VALORIZZARE DIFENDERE SALVAGUARDARE LA VAL DI SIEVE

L' Associazione Valdisieve persegue le finalità di tutelare l'ambiente, il paesaggio, la salute, i beni culturali, il corretto assetto urbanistico, la qualità della vita e la preservazione dei luoghi da ogni forma d'inquinamento, nell'ambito territoriale dei comuni della Valdisieve e limitrofi.

giovedì 18 aprile 2013

POTERE DI VETO O GOVERNO DEL TERRITORIO?



CITTADINI AREA FIORENTINA   COMITATI DEI CITTADINI - FIRENZE    
POTERE DI VETO 
O GOVERNO DEL        TERRITORIO?
 OSSERVAZIONI SULLA BOZZA DI RIFORMA DELLA LEGGE URBANISTICA REGIONALE



La proposta di riforma della Legge regionale 1/2005 sul governo del territorio recentemente presentata dall’Assessore regionale Anna Marson intende riordinare le funzioni attribuite in campo urbanistico alla Regione e agli altri Enti locali, per invertire la tendenza, affermatasi anche in Toscana (da Monticchiello in poi),  a compromettere il paesaggio e l’ambiente, particolarmente quello rurale, con fenomeni di “sprawl” o con ecomostri.
Introducendo per la prima volta il concetto di patrimonio territoriale da conservare e gestire la Regione indica nel risparmio di suolo la priorità assoluta e impone forti limitazioni alle espansioni extraurbane. A tal fine si riprende certe  prerogative che in passato erano state delegate ai Comuni, ripristinando il proprio parere vincolante su materie decisive.

Contro questa proposta si è scagliata  recentemente l’ANCI (in particolare alcuni sindaci) che ha  accusato la Regione di voler ripristinare il centralismo amministrativo e, ancor più grave, di non rispettare le modifiche apportate al titolo V della Costituzione dalla L. n.3 del 18 ottobre 2001, legge che avrebbe inteso inserire in Costituzione i principi del federalismo.
Anche l’Assessore Meucci ha tuonato “Così come è scritta, con il potere di veto sulla pianificazione comunale, la legge 1 è incostituzionale”, basandosi su una falsa interpretazione della legge già respinta dall’Ufficio legale della Regione. Su questo tema ha fatto chiarezza anche il costituzionalista Gian Franco Cartei, sul “Corriere Fiorentino” del  28 marzo scorso.

Ferma restando la competenza esclusiva dello Stato in materia di tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali, l’art. 118 della L.3/01 stabilisce che le funzioni amministrative sono attribuite ai Comuni, salvo che siano attribuite alle Province, alle Città metropolitane, alle Regioni e allo Stato, sulla base dei principi di sussidiarietà, differenziazione ed adeguatezza.
Una tale enunciazione non appare chiara: gli enti locali e lo Stato sono posti sullo stesso piano e sono intercambiabili o sono anche differenziati e pertanto riguardano ambiti territoriali di diversa rilevanza?

Passando alla attuale versione della L.R. 1/05, l’art. 53, relativo allo strumento del Piano Strutturale, prevede che il P.S. contenga la ricognizione delle prescrizioni del Piano territoriale di coordinamento territoriale provinciale e del Piano di indirizzo territoriale regionale (comma 3, lettera b). Questa formulazione ha fatto sì che si consolidasse la prassi secondo la quale era sufficiente che il P.S. di ogni singolo comune contenesse nel testo normativo una semplice formula rituale, senza alcun riferimento effettivo ai contenuti del P.S. e della sua compatibilità col Piano regionale, perché poi il sindaco potesse operare in completa autonomia.

Fra l’ambiguità dell’art. 118 della riforma del titolo V della Costituzione e l’ambiguità della attuale versione della L.R. 1/05 si è consumato quel mito della parificazione istituzionale degli enti locali, posti tutti sullo stesso piano, che ha prodotto all’interno del territorio toscano le gestioni più disparate dell’uso del suolo in allegra dissonanza dalle prescrizioni del piano regionale.

Nella proposta della Regione, gli artt. 17 bis, 23, 24 bis, 35, 26, 26 bis, 27 sono quelli che maggiormente introducono importanti novità rispetto al ruolo della Regione nei confronti dei Comuni che ne fanno parte, con particolare riferimento agli strumenti della Conferenza Paritetica (che questa volta diviene un effettivo strumento in mano alla Regione cui spetta la decisione in caso di non omogeneità dei pareri) e del Tavolo tecnico.

Queste novità, lungi dal rappresentare una violazione dei principi costituzionali, ne costituiscono invece un chiarimento ed una specificazione: non si tratta di reintrodurre un principio di gerarchia fra gli enti né di rinunciare all’indipendenza dei Comuni, ma di mettere in atto una urbanistica che non sia schizofrenica (alla Regione i principi, ai Comuni i Piani operativi), nella quale, secondo il criterio della co-pianificazione, ciascun ente si assume le responsabilità che gli competono, secondo il proprio livello.

Ci auguriamo pertanto che il Consiglio Regionale accolga tale proposta, al contrario di quello che fece nel 2011, allorquando il nostro Comitato, assieme ad Italia Nostra e ad altri comitati toscani ed associazioni ambientalistiche, presentò una proposta di modifica della L.R. 1/05 che rispondeva alle stesse esigenze ora affermate dagli uffici regionali: in quell’occasione però quella proposta, che aveva ottenuto circa 7.000 firme, ben più delle 5.000 richieste, fu respinta dal Consiglio dopo solo quattro minuti di discussione.