Sono andata in Commissione Ambiente della Camera su invito della Presidente e della segreteria
erano presenti Oreste Rutigliano ed io per Italia Nostra - Ripa di Meana per CNP - Francesco Ciancaleoni per Coldiretti.
Non era presente il Presidente della Commissione Alessandri perchè proprio il giorno prima gli è nato un figlio.
Nel corso dell'audizione abbiamo consegnato molto materiale utile e rilasciato un'intervista con una giornalista dell'Ansa che si occupa di ambiente e salute che ha intervistato a lungo anche Oreste e Ripa di Meana, le abbiamo fornito i documenti richiesti. Ecco il bellissimo articolo lancio ANSA.
Da mettere senz'altro sul nostro blog in HOME PAGE oltre che sotto la casella energia.
http://www.ansa.it/web/notizie/canali/energiaeambiente/rinnovabili/2010/09/23/visualizza_new.html_1759462637.html?idPhoto=1
saluti
Mariarita Signorini
di Teresa Carbone
ROMA - Infrazioni di leggi comunitarie e nazionali, normative sul paesaggio, sulla tutela degli uccelli protetti, mancanza di valutazioni sull'impatto ambientale, crollo del valore degli immobili e pericolo di frane. Sono alcuni dei motivi per i quali 11 progetti di impianti eolici in Italia sono stati fermati, in attesa di sentenze dei Tribunali Amministrativi Regionali e, in alcuni casi, del Consiglio di Stato.
Le organizzazioni Italia Nostra e Comitato Nazionale del Paesaggio (Cnp) hanno raccolto le storie di questi undici casi italiani e li hanno presentati alla Commissione Ambiente della Camera, che sta realizzando audizioni per rivedere l'intero sistema, definito dalle associazioni ''poco remunerativo se non per i forti incentivi che riceve dallo Stato''.
In Sicilia, oltre cento torri eoliche che sfiorano i cento metri di altezza, previste da due progetti distinti della Api Holding, dovrebbero essere costruite all'interno del Parco dei Nebrodi e si piazzerebbero proprio sulla rotta di migrazione di molti uccelli, alcuni dei quali protetti come le cicogne. Le torri comprometterebbero anche l'esistenza di volatili residenti nell'area come le aquile reali e i grifoni. Gli uccelli, in volo cieco, sfruttando le correnti ascensionali per risparmiare energia, si schianterebbero inevitabilmente contro le pale.
In Sardegna, il prossimo 25 ottobre ci sara' la prima udienza di un processo in cui sono state rinviate a giudizio sei persone, tra cui tecnici regionali che avrebbero dato l'autorizzazione a costruire il parco eolico di Nulvi-Tergu, senza i necessari permessi. In Puglia, nell'ambito del progetto del parco eolico di Nardo', in provincia di Lecce e' prevista la costruzione di 31 torri eoliche da parte della Italgest Wind (acquisita da Enel Green Power) a 250 metri di distanza da case abitate e a meno di 600 metri da strade provinciali e statali.
In questo caso, secondo Italia Nostra e CNP, la perdita del valore immobiliare sarebbe repentina, senza contare le condizioni di vita a cui sarebbero sottoposti gli abitanti, per il rumore delle pale. Un'esperienza simile e' stata raccontata da una coppia tedesca che viveva a Murci, in Toscana, a poche centinaia di metri da alcune torri eoliche. Dopo un anno di annotazioni in un diario, in cui si alternavano descrizioni di stati di ansia, mancanza di sonno e spossatezza, i due hanno deciso di abbandonare la casa.
Piero Romanelli, invece, non e' ancora andato via ma sta conducendo una strenua battaglia per la sua salute e la sua casa che sorge nel mezzo del parco eolico Casoni di Romagna. Romanelli e' finito anche in ospedale per i sintomi provocati dal rumore delle pale eoliche. Sempre a Nardo', una relazione geologica ipotizza che i carichi trasmessi dalle fondamenta dell'impianto eolico al terreno sottostante si possano propagare, innescando cedimenti e crolli. L'ultima parola sul progetto dovra' arrivare dal Tar della Puglia a cui sono ricorsi il Cnp e il Comune.
Piu' a Sud, gli aerogeneratori della CRE Project minacciano il paesaggio delle Piccole Dolomiti della Basilicata e il Parco nazionale dell'Alta Murgia. In quest'ultimo caso, la procura di Bari sta facendo accertamenti sui documenti del progetto e su eventuali infiltrazioni criminali nelle societa' proponenti. In Molise, ad essere minacciato e' il patrimonio archeologico. Sedici torri da 126 metri della Essebiesse Power dovrebbero essere costruite in prossimita' del sito archeologico di Altilia Sepinum, citta' fondata dai romani sul tratturo della transumanza.
L'8 ottobre ci sara' un pronunciamento del Consiglio di Stato. Nel vicino Abruzzo, il paese di Casteguidone rischia il suo paesaggio che potrebbe essere costellato da 11 torri eoliche di 130 metri, mentre nella provincia di Benevento, sulla montagna di Morcone nonostante il parere negativo della soprintendenza dei Beni Culturali, rischiano di comparire 32 torri di 130 metri, della societa' Dotto. La decisione finale spetta alla Regione Campania che ha lasciato in sospeso la questione dal 2007.
Fonte: http://www.ansa.it/web/notizie/canali/energiaeambiente/rinnovabili/2010/09/23/visualizza_new.html_1759462637.html?idPhoto=1
VALORIZZARE DIFENDERE SALVAGUARDARE LA VAL DI SIEVE
L' Associazione Valdisieve persegue le finalità di tutelare l'ambiente, il paesaggio, la salute, i beni culturali, il corretto assetto urbanistico, la qualità della vita e la preservazione dei luoghi da ogni forma d'inquinamento, nell'ambito territoriale dei comunni della Valdisieve e limitrofi.
lunedì 27 settembre 2010
Nuova bufera Tangenti in Abruzzo sul tema dei rifiuti/inceneritori
Da "La Repubblica" di giovedì 23 settembre:
Se le immagini non sono chiare prova a leggere l'articolo da QUI.
lunedì 13 settembre 2010
La canzone dell'Inceneritore di Selvapiana
Questa è la canzone del gruppo "Suonatori Terra Terra" sull'inceneritore di Selvapiana
TESTO:
Cari concittadini con il nuovo inceneritore
in Valdisieve avremo energia a tutte l'ore
cambierà la vita di tutti noi paesani
respireremo aria pulita da domani
E sarà pure vero
cambierà da domani
ma con questi discorsi
a noi ci prude di già le mani,
E sarà pure vero
cambierà da domani
ma con questi discorsi
a noi ci prude di già le mani...
Così disse il Mairaghi all'assemblea imbufalita
"O non siamo i DS? Teniamo alla qualità della vita...
Poi cos'è questa storia delle nanoparticelle?
Ma guardate brillanti questi colori delle tabelle!"
E sarà pure vero
cambierà da domani
ma con questi discorsi
a noi ci prude di già le mani,
E sarà pure vero
cambierà da domani
ma con questi discorsi
a noi ci prude di già le mani...
"Dalla provincia arriveranno le camionate,
porteranno rifiuti, rifiuti, rifiuti a vagonate...
Per gli imbottigliamenti non c'è niente da temere,
Tante belle rotonde e superstrade son già in cantiere".
E sarà pure vero
cambierà da domani
ma con questi discorsi
a noi ci prude di già le mani,
E sarà pure vero
cambierà da domani
ma con questi discorsi
a noi ci prude di già le mani...
"E poi cari compagni ho già firmato tutti gli appalti,
Non spacchiamoci adesso che qui i guadagni saranno alti."
Mentre diceva questo giurando sopra i suoi figli
l'assemblea gli gridava:
"SINDACO, PERCHÉ 'UN TU TI RIPIGLI?!?!?"
E purtroppo è già vero,
cambierà da domani
ma con questi discorsi
a noi ci prude di già le mani,
E purtroppo è già vero,
cambierà da domani
ma con questi discorsi
a noi ci prude di già le mani...
*****
altre canzoni del gruppo
*****
Il video è stato eseguito il 25 aprile 2010 all'interno di una manifestazione a Fosdinovo (MS)
Conferenza 21/09/2010 a Greve: "incenerimento e tumori infantili"
sito web: http://www.chiantisenzainceneritore.it/
e-mail: info@chiantisenzainceneritore.it
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domenica 5 settembre 2010
Montale: "Inceneritore, In due sotto processo"
04 settembre 2010 - pagina 10 sezione: MONTECATINI
PISTOIA. Nuovi guai giudiziari per l’inceneritore di Montale. Sotto processo, in qualità di legale rappresentante del gestore, il presidente del Cis, Angelo Fazio, e il responsabile dell’impianto, Maurizio Capocci, entrambi 54enni. I due dovranno comparire il 3 marzo prossimo davanti al giudice monocratico del tribunale di Pistoia per un caso che ancora una volta riguarda i carboni attivi utilizzati per l’abbattimento delle diossine e degli altri microinquinanti dai fumi di combustione dell’inceneritore. Carboni attivi già protagonisti del processo già in corso (prossima udienza il 15 settembre) per l’emissione in atmosfera, nella primavera del 2007, di diossine e furani. Con l’imputazione di aver violato il decreto legislativo 59 del 2005 (sulla gestione dei termovalorizzatori) il nuovo processo è relativo al mancato rispetto delle misure di sicurezza che - tra l’ottobre 2008 e il gennaio 2009 - sarebbero avvenute a soli pochi mesi di distanza dal clamoroso episodio che portò al blocco dell’inceneritore. In pratica, le indagini portate avanti dalla sezione di pg del Corpo forestale dello Stato, coordinata dal sostituto procuratore Emiliano Raganella, avrebbero accertato come in più occasioni i carboni attivi in polvere siano stati scaricati direttamente nel “serbatoio” dell’inceneritore senza attendere i risultati delle analisi sui campioni prelevati dall’autocisterna che li trasportava. Cautela che la Provincia aveva introdotto proprio in seguito al malfunzionamento che aveva causato l’emissione di diossina. In pratica, visto che era stata la cattiva qualità dei carboni attivi a causare l’incidente, da allora in avanti, prima di utilizzare ogni determinato stock ne dovevano essere testati i requisiti fisici e chimici. L’inosservanza era venuta alla luce quando il 4 ottobre 2008 l’inceneritore era andato in blocco per l’entrata in funzione di un sistema di sicurezza scattato quando si era intasato l’ugello che spara i carboni attivi polverizzati all’interno della ciminiera per abbattere gli inquinanti. Causa: nei carboni attivi si erano formati dei grumi. L’unità funzionale Igiene e Sanità pubblica dell’Asl 3 aveva informato la procura, che aveva incaricato la pg della Forestale di accertare se da parte dei gestori dell’impianto venivano o meno rispettate le procedure previste nell’autorizzazione provinciale. Dai controlli portati avanti nei mesi successivi, è venuto fuori che per gran parte dei 17 carichi di carbone arrivati a Montale tra il novembre 2008 e il gennaio 2009 così non era stato. Prima di riversare ciascun carico nel silos di stoccaggio la procedura prevede che dall’autobotte vengano prelevati dei campioni, che vengano inviati a un laboratorio (a Lucca: un’ora di viaggio), che vengano eseguite le analisi (4 ore) e che, una volta arrivati i risultati (un’altra ora) venga dato il via libera. Verificando gli orari di uscita dei camion al casello autostradale di Prato Ovest e i passaggi a quelli o di Livorno o di Arezzo, gli investigatori hanno accertato che tali cautele non erano state rispettate. In alcuni casi i risultati erano addirittura arrivati il giorno dopo lo scarico. Gli stessi camionisti, interrogati, hanno ammesso di essere arrivati all’impianto, aver scaricato immediatamente ed essere ripartiti: il tempo è denaro. Fazio e Capocci rischiano la condanna a un’ammenda dai 5.000 ai 26.000 euro.
fonte notizia: IL TIRRENO - Livorno >> http://ricerca.gelocal.it/iltirreno/archivio/iltirreno/2010/09/04/ZP3ZM_ZP301.html
Sostengono che la responsabilità è del soggetto gestore CIS Srl e non del CIS Spa, quindi se ci sara” condanna, non vogliono essere loro a rifondere i danni ai cittadini.
PISTOIA. Nuovi guai giudiziari per l’inceneritore di Montale. Sotto processo, in qualità di legale rappresentante del gestore, il presidente del Cis, Angelo Fazio, e il responsabile dell’impianto, Maurizio Capocci, entrambi 54enni. I due dovranno comparire il 3 marzo prossimo davanti al giudice monocratico del tribunale di Pistoia per un caso che ancora una volta riguarda i carboni attivi utilizzati per l’abbattimento delle diossine e degli altri microinquinanti dai fumi di combustione dell’inceneritore. Carboni attivi già protagonisti del processo già in corso (prossima udienza il 15 settembre) per l’emissione in atmosfera, nella primavera del 2007, di diossine e furani. Con l’imputazione di aver violato il decreto legislativo 59 del 2005 (sulla gestione dei termovalorizzatori) il nuovo processo è relativo al mancato rispetto delle misure di sicurezza che - tra l’ottobre 2008 e il gennaio 2009 - sarebbero avvenute a soli pochi mesi di distanza dal clamoroso episodio che portò al blocco dell’inceneritore. In pratica, le indagini portate avanti dalla sezione di pg del Corpo forestale dello Stato, coordinata dal sostituto procuratore Emiliano Raganella, avrebbero accertato come in più occasioni i carboni attivi in polvere siano stati scaricati direttamente nel “serbatoio” dell’inceneritore senza attendere i risultati delle analisi sui campioni prelevati dall’autocisterna che li trasportava. Cautela che la Provincia aveva introdotto proprio in seguito al malfunzionamento che aveva causato l’emissione di diossina. In pratica, visto che era stata la cattiva qualità dei carboni attivi a causare l’incidente, da allora in avanti, prima di utilizzare ogni determinato stock ne dovevano essere testati i requisiti fisici e chimici. L’inosservanza era venuta alla luce quando il 4 ottobre 2008 l’inceneritore era andato in blocco per l’entrata in funzione di un sistema di sicurezza scattato quando si era intasato l’ugello che spara i carboni attivi polverizzati all’interno della ciminiera per abbattere gli inquinanti. Causa: nei carboni attivi si erano formati dei grumi. L’unità funzionale Igiene e Sanità pubblica dell’Asl 3 aveva informato la procura, che aveva incaricato la pg della Forestale di accertare se da parte dei gestori dell’impianto venivano o meno rispettate le procedure previste nell’autorizzazione provinciale. Dai controlli portati avanti nei mesi successivi, è venuto fuori che per gran parte dei 17 carichi di carbone arrivati a Montale tra il novembre 2008 e il gennaio 2009 così non era stato. Prima di riversare ciascun carico nel silos di stoccaggio la procedura prevede che dall’autobotte vengano prelevati dei campioni, che vengano inviati a un laboratorio (a Lucca: un’ora di viaggio), che vengano eseguite le analisi (4 ore) e che, una volta arrivati i risultati (un’altra ora) venga dato il via libera. Verificando gli orari di uscita dei camion al casello autostradale di Prato Ovest e i passaggi a quelli o di Livorno o di Arezzo, gli investigatori hanno accertato che tali cautele non erano state rispettate. In alcuni casi i risultati erano addirittura arrivati il giorno dopo lo scarico. Gli stessi camionisti, interrogati, hanno ammesso di essere arrivati all’impianto, aver scaricato immediatamente ed essere ripartiti: il tempo è denaro. Fazio e Capocci rischiano la condanna a un’ammenda dai 5.000 ai 26.000 euro.
fonte notizia: IL TIRRENO - Livorno >> http://ricerca.gelocal.it/iltirreno/archivio/iltirreno/2010/09/04/ZP3ZM_ZP301.html
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e pensare che...........
I Comuni (Agliana, Quarrata, Montale) avevano chiesto al giudice di essere estromessi dalla responsabilità civile nel processo per quanto accaduto nel 2007 a Montale.Sostengono che la responsabilità è del soggetto gestore CIS Srl e non del CIS Spa, quindi se ci sara” condanna, non vogliono essere loro a rifondere i danni ai cittadini.
IL GIUDICE RESPINGE LA LORO RICHIESTA.
leggi tutto sul blog di soccorsambiente: http://soccorsambiente.blog.tiscali.it/2010/07/05/inceneritore-di-montale-i-comuni-chiedono-di-uscire-dal-processo-ma-il-giudice-dice-no/
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