VALORIZZARE DIFENDERE SALVAGUARDARE LA VAL DI SIEVE

L' Associazione Valdisieve persegue le finalità di tutelare l'ambiente, il paesaggio, la salute, i beni culturali, il corretto assetto urbanistico, la qualità della vita e la preservazione dei luoghi da ogni forma d'inquinamento, nell'ambito territoriale dei comuni della Valdisieve e limitrofi.

EVENTI 2

  • LABORATORIO RIUSO E RIPARAZIONE A LONDA 

Le attività e aperture del Laboratorio di Riparazione e Riuso di Londa 
sono il mercoledì e il sabato pomeriggio.

CALENDARIO

martedì 31 gennaio 2012

E VEOLIA ....se ne andrà????

Per aggiornare sulle vicende della gestione dei rifiuti in Versilia ( in cui il PD è a favore di "obiettivo rifiuti Zero") e perchè alcune situazioni sono molto simili alle nostre, riceviamo da  Co.As.Ver. e pubblichiamo questa lettera aperta di comitati e Associazioni riportate sotto.

" E così anche nell’affaire VEOLIA-Falascaia-Pioppogatto siamo arrivati al colpo di scena finale. L’escalation emozionale messa in piedi è veramente notevole.
Prima le lusinghe dei vantaggi derivanti da condizioni tariffarie e da concessioni economiche che, anche secondo CAV, avrebbero risolto ogni contezioso pregresso con grande soddisfazione per le casse comunali … e (a nostro modesto giudizio -> ndr di co.as.ver.) soprattutto per quelle di VEOLIA.
Poi, tanto per forzare la mano, VEOLIA, a fronte di una presunta diminuzione dei conferimenti, ha giocato la carta del ricatto occupazionale, dimenticando che, sulla base della vigenti norme contrattuali, le maestranze degli impianti di Falascaia e Pioppogatto sono comunque retribuite e, si badi bene, non da VEOLIA, bensì dalla tariffa corrisposta alla stessa da noi cittadini mediante l’istituto della TIA/TARSU.
Adesso, poiché anche questo appare un argomento poco efficace, ecco l’ultima novità: “VEOLIA se ne va!”. Verrebbe da aggiungere che se ne va dopo quanto è successo a Vercelli e in altri impianti simili a quello di Falascaia [ ndr. per Falscaia è in corso anche un processo] !
    Sulla base del vigente contratto il ritiro di VEOLIA è tecnicamente possibile. Esso rappresenta un’ulteriore complicazione verso la positiva conclusione dei contenziosi milionari aperti tra comuni e gestore: recupero della quota di ammortamento dell’impianto di Falascaia , riconoscimento del mancato incasso derivante dalla non corretta applicazione del CIP6 al quantitativo di energia contrattualmente ascrivibile in tariffa.
    Gli scenari futuri che si potrebbero aprire in assenza di una gestione democratica dall’uscita di scena di VEOLIA sono anch’essi assai preoccupanti. Preso atto che uno degli impianti del sistema integrato della Versilia non è più disponibile (FINALMENTE!!) è quanto mai urgente che gli amministratori versiliesi, prima che altri provvedano, ripensino in tempi brevi all’intero sistema di trattamento dei rifiuti, ponendosi in un’ottica che non può più coincidere con quella fino ad ora utilizzata. Da questo cambio di prospettiva deriva inoltre la necessità di rivedere le regole alla base del protocollo di gestione e di riscrivere nuove regole contrattuali andando di fatto ad un superamento del vigente contratto Daviddi, degli atti di sottomissione e della tariffa.
     In un momento cruciale come questo le scriventi associazioni di cittadini ritengono assai preoccupante l’immobilismo del CAV, in quanto evidenzia un atteggiamento attendista proprio di chi teme (o non vuole) decidere, derogando la gestione delle criticità ad altri (forse l’Autorità Regionale o la Provincia o
l’ATO …?).
    Invitiamo pertanto il CAV e tutti i sindaci della Versilia a rompere gli indugi e a non lasciarsi sfuggire, dopo venticinque anni, l’occasione loro offerta di recuperare a pieno titolo la capacità territoriale d’indirizzo nella gestione dei rifiuti prodotti in Versilia. Per cogliere quest’occasione occorre evitare, innanzitutto, che gestori esterni, quali essi siano, soggetti terzi o ATO, subentrando a VEOLIA, portino fuori dalla Versilia il luogo dove si decidono la tipologia delle lavorazioni e la finalizzazione dei prodotti finali. Così facendo l’azione del CAV eviterebbe, fra l’altro, di trasferire fuori dal nostro territorio enormi risorse di danaro e/o materiali.
    Il CAV dovrebbe farsi promotore in tempi rapidi di un tavolo tecnico in grado di avviare nel concreto quanto contenuto all’interno del progetto di riconversione di Pioppogatto a suo tempo presentato e riassunto col termine di “Piano Favoino”.
    Dovrebbe promuovere e realizzare, in tempi brevi, gli auspicati interventi di riconversione di Pioppogatto finalizzati al conseguimento del massimo recupero di materiale dagli RSU conferiti [ ndr. questa è una cosa che si potrebbe fare anche con l'impianto di terranuova bracciolini dove arrivano i rifiuti dsella Valdisieve ... e non solo]. Cardini di questa riconversione sono, fra l’altro, l’estensione della raccolta Porta a Porta a tutto il territorio versiliese,  il miglioramento della capacità di recupero e selezione, l’avvio di nuove lavorazioni, la messa in esercizio di una nuova linea di recupero [ndr. tutte cose che si possono fare anche in valdisieve e in valdarno.... e ..... non solo!!]  (tra l’altro già presente nell’impianto di Pioppogatto perché prevista dal contratto Daviddi e mai utlizzata) , il riassorbimento della manodopera in esubero a Falascaia .
    Secondo i Comitati dei Cittadini, la trasformazione del sistema impiantistico sopra auspicata si sposa a pieno titolo con le linee guida formulate dalle forze politiche del centro sinistra in tema di raccolta e recupero dei rifiuti (brevemente “obbiettivo rifiuti zero”). Idee mutuate a pieno titolo all’interno del programma politico della maggioranza che sostiene l’attuale giunta provinciale. Ricordiamo questo non trascurabile dettaglio sia al presidente della Giunta Provinciale che all’Assessore Provinciale all’Ambiente, affinché si adoperino perché il CAV si impegni fattivamente nel conseguimento dell’”obbiettivo rifiuti zero”, favorendo una riconversione di Pioppogatto finalizzata al massimo recupero di materiali dai rifiuti conferiti ed alla cancellazione della produzione di CDR o, peggio ancora, di CSS.
    Il problema tariffario è strettamente legato a quanto sopra esposto. A questo proposito i Comitati dei Cittadini invitano il CAV ad uscire dall’ambiguità dei “modelli teorici” e ad attenersi esclusivamente alle lavorazioni svolte, ai consumi reali dei materiali ed ai mezzi impiantistici impiegati nel conseguimento dell’obbiettivo del massimo recupero.
    L’implementazione di una nuova linea di lavorazione, fra l’altro già parzialmente pagata tramite la tariffa, l’ampliamento del fabbisogno di manodopera, i ricavi derivanti dalla vendita dei materiali recuperati, gli ammortamenti per le parti d’impianto utilizzate e di eventuali nuove dotazioni da implementare, le manutenzioni: queste sono alcune voci  che devono rientrare nella definizione della  giusta tariffa [ndr. anche la nostra TIA potrebbe servire per tutte queste belle cose invece di essere dirottata sul nuovo inceneritore di Selvpiaana da oltre 41 milioni di euro - il dato del costo però risale al  Piano industriale del 2007, pag. 97,......in 5 anni sarà certamente aumentato!!! Proprio come l'impianto a Case Passerini che dai 90 milioni di euro - piano industriale 2007, pag. 97 - è GIA' passato ai 135 milioni di €!!!!] .
   Infine, i Comitati dei Cittadini invitano fortemente il CAV a non compromettere le trattative mescolando temi non congrui ad un unico tavolo. La sistemazione futura del sistema di trattamento degli RSU della Versilia e la sistemazione del pregresso richiedono due tavoli distinti di trattativa in quanto esse sono riconducibili a due situazioni molto diverse tra loro e che non possono essere assolutamente confuse. 

Associazione per la Tutela Ambientale della Versilia
Amici della Terra
Co.As.Ver
Italia Nostra
WWF Lucca
"

fonte immagine: http://pisanotizie.it/news/news_20120111_caso_veolia_inceneritore_falascaia.html 

Rifiuti, Federambiente: «Costi di gestione indifferenziato il doppio di quelli per differenziato»

Rifiuti, Federambiente: «Costi di gestione indifferenziato il doppio di quelli per differenziato» Il dato emerge dal Green Book 2012. Secondo il presidente Fortini, in Italia ancora il 40% dei rifiuti finisce in discarica, spesso senza aver subito alcun trattamento. La spesa media di una famiglia è 240 euro all’anno.

In Italia, i costi associati alla gestione dei rifiuti indifferenziati hanno un peso doppio sui costi totali rispetto a quelli per i rifiuti differenziati. È uno dei dati più significativi contenuti nel Green Book 2012 di Federambiente e Utilitatis, presentato a Roma. Un rapporto che analizza gli «aspetti economici della gestione dei rifiuti urbani in Italia», spaziando dagli assetti istituzionali agli aspetti micro settoriali, fino allo studio dei bandi di gara.
Un altro dato interessante lo fornisce il presidente di Federambiente Daniele Fortini durante la presentazione: nel nostro Paese ancora il 40% dei rifiuti (con punte dell’80% al Sud, aggiunge l’ad di Ama Salvatore Cappello) finisce in discarica, spesso senza aver subito alcun trattamento utile per minimizzare il potenziale di inquinamento.
Per quanto riguarda i dati più strettamente economici, Utilitatis ha calcolato anche la spesa media di una famiglia per il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti: un nucleo di tre persone che vive in un’abitazione di 80 metri quadrati nel 2011 ha speso in media 240,37 euro, «con un esborso più elevato nel Centro (279,76 euro all’anno) e al Sud (274,74) e inferiore al Nord Ovest (199,91)».
In merito invece alla spesa dei Comuni, il rapporto evidenzia che nel 2009 (ultimo anno disponibile), «il costo della gestione (dei rifiuti, ndr) si attesta a 8,5 miliardi di euro, determinati per il 95% da spese correnti, con un aumento del 4% rispetto al 2008. Lazio e Lombardia sostengono i costi maggiori. Il costo pro capite medio sostenuto dagli enti locali è pari a 139,7 euro per abitante, mentre rispetto alle quantità gestite si raggiunge un costo medio di 263,8 euro a tonnellata». Spendono meno i Comuni e gli Ato di medie dimensioni.

di Veronica Ulivieri Eco dalle Città

Per scaricare la sintesi del Rapprto:
http://www.utilitatis.org/book/green_book/2012greenbook.html 
(occorre registrarsi)

Campagna: Manifesto in difesa del latte materno

 
Promossa da: Campagna Nazionale in difesa del latte materno
E' il manifesto di una campagna finalizzata a difendere il latte materno da ogni inquinante
Il latte materno è un Bene Comune di inestimabile valore. È forse il primo bene, il primo dono d’amore che un piccolo riceve nella vita. Non è uguagliabile da alcun sostituto artificiale o animale. È fonte di benessere e salute per la mamma e per il bambino, ma anche per la società e per l’ambiente, ma mai come oggi, al pari di altri beni comuni, è minacciato dal profitto e dall’inquinamento e va pertanto difeso e salvaguardato.
CHI SIAMO? Questa campagna è promossa da varie associazioni (ISDE – Associazione Medici per l’AmbienteIBFAN ItaliaMAMI – Movimento Allattamento Materno Italiano, ACP – Associazione Culturale Pediatri Minerva p.e.l.t.i. onlusPeaceLinkGruppo Allattando a FaenzaMamme per la Salute e l’Ambiente onlus – Venafro) unitamente a singoli individui che hanno a cuore la tutela di questo Bene prezioso: questa è una campagna “aperta” alla quale può aderire chiunque lo desideri.
PERCHÉ VA DIFESO IL LATTE MATERNO? Allattare in sere nità è un diritto delle mamme ed essere allattati è un diritto di ogni bambino: nessun sostituto artificiale potrà mai uguagliare questo Bene che alimenta la creatura cui è stata donata la vita!
DA COSA VOGLIAMO DIFENDERLO? Tutte le mamme hanno il latte, tuttavia il declino dell’allattamento naturale avvenuto negli ultimi 100 anni circa è sotto gli occhi di tutti: vi hanno contribuito le mutate condizioni sociali, pratiche sanitarie di assistenza al parto che rendono difficile o impediscono l’avvio e il proseguimento dell’allattamento, la promozione massiccia dell’uso di biberon e latte artificiale, la mancanza di sostegno e di informazioni alle donne.
Oggi, un ulteriore pericolo insidia il diritto di mamme e bambini alla migliore salute possibile: si tratta delle sostanze tossiche presenti purtroppo ormai stabilmente nei nostri corpi e che, attraverso la placenta e il latte materno, vengono trasmesse al bambino ancora prima che nasca e poi successivamente durante l’allattamento. Parliamo di diossine, PCB (policlorobifenili), metalli pesanti, pesticidi ed altri numerosissimi composti chimici che provengono da insediamenti industriali, inceneritori, ma anche da prodotti di uso quotidiano, spesso insospettabili. Se vuoi saperne di più su come l’inquinamento arriva al feto e al lattante e sugli effetti di questo, vedi in nota (1).
Lanciando questo allarme non vogliamo in alcun modo disincentivare le mamme dall’allattamento al seno, perché ciò provocherebbe un ulteriore danno alla salute di mamme e bambini: gli studi ad oggi effettuati in vari paesi dimostrano che, anche in ambienti inquinati e quindi a parità di esposizione in utero, i bambini non allattati al seno hanno peggiori esiti di salute rispetto ai bambini che ricevano il latte materno anche se contenente sostanze tossiche. Rimane quindi valida la raccomandazione dell’OMS di allattare al seno in modo esclusivo fino al sesto mese compiuto, e continuare ad allattare, con l’aggiunta di altri alimenti, fino ai 2 anni ed oltre. Ciò comporta numerosi benefici per la salute tanto del bambino quanto per la madre.
COSA VOGLIAMO FARE?
  • INFORMARE E SENSIBILIZZARE genitori, personale sanitario, rappresentanti politici, associazioni democratiche e movimenti per i diritti dei cittadini sull’importanza dell’allattamento al seno e sui possibili modi per prevenire o ridurre la sua contaminazione, a livello individuale e collettivo, anche tramite adeguati stili di vita e di alimentazione.
COSA CHIEDIAMO ALLE ISTITUZIONI COMPETENTI:
  • La RATIFICA della CONVENZIONE DI STOCCOLMA – l’Italia non ha ancora ratificato la Convenzione di Stoccolma (sottoscritta nel 2004) che fissa limiti severi e rigide misure di controllo all’emissione in ambiente di sostanze inquinanti e persistenti (POPs – Persistent Organic Pollutants);
  • l’adozione di STRUMENTI DI CONTROLLO efficaci e continuativi da applicare a tutti gli impianti fonti di diossina e in tutti i territori contaminati. In particolare ci sembrano indispensabili il campionamento in continuo delle emissioni di diossina da questi impianti, il biomonitoraggio a campione del latte materno (2) e del sangue cordonale, e il monitoraggio a campione di matrici alimentari (latte, burro, formaggi, uova, carne, pesce, mitili, ecc.);
  • la SOSTITUZIONE di pratiche inquinanti, antiecologiche ed antieconomiche quali l’incenerimento di rifiuti e biomasse, con pratiche virtuose quali la riduzione, il recupero, il riciclo e la trasformazione a freddo dei materiali;
  • l’approvazione del Disegno di Legge per creare un marchio “dioxin free” per gli alimenti.
27 gennaio 2012
CONTATTI E INFORMAZIONI: difesalattematerno@gmail.com
Per informazioni sull’allattamento, ti invitiamo a consultare i siti:
www.mami.orgwww.ibfanitalia.it
(1) “Ambienti più sani per i bambini: domande frequenti sull’allattamento materno in un mondo inquinato” -  “Allattare in un mondo inquinato” P.Gentilini, A.Moschetti, E.Burgio, M.Bolognini, S.Raccanelli, A.Cattaneo. LATTE MATERNO, DIOSSINE E PCB. Medico e Bambino 2011;30:510-517
(2) L’analisi del latte materno è usata in tutto il mondo perché è il modo più semplice per valutare l’impatto degli agenti inquinanti sugli esseri umani; il latte materno è il tessuto umano più facile da ottenere ed analizzare. Si vedano le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Aderisci:

Adesioni dal 28 gennaio 2012: 210 persone , 19 associazioni

lunedì 23 gennaio 2012

IMMONDIZIA ZERO

Ieri sera a PRESADIRETTA Iacona ci ha portato a riflettere sulla questione della gestione dei rifiuti.
La trasmissione è incentrata sulla gestione dei rifiuti a ROMA, che in pratica sta portando quasi la totalità dei rifiuti prodotti - tal quali- ( vista l' irrisoria percentuale che fanno di RD, che si aggira intorno al 20%) in discarica a MALAGROTTA, ma le problematiche che ne escono possono somigliare molto alle realtà dove non si può, o non si vuole, attivare una gestione virtuosa.
Di Malagrotta  è prevista la chiusura con l'apertura però di altre discariche provvisorie e/o definitive.
Là dove era stato attivato il Porta a Porta le percentuali di RD sono salite da subito oltre il 70%, mentre là dove si è rimasti alla raccolta stradale a cassonetto o si è attivato il  metodo "duale", come lo chiamano loro, le cose sono peggiorate e i cittadini sono scontenti!
Probabilmente portare così tante tonnellate di rifiuti nelle discariche fa aumentare le entrate a chi le gestisce. Tanto più se le tonnellate sono di più visto che non si fa per niente la differenziata (togliere dal tal quale, cioè, i materiali recuperabili per rimetterli sul mercato) o, ancora peggio, alla fine ci si butta anche la differenziata!!!!!!

Le scusanti degli amministratori ( che stranamente, su questo tema, conconrdano quasi su tutto) ?
  1. il Porta a Porta costa troppo ( aumenterebbe la TIA .....che tanto aumenta comunque!!)
  2. non c'è mercato per i prodotti differenziati come materia prima ( peccato che San Francisco ci dimostri il contrario, e se vogliamo stare più vicini la stessa Carla Poli di Vedelago che seleziona e vende i rifiuti)
  3. ci vuole troppo tempo per diventare virtuosi ( ma non si comincia mai) così nel frattempo ci servono gli inceneritori ( ma anche le discariche per metterci le cenere/scorie pericolose che sono circa il 30%!)
  4. la raccolta differenziata spinta si può fare solo nei piccoli comuni ma non nelle grandi città come  Roma, Firenze ecc
  5. accordi politici vecchi, che però non migliorano come succede al vino barriccato!
Che vi dobbiamo dire?
L'altra sera al Consiglio Comunale di Rufina (vedi appunti) l'Ing. Benassi di AER Impianti SRL ( l'azienda  incaricata di costruire il  nuovo inceneritore di Selvapiana) ha detto che per quanto riguarda rifiuti zero non sapeva come era andata a finire a San Francisco. Ebbene, la puntata di presadiretta di ieri, gli risponde in modo incontrovertibile!
Vedi tutta la puntata di Presadiretta  (San Francisco dal minuto 1.22.52).
Comunque a Rifiuti ZERO, per ora, aderiscono ben 70 comuni di tutta Italia, vedi QUI.  

-NOI IN VALDISIEVE INVECE  CI DOVREMO ACCONTENTARE DI BRUCIARE I RIFIUTI DI TANTI ALTRI COMUNI VISTO CHE QUESTO IMPIANTO E' IN UNO STATO MOLTO AVANZATO CON LE AUTORIZZAZIONI (AIA)  e i rifiuti, anche se i nostri forse non bastano, ci si devono buttare perchè sennò che brucia? 
-CASE PASSERINI ANCORA DEVE ESSERE PROGETTATO e ESSERE SOTTOPOSTO A VIA E AIA. -GREVE INVECE E' IN STANDBY FINO AL 2017 PERCHE' IL PD VUOLE FARE UN OSSEREVATORIO PER VERIFICARE COI DATI SE SARA' NECESSARIO - TEORIA RIPRESA ANCHE DAL PIANO INTEPROVINCIALE CHE NE RIMANDA L'EVENTUALE  COSTRUZIONE ENTRO IL 2018 ( PAG. 157).

NOI IN VALDISIEVE CI DOVREMO SVEGLIARE UN PO' COME HANNO FATTO CITTADINI, IMPRENDITORI E ASSOCIAZIONI NEL LAZIO DOVE GLI VOGLIONO FARE LE DISCARICHE E L'INCENERITORE!

VIENI A TROVARCI, E FATTI SENTIRE.
INTANTO FIRMA ANCHE TU:  http://www.assovaldisieve.it/lettera/index.php  
QUESTO è QUELLO CHE CI ASPETTA!!! 
DA PICCOLO A 7 VOLTE PIù GRANDE

OVVERO

INTERVISTA A DOMENICO FINIGUERRA

La nostra Helena Gray questa volta, per la sua intervista, è dovuta andare fino a Cassinetta di Lugagnano dove ad attenderla c'era il Sindaco DOMENICO FINIGUERRA ( ricordate? Quello del piano di governo del territorio a "crescita zero"!!!Ossia, in Cassinetta non si possono costruire nuove abitazioni, ma si può solo recuperare l’esistente).
Il tema anche questa volta è ambientale e di gestione di rifiuti ma anche un diverso modo di fare politica.:

E’ il 14 dicembre 2011: il tempo è un po’ nuvoloso. Sono scesa dal treno che, da Milano, conduce ad Abbiategrasso.
Prendo il bus per Cassinetta di Lugagnano e, lì, una signora mi parla di come, quel paese, sia una delle più belle zone attorno a Milano.
Domenico Finiguerra, Sindaco di Cassinetta, a telefono è molto accogliente (anche se non ti conosce). E, quest’intervista, da tempo promessa, arriva in ritardo per colpa mia.
Il luogo, nonostante la pioggia, è davvero bello.
 Entro nel Palazzo del Comune e Finiguerra esce dal suo studio per salutarmi.
 Helena Gray: - Cosa l’ha spinta a fare politica?
Domenico Finiguerra : - Ero giovanissimo, avevo 19-20 anni:  ciò che mi ha spinto era la voglia di cambiar le cose. Volevo esser parte di un movimento, dare un contributo. Così mi sono iscritto al PDS, nel ’91,e ci sono rimasto fino al suo scioglimento…
H.G. : - Poi ha creato una lista civica.
D.F. : - Abbiamo creato una lista civica, e a Cassinetta di Lugagnano abbiamo vinto nel 2002, e rivinto nel 2007. Una lista civica che fa politica. Credo che oggi, nei partiti non si faccia più politica, ma tecnica e gestione dell’esistente. Mentre è fuori dai partiti che si fa politica: nei movimenti, nelle associazioni, nei comitati…
G.: - …basta che sia onesta
F. : - basta che sia onesta, sì.
G.: - Io non credo nell’anti-politica: che cosa significa?
F.: - Non significa niente. Anzi l’anti-politica maggiore la fanno i partiti: perché non hanno più nessuna ambizione al cambiamento.
G.: - Qualcuno dice che: sono tutti d’accordo per lasciare tutto uguale!
F.: - Sì, sì…
G.: - …almeno la maggior parte dei politici (perché ci sono sempre delle persone oneste che dobbiamo ringraziare).
E’vero che, in Italia, la speculazione edilizia è un fenomeno preoccupante? E gli italiani hanno case a sufficienza (anche se queste potrebbero esser meglio distribuite secondo le necessità)?
F.: - Sì. L’Italia ha un grosso problema: ci sono 2.000.000 di case vuote (adesso avremo la conferma con l’ultimo Censimento), decine di migliaia di capannoni sfitti, eppure si continua a costruire. Ci stiamo mangiando il territorio, il paesaggio, la terra che dovrebbe darci da mangiare. Il consumo del territorio è una cosa grave: la rendita fondiaria non è più considerata parassitaria, ma diviene l’unico luogo in cui fare gli investimenti.
G.: - Per aumentare il PIL… ma il Prodotto Interno Lordo non è un valore astratto?
F.: - Il PIL è una cosa astratta ma, al di là di questo: se io faccio girare l’economia soltanto attraverso il consumo di suolo non ho economia reale. Non produco beni da mangiare, servizi, cose realmente necessarie alla gente. Ma ho consumato una cosa che mi serve: il territorio. E’ un paradosso che la politica non affronta alla radice e si limita ad incassare oneri di urbanizzazione.
 G.: - Nella trasmissione “Report”, ho sentito che, spesso, queste imprese di costruzioni ricevono finanziamenti pubblici, oltre a farsi pagare le case dai privati, a prezzi esorbitanti (cosa che arricchisce anche le finanziarie che danno i mutui). Alla fine queste ditte hanno un guadagno totale!
Il commento lo lascio ai lettori…
Noi veniamo alla prossima domanda: conviene Sindaco, dal punto di vista economico, recuperare gli edifici antichi e fatiscenti?
F.: - Io penso di si, perché restaurare le case antiche significa recuperare un pezzo di storia, pensare al patrimonio, rispettare il paesaggio, non abbassare il valore territoriale. Nel momento in cui facciamo case tutte uguali a Cassinetta, come a Capannori, come ad Agrigento: abbiamo ucciso un paesaggio tipico, abbiamo fatto decadere il centro storico e quindi, dal punto di vista economico, ristrutturare conviene. Dal punto di vista economico del singolo, sembra costare di più (ma non è sempre così) e qui ci vorrebbe un investimento dello Stato: perché è suo interesse recuperare il patrimonio e non sprecare il suolo. Lo dice la Costituzione. Quindi lo Stato dovrebbe preferire queste opere, alle “grandi opere” che non vanno a migliorare la qualità della vita ed il valore economico generale.
Altrimenti ci si risveglia più poveri.
L’anno scorso abbiamo sprecato 500 km quadrati di terra.
Tornando ai beni immobili antichi: noi incoraggiammo la ristrutturazione di una villa del ‘600 (che stava cadendo a pezzi), e, al privato che ristrutturava, abbiamo permesso di fare appartamenti.

Intervista a Ciacci

Helena Gray, una socia dell'Associazione Valdisieve, è andata a Capannori per intervistare ALESSIO CIACCI che è l'Assessore all'Ambiente e alla Partecipazione di questo comune.
Helena si è ispirata alle problematiche ambientali e in particolare alla gestione dei rifiuti di cui CAPANNORI è il capofila per quanto riguarda la strategia "RIFIUTI ZERO".

E’ una giornata assolata e m’incammino, dalla stazione al Comune; la gente, indicandomelo, esprime familiarità.
Vedo le piste ciclabili e i cassonetti colorati della raccolta differenziata Porta a Porta.
Il palazzo del Comune è coperto da pannelli solari (che soddisfano un terzo del suo fabbisogno energetico).
Fra le bancarelle del mercato, ci sono recipienti marroni per la spazzatura organica.
Alessio Ciacci è una persona molto semplice e cordiale (non ha aspettato mesi prima di ricevermi e rilasciarmi l’intervista).
Helena Gray: - La strategia “Rifiuti Zero” è un movimento mondiale, dov’è nato?
Ciacci: - A Canberra, in Australia (nel 1995).
H.:- Capannori ha aderito nel 2007, e fa parte dell’”Associazione Comuni virtuosi Italiani”: ogni quanto vi riunite?
C.:- L’Assemblea si svolge circa  2 volte l’anno, mentre ogni 2-3 mesi c’è il Consiglio direttivo.
H: - Qualcuno dice che la raccolta multimateriale (plastica, vetro, lattine ecc), che finisce nelle aziende REVET, non funziona come dovrebbe (anche Capannori fa capo a Revet).
C.: - Revet ha avviato una ristrutturazione dell’azienda (i suoi impianti sono a Pontedera ed Empoli). La criticità stava nel fatto che loro ricevevano tutto: vetro, plastica e lattine e li separavano meccanicamente: il prodotto finale era di scarsa qualità. Ora raccolgono il monomateriale (Capannori glielo chiedeva da tempo) per vendere meglio la plastica da sé, il vetro da sé e le lattine da sé. Aziende come la Piaggio hanno accettato di acquistare direttamente queste “materie seconde”ed inserirle nei loro processi industriali.
Capannori ha iniziato il percorso virtuoso nel 2005-06, ed in Regione abbiamo suscitato clamore.
Faceva parte del nostro programma elettorale ma, in Toscana, siamo stati i primi (la Giunta capeggiata da Giorgio Del Ghingaro, PD, è stata eletta nel 2004 e riconfermata nel 2009).
L’opposizione locale (PDL) faceva ostruzionismo: diceva che i rifiuti, col Porta a Porta, sarebbero rimasti per strada, sarebbero raddoppiati e tutto sarebbe andato nell’inceneritore comunque.
Per questo abbiamo puntato tutto sulla partecipazione: abbiamo organizzato pullman gratuiti, per far visitare ai cittadini gli impianti in cui si effettua il riciclo; abbiamo fatto assemblee in circoscrizioni, bar e parrocchie pur di avvicinarci alla gente. E abbiamo lavorato con le associazioni locali: via via che sperimentavamo ed estendevamo il Porta a Porta, a Capannori (e le sue 39 frazioni) collaboravamo con le associazioni presenti, secondo il loro territorio. I volontari andavano di casa in casa, per la consegna dei bidoncini, dei sacchetti e del materiale informativo (se l’avessero fatto i tecnici del Comune o dell’azienda Ascit, sarebbe stata una cosa frettolosa). Così, invece, la gente ha sentito il progetto più vicino a sé.
I responsabili del corso di Scienza della Comunicazione (Univerità La Sapienza di Roma) hanno fatto un’indagine sul gradimento del Porta a Porta in Italia, e Capannori ha avuto il risultato migliore (94% di gradimento).
Per funzionare il progetto del Porta a Porta deve essere calibrato sul territorio. In altri comuni, non ha avuto successo per la poca informazione ai cittadini, e quindi la poca partecipazione fra amministrazione e popolazione.

venerdì 13 gennaio 2012

Dagli inceneritori "non esce certo profumo di violette" !


Questo è quanto ha risposto LUCA MERCALLI  alle domande del pubblico intervenuto alla presentazione del Festival della Scienza, avvenuto nel settembre scorso, a Settimo Torinese. 
  Sul problema incenerimento ritengo che basta guardare cosa ha scritto l'Unione Europea [...]. La direttiva rifiuti ha indicato 5 punti in scala di priorità:  
- 1 punto - la riduzione dei rifiuti ( inutile parlare di come smaltirli se prima non si affronta il nodo fondamentale: facciamo quasi 600 Kg/p.c/anno e quindi sono troppi) [...]; 
- il 2 punto è costruire il più  possibile prodotti di lunga durata (e qui bisogna lavorare con le aziende non tanto col consumatore finale). Basta con la filosofia dell'usa e getta. La nuova direttiva UE dice: cerchiamo di progettare il più possibile prodotti che abbiano una vita lunga e che anche, allorchè finiscano la loro vita, siano facilemente smontabili, riutilizzabili e riparabili; 
- Al 3 punto arriva il riciclo ( giustamente, cioè quello che poi rimane deve essere il più possibile diviso, riciclato ecc); 
- al 4 punto c'è l'incenerimento (quindi vedete che ha una bassa priorità); 
- al 5 punto proprio il peggio del peggio, la discarica ( che viene vista come una tomba e non va bene. La natura non funziona come una tomba ma funziona riciclando tutto. Per questo motivo che da 3,5 miliardi di anni + o -  tira avanti. Noi non abbiamo davanti così tanto se facciamo discariche perchè la discarica sottrae materie prime, energie, materiale, e in più  mette in circolo tossici e quindi  è una perdita netta per il nostro sitema). 

Quindi niente discarica ma subito dopo viene niente incenerimento. 


Prima cosa lavorare sui primi 3 punti. (.....)
Soprattutto poi usando gli scenari che ci sono adesso: andiamo incontro ad un economia di crescita o di decrescita? E' molto probabile che coi dati mondiali che ci sono si vada giù. Quindi è difficile pensare a ad una esdplosione della produzione dei rifiuti futura, è possibile che questa si contragga, si stabilizzi.  Se poi si lavora di più con questi 3 criteri  iniziali ritengo che dovrebbe diminuire la quantità di rifiuti da incenerire." (....)
Poi dopo  c'è tutto il discorso di dire: fa bene o fa male? Si sa che fa male...... Sempre. 
Poi si può fare meno male o più male, dipende da come gestisco l'impianto, perchè comuqune da lì non esce certo profumo di violette, anche nella migliore tecnologia possibile.
Poi ci sono tecnologie condotte in modo eccellente dove si riduce il più possibile le emissioni entro dei limiti di legge (.....)
Anche quando tutto è perfettamente controllato, vedete, c'è il problema degli accumuli (...)
La scienza ci può dire moltissimo su un esame puntiforme: Io do un incarico ad uno studio di  ingegneri ambientali, loro fanno uno studio perfetto sul punto esatto e mi dicono: da quella ciminiera lì  esce 0,x e va bene, è sotto il limite di legge. 

Raramente si vede il problema sulle persone.
Cioè Ognuno di noi prende tanti 0,x  ma poi li accumula (...)
Raramente si fanno gli studi complessivi. Ognuno
(ndr. i valori di ogni fonte puntuale come una ciminiera ) è sul giusto, ma io che respiro l'aria  di tutta la pianura padana ( ndr. nel nostro caso della valdisieve: Cementificio, ex Stigo, Inceneritore, Traffico ecc) prendo la somma di tutti quelli giusti e diventa un numero sbagliato.
Risultato: ho il cancro.
Quindi ragionare molto su questi scenari prima di investire su questo tipo di tecnologia che la stessa Unione Europea ritiene da abbandonare.

(vedi il video: http://www.youtube.com/watch?v=fyWBGCCTB9E  )

E se qualcuno pensa che sia solo un climatologo si sbaglia..........ha fatto 20 anni di ricerca  sul clima e i ghiacciai delle Alpi occidentali, un territorio che ha imparato a conoscere e studiare proprio negli aspri valloni del Gran Paradiso. Ha curato circa 80 pubblicazioni scientifiche, 600 articoli divulgativi su quotidiani e riviste, incarichi di docenza all’Università e al Politecnico di Torino, 370 conferenze e centinaia di interventi televisivi; ha testimoniato e spiegato la crisi climatica ed energetica in oltre mille conferenze per il grande pubblico e seminari per la scuola e l’università. Fa parte del comitato scientifico di AspoItalia, sezione dell’Association for the Study of Peak Oil and Gas, e del Climate Broadcast Network dell’Unione Europea. Ha pubblicato diversi libri. Tra i più recenti: Le mucche non mangiano cemento (Sms 2004), Filosofia delle nuvole (Rizzoli 2008), Che tempo che farà (Rizzoli 2009) e Viaggi nel tempo che fa (Einaudi 2010). Vive e lavora in Val di Susa, in una piccola casa con orto, alimentata da energia solare. Nel 2011 ha pubblicato per Chiarelettere il libro "Prepariamoci"

fonte biografia:  http://www.cadoinpiedi.it/author/mercalli-luca/  e http://www.nimbus.it/meteoshop/OkRicerca.asp?IdAut=7 )
fonte foto: http://genova.mentelocale.it/33932-festival-della-scienza-2011-luca-mercalli-in-prepariamoci-una-lectio-per-salvare-il-mondo/

mercoledì 4 gennaio 2012

Report Svedese: " Salviamo l'uomo".

Grazie alla Dott.ssa Gentilini che ce lo ha girato, il testo tradotto in Italiano  di un documento della Società Svedese di Difesa della Natura dal titolo:  " Salviamo l'uomo" - Gli inquinanti ambientali stanno danneggiando la fertilità e lo sviluppo.

"La società svedese per la conservazione della natura lavora sulle sostanze chimiche da molti anni, con analisi e rilevamenti su sostanze ambientali tossiche nel falco pellegrino, nell'aquila di mare a coda bianca, su prodotti di consumo, sull'ecomarchio GOOD ENVIRONMENTAL CHOICE e relativa guida al consumatore, e su proposte per una più ampia legislazione a livello svedese ed internazionale che include proposte per la proibizione di singole sostanze come DDT o tecniche come l'uso di candeggina per sbiancare la carta. La politica della società sulle sostanze tossiche ambientali descrive obiettivi, posizioni e misure per permettere che l'obiettivo del parlamento svedese di avere un ambiente non tossico sia raggiunto entro una generazione. I (..) capisaldi di questa politica sono:
--> Il principio precauzionale (cioè, in caso d'incertezza, sulle minacce all'ambiente o alla salute, devono comunque essere prese delle misure cautelative ) e la responsabilità dell'inquinatore (cioè i costi di questi provvedimenti sono a carico dell'inquinatore).
--> In secondo luogo, c'è il bisogno di rafforzare i requisiti della legge REACH per la sostituzione delle sostanze. In particolare sulla base delle nostre conoscenze sugli effetti cocktail, distruttori endocrini dovrebbero in futuro, automaticamente, essere inclusi tra le sostanze classificate nella REACH come essere altamente a rischio e i permessi non dovrebbero essere garantiti per tali sostanze se ci sono alternative meno pericolose.
--> In terzo luogo, l'informazione su tale classificazione dovrebbe essere sempre trasparente e pienamente accessibile ai consumatori e alle compagnie che usano prodotti chimici nelle loro operazioni.               --> In quarto luogo, c'è un bisogno nel futuro di una riforma radicale di tutte le leggi sui prodotti chimici nell'EU, cosi che le sostanze che sono distruttori endocrini, secondo i criteri in linea con il principio precauzionale, saranno sempre oggetto dimisure regolamentari. La società Svedese per la conservazione della natura ha presentato un numero di proposte in vari contesti per una politica di un ambiente non tossico, che tra le altre cose significa che la fertilità maschile può essere protetta" (pag. 22/23).

Scarica il pdf

lunedì 2 gennaio 2012

IL MEGAIMPIANTO DELLA VALDISIEVE!

Il MEGAIMPIANTO di incenerimento della Valdisieve
messo a confronto con l'attuale!


Anche voi notate le differenze di volumi e superifici??
Allora siete stati bravi perchè non era facile!
(le altre immagini qui)