Che io sappia, gli ambientalisti, incluso Greenpeace, lottano contro ogni cosa che
minaccia l’esistenza umana e non solo contro gli ogm, ma anche contro tutti gli alimenti inquinati o
inquinanti. D’altra parte, perché gli europei dovrebbero consentire alla Monsanto di gestire
l’industria alimentare del loro continente? Sulla questione se la maggior parte delle sementi europee
convenzionali sia della Monsanto o meno ci sarebbe da discutere, perché bisognerebbe distinguere
tra quelle prodotte direttamente dalla Monsanto e quelle prodotte da imprese europee legate alla
Monsanto, o ad altre multinazionali, e quelle almeno apparentemente indipendenti.
Bisognerebbe, ancora, distinguere tra semi convenzionali di varietà moderne e semi convenzionali
di varietà antiche. A queste domande si può rispondere dopo accurate ed opportune analisi, ma il
punto qui è se l’Europa deve cedere sistematicamente a quanto viene imposto dalle multinazionali o
no. Su questa problematica rimando alle reazioni degli europei al TTIP (Transatlantic Trade and
Investment Partnership). Si tratta di un accordo commerciale di libero scambio in corso di
negoziato dal 2013 tra UE e USA (6). Nel merito, a parte il giudizio negativo della maggior parte
degli europei e di Greenpeace (7), Joseph Stiglitz, premio Nobel per l’economia nel 2001 (per aver
contribuito alla teoria delle “asimmetrie informative”), sostiene che l'accordo comporterà una
riduzione delle garanzie e una mancanza di tutela dei diritti dei consumatori.
Ma, in modo ancora più incisivo, Stiglitz ha affermato: « La guerra moderna, fortemente
tecnologica, mira ad eliminare il contatto umano: sganciare bombe da un’altezza di 15.000 metri
permette di non sentire quello che si fa. La gestione economica moderna è simile: dalla lussuosa
suite di un albergo si possono imporre con assoluta imperturbabilità politiche che distruggeranno
la vita di molte persone, ma la cosa lascia tutti piuttosto indifferenti, perché nessuno le conosce.»
(8). Roberts sa cos’è l’ordine 81 del Decreto imposto all’Iraq subito dopo la seconda guerra del
Golfo? La Monsanto imponeva ai contadini iracheni l’uso di ogm (9). Sono tantissimi i crimini
contro l’umanità di cui la Monsanto dovrà rispondere (10, 11, 12, 13). Chi si documenta sulle
attività della Monsanto nel mondo, difficilmente può pensare, come fa Roberts, che il problema per
la Monsanto (e quindi gli ogm) siano gli ambientalisti.

3. Odifreddi: Questa dovrebbe essere una preoccupazione della concorrenza, più che degli
ambientalisti.
Roberts: Non c'è molta concorrenza in quel campo, che è praticamente un monopolio statunitense
da molto tempo. La Monsanto esiste come colosso chimico dagli inizi del Novecento ed è attiva in
Europa da più di un secolo, anche se ha iniziato a produrre sementi transgeniche solo una trentina
di anni fa. E dopo la fusione con la Seminis Incorporated, una decina di anni fa, è anche diventata
la prima produttrice di sementi convenzionali.
Perrino: A livello mondiale la concorrenza con altri produttori di semi e quindi di cibo c’è e come.
La Monsanto ha quasi il monopolio nella produzione (commercializzazione) di semi, ma
limitatamente all’agricoltura industriale, che varia dal 20 al 30% circa. Dal 70 all’80% del cibo, a
livello mondiale, proviene da un’agricoltura praticata su piccola scala (14, 15, 16).
La Monsanto e le altre multinazionali vorrebbero conquistare il monopolio su scala mondiale, ma
non ce la faranno mai, perché il futuro appartiene all’agricoltura biologica o ecologica e non alla
monocoltura industriale ed in particolare degli ogm. Vorrei far rilevare che chi si oppone
all’introduzione e coltivazione degli ogm sono i cittadini, gli ambientalisti e diverse associazioni,
tra cui Greenpeace, informati da scienziati indipendenti, che non sono sul libro paga di nessuno. È
dalla Rivoluzione Verde (anni Quaranta e Cinquanta) che la Monsanto cerca di conquistare il
monopolio assoluto dei semi. Da quando poi è partita con la produzione degli ogm (anni Novanta) è
entrata in competizione anche con le banche dei semi, ma di questo ne parlerò dopo.

4. Odifreddi: Quando è iniziata la protesta?
Roberts: Non appena la Monsanto ha cercato di introdurre i primi ogm in Europa. La tecnologia
che li ha resi possibili è stata sviluppata negli anni Settanta, e negli anni Ottanta la Monsanto ha
ottenuto i primi grossi brevetti per le sementi. Uno famoso riguardava il modo di impiantare dei
geni terminatori che impedissero il riutilizzo delle sementi, il che obbligava i consumatori a
ricomprarli ogni anno e a pagare ogni volta i diritti per l'uso. Anche se questo è un falso problema,
perché i contadini preferiscono usare sementi nuove piuttosto che sementi riciclate e degenerate.
Perrino: La prima volta che si è parlato di DNA ricombinante o ingegneria genetica è stato a
febbraio del 1975, alla conferenza di Asilomar (17), ma le prime piante transgeniche sono state
commercializzate a partire dal 1994. La prima pianta transgenica coltivata, storicamente parlando, è
stata la Flavr Savr, una varietà di pomodoro con la bacca più resistente al trasporto ed alla
conservazione, dopo la raccolta. Ma dopo qualche anno fu subito ritirata, in quanto si rivelò un
fallimento.
Oggi le piante transgeniche più diffuse sono solo quattro: mais, soia, colza e cotone. Alcune hanno
la prerogativa di essere resistenti agli erbicidi ed altre ad alcuni insetti. Complessivamente, come
già detto, sono riuscite ad occupare appena il 4% della superficie agraria mondiale. In genere, la
diffusione è avvenuta in aree geografiche con grosse carenze politiche e/o con vertici politici e
scientifici vulnerabili alla corruzione.
La protesta contro gli ogm è stata un crescendo, fino ad arrivare oggi ad essere sempre più forte,
anche, se non soprattutto, nei Paesi dove la coltivazione è più estesa. Ciò accade perché la gente
avverte direttamente e con sempre maggiore evidenza gli effetti negativi degli ogm sull’ambiente
(biodiversità), sulla propria salute e quella degli animali, per non parlare di quella delle stesse piante
transgeniche. Ciò perché, nel tempo, le stesse piante ogm diventano vulnerabili sia ai patogeni per
cui sono state ingegnerizzate, che ad altri patogeni no target.
Roberts non solo non risponde alla domanda, ma fa addirittura pena quando afferma che i
“contadini preferiscono usare sementi nuove piuttosto che sementi riciclate e degenerate”. Qui è
necessario fare un distinguo. I contadini che producono l’80% del cibo mondiale, praticando
agricoltura su piccola scala (14, 15, 16) e stando lontani dagli ogm, hanno “scarpe grosse e cervello
fino”. Questi contadini si fidano solo dei loro semi e non di quelli che non conoscono. Gli altri
contadini, quelli che producono il 20% del cibo mondiale, praticando un’agricoltura industriale
(estensiva) ad alto impatto ambientale, sono, in vario grado, vittime di modelli agricoli
insostenibili, dominati, in qualche modo, dalle multinazionali.
Come fa un genetista, premio Nobel, a chiamare sementi “riciclate e degenerate” sementi che
invece si sono adattate all’ambiente di coltivazione, proprio come conseguenza del loro allevamento
in quell’ambiente? Tra l’altro, l’affermazione puzza di razzismo. Richiama alla mente il concetto di
“razza pura”, che studiosi e politici, negli anni Trenta e Quaranta, volevano applicare anche alle
razze di grano.
Estasiati da questi pensieri, genetisti e breeders dell’epoca scartavano le spighe di grano che
essendo lontane dalle forme desiderate, venivano chiamate “aberranti”. Solo dopo si capì che così
facendo si provocava erosione genetica, si perdeva biodiversità, e negli anni Sessanta e Settanta, a
Rivoluzione Verde inoltrata (quando l’Eugenetica diventò meno forte), genetisti, ecologisti,
breeders e organismi internazionali, come la FAO, pensarono di correre ai ripari, creando, nel
mondo, numerose banche dei semi (seedbanks o genebanks).
Roberts queste cose le sa? Oggi, purtroppo, le oltre 1400 banche dei semi sparse nel mondo
soffrono per due motivi: a) carenza di finanziamenti, perché la politica preferisce finanziare le
ricerche a livello molecolare, in buona parte propedeutiche agli ogm, e b) competizione diretta tra
ogm e risorse genetiche conservate, appunto, nelle banche dei semi. Per approfondimenti sui rischi
delle banche dei semi nel mondo, informazioni utili sono disponibili in rete (18, 19, 20 ,21, 22).

5. Odifreddi: Lei ha parlato dell'Europa, ma il movimento ambientalista non è solo europeo.
Roberts: Si è ormai diffuso in tutto il mondo, ed è forte anche negli Stati Uniti. Si cerca ad esempio
di obbligare i produttori a dichiarare l'eventuale presenza degli ogm nei loro prodotti, per
scoraggiarne il consumo. In questo caso la richiesta arriva dai produttori di prodotti cosiddetti
"biologici" o "organici", con l'obiettivo di alzarne i prezzi a causa della certificazione, e di
aumentarne le vendite a causa della loro supposta qualità.
Perrino: Che le associazioni di prodotti biologici cerchino di utilizzare la nocività (vera e non
presunta) dei prodotti ogm per alzare i prezzi dei loro prodotti non ogm può anche essere vero.
Piccole e medie imprese cercano di sfruttare le leggi di mercato: domanda e offerta. Per nostra
fortuna, la quantità di prodotti biologici non certificati e quindi a prezzi bassi o normali è di gran
lunga superiore a quella dei prodotti biologici certificati.
Di norma, il maggior prezzo dei prodotti biologici certificati non è giustificato solo dalle spese di
certificazione, ma, forse, anche da maggiori spese di coltivazione. In ogni caso, di certo c’è che i
prodotti biologici sono migliori di quelli non biologici, come dimostrato da diversi studi e ricerche
(23, 24, 25). A parte ciò, non credo che possiamo negare gli effetti negativi di un’agricoltura
industriale, peggio ancora se praticata con gli ogm, e gli effetti positivi di un’agricoltura più
rispettosa dell’ambiente, come è quella di diverse forme di agricoltura biologica.
Molta gente l’ha già sperimentato sulla propria pelle. E non credo che si tratti di effetto placebo,
perché i risultati sono suffragati da analisi oggettive, chimiche sui prodotti e cliniche sui pazienti.
La qualità dei cibi biologici è sicuramente superiore a quella dei cibi transgenici (26, 27, 28).
6. Odifreddi: Molte persone vorrebbero che in certi prodotti non ci fossero "ingredienti chimici"...
Roberts: Io invece mi fido di più del trasferimento di uno specifico gene in condizioni controllate di
laboratorio, che non di un trasferimento incontrollato di centinaia di geni avvenuto mediante una
selezione casuale "naturale.
Perrino: Roberts elude la domanda. Odifreddi ha detto che alla gente non piace la presenza di
ingredienti chimici e Roberts ha preferito parlare di geni, ma si è tirato una zappa sui piedi, in
quanto non è vero che con l’ingegneria genetica si trasferisce solo il gene d’interesse e che lo si fa
in maniera controllata, mentre con il breeding tradizionale oltre al gene d’interesse si trasferiscono
centinaia di geni ed in maniera incontrollata.
Quello che accade, invece, è esattamente il contrario. Cioè, con l’ingegneria genetica si trasferisce,
in maniera casuale (tutt'altro che controllata) nel genoma dell’individuo che si vuole trasformare,
una sintesi approssimativa del gene (transgene) insieme ad un cocktail di pezzi di DNA (DNA
transgenico) costituito da promotori, terminatori e DNA per la resistenza agli antibiotici (27, 29,
30).
Si tratta di pezzi di DNA virali (perché sono i soli capaci di saltare nei genomi) spesso mortali. Il
DNA per la resistenza agli antibiotici è chiamato marcatore, perché serve a marcare, in laboratorio,
le cellule trasformate in presenza di antibiotici in modo tale da poterle individuare, perché non tutte
le cellule vegetali in coltura si trasformano, incorporando il costrutto (cocktail di DNA) o cassetta
(insieme di costrutti).
Sono cose abbastanza note, che non si capisce perché Roberts le ignori. Queste informazioni,
insieme ad altre che spiegano perché gli ogm sono nocivi per la salute e perché sono instabili, sono
reperibili in diverse pubblicazioni (27, 29, 30).

7. Odifreddi: La sua è una battaglia circoscritta, o genericamente antiambientalista?
Roberts: Greenpeace persegue molti altri ottimi obiettivi, ai quali sono assolutamente favorevole.
Ma sugli ogm si sbagliano, e lo sanno anche loro. Patrick Moore, ad esempio, che oltre a essere
uno dei loro fondatori è anche uno scienziato, se ne è distanziato proprio quando il movimento ha
virato su quel genere di campagne politico-ideologiche.
Perrino: C’è da chiedersi: perché Greenpeace dovrebbe perseguire ottimi obiettivi in tutti i settori,
tranne che negli ogm? Comunque, ho verificato la veridicità di quanto affermato da Roberts su
Patrick Moore ed ho scoperto che Greenpeace ha dedicato a Moore una (brutta) pagina (31), dove
riporta tutta una serie di informazioni negative sulla persona e, purtroppo per Roberts, sono
informazioni documentate (alcune con la firma dello stesso Moore). Su questa pagina è scritto che:
More è sul libro paga dell’industria nucleare, non rappresenta Greenpeace, non è il fondatore di
Greenpeace. Nel 2004 ha pubblicato un articolo su un giornale dell’Atomic International Agency
(IAEA), intitolato “Nuclear Re-think” (Ripensamento sul nucleare), affermando cose che nei fatti
risultarono false (32). Inoltre, suggerì all’Amministrazione Bush di non firmare il Protocollo di
Kyoto e, infine, è un noto promotore dell’energia nucleare. Lui stesso (Moore), prima di diventare
portavoce degli inquinatori scrisse: “Va ricordato che nell’industria nucleare ci sono organizzazioni
molto potenti. Uno non si può più fidare di loro nel dire la verità sul nucleare … “ (33).
Insomma, è una pagina in cui si afferma che Moore, portavoce a pagamento per l’industria nucleare,
l’industria del legno, l’industria e l’ingegneria genetica, cita spesso un’affiliazione, ormai datata,
con Greenpeace, al fine di guadagnare credibilità nei media. Questo è il Moore di Roberts,
favorevole agli ogm e che per questo si allontanò da Greenpeace. Ora, però, noi sappiamo che la
storia è un’altra e ufficialmente Greenpeace è una grossa voce internazionale contro gli ogm.
8. Odifreddi: Si può dire che a farne le spese sono i paesi del terzo mondo?
Roberts: Assolutamente sì, e la responsabilità è degli ambientalisti. Anche perché l'Europa non ha
bisogno degli ogm può farne a meno, ma il terzo mondo no. Ad esempio, il Golden Rice che
contiene la vitamina A è stato inventato nel 1999, e avrebbe potuto salvare dalla morte in tutti
questi anni dieci milioni di bambini con deficienza di vitamina A, ma il suo uso è stato finora
impedito dalla propaganda ambientalista. Quanti altri bambini dovranno morire, prima che questo
diventi un "crimine contro l'umanità" da perseguire penalmente?
Perrino: Finalmente Roberts dice una cosa contro gli ogm quando ammette che l’Europa può fare a
meno degli ogm, ma sbaglia di grosso quando dice che il terzo mondo ne ha bisogno e porta
l’esempio del Golden Rice (riso dorato).
Dopo 20 anni di ricerche e, almeno, 15 anni da quando è stato prodotto questo riso ogm (34, 35)
non è stato ancora accettato, ma non tanto per le opposizioni di ambientalisti, come Greenpeace
(36) o come quelle di Vandana Shiva (37) o studiosi come Mae Wan Ho (38), ma perché è l’idea
stessa che non sta in piedi.
Come si fa a pensare di poter risolvere il problema della cecità dei bambini asiatici con un riso
ogm? E perché non risolverlo, molto più semplicemente, inserendo nella dieta di quei bambini una
carota al giorno? Con tutti i benefici che si ottengono con una dieta varia? Tra l’altro, è stato stimato
che per sopperire alla carenza di provitamina A, con il solo riso dorato, ciascun bambino dovrebbe
mangiare diversi chili di questo riso al giorno.
Per di più, il problema della cecità non è solo una carenza di provitamina A nel cibo, è anche una
carenza di lipidi nel corpicino dei bambini. La cecità colpisce più i bambini magri. Quindi è un
problema di educazione alimentare e di mancanza di accesso al cibo.
In altre parole, è un problema di povertà. Roberts afferma che impedire di risolvere il problema
della cecità con la somministrazione del riso ogm è un crimine. È vero il contrario, il crimine c’è ed
è quello già consumato da parte di chi ha voluto sperimentare il riso dorato su bambini e adulti
senza rispettare il protocollo sperimentale (36, 38, 39). In conclusione, a farne le spese sono sì i
paesi del terzo mondo, ma non nel senso che dice Roberts, quanto nel senso che la gente di quel
mondo sta soffrendo, morendo e suicidandosi a causa della coltivazione di cotone e coltivazione e/o
consumo di mais e soia ogm (40). Pertanto, affermare che milioni di bambini del terzo modo
muoiono perché l’uso del riso ogm è “impedito dalla propaganda ambientalista” è veramente
ridicolo.

9. Odifreddi: Come mai, però, questi falsi allarmi sono così efficaci?
Roberts: Perché appena qualcuno grida al lupo, subito la gente si agita e diventa paranoica. Ad
esempio, prima dell'11 settembre i controlli di sicurezza erano inesistenti, e ora praticamente ci
denudano prima di lasciarci passare. Ma io certo non mi sento più sicuro a causa di quelle
sciocche procedure, che solo negli Stati Uniti ci costano ben un miliardo di dollari all'anno e
causano un incredibile spreco di risorse. Il rischio del terrorismo non è così grande, ma il pubblico
è facile preda dei discorsi dei politici sulla sicurezza, così come di quelli degli ambientalisti sugli
ogm.
Perrino: Non c’è peggior cieco di chi non vuol vedere. Il problema della sicurezza è sotto gli occhi
di tutti e quello degli ogm è un fatto reale.
La sperimentazione sulla nocività dei cibi transgenici ormai parla chiaro. Nonostante le difficoltà,
come la scarsità di finanziamenti per questo tipo di ricerche, la rara disponibilità delle riviste
scientifiche alla pubblicazione di risultati sperimentali che dimostrano la nocività dei cibi
transgenici, la letteratura sull’argomento è già ampia e in continua crescita (25, 26, 27, 29, 30, 38,
39, 40, 41, 42, 43, 44) .
Per Roberts, è un falso allarme quello della presenza di DNA resistente agli antibiotici, trovato nei
batteri dei sei grandi fiumi cinesi, proveniente da piante transgeniche e/o dai laboratori di ricerca?
(45). Molti di questi articoli riportano una ricca bibliografia, spesso disponibile in rete.
La gente non “si agita e diventa paranoica” perché “qualcuno grida al lupo”, ma la gente è molto
meno stupida di quanto crede Roberts. La gente si documenta e si rende conto di quello che gli
viene raccontato. La gente che vive nelle aree di coltivazione ogm ha già sperimentato sulla propria
pelle nocività e inutilità degli ogm. Pertanto, il paragone con la psicosi dell’11 settembre 2001 è
fuori luogo, anche se è difficile negare che c’è bisogno di buone misure di sicurezza contro attentati
di varia natura.
Purtroppo, quelle che Roberts definisce “sciocche procedure”, sono necessarie a controllare o
ridurre le minacce del terrorismo, tipico prodotto di una società ingiusta che fa aumentare le
diseguaglianze. Il “rischio del terrorismo”, come dice Roberts non è amplificato dai politici, ma è
un fatto reale.
E’ difficile credere che il pubblico è facile preda dei discorsi dei politici sulla sicurezza. È più
verosimile credere, invece, che i politici, con pochissime eccezioni, sono servi compiaciuti dei
poteri forti, attraverso i banchieri e le multinazionali, che insieme creano le condizioni che
legittimano da un lato la nascita e lo sviluppo dei movimenti ambientalistici e dall’altro i movimenti
terroristici. Bisogna sempre cercare le cause dei fenomeni o delle patologie di una società.
Quelle dei poteri forti, dei banchieri, dei politici, degli ogm, degli ambientalisti e dei terroristi non
sono storie diverse, ma sono storie parallele che spesso si intrecciano. Se per questi fenomeni
macroscopici volessimo far valere i meccanismi della fisica quantistica (scoperti a livello
microscopico) diremmo che sono tutti fenomeni entangled. Infatti, sono fenomeni istantanei, più
veloci della luce, che spesso ci danno il pretesto per non capire o per non voler capire.

10. Odifreddi: Forse c'è una mancanza di educazione scientifica?
Roberts: Certo. E noi scienziati ne siamo in parte responsabili, perché non abbiamo voglia di
avere a che fare con i giornalisti e con il pubblico, e preferiamo parlare fra noi. Io dico sempre ai
miei studenti che se vogliono lavorare con me devono passare il "test della nonna": devono essere
in grado, cioè, di spiegare alla propria nonna cosa fanno. Se riescono a farglielo capire, bene, e se
no, devono trovare un altro modo di dirglielo, perché è importante riuscire a comunicare agli altri
cosa si fa.
Perrino: Forse manca una buona educazione scientifica perché manca l’esempio? Non si può dire
agli studenti: non fare quello che faccio, ma fai quello che ti dico. Forse non è nemmeno questione
di esempio, perché da bravi maestri non sempre vengono fuori bravi discepoli.
Tra molte incertezze però qualche certezza ce l’abbiamo. L’esperienza suggerisce che i bravi
ricercatori sono frutto di un sistema di ricerca libera, che si deve svolgere in un contesto sociale
sano, che premia la collaborazione e non la competizione. La storia di numerosi successi scientifici
lo conferma. Molte scoperte di rilievo sono state spesso la conseguenza di intensi scambi, anche
epistolari, tra studiosi bramosi di sapere, ma anche (relativamente) onesti nel riconoscere la
paternità delle idee.
Provate a vivere in un centro di ricerca (italiano) e osservate se i ricercatori collaborano o
competono o si ignorano. Nel primo caso ci sarà dialogo, negli altri due isolamento e ricerca
dozzinale, se tutto va bene. Di chi è la colpa? Del capo? Quale capo? Del sistema di ricerca? Del
sistema politico? Del sistema sociale ed economico? Di solito la ricerca non è libera, ma imposta da
un sistema di ricerca o dall’alto. Uno ci può giurare: dove c’è più collaborazione c’è più produzione
scientifica di notevole impatto.
La competizione senza dialogo, spesso sostenuta da forze parasindacali, è per definizione
distruttiva. E tutto ciò indipendentemente dalle capacità individuali. In ogni caso, il comportamento
dei maestri è determinante.
Ma se il maestro è come Roberts io ho seri dubbi sul processo educativo. Mi chiedo perché Roberts
invece di prendersela con gli ambientalisti e raccontare inesattezze non ha colto l’occasione per
spiegare che cosa siano gli ogm e come dovrebbero risolvere il problema della fame nel mondo.
Se il test della nonna non riesce a superarlo lui, come può pretendere che lo superino i suoi
studenti? Il metodo scientifico (il test della nonna) valido per gli studenti non dovrebbe valere
anche per il maestro?

11. Odifreddi: Ma con gli ogm non c'è anche l'idea che, manipolando il genoma, si sta "giocando a
fare Dio?
Roberts: Lo stiamo facendo da diecimila anni, con la selezione artificiale, la quale, oltre agli
incroci, ha spesso usato a casaccio radiazioni e agenti chimici mutageni, alla faccia del
" naturale". La manipolazione genetica oggi ci permette di fare la stessa cosa, ma procedendo non
a caso e per tentativi ed errori, bensì in maniera pianificata e controllata. Non vedo cosa ce la
possa far considerare peggiore, e non preferibile, se non l'ottusità.
Perrino: Adesso viene il bello! Roberts, come molti altri genetisti pro-ogm confonde, forse
inconsciamente, l’evoluzione naturale con le manipolazioni fatte dall’uomo in laboratorio. Su
questa differenza mi sono già speso (vedi commento 6). Ora posso ribadire quello che, altrove, ho
più volte sottolineato e cioè che il DNA transgenico è diverso dal DNA naturale.
Purtroppo, i fautori degli ogm dicono che il DNA è DNA e non c’è differenza tra i due DNA. Ciò
accade perché i pro-ogm sono ancora legati al dogma centrale, alla genetica classica o meccanica o
statica. Cioè legati alla genetica neo-Darwiniana o Sintesi moderna. Quella genetica è servita ad
andare avanti.
Ora, però, è una genetica superata, perché abbiamo capito che il gene non è più un pezzo di DNA
che si esprime o non si esprime, ma è un pezzo di DNA che è li e che può essere letto o non essere
letto. E il lettore è l’ambiente (in senso molto lato, interno ed esterno agli organismi viventi), quello
che qualcuno ha chiamato, per semplificare o come metafora, terza elica del DNA.
Il cervello della cellula non è più il nucleo (DNA dei cromosomi), come voleva il dogma centrale,
ma la membrana cellulare. Se alla cellula togliamo il nucleo, essa continua a vivere, mentre se
togliamo o danneggiamo la membrana, la cellula muore.
Quello che la cellula non può fare senza il nucleo è di moltiplicarsi. Pertanto, un passo avanti lo si
fa se dalla genetica si passa all’epigenetica. Qualcuno ha detto che la genetica è solo la punta
dell’iceberg, il più è ancora da esplorare. Quello che i fautori degli ogm non vogliono accettare è
che il vero flagello dell’ingegneria genetica è proprio il DNA transgenico, cioè il costrutto (cocktail
di DNA), costruito in laboratorio e inserito a caso nel genoma di una cellula vegetale. L’inserimento
è casuale, impreciso ed inaffidabile (27, 29, 46). Tanto è vero che gli ogm sono instabili.
I legami tra il transgene ed i promotori e terminatori sono deboli, facili alla rottura. Di qui
l’instabilità degli ogm. Se il problema finisse qui, nulla di male. Purtroppo, quel DNA transgenico,
che reca con se anche il DNA per la resistenza agli antibiotici, si trasferisce orizzontalmente (47)
nei microrganismi e quindi passa anche in altre specie geneticamente lontane dalla pianta
transgenica e, se usata come cibo, passa anche nel microbiota intestinale degli animali, incluso
l’uomo. Con tutte le conseguenze che possiamo immaginare.
Dopo queste conoscenze si può ancora affermare che il DNA transgenico è uguale al DNA naturale?
Se ci sono ancora dubbi si pensi alla comparsa di superinfestanti in campi di piante transgeniche
resistenti agli erbicidi. Si pensi alla comparsa di batteri resistenti agli antibiotici nei grandi fiumi
della Cina (45), e così via.
Credo che queste osservazioni siano più che sufficienti per dimostrare che il DNA transgenico è
diverso da quello naturale. Per cui, come fa Roberts ad affermare che la manipolazione genetica in
laboratorio, per ottenere piante transgeniche, è uguale a quella che ha fatto e continua a fare la
natura da millenni? Come fa a paragonare gli incroci naturali o quelli fatti dall’uomo all’ingegneria
genetica? Roberts mente sapendo di mentire? E perché lo fa? Gli ambientalisti e chi è contro gli
ogm sono per una evoluzione naturale, che significa un’evoluzione che procede ad una velocità tale
da permettere alle diverse specie viventi di evolversi insieme agli altri processi naturali, in buona
parte ancora sconosciuti. Il fattore tempo è importante affinché ci sia adattamento. Diversamente
c’è rischio di estinzione.
I fautori degli ogm non possono giocare a fare Dio, perché non hanno le conoscenze di Dio. Dio è
l’universo, di cui noi siamo una minutissima parte. Per capire quale parte di Dio siamo, abbiamo
ancora molta strada da fare, ma dobbiamo andare piano, seguendo le leggi della natura (che i
cristiani chiamano Dio).
Roberts chiude la sua risposta con una frase forte: Non vedo cosa ce la possa far considerare (la
manipolazione genetica) peggiore, e non preferibile, se non l'ottusità.
In pratica, ci sta dicendo che chi si oppone all’ingegneria genetica è un ottuso, un limitato, uno
tardo a capire, poco perspicace. Peccato però che tra gli oppositori agli ogm ci siano studenti,
ricercatori e scienziati, con cervelli più che brillanti (52).
Conclusioni
Vorrei concludere commentando la frase con la quale Odifreddi apre la sua intervista: Il vincitore
del Nobel per la Medicina: "Manipolare le sementi non deve spaventare: sono diecimila anni che in
fondo giochiamo a fare Dio. Quasi tutte le battaglie ecologiste sono sacrosante ma su questo tema è
l'ideologia a prevalere".
Una parte di quest’affermazione l’ho già discussa nell’ultimo commento (punto 11). Ora mi
concentro sulla questione dei diecimila anni. Caro Roberts, per diecimila anni l’uomo ha
addomesticato piante, animali e microrganismi, con la collaborazione della natura (Dio), che
significa aver permesso alle diverse specie di evolversi dialogando con l’ambiente. Dove la mano
dell’uomo c’entra, ma rispettando i meccanismi naturali: migrazioni, mutazioni spontanee e
ibridazioni spontanee.
Anche il breeding post Mendeliano tradizionale, eseguito attraverso incroci e selezione, ha
rispettato i meccanismi naturali. Dopo Mendel, l’uomo ha solo orientato e velocizzato tali processi.
Non così si può dire delle mutazioni indotte (artificiali). La differenza tra mutazioni naturali e
mutazioni artificiali è che mentre nel primo caso sono causali (l’uomo asseconda la natura), nel
secondo sono casuali. L’ingegneria genetica naturale, quando avviene, ed avviene sempre, è
causale. Non è casuale come l’ingegneria genetica artificiale (quella degli ogm), il che significa che:
è l’ambiente (tutto) che decide quando e come essa deve avvenire.
Si potrebbe obiettare che anche l’uomo fa parte della natura. Sì, certo, ma se rispetta i meccanismi
naturali. L’aereo è un mezzo di trasporto artificiale, ma si può smettere di costruirlo o di usarlo
quando si vuole. Non così è per l’ingegneria genetica artificiale, in quanto il DNA transgenico può
cambiare significativamente ed in modo irreversibile l’evoluzione. L’aereo non lo fa, perché non si
moltiplica e non si mette in moto da solo. È un oggetto passivo. Il DNA è un oggetto attivo, perché
interagisce con l’ambiente. Il fatto che le mutazioni naturali siano causali e non casuali indebolisce
la teoria sull’evoluzione di Darwin, inclusa la sua selezione naturale. Non è il più adatto che
sopravvive, ma è l’ambiente che determina il mutamento e lo rende adatto.
L’uomo, come ogni altro organismo vivente, non è vittima dei suoi geni, ma sono i geni al servizio
dell’uomo e dell’ambiente (da questo ragionamento escludo le malattie genetiche, che sono meno
del 5% di tutte le malattie). Non si tratta di rimuovere Darwin (48), ma non possiamo fermarci al
neo-Darwinismo se vogliamo andare avanti. Triste è il discepolo che non avanza il suo maestro
(Leonardo da Vinci).
Darwin descriveva quello che vedeva o che a lui appariva ma, in alcuni casi, non poteva vedere
cosa c’era dietro l’apparenza.
Qualcuno ha detto che se la verità fosse uguale all’apparenza non ci sarebbe bisogno della scienza.
Apparentemente il Sole gira intorno alla Terra, ma la scienza ha poi scoperto che è la Terra che gira
intorno al Sole. Chi l’ha scoperto è salito sulle spalle dei giganti che l’hanno preceduto, non si è
messo sotto. Bisogna salire sulle spalle di tutti i grandi pensatori del passato, tra cui anche
Aristotele, Lamarck, Darwin, Waddington, ecc. per vedere più lontano. La scienza ha scoperto che
le mutazioni sono causali. Darwin pensò che le mutazioni fossero casuali e quindi che solo le
mutazioni più fortunate (più adatte) proseguivano il cammino dell’evoluzione. Non gli venne in
mente che poteva essere l’ambiente a ordinare il cambiamento (la mutazione).
Oggi, ormai, molte patologie delle piante e degli animali, uomo compreso, si possono controllare
e/o combattere meglio, cercando di capire qual è l’ambiente migliore per uno sviluppo normale o
che noi giudichiamo tale. È sufficiente individuare i fattori ambientali che eliminano o riducono la
diffusione delle malattie. Nel tempo, piante, animali e microrganismi sono in grado di sviluppare le
resistenze (o tolleranze) ai patogeni, grazie ai suggerimenti dell’ambiente. Bisogna far lavorare la
natura o coltivare la natura per coltivare adeguatamente le piante. Ovviamente, questo approccio dà
fastidio alle multinazionali, in quanto non permette loro di mettere le mani sui semi.
Chi controlla il petrolio controlla le nazioni, chi controlla il cibo controlla il popolo (Henry
Kissinger). Le multinazionali (in particolare Big Pharma) vogliono controllare il popolo anche
attraverso la malattia. Per esempio, ci viene detto che l’insulina umana ingegnerizzata (ottenuta
artificialmente con l’ingegneria genetica) è migliore o è più sicura di quella naturale (estratta dal
pancreas dei maiali). Ebbene, c’è chi ha dimostrato che non è vero, perché ci sono diabetici che non
possono usare l’insulina umana artificiale. Non è ancora chiaro perché.
Tuttavia, sono in molti a chiedersi perché è difficile trovare in farmacia l’insulina naturale (49, 50,
51). Perché costa di meno? Perché non è brevettabile? Ora a parte gli effetti collaterali dell’insulina
ingegnerizzata, quanti sanno che il diabete non è una malattia, ma una condizione, da cui si può
rientrare modificando l’ambiente, cioè cambiando alimentazione e stile di vita? Pochissimi. Forse
perché fa parte delle scoperte non autorizzate dalla medicina ufficiale (53).

*Dirigente dei Ricerca, già direttore dell’IGV-CNR
pietro.perrino4@gmail.com

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