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mercoledì 30 gennaio 2013

Tav, le intercettazioni dell'inchiesta "Dobbiamo taroccare il cemento"

Ecco le carte in cui alcuni degli indagati per i lavori dell'alta velocità parlano dei materiali utilizzati per i tunnel, i rivestimenti e la fresa. Altri particolari preoccupanti sull'istituto Ottone Rosai

di FRANCA SELVATICI
Tav, le intercettazioni dell'inchiesta "Dobbiamo taroccare il cemento"
"La cosa preoccupante non è aver fatto una crepa alla scuola che fa morir dal ridere, perché fa morir dal ridere. E' il sistema dell'organizzazione: cioè, te gli potevi fare una crepetta o la potevi alzare di un metro, perché la potevi anche alzare di un metro che nessuno se ne sarebbe accorto, perché se noi l'alzavamo di un metro e la facevamo proprio crollare, giù a terra, noi non ce ne saremmo manco accorti perché i dati non li controllavamo, li inserivamo con una settimana, dieci giorni di ritardo".
La scuola che "poteva anche crollare" è la media Ottone Rosai, in via dell'Arcovata, che sorge sull'orlo degli scavi per la stazione sotterranea dell'alta velocità. E i genitori e gli allievi che si preoccupavano non erano affatto dei visionari. Della assoluta carenza di controlli, infatti, parla l'8 marzo 2012 Furio Saraceno, il presidente di Nodavia, la società che ha vinto l'appalto dei lavori del passante ferroviario dell'alta velocità di Firenze. Ne parla in una telefonata intercettata dai carabinieri del Ros nell'ambito dell'inchiesta della procura di Firenze che ipotizza una serie di gravi reati connessi alla realizzazione del tunnel e della stazione sotterranea, fra cui la frode in pubbliche forniture per gli inesatti monitoraggi, per la cattiva esecuzione dei conci destinati al rivestimento delle gallerie e per i difetti nelle guarnizioni della maxi-trivella Monna Lisa. E proprio in relazione all'ipotesi di frode in pubbliche forniture il gip Angelo Antonio Pezzuti ha convalidato il sequestro di 8 milioni e mezzo anticipati a Nodavia da Italferr, la società del Gruppo Ferrovie incaricata di vegliare sui lavori.

Quanto ai conci destinati al rivestimento del tunnel, i tecnici della società Seli, incaricata di realizzare lo scavo con la maxi-fresa Monna Lisa, ammettono fra loro che il cemento non è conforme, che occorre aggiungere acqua, che "dobbiamo tarocca'", che si "potrebbe fare un magheggio", "ufficializziamo un dosaggio di due chili (di fibre di polipropilene necessario per impedire disastri in caso di incendio in galleria - Ndr) e poi in stabilimento ce la giostriamo noi e ne mettiamo uno e otto". E quando a Lipsia la prova di resistenza al fuoco dei conci va male, "con risultati "devastanti", si cerca ad ogni costo di nascondere il fenomeno dello spalling (cioè del distacco del cemento), perché, dice il direttore Aristodemo Busillo, "non dobbiamo farci scartare i 100 anelli che abbiamo prodotto, sennò buttiamo via qualche centinaio di milioni di euro". Altri guai derivano dalle guarnizioni interne non originali della fresa Monna Lisa, che "pisciano olio", che "fanno cacare" e "non sono mai state provate a pressioni vere di scavo". "A Panama - commenta un tecnico  -  tutte e due le macchine sono andate proprio a schifio".
(29 gennaio 2013)

Fonte: http://firenze.repubblica.it/cronaca/2013/01/29/news/tav_i_dati_della_scuola_non_li_controllavamo-51532309/

NB. Grassetto e corsivo di assovaldisieve

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