VALORIZZARE DIFENDERE SALVAGUARDARE LA VAL DI SIEVE

L' Associazione Valdisieve persegue le finalità di tutelare l'ambiente, il paesaggio, la salute, i beni culturali, il corretto assetto urbanistico, la qualità della vita e la preservazione dei luoghi da ogni forma d'inquinamento, nell'ambito territoriale dei comuni della Valdisieve e limitrofi.

mercoledì 20 novembre 2013

Versilia: IL LUPO PERDE IL PELO MA NON IL VIZIO

La gestione dei rifiuti in Toscana  non può essere  gestita solo dalla Regione e dal CISPEL , tenendo fuori ogni altro soggetto.
La procedura adottata dalle Regione per la consultazione dei soggetti interessati al piano è quanto meno elusiva:  hanno partecipato all’indagine preliminare (come riportato nel testo del Piano Regionale) solo 3 delle 10  Province,  e solo 4  tra i numerosi  Comuni  della Toscana , e per quanto riguarda le Associazioni hanno  partecipato  solo 3 associazioni ,il che  è totalmente insufficiente  soprattutto quando sul territorio regionale operano “Comitati” sorti per arginare i danni ambientali ed economici causati da inefficienti politiche gestionali, e che hanno maturato un  livello di conoscenza normativa ed ecologica che probabilmente sarebbe utile anche ai consiglieri degli ATO .

La  convinzione che il Piano sia di fatto stato concordato tra Regione  ed il CISPEL  nasce dalla lettura del documento recentemente redatto da CISPEL  e denominato: OSSERVAZIONI Alla proposta di piano regionale di gestione dei rifiuti , incontro con i Gruppi del Consiglio regionale della Toscana  del mese di ottobre 2013

Andandolo ad esaminare si evidenzia che ancora una volta il CISPEL  dà dei “vibranti” suggerimenti alla Regione: ora le sue attenzioni non sono solo rivolte al Piano Regionale di gestione dei rifiuti ma  chiede anche la revisione della Legge Regionale sui rifiuti, suggerendo anche quello che il consiglio regionale dovrebbe fare .

Il primo suggerimento e’ volto, naturalmente, alla abolizione della Pianificazione interprovinciale  tanto le Provincie vanno abolite , togliamole di mezzo subito, che ci stanno a fare , dovrà rimanere solo la REGIONE E GLI AMBITI (nostre considerazione “ ma tutti i  soldi spesi per i vari piani interprovinciali chi ce li ridà!!!!”),

Secondo suggerimento : la Regione deve avere maggiori competenze di regia generale della applicazione del Piano a partire dalla ri-attribuzione delle autorizzazioni per gli impianti di rilevanza regionale (  e si specifica  impianti di recupero energetico e discariche)  (nostra considerazione :” di fatto la Regione dovrebbe avocare  a sé il potere di approvare impianti baipassando di imperio i Comuni” )

Terzo suggerimento il CISPEL invita a modificare i meccanismi di calcolo del Tributo speciale per il conferimento in discarica;   ma perché non lo chiama con il suo nome … ecotassa…

Quarto suggerimento :  tradurre in legge i meccanismi di aggiornamento e monitoraggio del Piano (nostra considerazione : “in modo di avere sempre sotto controllo la situazione”)
e poiché l’idea fissa del CISPEL  sono gli  inceneritori, insiste soprattutto sul -fatto che il Piano Regionale e la revisione della legge  debbano avere un solo fine cioè ….. “una visione” di medio lungo periodo dell’assetto impiantistico che si riassume in incentivi per pochi impianti -tendenzialmente uno per ambito-  e la definizione di un unico ambito regionale di organizzazione dei servizi.

Quinto suggerimento : il Piano Regionale non deve interferire assolutamente con i contratti in essere e le decisioni già assunte e soprattutto uno degli obbiettivi della revisione della Legge Regionale deve essere quello di sopprimere la pianificazione interprovinciale.

Sesto suggerimento :bisogna che siano chiari gli obbiettivi di recupero energetico e i flussi di combustibile per non produrre effetti gravi di instabilità in questo mercato a livello regionale.

Finito di analizzare gli aspetti generali  il documento del CISPEL passa  a quelli puntuali

Il consiglio che il  CISPEL  suggerisce alla Regione è quello di non porsi obbiettivi “AMBIZIOSI”(raccolta differenziata al 70% , riciclaggio al 60% …  ogni commento è superfluo),
secondo sempre il CISPEL,  il Piano Regionale  si deve allineare alla indicazione di legge e lasciare alla pianificazione di ambito la responsabilità di individuare obiettivi più ambiziosi, (  in altre parole volevano dire, sempre secondo  noi,…vogliamo le mani libere per fare accordi con i vari ATO.)

Il punto più alto di queste osservazioni  si raggiunge quando si prendono in esame i TMB: naturalmente il CISPEL condivide la scelta di ridurre drasticamente l’operatività  di questi impianti,  ma anche in questo caso “suggerisce” che era preferibile una indicazione di massima da parte della Regione , lasciando alla pianificazione locale il compito di individuare le scelte puntuali ma con una accurata indicazione :…..”il Piano dovrebbe invece contenere un riferimento esplicito alla possibilità di portare a recupero energetico i flussi di rifiuto indifferenziato ( a valle degli obiettivi di RD) SENZA NECESSARIO PRETATTAMENTO .” in pratica si vuole la chiusura  dell’impianto di Pioppogatto.  

Letto questo edificante documento  e affiancandolo al Piano proposto dalla Regione, non possiamo che trarne  preoccupate conclusioni:

1° il Piano non tende tanto a tutelate l’interesse GENERALE programmando un’attività di recupero e smaltimento eco compatibile  che  per  quanto possibile  non produca danni ambientali (emissioni   di diossine, di  CO2 ecc)  ed economici (tariffe non giustificate) e consenta ai Comuni la creazione di una attività redditizia derivante dalla raccolta differenziata , ma è tutto impostato sulla  visione privatistica dell’attività di smaltimento dei rifiuti il cui fine ultimo è la garanzia di una rendita economica alle ditte private  e partecipate che avranno la gestione degli impianti.

2° per raggiungere questo fine  accentra totalmente l’organizzazione nelle mani della Regione che potrebbe  legiferare anche in palese difformità della legge Nazionale e  attraverso  la sua mano operativa, rappresentata dagli ATO, si prepara a realizzare un sistema comunque improntato  sull’incenerimento ostacolando di fatto la raccolta differenziata  che viene  sottratta  ai Comuni ed eliminando il trattamento dei rifiuti  destinati all’incenerimento .

3° viene aggirato il trattamento obbligatorio del RUR per inviare agli impianti di incenerimento il rifiuto tal quale anche se carico della componente umida e con poca resa energetica.

4° La gestione dei flussi  individuati per contratto e non agganciati  alla reale produzione di rifiuti determina il famigerato “Vuoto per Pieno” che ha come prima conseguenza la incontrollabilità delle tariffe che tendono inevitabilmente ad aumentare .

Stante le osservazioni appena fatte ci si chiede se oltre a far “sparire” in qualche modo i rifiuti, l’altro unico fine sia quello di garantire una rendita assicurata a chi gestirà gli impianti con grave danno economico per i cittadini e prevedibile inquinamento ambientale.

Questa ultima considerazione ci deriva dalla esperienza diretta.
Non possiamo non ricordare che la Versilia ha già sperimentato sulla propria pelle e nelle proprie tasche un analogo sistema, anche il quel caso deciso dalla Regione Toscana, che ha provocato gravi danni ambientali e ha salassato i cittadini.

Non possiamo fidarci di un sistema che venga  lasciato nelle mani dei soli gestori  con la sola supervisione regionale.
Da noi ha consentito che un impianto di incenerimento venisse malamente costruito e  disonestamente gestito senza che il tanto decantato sistema dei controlli rilevasse alcunché: sono stati i cittadini di Pietrasanta  a costringere le istituzioni  ad intervenire.

Non vorremmo che la nostra posizione sia considerata come un accanimento contro la Regione o il CISPEL , ma sappiamo che cosa comporta subire una programmazione non corretta e gravosa per i cittadini e purtroppo, a causa di ciò, non sappiamo ancora per quanti anni  dovremo subire le conseguenze economiche, ambientali e sanitarie di un impianto imposto dalla Regione, le cui vicende sono ben note.

Rete Ambientale della Versilia