VALORIZZARE DIFENDERE SALVAGUARDARE LA VAL DI SIEVE

L' Associazione Valdisieve persegue le finalità di tutelare l'ambiente, il paesaggio, la salute, i beni culturali, il corretto assetto urbanistico, la qualità della vita e la preservazione dei luoghi da ogni forma d'inquinamento, nell'ambito territoriale dei comuni della Valdisieve e limitrofi.

Molino del Piano: INCONTRO CON ROBERTO CAVALLO

Molino del Piano: INCONTRO CON ROBERTO CAVALLO
20 OTTOBRE a Molino del Piano: ore 19.00 Apericena a Km zero, a seguire parliamo di Economia Circalare e Rifiuti Zero con ROBERTO CAVALLO

da rifiuto a risorsa


EVENTI

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20 Ottobre dalle ore 19.00:
APERICENA A KM ZERO
circolo ARCI la Torretta Molino del Piano, con ROBERTO CAVALLO

A SEGUIRE (ORE 21.00):
ECONOMIA CIRCOLARE E RIFIUTI ZERO, sempre con ROBERTO CAVALLO

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· NUOVA Petizione “Stop alla costruzione di nuovi inceneritori, Sì alla raccolta differenziata!”

CALENDARIO

lunedì 21 gennaio 2013

TAV Fiorentina: reportage di articoli

CITTADINI AREA FIORENTINA
COMITATI DEI CITTADINI - FIRENZE


NODO FIORENTINO
TAV AL CAPOLINEA?



La fresa per lo scavo del tunnel al Campo di Marte

Oltre 30 indagati, perquisizioni in tutta Italia, il sequestro della talpa Monna Lisa, ipotesi di reato che comprendono l'associazione per delinquere finalizzata alla truffa aggravata, la corruzione e lo smaltimento abusivo di rifiuti: questa la dimensione dell' inchiesta sulla TAV condotta dal Procuratore di Firenze Quattrocchi e dai magistrati Monferini e Tei, già pubblici ministeri nel processo per i danni TAV in Mugello.
Le indagini coinvolgono il Ministero delle Infrastrutture, Italferr (FS), Nodavia (società appaltatrice costituita da Coopsette e dal consorzio EEC) e colpiscono come un maglio i lavori per l'AV nel Nodo fiorentino da mesi  in attesa del via definitivo del Ministero dell' Ambiente.
Dietro i ritardi causati dalla classificazione delle terre di risulta – che hanno condotto a regolamenti di conti interni alla Regione e a conflitti tra Regione e RFI (FS)  – si profila una crisi economica e finanziaria del principale General Contractor – Coopsette – giunto sull'orlo del fallimento e pesantemente indebitato con le banche e con i fornitori, con ricadute a cascata sulle piccole ditte in subappalto. Dalle indagini sul movimento terra spuntano anche i camorristi casalesi.
Conforta che, sia pure indirettamente, l'opposizione a quest'opera da parte di varie associazioni e comitati di cittadini, pur non avendo aperto alcuna breccia in una maggioranza politica sorda a qualsiasi valutazione di merito, abbia messo in allarme la magistratura, come già era avvenuto per i lavori TAV nel Mugello. Le indagini della Procura riguardano in apparenza una delle tante cricche che si accampano a lato di ogni grande opera pubblica in Italia, rivelando scenari che vanno oltre ogni più pessimistica previsione.
Ci auguriamo però che queste indagini facciano luce anche sul "sistema TAV" , su un meccanismo di affidamento dei lavori che non funziona più e che conducano alla sospensione di tutti i cantieri (tunnel e stazione Foster).
Senza questa misura l'opera prima o poi ripartirà producendo quei danni ambientali, funzionali ed erariali più volte paventati e denunciati.
Per anni abbiamo svolto analisi, organizzato confronti e prodotto proposte alternative per il passaggio della TAV da Firenze. Ma oggi, alla luce del transito quotidiano in città di più di un centinaio di treni AV e almeno finché ci sarà questo imprevidente ceto politico e amministrativo pensiamo che la cosa migliore sia quella di lasciare tutto com'è, pretendendo invece quei miglioramenti dell'infrastruttura e del servizio – soprattutto per il traffico regionale e metropolitano - puntualmente indicati nella piattaforma della Rete dei comitati per l'Assemblea del 3 febbraio.

Per le maggioranze politiche che governano città e Regione dovrebbe essere questa l'occasione per abbandonare il progetto, riformulando contemporaneamente le contropartite concordate con Ferrovie dello stato.

In attesa di conoscere cosa intendono fare su questa incredibile ed annosa vicenda, chiediamo loro, anche per il futuro, di svincolarsi da grandi opere o decisioni amministrative soggette ad indagini della magistratura, proprio come chiediamo alle forze politiche che si accingono a chiedere il voto ai cittadini di prendere le distanze da candidati al parlamento colpiti da condanne o indagini della magistratura.

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Comitato NoTunnelTav di Firenze                                                                17/01/2013
Comunicato stampa
Sequestro dei cantieri TAV: UNA BELLA NOTIZIA!
L'intervento della Magistratura con il sequestro dei Cantieri Tav è davvero una bella notizia!
Da anni denunciamo i problemi, le contraddizioni e le irregolarità di questo assurdo progetto di sottoattraversamento TAV della città, un'opera che abbiamo sempre definito inutile, dannosa e fonte di grande spreco di denaro pubblico.
Un'opera che rappresenta solo un affare per grandi imprese e grandi cooperative di costruzioni, una potente lobby del cemento, trasversale agli schieramenti di centrodestra e centrosinistra, a PdL e PD, mentre in piena crisi vengono tagliati servizi sociali basilari per i cittadini.
Alterazione della falda, possibili danni per centinaia e centinaia di edifici, mancanza di Valutazione di Impatto Ambientale per la Stazione Foster, difformità nelle normative antisismiche, gestione e conferimento dei materiali di scavo, forte crescita dei costi dell'opera (tra cui aver montato e poi tenuto ferma la “talpa” per quasi un anno), mancanza di un adeguato controllo pubblico..sono alcune delle questioni su cui abbiamo sempre concentrato la nostra iniziativa, anche a livello giuridico, proponendo in alternativa il progetto di passaggio in superficie dei treni veloci, unica soluzione per eliminare i suddetti problemi, evitare un nuovo scempio alla città e risparmiare risorse preziose da destinare al rilancio del trasporto regionale.
Anche alla luce del sequestro di stamani, richiediamo con forza a Governo, Ferrovie dello Stato, Regione, Comune e Provincia di FERMARE QUESTO PROGETTO ASSURDO, che, lungi dal rispondere al primato dell'interesse pubblico, nasconde ormai gravi irregolarità e interessi particolari, su cui non a caso la Magistratura ha deciso di intervenire.
L'alternativa c'è!
Venerdi 18 gennaio 13 ore 11.30 CONFERENZA STAMPA alle Giubbe Rosse in piazza della Repubblica, Firenze
Comitato NoTunnelTav di Firenze          Firenze 17 gennaio 2013
tel.335.1246551 – 338.3092948  

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Dal Corriere della Sera: Corriere Fiorentino del 18/01/2013
«Rischiata una tragedia come al Monte Bianco»
I pm: i rivestimenti delle gallerie sarebbero collassati al fuoco
FIRENZE - Tutta colpa di «Monna Lisa». E non si tratta del dipinto di Leonardo Da Vinci ma della trivella che doveva servire per scavare il tunnel. Finita sotto sequestro probatorio, la trivella «risulterebbe montata con materiale in parte non originale». Risultato: «le guarnizioni montate sulla testa rotante della fresa potrebbero rilasciare grandi quantità di oli lubrificanti» dannosi per il terreno. L’atto di accusa della Procura è preciso: per esempio spiega che Seli, il subappaltatore che monta il macchinario e realizza lo scavo, è una «società prossima all’insolvenza, spera nell’arrivo di soci cinesi, non paga i contributi e risparmia soldi sulle guarnizioni della fresa». Una situazione paradassole che «sanno tutti». Un po’ meno di dominio pubblico, invece, era la gestione dei rifiuti. Secondo quanto ricostruito dai carabinieri del Ros «il conferimento di questi rifiuti» aveva un’unica regia: «le ditte smaltitrici si dividevano in pieno accordo i quantitativi, risultando solo in realtà apparenti smaltitori, ma di fatto gestendo tutta l’attività di raccolta, trasporto, smaltimento in discarica» gestita da Lazzaro Ventrone e dalla sua ditta Veca Sud di Maddaloni.
Un binomio che per gli inquirenti è «strettamente collegato a ambienti della criminalità organizzata». Camorra, in altri termini. Clan dei Casalesi e famiglia Caturano, per essere più precisi. La partita di giro sembra degna di approfondimento: dal dicembre del 2010 Rfi, stazione appaltante, paga un costo di smaltimento più alto rispetto a quello normale con dei prezzi «gonfiati al fine di consentire a Nodavia di crearsi delle poste in nero». Ottanta euro non fatturati per ogni tonnellata. Non va nulla bene. Manco il monitoraggio dei lavori in corso di scavo o del consolidamento del terreno che è risultato «del tutto difforme dalle specifiche contrattuali» e come se non bastasse «tale da esporre a grave pericolo» la vita delle persone. Nodavia, il colosso rosso di Reggio Emilia, ha fatto qualcosa? La società consortile emiliana ha trasformato quella mancanza, secondo la Procura diretta da Giuseppe Quattrocchi, «in una falsa attestazione del rilevamento» proprio perché Nodavia non risultasse inadempiente al contratto. Un altro passaggio viene riservato ai conci, termine tecnico che serve a indicare pezzi usati per le funzioni strutturali. I conci erano già pronti per essere montati nei tunnel della Tav, a Firenze. Avrebbero dovuto essere resistenti al fuoco e al calore.
Proprio per evitare un nuovo tragico rogo come quello nel marzo 1999 del traforo del Monte Bianco (è l’esplicito riferimento citato dai pm), in cui morirono 39 persone. In realtà, secondo gli inquirenti, i rivestimenti sono prodotti con materiale scadente: fibra plastica ignifuga diluita con tanta, troppa acqua. «Il risultato — scrivono i sostituti Gianni Tei e Giulio Monferini nel decreto di sequestro probatorio — non è solo un risparmio economico illecito per il subappaltatore, ma la fornitura di un prodotto concretamente pericoloso e non conforme alle tecniche di appalto e alle norme di sicurezza antincendio». Gli esami cui sono stati sottoposti i conci nei laboratori in Italia e in Germania parlano chiaro: il calore e il fuoco provocano «un collassamento della struttura». Tutte circostanze, secondo gli inquirenti, ben note a Remo Grandori e Aristodemo Busillo, rispettivamente amministratore delegato e direttore tecnico della Seli. Seli, ovvero la stessa società della Monna Lisa ma anche quella che fornisce i conci, provvede a fornitura e montaggio della fresa e monitora i lavori. Ma non è finita qui.
Proprio Busillo, per i pm, per raddoppiare i ricavi«pretende il pagamento dei rivestimenti prefabbricati e si rifiuta di iniziare se non venisse versato l’anticipo per le parti prefabbricate e per i costi di montaggio della fresa». Peccato, però, che tutto questo sia già stato pagato: i conci risultano infatti «stoccati nello stabilimento di Calcinate» e siano «già pronti per essere montati» appena lo scavo avrà inizio. Insomma l’associazione a delinquere, quella ipotizzata dalla Procura, è addirittura capace di pianificare «una serie di interventi a vasto raggio per influire e determinare le varie amministrazioni pubbliche coinvolte». Un gioco di squadra che serve «a coinvolgere sia i funzionari dell’Attività di vigilanza sulle opere pubbliche che delle Commissioni sia dei Ministeri delle Infrastrutture che dell’Ambiente». I funzionari coinvolti sono Lorenza Ponzone, Giuseppe Mele, Piero Calandra e anche anche Ercole Incalza, dirigente dell’unità di missione del ministero delle infrastrutture. Un gioco di squadra che troverebbe conferma anche in una riunione, quella del 12 marzo di un anno fa, monitorata dagli inquirenti. Come se non bastasse spunta anche l’ex governatore dell’Umbria e attuale presidente di Italferr, società del gruppo Fs: Maria Rita Lorenzetti, avrebbe messo «le proprie conoscenze personali e i propri contatti politici» a disposizione di alcune ditte coinvolte nell’appalto del tunnel Tav «conseguendo altresì incarichi professionali nella ricostruzione del terremoto in Emilia in favore di suo marito». Lei si dichiara «estranea ai fatti».
Simone Innocenti
Valentina Marotta
  18 gennaio 2013

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Dalla NAZIONE di Firenze 18/01/2013

Tav: falde acquifere inquinate, la talpa con pezzi 'usati' snobbata la sicurezza
Procura: rapporto choc. Il crollo alla scuola Rosai
 di GIGI PAOLI
Firenze, 18 gennaio 2013 - UN BOCCONE da 710 milioni di euro (ma c’è chi dice quasi 900) finito anche in mano allacamorra e, soprattutto, servito in modo drammatico per la sicurezza dei fiorentini. E’ terribile lo scenario che emerge dalle carte dell’ inchiesta sul passante ferroviario dell’alta velocità a Firenze.

[ NOTA COMITATO NO TAV: RFI ha sempre parlato di un costo di 1,3miliardi. facile facile arriverebbe a 3 miliardi. ]

Nel decreto di sequestro c’è un passaggio durissimo dei pm Monferini e Tei: «I soggetti appartenenti alla stazione appaltanti Italferr ed Rfi, e quindi le società riconducibili alla holding delle Ferrovie, a fronte di un progetto del tutto carente in punto di adeguata valutazione dei costi e di soluzioni corrette dal punto di vista ambientale, perseguono in tutti i modi la realizzazione dell’opera considerando le condizioni i limiti e le procedure previste dalla legge un mero ostacolo da superare a ogni costo e non già un presidio di legalità e di tutela della salute pubblica e dei conti pubblici».
E QUELLE 413mila tonnellate di fanghi già smaltite? No problem: i fanghi e i rifiuti di scavo sarebbero addirittura finiti nella falda acquifera della città, secondo gli inquirenti. E ci ha pensato una ditta «strettamente vicina» alla camorra, ai Casalesi che si dividono tra fucili a pompa e colletti bianchi.
E ANCORA. Il monitoraggio in corso dei lavori di scavo o di consolidamento preliminare del terreno è stato fatto in modo da tale «da esporre a grave pericolo l’incolumità delle persone», «in modo del tutto insufficiente» e quindi «gravemente negligente proprio su un punto sensibile quale una scuola media con gli studenti in classe». E’ IL CASO dello stabile della «Ottone Rosai», dove fra l’agosto e settembre 2011 avvennerocrepedistacchi di intonaco o parti di vetrate pericolose per ragazzi e insegnati. Ma i responsabili del cantiere Tav non andarono nell’immediatezza sul luogo del danno, anzi ci fu una falsa attestazione della data di rilevamento proprio perché Nodavia non venisse esposta alla contestazione dell’inadempimento. E la «talpa»? La mitica «Monna Lisa» che avrebbe dovuto scavare il grande buco al Campo di Marte? Sembrava un macchinario di ultima generazione, ma per i carabinieri del Ros appare solo come un ammasso di ferro che non sarebbe neppure stato in grado di bucare il sottoterra di Firenze perché montata con pezzi non originali e «con guarnizioni non in grado di sostenere la pressione dello scavo». E MENO MALE che i lavori sono rimasti allo stato in cui sono perché un altro choc viene a leggere il capitolo d’indagine relativo al rivestimento interno delle galleria, i cosidetti ‘conci’ che, accusano gli inquirenti, «risultano prodotti in totale difformità rispetto ai requisiti di sicurezza contro la combustione e l’incendio con grave pericolo per l’incolumità delle persone se posati in opera». Sotto Firenze avremmo avuto un tunnel rivestito con materiale «concretamente pericoloso»: «Dai test ripetuti — spiega ancora la procura — si è manifestato evidente il fenomeno dello spalling, ossia di un collassamento della struttura dovuto al calore e al fuoco». Come accadde nella tragedia del tunnel del Monte Bianco, motivo per cui le norme di sicurezza sono state cambiate. Ma della sicurezza dei cittadini di Firenze, ai componenti dell’associazione a delinquere e ai 31 indagati, importava meno di zero.

Fonte: http://www.lanazione.it/firenze/cronaca/2013/01/18/831913-indagini-passante-tav-firenze-corruzione-truffa-perquisizioni.shtml


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Da Repubblica Firenze del 18/01/2013


Pareti del tunnel a rischio incendio
“Nessuno si accorgerà del magheggio” 

Test “aggiustati” per occultare l’uso di materiali non conformi. Si era verificato il collasso dei “conci” per effetto del fuoco e del calore

di FRANCA SELVATICI
"Nessuno mai potrà accorgersi del magheggio". E' una delle frasi intercettate dai carabinieri del Ros nel corso delle indagini sul tunnel dell'alta velocità ferroviaria che sarà scavato nel sottosuolo di Firenze. Indagini che accrescono, e di tanto, i dubbi sulla qualità dell'opera e nella quale risultano indagate (al momento) 31 persone  -  imprenditori, amministratori e dirigenti di Italferr e Rfi (due società del Gruppo Ferrovie) nonché funzionari e consulenti ministeriali  -  per reati che vanno dalla associazione a delinquere, alla frode in pubbliche forniture, alla truffa, all'abuso d'ufficio, alla corruzione. L'inchiesta è coordinata dal procuratore Giuseppe Quattrocchi e dai sostituti Giulio Monferini e Gianni Tei e condotta, oltre che dal Ros Carabinieri, dal Corpo Forestale dello Stato. Fra gli indagati figurano la ex presidente Pd della Regione Umbria Maria Rita Lorenzetti e Renato Casale, rispettivamente presidente e amministratore delegato di Italferr, la società di progettazione del Gruppo Ferrovie. Coinvolti i vertici di Nodavia, il general contractor che si è aggiudicato l'appalto dell'opera, costituito da Coopsette (una delle maggiori cooperative rosse), Ergon e Coestra (già Consorzio Etruria).

Il passante di Firenze, un megabuco sotto la città

Il "magheggio" di cui nessuno si sarebbe accorto si riferisce ai "conci" per il rivestimento delle due gallerie sotterranee parallele che attraverseranno Firenze. Questo materiale doveva essere fornito per contratto dalla Seli, l'impresa incaricata di realizzare i due tunnel con la enorme fresa Monna Lisa. Dopo disastri come quello del 1999 nella galleria del Monte Bianco, dove un incendio causò 39 vittime, la legislazione europea ha imposto l'utilizzo di materiali di rivestimento dotati di specifiche qualità tecniche per poter resistere al fuoco e al calore.

Ferrovie: "Noi parte lesa, avviata inchiesta interna"


Per contratto i conci dovevano contenere fibre di polipropilene in misura di 3 chili per metro cubo. Invece, secondo le accuse, Seli avrebbe commissionato alla Ipa di Calcinate (Bergamo) conci contenenti quantitativi di fibre "notevolmente inferiori". Poi Aristodemo Busillo della Seli si sarebbe accordato con Gianluca Morandini, incaricato da Italferr dell'Alta sorveglianza sui lavori, per occultare la non conformità dei materiali, e avrebbe esercitato pressioni sul professor Alberto Meda affinché questi non attestasse l'esito negativo del primo test eseguito sui conci, nel quale si era verificato il cosiddetto "spalling", e cioè il collasso del materiale per effetto del fuoco e del calore. Non solo: Seli avrebbe cercato di ottenere da Italferr l'autorizzazione a una modifica contrattuale che riducesse da 3 a 2 kg per metro cubo la presenza di fibre nei conci, e addirittura progettato di utilizzare solo 1,8 Kg per metro cubo, facendo però formalmente figurare 2 kg: tanto "nessuno potrà mai accorgersi del magheggio", dicevano.

C'è di più: affinché Italferr autorizzasse l'utilizzo e il pagamento dei conci non conformi, secondo le accuse all'interno di Seli venne deciso di occultare anche la circostanza che, a causa di un errore di predisposizione dei disegni progettuali, i conci erano stati realizzati con carenze tali che "ne compromettevano addirittura la corretta posa in opera", e l'ulteriore circostanza che essi erano stati fabbricati con inerti di tipo calcareo invece che con inerti silicei, come era previsto nel progetto. Insomma, secondo le accuse, quei conci, che ieri sono stati sequestrati, erano un disastro e costituivano un grave rischio per il transito nei tunnel. E tuttavia Seli chiedeva a Nodavia che fossero pagati: grazie alla riduzione dei costi di produzione, l'impresa, "per stessa ammissione di Busillo", avrebbe raddoppiato i ricavi.
 
(18 gennaio 2013)

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De Zordo: "Fermate subito
i cantieri della Tav"

La leader di perUnaltracittà che da subito si era schierata contro il progetto: "Ci trattavano da visionari...". Asor Rosa:

"Fermare tutti i cantieri dell'Alta velocità a Firenze, compreso quello della stazione Foster. E' semplicemente questa la prima cosa da fare dopo l'apertura dell'inchiesta della Procura che ha portato al sequestro del cantiere di Campo di Marte e dell'ormai mitica fresa Monna Lisa. Allo stesso tempo vanno finalmente fatte tutte le verifiche, anche in sede amministrativa: tutti gli allarmi sulle irregolarità che sono stati più volte avanzati non hanno mai avuto un serio ascolto nelle istituzioni." Lo ha detto Ornella De Zordo, capogruppo a Palazzo Vecchio della lista di cittadinanza perUnaltracittà. "I reati contestati, corruzione, truffa, gestione abusiva dei rifiuti, oltre ad altri reati contro la pubblica amministrazione, sono troppo gravi e coinvolgono a quanto risulta anche 'soggetti riferibili a strutture pubbliché per essere ignorati dai committenti pubblici di questa grande opera inutile, costosa e dannosa per la città.

"Tutto va fermato, subito, e vanno utilizzate quelle risorse per opere realmente utili al trasporto locale e alla sicurezza del territorio. Abbiamo detto più volte che le procedure seguite per l'approvazione dei progetti non erano trasparenti nè regolari, come pure tutta la problematica relativa al trattamento dei materiali di scavo.  Era solo l'estate scorsa quando perUnaltracittà rese pubblica la missiva riservata con la quale proprio Nodavia, il general contractor del sottoattraversamento dell'Alta velocità fiorentina, annunciava che nonostante ancora non siano partiti i lavori degli interventi maggiormente complessi e impattanti, il costo dell'intervento è già passato da 694 milioni iniziali a oltre 890 milioni, con un incremento di 200 milioni, quasi il 30%".

De Zordo in quell'occasione spiegò che "dalla lettura di quei documenti riservati si evinceva come si fosse voluto montare a tutti i costi la fresa Monna Lisa quando ancora non c'era la possibilità di portare via il materiale". E poi: "Ci hanno sempre trattato come visionari, ora finalmente facciamo chiarezza". Sul caso interviene anche Asor Rosa presidente della ReTe dei comitati: "L'esplosione giudiziaria del caso del sottoattraversamento ferroviario di Firenze dimostra che anche le denunce più clamorose della Rete dei comitati per la difesa del territorio possono avere fondamento. Chiediamo che le indagini proseguano allo scopo di accertare se, come noi sosteniamo, per l'intera opera è lecito dire che si tratta di una vera e propria devastazione dell'ambiente urbano, un massacro del territorio in una città che si chiama Firenze. Credo che sia ormai chiaro a tutti che questa è un'opera inutile e dannosa come da tempo diciamo e ci auguriamo che se ne traggano subito le conseguenze, provvedendo all'arresto immediato e definitivo del cantiere". 


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La magistratura indaga sull’alta velocità fiorentina.

Il Gruppo d’Intervento Giuridico onlus esprime forte soddisfazione per le indagini in corso da parte della magistratura fiorentina, dei Carabinieri e del Corpo forestale dello Stato sul progetto ferroviario “alta velocità” – sottoattraversamento dell’area urbana di Firenze (“nodo di Firenze”), oggetto, insieme all’ l’utilizzo delle relative terre da scavo per il recupero ambientale della miniera di S. Barbara (Comuni di Caviglia, AR, e di Figline Valdarno, FI) di specifici ricorsi ecologisti (25 maggio 2011, 6 ottobre 2011, 6 dicembre 2011) alle istituzioni comunitarie, nazionali, regionali e locali, nonché alla magistratura ordinaria ed erariale.
Gli sviluppi ora noti delle indagini stanno delineando sempre più un quadro a tinte molto fosche in danno della res publica, dell’ambiente e del patrimonio storico-culturale di una città unica al mondo, senza dimenticare che il territorio comunale di Firenze è classificato zona “3 s” (medio rischio) ai fini del rischio sismico (ordinanza Presidente Consiglio Ministri n. 3519 del 19 giugno 2006; deliberazione Giunta regionale Toscana n. 431 del 19 giugno 2006).
Si ricorda che il progetto – i cui lavori sono già in corso – è oggetto di verifica di ottemperanza da parte di Agenzie tecniche e Amministrazioni (A.R.P.A. Toscana, Nucleo di valutazione dell’impatto ambientale della Regione Toscana, Dipartimenti tecnici, ecc.) appartenenti all’Amministrazione regionale toscana specifiche condizioni vincolanti del decreto Ministero dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del mare n. DSA-DEC-2009 938 del 29 luglio 2009, conclusivo del procedimento di valutazione di impatto ambientale – V.I.A. relativo al progetto per il recupero ambientale della miniera di S. Barbara – costruzione dei bacini di Castelnuovo dei Sabbioni e Allori all’interno della miniera e riassetto idrografico e morfologico dell’area di miniera.  Il progetto del c.d. “nodo di Firenze” vede, invece, il relativo procedimento di V.I.A.  concluso con un provvedimento positivo con numerose condizioni (decreto Ministero Ambiente n. 649 del 23 giugno 2005).
Firenze, Campo di Marte, ingresso del tunnel dell'alta velocità ferroviaria
Firenze, Campo di Marte, ingresso del tunnel dell’alta velocità ferroviaria
Il Gruppo d’Intervento Giuridico onlus esprime fiducia nell’attività d’indagine della magistratura e auspica la massima chiarezza sulla vicenda in tempi brevi per la difesa degli interessi pubblici, la tutela ambientale e dell’ineguagliabile patrimonio storico-culturale e urbanistico fiorentino.
Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

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Inchiesta Tav, De Zordo: "I magheggi e il Partito Democratico. Ora un'occasione per salvare la democrazia".
Lorenzetti, Bellomo, Calandra, ma anche Vannino Chiti e Claudio Martini. Ecco i nomi dell'affaire Tav.

Dopo gli innumerevoli scandali che hanno coinvolto il Pdl e i suoi satelliti, l'inchiesta sulla Tav fiorentina apre il misconosciuto vaso di Pandora del Partito Democratico. I reati contestati sono di assoluta gravità: tra gli altri l'associazione a delinquere finalizzata all’abuso d’ufficio, alla corruzione e alla gestione organizzata finalizzata al traffico illecito di rifiuti. A compierli, secondo la Procura, alcuni nomi chiave della nomenclatura Pd. Nel dettaglio Walter Bellomo, della commissione Via del Ministero dell’Ambiente, ex coordinatore della segreteria provinciale Pd di Palermo e prima responsabile regionale ambiente dei Democratici di sinistra; Piero Calandra, membro della Autorità di vigilanza sui contratti pubblici in quota Pd; Maurizio Brioni, dirigente di Coopsette, società già nota ai tempi di Mani Pulite, e marito dell’ex sottosegretario Pd Elena Montecchi. Infine Maria Rita Lorenzetti per 10 anni presidente della Regione Umbria e oggi riciclata alla presidenza di Italferr (gruppo Fs) che sempre per i magistrati fiorentini metteva a «a vantaggio della controparte Nodavia e Coopsette», le proprie conoscenze personali e la propria rete di contatti politici.

Ma come non ricordare Vannino Chiti e Claudio Martini, altri due dei "padri nobili" del Partito Democratico che per 18 degli ultimi 20 anni hanno guidato la Regione Toscana. Anche se la rimozione della vicenda è molto utile in questa fase elettorale in cui i due sono blindati nel listino che li porterà diretti in Parlamento, Chiti e Martini solo sei mesi fa sono stati "assolti per prescrizione" (come nel passato è capitato per altre vicende ad Andreotti e Berlusconi), dalla Corte dei Conti insieme ad altri 23 amministratori e dirigenti regionali, nonchè dirigenti del Ministero dell'Ambiente, perché individuati come responsabili, ma fuori tempo massimo, per i danni ambientali che hanno duramente colpito il Mugello a causa dei lavori dell'Alta velocità nella tratta Firenze-Bologna. Avrebbero dovuto restituire all'erario ben 13,5 milioni di euro, ormai persi per sempre.

Eppure proprio in queste ore, dopo settimane di assoluto silenzio, i dominus del Partito Democratico, anche toscano, affermano che "oggi è davvero una buona giornata per gli italiani onesti" vantandosi di avere le liste pulite perché la Commissione nazionale di garanzia del Pd ha escluso i senatori Nino Papania per una multa comminata per abuso d'ufficio e Vladimiro Crisafulli per un rinvio a giudizio per lo stesso reato.

L'inchiesta sulla Tav fiorentina è quindi un'ottima occasione per rivedere i meccanismi di controllo degli appalti pubblici. Ma forse può esserlo anche per la democrazia italiana, se il partito destinato a vincere le prossime elezioni politiche iniziasse una seria e approfondita autocritica sulla degenerazione in atto al suo interno


fonte:  http://www.perunaltracitta.org/alta-velocita/inchiesta-tav-de-zordo-i-magheggi-e-il-partito-democratico-ora-un-occasione-per-salvare-la-democrazia
[ndr. le parti in verde sono state "modificate" cioè messe in grassetto o sottolineate da Assovaldisieve, senza modificarne il contenuto]

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Tav e corruzione a Firenze, De Zordo: "Fermare tutti i cantieri subito, e fare finalmente le verifiche necessarie . In estate denunciammo le irregolarità"

"Fermare tutti i cantieri dell'Alta velocità a Firenze, compreso quello della stazione Foster. E' semplicemente questa la prima cosa da fare dopo l'apertura dell'inchiesta della Procura che ha portato al sequestro del cantiere di Campo di Marte e dell'ormai mitica fresa Monna Lisa. Allo stesso tempo vanno finalmente fatte tutte le verifiche, anche in sede amministrativa: tutti gli allarmi sulle irregolarità che sono stati più volte avanzati non hanno mai avuto un serio ascolto nelle istituzioni." Lo ha detto Ornella De Zordo, capogruppo a Palazzo Vecchio della lista di cittadinanza perUnaltracittà. "I reati contestati, corruzione, truffa, gestione abusiva dei rifiuti, oltre ad altri reati contro la pubblica amministrazione, sono troppo gravi e coinvolgono a quanto risulta anche 'soggetti riferibili a strutture pubbliche' per essere ignorati dai committenti pubblici di questa grande opera inutile, costosa e dannosa per la città.

"Tutto va fermato, subito, e vanno utilizzate quelle risorse per opere realmente utili al trasporto locale e alla sicurezza del territorio. Abbiamo detto più volte che le procedure seguite per l'approvazione dei progetti non erano trasparenti nè regolari, come pure tutta la problematica relativa al trattamento dei materiali di scavo.  Era solo l'estate scorsa quando perUnaltracittà rese pubblica la missiva riservata con la quale proprio Nodavia, il general contractor del sottoattraversamento dell'Alta velocità fiorentina, annunciava che nonostante ancora non siano partiti i lavori degli interventi maggiormente complessi e impattanti, il costo dell'intervento è già passato da 694 milioni iniziali a oltre 890 milioni, con un incremento di 200 milioni, quasi il 30%»."

De Zordo in quell'occasione spiegò che dalla lettura di quei documenti riservati si evinceva come si fosse voluto montare a tutti i costi la fresa Monna Lisa quando ancora non c'era la possibilità di portare via il materiale, e quindi di fatto tenere tutto fermo, il che comportò, proprio secondo Nodavia, danni pari a 5 milioni di euro. 5 milioni di cui Nodavia chiedeva conto perchè qualcuno decise 'discrezionalmente di non gestire il materiale come rifiuto, ma di attendere il perfezionamento del percorso giuridico-amministrativo per gestire il materiale come terra e roccia.

Ci hanno sempre trattato come visionari, ora finalmente facciamo chiarezza.


fonte:  http://www.perunaltracitta.org/alta-velocita/tav-e-corruzione-a-firenze-de-zordo-fermare-tutti-i-cantieri-subito-e-fare-finalmente-le-verifiche-necessarie--in-estate-denunciammo-le-irregolarita

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Ancora sull’inchiesta TAV